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lunedì 3 giugno 2024

Chakra. Ruote di vita – Anodea Judith

Il libro più importante mai scritto sui Chakra

Per vivere con serenità l’amore, il sesso, i rapporti con gli altri e ritrovare il benessere di corpo e mente

     Recensione: Judith Anodea, Chakra. Ruote di vita. Il libro più importante mai scritto sui Chakra, Macro Edizioni, Cesena 2015, 2023, pp. 416, € 24,90.

Chakra. Ruote di vita Judith Anodea
     Ti capita di essere in ansia? Ti senti spesso stanco o al contrario irrequieto? Hai disturbi gastrointestinali? Percepisci tensioni al collo? Emicranie frequenti? Ti rifugi nel cibo e ogni dieta ti sembra una punizione? Critichi e ti lamenti spesso? Pensi di non avere più nulla da imparare, ma al tempo stesso sprigioni negatività? Non sai come comportarti con persone avverse? Ti ritrovi imprigionato in una relazione che ti nuoce? Fai fatica a dormire? Fumi tre pacchetti di sigarette al giorno senza sapere il motivo? Vuoi sempre di più dalla vita? Hai bisogno di provare esperienze estreme per sentirti vivo? Ritieni di avere un sistema immunitario indebolito? Hai disturbi psicosomatici? O pensi di non avere alcun problema, ma c’è qualcosa che non ti torna? 

     Se ti rispecchi in uno di questi quesiti o altri affini, allora caro lettore, smetti di torturarti perché hai la preziosa possibilità di guarire!

     Viviamo una vita frenetica, come è noto. Siamo in affanno e giungere alla nostra affermazione professionale e personale viene ormai da tempo equiparato allo sgomitare. Tutto accade molto in fretta in un miscuglio di individualismo, gerarchie, compromessi, odio, assenza di empatia.

     Sento nominare sempre più frequentemente le parole ansia, depressione e angoscia perfino nei bambini in età scolare quasi fossimo tutti influenzati dagli scritti di Franz Kafka e Dino Buzzati!

     Eppure, anche quando abbiamo vite considerabili “piene” con lavoro accettabile, amicizie stagionate, partner stabile… può ancora capitare di percepire un blocco o di far fatica ad addormentarsi dopo un’intera giornata di vita “piena e soddisfacente”. Ma allora perché? Non sarà forse un segnale inviato dall’inconscio che avvisa di sistemare qualcosa? Siamo forse stati vittime di convenzioni sociali ed abbiamo così bloccato la nostra possibilità di essere davvero felici e sereni? È possibile che non stessimo vivendo una vita autentica? Nonostante il salvavita dell’inconscio sia scattato, restiamo per molto tempo, anche anni, incastrati nella stessa situazione, come paralizzati.

Chakra. Ruote di vita Anodea Judith Bandella Aletta
     Come fare a vedere più nitidamente quel messaggio che giunge dagli abissi dell’inconscio e ci scuote? Si deve affrontare un percorso individuale per divincolarsi dalle catene mentali, dalle illusioni o dai paradossi auto imposti e vivere nella concretezza della realtà in equilibrio tra l’eccessiva severità verso se stessi e il suo opposto, la totale condiscendenza.

     Solo quando saremo pronti la risposta ci si staglierà all’orizzonte nitida come mai prima. 

     Ma non saremo mai pronti per puro caso, neppure per merito dell’accumulo di esperienze di vita. La consapevolezza di sé non può essere affidata al caso, ma alla preparazione personale. C’è da affrontare una traversata in solitaria. Con una guida? Sì, senz’altro. Qui entra in gioco il libro.

     Ricordate quando i trasporti erano lenti e faticosi? L’invenzione della ruota, 5000 anni fa, ha rivoluzionato il corso della storia, consentendo di passare dall’atto di trascinare oggetti pesanti alla maggiore facilità di spostarli su ruote.

     Forma perfetta già presente in natura, la ruota. I Chakra sono potenti centri di energia vitale in continuo fluire, sono le nostre ruote di vita, da riscoprire con lo stesso stupore di qualche millennio addietro, ma che ci porteranno e ci condurranno verso un futuro di benessere assoluto, rivoluzionando il modo stesso in cui ci percepiamo e percepiamo il prossimo e l’ambiente circostante.

     Yoga, meditazione, Chakra sono sinonimo di successo. Ma cos’è il successo? Si sente spesso parlare di benessere e successo e nella quasi totalità dei casi si fa riferimento alla sfera economica, dimenticando che i termini indicano in primo luogo uno stato di equilibrio interiore, il cui raggiungimento dovrebbe essere un’ambizione, seguita da un esercizio costante. Raggiungere uno stato di soddisfazione interiore è la chiave di volta per il successo, non riferito alla notorietà (o a una manciata di like sui social), ma alla consapevolezza e alla stima di sé, fase senza la quale il progresso non può sussistere.

     Essere leali, onesti, sinceri, consapevoli dei propri limiti e impegnati nel superarli al fine di conseguire un miglioramento personale, non sono forse progressi? Nelle situazioni complesse o con persone particolarmente ostili, comprendere quando è il momento di tacere e quando di affrontarle è il sommo fine. Saper amare se stessi non alla stregua di un narcisista, bensì di una creatura capace di volersi bene e comprendere l’altrui sensibilità… è l’empatia. Una strada mai imboccata. Per una volta, fai quello che non faresti mai, resteresti sorpreso dal risultato! È questa la vera zona comfort dalla quale uscire.

Chakra Ruote di vita Anodea Judith recensione Silvana Calabrese
     E se in questo percorso di rispetto del proprio corpo, apporto di ossigeno mediante respirazione consapevole, introspezione e ammissione di colpe, dovessimo anche sviluppare intuito, non sarebbe come avere una finestra aperta su nuove opportunità? Fiutare qualcosa che ancora non ha preso forma è un grande progresso, un valido ausilio per affrontare la vita evitando brutture sul nascere.

     Non ci sono vincoli d’età, ma come in ogni campo, prima si comincia e meglio è.

     È in gioco l’acquisizione di potenti strumenti di crescita personale, di incremento della propria energia, di inflazione della creatività, di realizzazione di sogni e desideri, di accettazione delle sofferenze e superamento delle stesse, di sviluppo dell’intuito, di apertura all’empatia e all’amore.

     Realizzerai appieno il tuo potenziale e ti ritroverai completamente trasformato e in pacifica e fruttuosa comunione nel grande circolo della vita fra te stesso, il tuo prossimo e la natura perché, per quanto faticoso da comprendere, è tutto collegato!

     Quest’opera non ti svela la via del benessere, ma ti ridona la vista affinché tu stesso possa vederla.

     Ricorda, mio caro lettore, che ogni grande percorso inizia sempre… con un piccolo passo.

     Buon cammino!


mercoledì 6 giugno 2018

Come diventare Assistente alla Poltrona Odontoiatrica


Recensione: Fabio Caliendo, Assistente alla poltrona. Manuale, Edi.Ermes, Milano 2010, pp. 561.
Tra i validi manuali consultati in anni di esperienza editoriale ne trovo ancora adesso uno che riesce a stupirmi per la completezza e l’esaustività con le quali guida alla messa in pratica di una professione di grande interesse sanitario che solo di recente ha visto riconosciuta un’attenzione politica a livello nazionale. Si tratta dell’assistente di studio odontoiatrico (Aso), vero e proprio braccio destro del dentista: lo assiste e lo coadiuva in ogni attività del riunito, accoglie i pazienti, predispone l’ambiente e lo strumentario pre-seduta e cura la sanificazione dello stesso post-seduta, si occupa anche dell’aspetto gestionale dello studio.
Assistente alla poltrona Manuale
Nulla viene dato per ovvio nel testo che porta in dote una ricca iconografia tale da incastonare concetti e immagini nella mente del lettore che da esso desidera essere formato. L’obiettivo è offrire una piena e seria consapevolezza del lavoro che attende quanti scelgono o intendono seguire l’iter per ricoprire il ruolo di assistente alla poltrona.
L’evoluzione della nostra società si è estesa al campo sanitario e odontoiatrico, per questo si rende obbligatoria la minuzia di dettagli e particolari che l’opera si propone, con successo, di veicolare. Oggigiorno l’esperienza vissuta da un individuo che si reca dal dentista non si legge più nei soli termini di salute e prevenzione, ma di customer satisfaction e marketing. Sono le nuove regole del mercato che inducono a volersi migliorare per primeggiare in un determinato settore fidelizzando il cliente. Ma molte regole sono imposte dai cambiamenti nel campo economico e giuridico. Progressi tecnologici e sfide pongono il personale di uno studio odontoiatrico ad organizzarsi per costituire il migliore dei team possibili. Sapevate che il termine team non è altro che l’acronimo di together everyone accomplishes more (insieme ciascuno realizza di più)? Fortificare l’immagine di studio, renderne stabile o incrementarne la credibilità e la notorietà, soddisfare il paziente fin dal primo approccio contribuirà a fidelizzarlo ma anche a renderlo curatore delle stesse pubbliche relazioni dello studio medico, come? È dimostrato che oltre il 70% dei pazienti sceglie di recarsi in un determinato studio dietro consiglio di un familiare, amico o conoscente. Non è più valido l’assunto per cui il cliente ha sempre ragione, piuttosto il cliente è il nuovo capo e dalle sue osservazioni e percezioni dipende molto. Egli si crea delle aspettative, effettua paragoni, assapora la professionalità che aleggia nello studio fin dalla reception e dalla sala d’attesa e quando è “comodamente” seduto in poltrona non può parlare, ma attiva tutti i suoi recettori di qualità circostante.
Esistono diverse fasi vitali in un centro medico odontoiatrico: il primo approccio, la pianificazione del trattamento, il trattamento stesso con conseguente contratto terapeutico ed il post trattamento consistente nel mantenimento del rapporto con lo stesso paziente nel corso degli anni (controlli e prevenzione).
Recensisco un volume tecnico al fine di divulgare un utile strumento in grado di orientare i più giovani verso le future scelte professionali in campo sanitario. Una volta imboccato il sentiero dell’odontoiatria non vi resterà altro che la parte più complessa: diventare lo studio odontoiatrico di riferimento. Buona lettura e buon lavoro.

sabato 17 febbraio 2018

Orgoglio e pregiudizio, di Jane Austen

     Recensione: Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio, Einaudi, Torino 2007, pp. 419.
Un’opera la cui pubblicazione è risultata travagliata e inizialmente anonima, divenuta poi un grande successo e giunta fino ai giorni nostri.
Nell’isola britannica sembra che la vita degli individui sia strettamente legata ad alcuni elementi: matrimonio, patrimonio, status sociale.
Il primo rappresenta una vera ossessione per chi abbia concepito prole di sesso femminile perché solo i figli maschi divengono eredi dell’intero patrimonio di una famiglia. L’unione coniugale consente di accrescere il patrimonio del nuovo nucleo, ma ben poco si può fare per un miglioramento dello status sociale.
Orgoglio e pregiudizio Jane Austen Silvana Calabrese
La vita sociale nel Settecento era circoscritta ai ricevimenti ed alle feste da ballo organizzati dai parenti o dalle famiglie del vicinato. Lo scopo era uno e uno solo (e le rivalità molteplici): permettere ai celibi, del posto o in visita, e alle nubili di fare nuove conoscenze perché …«è un fatto universalmente noto», come note sono le rendite annuali di ciascuna famiglia del Regno.
L’opera non propone soltanto le sospettabili dinamiche matrimoniali, ma si concentra sulla fitta trama che può derivare dall’unione tra orgoglio e pregiudizio.
All’epoca era piuttosto evidente l’impazienza che le donne avessero nell’accasarsi e i rampolli non ne erano all’oscuro: sapevano bene che sarebbero stati graditi all’altro sesso e che una loro proposta di matrimonio non avrebbe mai ricevuto un rifiuto. Dal loro canto, le fanciulle assumevano perfino comportamenti esasperanti pur di ottenere pubblici consensi e far risultare gradita la loro presenza.
La lettura del romanzo della Austen rende spontanei dei paragoni con il nostro tempo, specialmente in merito ai rapporti uomo-donna. Oggigiorno si fa ricorso all’espressione «dispersione di attenzione» dato che i corteggiamenti sono limitati, a volte inesistenti, e se una fanciulla respinge un giovanotto, quest’ultimo non perde tempo a trovare una valida alternativa. Nel Settecento invece la ritrosia di una donna di fronte ad una seria proposta di matrimonio contribuisce a renderla amabile, inoltre è una consuetudine quella di respingere l’uomo di cui ha sempre avuto in mente di accettare la proposta, che spesso si ripete per più volte. Tuttavia all’uomo che veniva seriamente rifiutato dalla presunta amata non mancavano certo nuove occasioni per ottenere un consenso da un’altra donna il cui patrimonio ed il cui status sociale fossero pari o superiori rispetto alla precedente.
Tutto questo sembra dare per scontato il sentimento dell’amore che non ha nulla di meccanico o premeditato, ma è spontaneo, lento, graduale, a volte latente come il crescere nella stima dell’altro senza accorgersene e senza che l’altro se ne accorga fino a quando l’attrazione raggiunge l’evidenza. È in questa sfumatura che si colloca il reciproco ma dapprima ruvido sentimento che si instaura tra i protagonisti: Elizabeth e Darcy. I loro rispettivi patrimonio e status sociale di certo non si eguagliavano, erano però simili in fatto di orgoglio e pregiudizi.
La critica che dal 1813 (anno di pubblicazione del volume) si è concentrata sull’opera conviene, unanime, su un aspetto, quello di attribuire a Darcy l’orgoglio di classe, mentre a Elizabeth il pregiudizio nei suoi confronti. Io me ne discosto associando l’orgoglio anche a Lizzy. Si tratta di un orgoglio legato alla classe inferiore, consapevole di esserlo e incapace di nasconderlo a causa delle eccessive esuberanze della madre in pubblico. Chi appartiene ad una classe inferiore, ma cura e controlla i propri comportamenti, il proprio portamento, intensifica la propria cultura ed ha modi cortesi ma non ingenui, non ammette atteggiamenti superbi nei propri confronti.
Anche il pregiudizio è comune a entrambi i protagonisti e affonda parte delle sue radici nell’orgoglio personale e di classe.
Elizabeth prova delle antipatie verso Darcy scaturite dall’opinione che la gente ha di lui (infatti la sua reputazione lo aveva preceduto alla festa da ballo in cui incontrò Elizabeth) e acuite dal giudizio espresso da lui troppo in fretta e incautamente, al punto da essere udito dalla protagonista, sul suo essere appena passabile.
Darcy considera negativamente la famiglia di Elizabeth sia per lo status sociale nettamente inferiore che per i modi poco controllati della madre di lei e per la condotta poco ortodossa delle figlie minori della famiglia Bennet. Inoltre elabora delle personali congetture basate solo e unicamente sull’apparente freddezza di sentimenti di Jane, sorella di Lizzy, nei riguardi del suo amico Bingley. Il suo saldo ascendente sull’amico, unito all’apparenza osservata contribuiranno poi ad allontanare la giovane coppia. Ma sarà poi la stima e l’amore per la donna difficile da conquistare che lo indurranno a meditare sui suoi errori e a constatare la correttezza di alcuni dei pregiudizi che però vale la pena di accantonare perché l’affinità caratteriale è troppo forte.
Deporrà il suo innato orgoglio come fosse l’unica arma capace di difenderlo nelle metaforiche lotte quotidiane e aprirà il suo cuore a Elizabeth, inizialmente stupita e ancora di più preda dei suoi incrollabili rancori verso Darcy.
Le presenterà una lunga lettera di scuse in cui svelerà la vera identità di Wickham anche a costo di confidarle un fatto, fino a quel momento tenuto segreto, e che se divulgato avrebbe irrimediabilmente infranto la reputazione di sua sorella Georgiana, la quale a quindici anni acconsentì al progetto di una fuga d’amore con il venale Wickham.
Porrà rimedio alla perdita di onorabilità di Lydia, la minore delle Bennet, fuggita con Wickham, falsamente intenzionato a sposarla. Corrompendolo con la promessa di estinguerne i debiti fino a quel momento accumulati, lo convinse a sposarla.
Contribuirà anche a rinsaldare l’unione tra il suo amico Bingley e Jane, da sempre fatti per stare insieme.
Assumerà modi gentili, quasi inverosimilmente attribuibili alla figura del Darcy che la gente ha imbastito. Cercherà di piacere agli zii di Elizabeth, i signori Gardiner, trattandoli come suoi pari. 
L’effetto prodotto dalle azioni di Darcy sarà quello di abbattere tutti i pregiudizi di Elizabeth nei suoi confronti. E la sua seconda proposta non può che essere accolta con gioia di Elizabeth e stupore del padre ignaro dell’evoluzione dei sentimenti della secondogenita nei confronti di Darcy.

sabato 27 gennaio 2018

L’ultima riga delle favole

Recensione: Massimo Gramellini, L’ultima riga delle favole, Longanesi, Milano 2010, pp. 258.
L’ultima riga delle favole è un’allusione alla promessa dei racconti fantastici che si concludono con «e vissero per sempre felici e contenti». L’evoluzione narrativa delle favole che hanno popolato la nostra infanzia aveva il potere di mantenere sempre desta la nostra attenzione accrescendo in noi uno stupore inesorabile. Ma Tomàs, protagonista del romanzo di Gramellini, avvertiva un brusco affievolimento di quel senso di meraviglia in corrispondenza di quell’ultima riga che dava spazio ad uno spesso strato di insoddisfazione, innescando una curiosità mai appagata in merito a ciò che sarebbe avvenuto in seguito ai protagonisti dei racconti.
Massimo Gramellini L'ultima riga delle favole Recensione Silvana Calabrese
Ogni favola, ogni fiaba, ogni mito, altro non era che la metafora della vita anche se condotta ai confini del reale. Ogni narrazione simbolica si fa ambasciatrice di una verità interiore veicolando interpretazioni della realtà.
L’autore architetta un ponte tra dimensione quotidiana e fiabesca riprendendone simbolicamente le funzioni: farà compiere al protagonista un viaggio introspettivo che si collocherà in un mondo che per garantire concentrazione e lucidità dovrà essere immaginario, le Terme dell’Anima. Il percorso inizia con la tipica partenza del protagonista, tradotta in un naufragio esistenziale, mosso dalla mancanza di qualcosa, l’anima gemella, stimolo a partire. Un traguardo che verrà eclissato per la durata dell’itinerario allo scopo di risaltare l’essenza di ogni tappa.
In un luogo arcano l’uomo comune ha l’occasione di divenire eroe osservando o ottenendo poteri fuori dall’ordinario, ma si tratta di allegorie e dunque se ne ricerca il corrispettivo nella vita vera: motivazione, affetto, stima ed autostima, amore, odio, desiderio di riscatto, empatia. Sono alcune delle forze che intrinsecamente abbiamo ricevuto in dote e che ci consentono di affrontare le peripezie e le vicissitudini che la vita quotidiana ci riserva.
L’eroe Tomàs viene sottoposto a prove di resistenza e di abilità lottando contro un’ostruzione che egli stesso aveva eretto intorno al suo cuore e alla sua mente separandosi dalla propria anima. Tali prove custodiscono il senso delle esperienze capaci di rendere l’uomo maggiormente sensibile non solo a ciò che lo circonda, ma anche a emozioni e sentimenti.
L’adempimento graduale delle prove è la condizione necessaria affinché si inneschi un cammino di crescita interiore, compiuto il quale si ritorna al punto dove l’iter è cominciato, ma con nuove risorse interiori fondamentali per annullare lo stato di rassegnazione ed infelicità.
Affrontare le paure. Dosare l’entusiasmo in quanto propellente eccezionale che può però detronizzare la costanza. Proporsi una meta e lavorare duramente lottando se necessario, affinché non resti un’idea, ma diventi una conquista. Smettere di subire le forme di ingiustizia che popolano il mondo e nutrire la volontà di combatterle. Imparare a conoscere se stessi, ad amministrarsi, a controllarsi. Esser pronti a mettere in discussione le proprie provvisorie certezze al fine di conferire dei contorni ben definiti ai ricordi più dolorosi per poi spodestare l’ego ed osservare la situazione da un altro punto di vista, quello oggettivo che permette di accogliere oltre alle capacità empatiche, il concetto di perdono, ove possibile. Rispolverare due inestimabili risorse, intuizione e creatività che giacciono nell’oblio dell’infanzia, e coltivarne una la cui definizione è stata deformata: distacco. Concedere maggiore rilevanza ai gesti più che alle parole, spesso sovrapprodotte. Rammentare i pregi della capacità di avvertire la gratitudine. Saper cogliere l’opera d’arte per eccellenza, il raffinato e intricato disegno del destino, copione dell’esistenza, nonché ultimo elemento dotato di un’aura magica che la società ammette. Il suo corso tortuoso ed imprevedibile rende ogni evento giusto e perfetto perché in quel disegno vi trova una collocazione millimetrica.
Il soggiorno alle Terme dell’Anima assicura al lettore ed al protagonista l’acquisizione di tali orizzonti mediante lo sviluppo di una profondità di pensiero, coadiuvato da oggetti, personaggi, tragitti e luoghi simbolici. Spetta a noi tornare alla dimensione quotidiana e scoprire tutto ciò che non eravamo in grado di osservare, udire, ascoltare, percepire. 
La recensione è apparsa su «La Vallisa», Quadrimestrale di letteratura ed altro, anno XXX, N. 90, Besa Editrice, Nardò (LE) 2011, pp. 190–191.

mercoledì 29 marzo 2017

Zanichelli Junior. Il vocabolario di italiano adatto ai ragazzi

Hai un’età compresa fra i 10 e i 16 anni? Hai figli o conosci piccoli cittadini di quella fascia anagrafica? Allora soffermati a leggere questa recensione perché lo Zanichelli Junior è approdato sul mercato editoriale per fare la differenza.
Copertina Dizionario Zanichelli Junior
A quanti mi chiedono come io abbia fatto ad arricchire così tanto il mio lessico rispondo sempre che mi è costato un duro e costante lavoro che non ha mai avuto termine. Ma la verità è che in questo avventuroso tragitto tra le onde della mia lingua madre non sono mai stata sola: c’era sempre un dizionario Zanichelli a tenermi compagnia e a dipanare ogni mio dubbio o ad illuminarmi sul significato di un nuovo lemma. Posso affermare a gran voce che sono una madrelingua italiana grazie a Zanichelli. Sembra un ringraziamento scontato così come l’ausilio che un dizionario fornisce in età scolastica e che spesso si declina. Eppure di recente l’Editore Zanichelli ha saputo stupirmi con la sua novità editoriale.
In un contesto formativo di forte attrito tra alunni e incremento lessicale ecco spuntare un nuovo sole della conoscenza: un nuovo vocabolario. Ancora uno?! Niente sarcasmo, questo volume è prezioso e mi fa considerare il testo come una muta che deve assolutamente essere fatta su misura per garantire un’esperienza subacquea entusiasmante e senza problemi. Lo Zanichelli Junior è stato pensato appositamente per i giovani studenti delle scuole medie e per il biennio di scuola superiore. È realizzato su misura per le loro esigenze. Non una versione ridotta dello Zingarelli, bensì un’opera di alta sartoria lessicale creata per nutrire e guidare le giovani menti nel loro viaggio di studio proprio nel periodo più florido per apprendere. Oggi presentiamo loro un nuovo migliore amico, uno strumento intramontabile. Oggi avviamo i ragazzi alla pratica della consultazione consapevole del dizionario. Oggi doniamo al futuro della società l’indiscusso vantaggio di poter possedere il caleidoscopio lessicale. A chi piace la monotonia linguistica? Sarebbe come osservare un dipinto in bianco e nero! Completezza e chiarezza concettuale e una ricca tavolozza dei pensieri sono ora disponibili e al vaglio della nostra sola volontà di attuare il miglioramento.
Qualcuno una volta mi ha suggerito di parlare dei libri così come si presenterebbe un’auto o un dispositivo tecnologico: elencarne le caratteristiche più incisive. Bene, dunque!
Lo Zanichelli Junior conta 35.000 voci e 65.000 significati nella sua sola versione cartacea, ma dispone anche di una comoda e pratica versione digitale.
Il lemmario trae spunto dai testi scolastici e li integra. L’uso dei vocaboli è chiarito nei diversi contesti di applicazione. Gli “spiegaesempi” inducono a inserire nel quotidiano il nuovo termine al fine di memorizzarlo con minore fatica. Significato etimologico e pronuncia aiutano a chiarire l’origine e la dizione delle parole. Ma soprattutto ritengo fondamentale la presenza della sillabazione per ogni voce. 
L’appendice è ampia e conta prefissi, suffissi, nomi degli abitanti d’Italia, ere geologiche, piante, animali, unità di misura e la tavola periodica degli elementi. 
Parole nuove, sinonimi, contrari, etimologie, rimandi grammaticali vi aspettano numerosi e ridurranno le vostre incertezze linguistiche. Se fossi in voi non sprecherei nemmeno un secondo, immergiamoci nelle acque rigeneratrici dello Zanichelli Junior.

Della sezione "Speciale Zanichelli" fanno parte anche:

giovedì 13 ottobre 2016

Halloween. Lo scherzetto del diavolo

     Recensione: Aldo Buonaiuto, Halloween. Lo scherzetto del diavolo, Sempre Comunicazione, Legnago (VR) 2016, pp. 126, € 10,00.
Halloween Aldo Buonaiuto Copertina
     Ancora oggi c’è una minoranza di persone che balbetta il nome di una festività che qualche anno fa ci era del tutto estranea e che oggi vede un coinvolgimento collettivo nel nostro paese. Ma quanto accade in Italia non è allarmante se paragonato al modo che gli Stati Uniti hanno di osservare la ricorrenza di Halloween. La macchinazione commerciale è tale da raggiungere elevati volumi di affari, ma soprattutto rende la vigilia di Ognissanti seconda solo al Natale.
     Un quesito spontaneo riguarda le motivazioni per cui la partecipazione si sia tanto espansa. Gran parte della gente la subisce passivamente – merito dell’effetto domino – e la considera un’occasione di svago da condividere con gli amici, ma il movente per cui è nata e prospera potrebbe essere tetro.
     Fin dalle sue origini Halloween ha raccolto una folta schiera di favorevoli e detrattori, ma gli uni non danno ascolto agli altri. Però se è un sacerdote esorcista ad esprimere un’opinione, gli dobbiamo credito. Don Aldo Buonaiuto è esperto in materia di satanismo, sette, occultismo e problematiche connesse all’emarginazione – sempre tanto vigorosa nella società del progresso.
Halloween Don Aldo Buonaiuto esorcista
     Se il pastore di anime sostiene che la festa delle zucche sia, in realtà, una festa per zucche vuote nonché uno scherzetto demoniaco fatale per l’anima, è più che certo che ha delle valide ragioni a suffragio di tale assunto.
     No, no! Fermi, lettori! Non andate via! Continuate a leggere! Non si fugge dalla verità!
     È da un grande lavoro di ricerca che viene alla luce l’opera del Buonaiuto. L’autore ha a lungo investigato e scavato a fondo fino a giungere a una sorgente sotterranea, quella di Halloween.
     Quasi duplicasse il carnevale indossa la maschera dell’innocenza, ma traghetta tematiche spettrali.
     Si giova del propellente tipicamente anglosassone che rende tutto mastodontico e teatrale, ma dietro le quinte cela un orripilante anelito.
     È una ricorrenza che raccoglie ogni anno sempre più fedeli nell’atto di compiere un rito. Può esserci qualcosa di demoniaco in questo? È possibile, specialmente quando il sollazzo cede il passo all’orrifico.
     A partire da un’indagine di natura storica e antropologica, fino ad un’osservazione social contemporanea, i tratti salienti dei festeggiamenti del 31 ottobre sono chiari, benché tenebrosi: si tratta di un limbo non solo tra il regno dei vivi e quello dei morti – come vuole la tradizione – ma anche tra mostruoso e piacevole, trasgressivo e divertente, tetro e gioioso, fino ai sommi opposti, bene e male.
     Halloween forse è parte dell’horror e come tale serve a sdrammatizzare la paura della morte, ma a quanto pare l’ultimo giorno di ottobre è anche un’importante data del calendario satanista che ora si è insinuata nel calendario dei cristiani (non in quello cristiano).
     Chi non si schiera o ne sottovaluta gli effetti non è estraneo al cambiamento, anzi è colpevole di promozione latente dell’occulto. 
     Esiste una soluzione da mettere in atto prima che questa festa ci si ritorca contro, e prima che sia troppo tardi per contrastarne le conseguenze, e consiste nel reale significato che contribuiamo a veicolare: dovremmo trasformarlo in un messaggio di luce che fende le tenebre e non viceversa. 


mercoledì 21 settembre 2016

De Agostini. Dizionario visuale bilingue. Inglese-Italiano

Imparare le lingue straniere, l’inglese in particolare, è la meno repressa delle nostre ossessioni che tuttavia si configura come un sogno ricorrente che ci si augura di veder realizzato.
Dizionario Visuale De Agostini copertina
La scuola ce ne impone lo studio fin dall’infanzia; le edicole sono addobbate di video corsi o CD audio da ascoltare in auto (un tempo erano audiocassette); la rete propone pacchetti di lezioni per interiorizzare l’inglese; le scuole superiori e le Università inseriscono nella loro offerta formativa la presenza di madrelingua che possano indicare agli studenti la strada verso quella lingua straniera tanto diffusa e non sempre acquisita a dovere.
Eppure, terminati gli studi ci si ritrova a dover compilare il proprio curriculum vitae e l’esitazione ci coglie nell’atto di indicare il nostro livello di conoscenza dell’inglese. In sede di colloquio di lavoro, step riservato ai più fortunati, alla domanda sulle lingue straniere il rossore si irradia dalle nostre guance. E se ci ritrovassimo improvvisamente immersi in una comunità anglofona la balbuzie ci assalirebbe e faremmo di tutto pur di trovare un italiano. Ci sentiremmo smarriti. Perché ciò accade? Come mai anni di studio scolastico o privato non sortiscono gli effetti sperati? È possibile che la risposta risieda nella poca costanza unita alla scarsa motivazione nei nostri studi. Oppure il motivo è da ricercare nel metodo applicato.
Dizionario Visuale De Agostini interno auto
Avendo appena individuato il problema, la via della soluzione ci è prossima.
La difficoltà principale nell’apprendimento della lingua inglese appartiene alla pronuncia. Nessuno potrebbe obiettare tale assunto. In nostro soccorso intervengono i tradizionali dizionari, i testi di grammatica e l’ascolto frequente.
Oltre alla fonetica vi è la questione grammaticale, di più semplice risoluzione se si possiedono solidi basi sintattiche della propria lingua e se ci si impegna in uno studio serio e consapevole dei testi di grammatica inglese, cercando poi di rinvenire i costrutti analizzati nei dialoghi dei film.
L’ultimo punto, ma non per questo meno importante, è costituito dal lessico. Un ricco patrimonio di vocaboli stranieri è il frutto di anni di letture, consultazioni del vocabolario e curiosità. Tuttavia è il caso di considerare una variabile della mente umana che compromette l’acquisizione duratura dei nuovi lemmi appresi secondo le modalità appena descritte. La nostra mente ha necessità di vedere impiegata la memoria visiva, detta anche fotografica, propensa ad assimilare con maggiore facilità i termini se questi sono accompagnati ad immagini o fotografie. È proprio questo il punto di forza del Dizionario visuale che associa le espressioni inglesi alle immagini.
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Il volume conta 360 pagine corredate da più di 1600 illustrazioni rigorosamente a colori (nulla stimola la vista più del ventaglio cromatico) riferite a oltre 6000 vocaboli che aspettano solo di essere imparati. Ogni ambito della vita quotidiana non avrà più segreti per voi e forse il testo vi permetterà di acquisire anche le parole dell’italiano di cui prima non eravate a conoscenza.
Le persone, l’aspetto, la salute, la casa, i servizi, gli acquisti, il cibo, il mangiare fuori, lo studio, il lavoro, i trasporti, gli sport, il tempo libero, l’ambiente, i dati, sono solo i macro ambiti dai quali si dirama un dedalo di altri contesti con oggetti di cui imparare i nomi. A seguire vi è un piccolo elenco di frasi essenziali ed un utilissimo indice analitico che vi permetterà di accedere alle illustrazioni a partire dalla parola che avevate in mente.
L’immediatezza della consultazione è già sufficiente per rendere piacevole questa nuova lettura che si candida anche ad occupare i tempi di attesa o di noia per grandi e piccini. È il più democratico degli stimoli culturali.
Ma ho una raccomandazione per i futuri lettori: seguendo il motto della condivisione, giocate con amici e parenti ad indovinare o ricordare più a lungo le nuove parole perché è noto che anche la dimensione ludica incrementi le capacità mnemoniche! 
Che aspettate! Munitevi del quasi tascabile Dizionario visuale e… che il vostro patrimonio linguistico si estenda! 

giovedì 8 settembre 2016

Il Ragazzini 2017. Per un’inglese all’avanguardia con Zanichelli

Il Ragazzini 2017 Dizionario inglese Zanichelli
Come flutti ci infrangiamo contro la costa delle lingue straniere. Il paragone mi sembra idoneo: da un lato chi studia le lingue si scontra con un sistema di significati che vorrebbe far proprio; dall’altro le lingue sono solidi sistemi di comunicazione che tuttavia risentono di lenti e costanti cambiamenti, proprio come le linee di costa.
La valutazione dell’edizione aggiornata de Il Ragazzini 2017 è nata da un senso di nostalgia verso alcune edizioni Zanichelli finite nell’oblio, o meglio, fuori collana. Da due a tre decadi fa, infatti, esistevano vari volumi sullo studio della lingua inglese e ciascuno portava in dote un fascino particolare. Il dizionario visuale, di facile consultazione, prometteva letteralmente di illustrare il lessico di ogni ambito di vita quotidiana, professionale e naturale. Altri testi come Bugs & Bugbears, American Slangs, American Idioms, Odd Pairs & False Friend garantivano il destreggiarsi tra le insidie e i tranelli nelle traduzioni di espressioni colloquiali o di falsi amici di cui ogni lingua è disseminata come fosse un campo minato. 
Dizionario virtuale inglese Il Ragazzini
Non avevo compreso che tali pubblicazioni non si erano estinte del tutto perché la redazione della Zanichelli aveva già maturato idee avvincenti: racchiudere in un unico dizionario tutto l’universo della lingua inglese, dotarlo di un CD munito del medesimo dizionario consultabile tramite dispositivi elettronici, ma soprattutto aggiornarlo annualmente.
Il Ragazzini 2017 è giunto a me con un messaggio, una verità che già conoscevo e che avevo sviluppato nella recensione allo Zingarelli 2014: la lingua scorre ed è in divenire, è un prodotto sociale frutto di convenzioni ed è mutevole. Un’edizione aggiornata come Il Ragazzini si candida a diventare una nuova solida base per lo studio della lingua inglese.
Dizionario visuale Il Ragazzini CD motoL’ausilio del CD permette non solo di osservare i simboli fonetici di ciascuna parola, ma in particolare ne consente l’ascolto in modo che la pronuncia non sia più un sogno irraggiungibile, ma una realtà a noi prossima. La sezione dialoghi è colma di esempi linguistici applicabili agli ambiti di vita familiare e lavorativa. E l’atlante illustrato ci regala l’emozione del dizionario visuale: per ogni ambito (casa, inquinamento, auto, moto, stadio, sport, ciclo delle acque…) illustra le corrette terminologie in due lingue favorendo un costante arricchimento lessicale degli studiosi.
Per imparare una lingua straniera occorrono gli strumenti adeguati allo scopo. Il Ragazzini lo è. 
Quanto ho scritto non costituisce solo una recensione, bensì un’ammissione di colpevolezza per aver provato nostalgia per quei volumi del passato sottovalutando così l’incommensurabile valore del testo che ora mi sarà accanto nel lungo viaggio all’insegna del perfezionamento del mio inglese. 

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giovedì 1 settembre 2016

Halloween. Origine, significato e tradizione

     Recensione: Eraldo Baldini – Giuseppe Bellosi, Halloween. Origine, significato e tradizione di una festa antica anche in Italia, Società Editrice «Il Ponte Vecchio», Cesena 2015, pp. 331, € 16,90.
Halloween Origine significato tradizione Il ponte vecchio La scorribanda legale
In copertina: cartolina augurale americana, 1910 circa.
     Da poco più di quindici anni in Italia abbiamo cominciato ad osservare una ricorrenza dal carattere ludico. Uso la prima persona plurale, abbiamo, perché i bambini non sono i soli ad essere coinvolti in questo mutamento sociale. Con loro genitori, insegnanti e mondo commerciale. Dolciumi, gadget, racconti da brivido, maschere e costumi spettrali… tutto è pronto per recarsi dai vicini e recitare la formula «Dolcetto o scherzetto?». Giovani e meno giovani ora sanno perfettamente cosa significhino quelle parole: è la festa di Halloween. Non è italiana, ma importata. Forse viene da Gran Bretagna e Stati Uniti o forse dall’Irlanda. Preti e catechisti si mostrano scettici verso quello che definiscono un culto pagano. Ma il 31 ottobre non è altro che la vigilia di Ognissanti, una festa cattolica. Suscita ribrezzo forse l’idea di base di Halloween, ossia la possibilità che nella notte che precede il 1° novembre le anime dei defunti tornino a vagare sulla terra a dispetto del loro riposo eterno.
     Siamo stati travolti da una nuova tradizione che ci induce a cimentarci in decorazioni o intagli di zucche, ma è proprio vero che non ci appartiene? Trovo fondamentale che in commercio sia approdato un volume che analizzi adeguatamente il nuovo fenomeno folkloristico che si è radicato nel nostro calendario. Forse è il caso di cedere la parola a due esperti, l’antropologo culturale ed etnografo Eraldo Baldini e lo studioso di letteratura dialettale e tradizioni popolari Giuseppe Bellosi. Con una bibliografia vasta e una struttura dell’opera a prova di terremoto è garantito che Halloween non avrà più misteri e chiunque leggerà il libro acquisirà una solida consapevolezza sul tema.
Se il dibattito scinde favorevoli e detrattori, il testo li unirà col fascino di un’antica storia narrata e tramandata.
zucche ornamentali La scorribanda legale Halloween
     L’opera ha inizio con un fitto excursus sull’origine e l’evoluzione della ricorrenza. A seguire si prende in esame l’esplosione del «caso Halloween» nella penisola italiana e la conseguente nascita delle nette divergenze, tra giocosa accettazione e convinta negazione.
     La trama si infittisce quando viene considerato il rapporto con la nuova festività nel nostro paese e ci si interroga accuratamente sulla possibilità di reputarla alla stregua di una moda importata oppure di una preesistente tradizione remota. Siate dunque pronti a viaggiare a ritroso nel tempo per giungere alla sorgente del folklore italiano e scoprirne gli aspetti peculiari spesso sconosciuti o dimenticati. 
     È probabile che Halloween esistesse molto prima che acquisisse questo nome. È con questa premessa che gli autori ci conducono in un viaggio quasi letterale attraverso le venti regioni d’Italia per esumarne le tradizioni. Per merito di una festività pagana di provenienza estera, quasi del tutto globalizzata, ci è concessa l’opportunità di recuperare un pezzetto della nostra identità storica sepolta tra le pieghe di usi e costumi in continuo evolversi. Nel contesto magico della vigilia di Ognissanti torna dall’oltretomba un antico retaggio che… ci è sempre appartenuto.

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Frittelle di Halloween a forma di zucca e fantasmini ;
Zucca di Halloween intagliata ;
Buon Halloween con zucche ornamentali e Lego ;


mercoledì 4 maggio 2016

Parlo bene. Manuale di pronuncia e dizione

     Recensione: Alberto Lori – Paolo Salomone, Parlo bene. Manuale di pronuncia e dizione. Con Cd Audio, La Rondine Edizioni, Catanzaro 2015, pp. 252, € 16,00.
     Se pensate di aver pronunciato la vostra prima parola nel periodo dell’infanzia, sbagliate. Solo al termine del corso, quando ne proferirete spontaneamente una con dizione corretta sentirete di aver parlato per la prima volta.
     La comunicazione è un bisogno improcrastinabile per l’uomo e a permetterla è la voce, il nostro più prezioso dono di natura.
     A partire dall’unità d’Italia sono diventati familiari per noi concetti come unità territoriale e linguistica, pur mantenendo vive le lingue vernacolari. Possiamo reputarci dei madrelingua italiani, ma è il caso di raccogliere una nuova sfida: la conquista dell’unità fonetica. Ogni vocabolo della nostra lingua ha un suono, ma spesso le emissioni sonore non sono esatte. Urge un lavoro costante volto a perfezionare il modo di pronunciare le parole. Ma c’è un problema: acquisire una corretta dizione dopo molti anni in cui non ci si è mai interrogati sulle regole dell’ortoepia può apparire un ostacolo quasi impossibile da sormontare. Così, pur vantandoci di conoscere la lingua italiana fin dalla nascita, apprendere la dizione sarà come imparare una nuova lingua preoccupandoci di allontanare gli usuali errori che ci tenteranno in ogni momento dell’eloquio. È un cammino arduo, ma non troppo. Meglio lasciarsi scortare da due esperti di comunicazione della Rai, Albero Lori e Paolo Salomone.
     Hanno redatto per noi un manuale di pronuncia e dizione che ci rende familiari alcuni concetti fondamentali e altamente motivanti: che una rieducazione linguistica è possibile a qualsiasi età; che pur essendoci persone avvantaggiate dal modo di parlare delle loro regioni, la perfezione si raggiunge solo con lo studio approfondito; e che il parlare bene non è più – e non è mai stato – una prerogativa del mondo dello spettacolo.
     Dopo un’accurata introduzione sull’anatomia dell’apparato respiratorio e sulla fonazione, gli autori passano in rassegna una ricca serie di regole di pronuncia con le dovute eccezioni e le opportune accentazioni grafiche. In seguito propongono degli utili e immancabili esercizi per metterci alla prova immediatamente.
     Sentirvi smarriti in questo percorso non è contemplato perché potrete udire le voci registrate per voi su un apposito CD audio di cui l’opera è provvista.
     Non sarete soli nel tour della dizione ma ne trarrete enormi benefici, anzi, una vera e propria rinascita fonetica. Che aspettate, cogliete l’opportunità di parlar bene!

giovedì 24 marzo 2016

C’è posta per te… il romanzo che emoziona

     Recensione: Barbara Cappi, La lettera che non ti ho mai scritto. Il romanzo di «C’è posta per te», Mondadori, Milano 2016, pp. 200, € 17,00. 
     In un mondo dove la frenesia dilaga, c’è un bisogno latente che abita i meandri della nostra anima. Si tratta dell’umana necessità di fermarci a riflettere sulla nostra vita, sui nostri affetti passati e presenti, sulle sofferenze che scalfendoci ci hanno resi più tenaci o sulle gioie che hanno spalancato la nostra mente e il nostro cuore su un panorama di sensazioni per le quali è lecito chiedersi: come ho fatto finora a vivere senza di esse?
     Purtroppo però, non tutti i cammini di vita ricevono delle svolte e ci si ritrova a vivere un’esistenza che pare estendere il tempo rendendolo stagnante. Così l’attesa di un evento che potrebbe cambiare le cose contrae le membra di chi ha imparato a conoscere la solitudine e ad essa si è abituato.
     Eppure il piccolo schermo televisivo protende verso di noi una mano fraterna, a tratti amorevole, che sia pur temporaneamente ci trae in salvo e ci dona emozioni e commozione. Terminata la trasmissione ci si ritrova al punto di partenza, ma con una carica motivazionale inaspettata. Questo è uno dei pregi del programma “C’è posta per te” che, come fosse un iceberg, ci mostra solo una piccola parte emersa. Ma a rendere possibile la sua realizzazione vi è una folta schiera di collaboratori che operano senza sosta per offrire agli spettatori un pizzico di ciò di cui hanno tanto bisogno. Com’è la vita dietro le quinte di uno dei programmi Tv più amati? È duro lavoro, ma anche un’esperienza senza fine che si rinnova ogni volta che un ospite giunge in redazione con una storia da raccontare, storia che garantisce emotività ed enfasi e che sfiora le delicate corde dell’anima in una melodia in grado di farci fluttuare. Barbara Cappi è una delle collaboratrici che da anni salpa sul veliero di “C’è posta per te”, si affida al timoniere Maria De Filippi e, in una magnifica avventura, fa rotta verso storie pregne di sentimenti profondi.
     Una busta da aprire e una lettera sono le basi della trasmissione che rievoca un periodo in cui gli scambi epistolari imbastivano relazioni tra la gente. Oggi rappresentano l’ultima speranza per recuperare un rapporto incrinato, per riconciliare anime un tempo unite, per riesumare amori anteguerra o anche solo per esprimere gratitudine e riconoscenza.
     In quindici anni di attività si sono avvicendate molte storie. Sono state selezionate le più toccanti per dare alla luce il primo romanzo del programma che ha per protagonista Anna, la sarta della trasmissione. Le quinte di “C’è posta per te” sono la sua linfa vitale poiché fuori dagli studi la attende la solitudine di una vita vuota e provata da vicende personali dolorose. Dalla sua vita non ha più nulla da aspettarsi, questo almeno è quello che crede perché le è toccata la fortuna di vivere le vite degli altri ascoltandole con ardore mentre svolge il suo mestiere. Non ha mai scritto una lettera come quelle che vengono recapitate in redazione. La sofferenza l’ha bloccata isolandola ulteriormente, ma forse il rivivere le storie degli ospiti unito alle sue abilità sartoriali potrebbero ricucire ognuna di quelle ferite emotive che solo la vita a volte sa infliggere.

mercoledì 2 marzo 2016

Esplorazioni. Grandi viaggi in piccole imbarcazioni

     Recensione: John Merrett, Grandi viaggi in piccole imbarcazioni, Magenes Editoriale, Milano 2014, pp. 123, € 12,00. 
     Quando avventura e rischio si fondono si ottiene la formula perfetta dell’esplorazione. Pur con la zavorra delle incognite hanno luogo viaggi straordinari, scoperte rivoluzionarie e naufragi drammatici. Sono esperienze che, postume, alimentano l’immaginazione di scrittori e sceneggiatori. Se ci è dato saperne qualcosa, lo dobbiamo alle testimonianze che ci pervengono in forma orale o scritta con zelo sui diari di bordo. Lontani dalla civiltà e dagli affetti, gli uomini dell’equipaggio ci trasferiscono l’emozione, la tensione, il brivido e gli stati d’animo che li hanno accompagnati nei loro grandi viaggi. Ma non esistono viaggi che possano definirsi davvero grandi se non quelli compiuti a bordo di piccole imbarcazioni. Sfidare il mare aperto con degli scafi di modeste dimensioni è un azzardo immane.
     Avventurarsi tra i flutti oceanici è un’impresa che nasce da uno sconfinato spirito impavido che si nutre di nuove conoscenze. Ma potrebbe anche trattarsi dell’unica alternativa possibile. È il caso degli incidenti in alto mare, quando l’ultimo lembo di terra emersa è scomparso dietro l’orizzonte. Il naufragio fortuito (esiste anche quello volontario) non concede altra scelta e l’istinto di sopravvivenza è l’unica forza in grado di sospingere i minuscoli natanti. Mille peripezie si celano tra le onde e migliaia di traversie e insidie sono ciò che la ciurma deve affrontare, inclusa la scarsità di riserve di cibo e acqua.
     Nel corso degli anni alcune di queste vicende sono state portate all’attenzione della gente, hanno acquisito fama e verranno divulgate a oltranza. Altre storie sono finite nell’oblio, ma c’è ancora chi prova a recuperarle per darne nota.
     Tra le aspettative dei lettori, al riparo sulla terraferma, c’è la suspense, ma anche l’appagamento della propria curiosità. Non di minore importanza è l’occasione di conoscere l’audacia che ha tratto in salvo quei navigatori e ne ha reso imperiture le gesta. Joshua Slocum, William Bligh, Foster, Thor Heyerdahl, Ernest Shackleton ed Alain Bombard non sono soltanto capitani appartenuti a varie epoche storiche. Sono personaggi immortali. In vita hanno solcato i mari della Terra ed è alle acque che apparterranno per sempre. Ma una parte di loro continua a navigare tra le pagine di libri come questo che approdano tra le nostre mani.
 
In omaggio alla cultura, la sezione "Recensioni (libri)" è vasta. Tra le opere di Magenes Editoriale rientra anche:

lunedì 29 febbraio 2016

Il grande libro del Natale. Origini, simboli, poesie, leggende…

     Recensione: Yume Edizioni (a cura di), Il grande libro del Natale, Yume, Torino 2015, pp. 192, € 19,00.
     C’è chi trascorre tutto l’anno pensando al Natale. È la festa più importante, ha un significato religioso e riunisce le famiglie intorno a tavole imbandite prospicienti l’abete della tradizione, il presepe e tanti pacchetti incartati.
     Del Natale si dice che si avverta nell’aria, per le strade e nelle vetrine dei negozi. Secoli di usi e costumi hanno mantenuto in vita alcuni simboli di questa festività come l’anziano signore vestito di rosso che porta doni in tutto il mondo la notte del 25 dicembre a bordo di una slitta che solca i cieli trainata da renne. Alcune settimane prima i bambini gli indirizzano delle letterine nelle quali elencano i regali che desiderano. Anche questo fa parte del fascino del Santo Natale.
     Tuttavia gli incisivi cambiamenti che hanno investito la società hanno estirpato buona parte della magia del Natale. Frenesia e consumismo ci hanno indotti a sottovalutare tale circostanza di gioia e serenità. Mentre avidità e prepotenza hanno causato una sperequazione sociale privando i meno fortunati di poter godere del clima natalizio. Senza più distinzioni anagrafiche, grandi e piccini vedono nel Natale una festa come le altre. Ormai è quasi impossibile avvertirne l’essenza nell’aria. Lo spirito natalizio è in via di esaurimento, ma non tutto è perduto. Le edizioni Yume tirano il freno di questa folle corsa verso l’apatia più totale e ci donano un prezioso volumetto. È adatto sia agli adulti che agli infanti, anzi può essere l’occasione di un raduno familiare improntato all’interazione piuttosto che alla classica vuota coabitazione.
     L’ideale sarebbe porlo sotto l’albero addobbato e scartarlo la sera della vigilia. Ci troveremmo a stringere tra le mani un libro che promette di essere grande. Sulla sua copertina rosso intenso si staglia la figura di Santa Claus che ci guarda e strizza l’occhio. Ci invita ad essere suoi complici nel recupero di tradizioni, principi e valori che abbiamo perduto.  
     Le immagini che ne corredano i capitoli sembrano provenire da epoche lontane ed hanno un’aura nostalgica. Dopo averlo letto non avremo più esitazioni nel narrare la storia del Natale o nello spiegare l’origine del termine. Ci sarà chiara la distinzione fra tradizione, folklore, religione e modernità nella celebrazione di questa festa. Accanto al simbolismo si collocano poesie, filastrocche e preghiere di Natale. E per riacquisire tutta la sua suggestione intervengono racconti, fiabe e leggende.
     Il cosiddetto progresso ci ha sottratto molto dal profondo dell’anima, ma ora sappiamo che se scartassimo questo libro riotterremmo la parte di noi che ci manca di più.

L'articolo fa parte della sezione "Recensioni (libri)", e della sezione "Natale" nella quale puoi trovare anche:
- Calligramma di Natale per gli alunni della Scuola Media "G. Santomauro" ;