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martedì 19 giugno 2018

Coltan, pc e telefonini. Siamo noi i mandanti delle più atroci brutalità

Silvana Calabrese Blog La Scorribanda Legale
Nel ’400 i grandi esploratori con coraggio varcarono le Colonne d’Ercole ed estesero i confini del mondo conosciuto. Oggi tutti noi abbiamo contribuito a ridurre i limiti della conoscenza agli stipiti delle nostre porte. Non ci interroghiamo mai su quanto accade oltre la soglia di casa perché è come se non ci riguardasse. D’altronde siamo in un paese sviluppato e nonostante la disoccupazione stia disegnando un’iperbole viviamo in un contesto migliore rispetto a chi si trova nei paesi in via di sviluppo (Terzo e Quarto Mondo). Tuttavia, in un mondo globalizzato ed interconnesso, le nostre decisioni consumistiche hanno effetti prorompenti sulle zone sottosviluppate e sui loro oriundi. Studiamo lo sfruttamento minorile o la violazione dei diritti umani, ma è un’analisi sterile e del tutto priva di comprensione. Come possiamo chiedere ai politici di immedesimarsi nelle condizioni dei più umili se noi per primi non siamo capaci di farlo? Questa divagazione beve ma necessaria cede il posto ad un argomento di bruciante attualità: il turboconsumismo legato agli oggetti tecnologici. Il primo in lizza è lo smartphone. Ne apprezziamo le funzioni, ma non abbiamo la più pallida idea delle sue componenti e della loro provenienza. Anche i media tacciono, anzi invitano a scaricare l’ultima applicazione. Il Coltan (contrazione di columbite–tentalite) è un minerale nero essenziale per la realizzazione di dispositivi elettronici tra cui cellulari, pc, televisori, auto. Si tratta di una risorsa ferocemente ricercata e per questo i giacimenti sono sfruttati in diverse parti del globo. Ma è in Congo che tale frenesia ha effetti nefasti poiché dagli anni ’90 sussistono dei conflitti etnici ed i proventi dello sfruttamento delle risorse di Coltan vengono impiegati per l’acquisto di armi. L’ONU ha denunciato la situazione nel 2003, ma l’estenuante estrazione del minerale prosegue nella violenza più disumana causando anche danni irreversibili all’ambiente. Non diversa è la storia dei diamanti di sangue, estratti in zone di guerra e venduti clandestinamente per finanziare i conflitti. Le multinazionali proseguono sordidamente e noi vegetiamo incuranti delle violenze cui uomini, donne e bambini sono soggetti quotidianamente perché costretti a scavare e a toccare a mani nude il leggermente radioattivo Coltan. C’è chi auspica una normativa che renda tracciabile il percorso del minerale, ma il nostro egoismo non può nascondersi dietro una legge. Siamo noi gli acquirenti delle materie finite, oggetti ultratecnologici di cui dotiamo anche i bambini, e dovremmo vergognarci perché siamo noi i mandanti delle più atroci brutalità. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 21 agosto 2014, p. 16.

sabato 16 giugno 2018

Il vero cellulare smart è quello ipotecnologico

Silvana Calabrese blog La scorribanda legale
La prima telefonata con un cellulare risale al 1973. Dieci anni dopo si produsse un modello di telefonino dal costo proibitivo. In seguito la maggiore accessibilità dei prezzi e il desiderio dei consumatori di esternare uno status symbol hanno determinato l’evoluzione della telefonia mobile e la sua propagazione inarrestabile. Ogni cittadino fuori dalla propria abitazione poteva telefonare in autonomia senza dover cercare una cabina telefonica. L’invio degli SMS ha permesso comunicazioni brevi e meno esose di una telefonata. Parallelamente si sono sviluppati studi e ricerche sugli effetti nocivi delle onde elettromagnetiche sulla salute dell’uomo, ma i risultati sono ignorati come la scritta “il fumo uccide” sui pacchi di sigarette. Anche il codice della strada si è espresso sull’uso del cellulare. Eppure il segno di una società in progress era solo agli albori. Infatti nel Terzo millennio approda nelle nostre vite lo smartphone, il cellulare intelligente. È un telefonino multimediale con capacità di memoria, acquisizione dati e connessione. Le sue dimensioni ridotte permettono di tenerlo sul palmo della mano (anche di mani anagraficamente sempre più piccole) perennemente. Ha un sistema operativo, riproduce musica, scatta foto, gira video, naviga in rete, legge la posta elettronica, invia e-mail, scarica videogiochi e tante applicazioni ed è touchscreen. Con uno smartphone siamo sempre connessi ai social e non perdiamo una notifica. I nuovi modelli esordiscono sul mercato con prezzi elevati e non restano sugli scaffali, ma vengono acquistati con sollecitudine. Ci si lamenta dei tetti di spesa dei libri scolastici, ma non ci si priva dell’ultimo smartphone. Il successo di questi dispositivi mobili è la versatilità garantita dalle applicazioni e dalla connessione web, un antidoto alla noia o al vuoto nato dall’incapacità di occupare il nostro tempo altrimenti. Il loro pregio è l’infaticabilità perché non vengono mai spenti, né in carica, né di notte e nemmeno in volo (modalità aerea o volo). Poiché la vita è ben più ampia del display ultratecnologico, esistono ancora emergenze che inducono a inoltrare o ricevere telefonate o SMS urgenti. Messaggi e chiamate: i cardini di una telefonia cellulare sempre più stremata dall’utilizzo eccessivo. È così che quando serve per il suo scopo primario, lo smartphone va in tilt. Ambientalisti e detrattori degli smartphone, nonché possessori dei vecchi modelli di telefonini (sempre funzionanti), possono a gran voce affermare che il vero cellulare “smart” è ipotecnologico. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 19 ottobre 2015, p. 12.

giovedì 14 giugno 2018

Una nuova malattia ci affligge, l’iperconnessionemia

Proviamo a guarire per un giorno dalla mania dell’iperconnessione 
Quando ci sottoponiamo ad un esame del sangue per monitorare le nostre funzioni vitali e l’esito del nostro stile alimentare e di vita, ci preoccupano spesso i valori che corrispondono alla nomenclatura sideremia, calcemia, bilirubinemia, glicemia, azotemia, ma in particolare colesterolemia. Quando quest’ultima propende verso alti livelli, si sposa con il prefisso iper: ipercolesterolemia. In questo caso si ricorre ad ulteriori controlli a carico dell’apparato cardiovascolare che potrebbe risultare compromesso. Cerchiamo di curarci o ci dimostriamo incuranti.
Silvana Calabrese bandiera italia blog La scorribanda legale
Al giorno d’oggi, sta per essere riconosciuta come malattia sociale l’iperconnessionemia. L’anamnesi di questo morbo ci rivela che inizialmente il web si è proposto come prodigio, come macchina perfetta (analogamente al corpo umano) poiché permetteva la divulgazione istantanea di notizie. Inoltre internet ha aperto ai giovani ed ai meno giovani fiorenti prospettive di lavoro e di collaborazioni a distanza. Con l’avvento dei social network il flusso è mutato: all’iniziale libertà d’espressione garantita dalla stessa Costituzione è subentrata una libertà cancerogena, ossia una perdita di limiti. I webnauti hanno cominciato ben presto ad abusare di quella forma di democrazia facendola sconfinare nell’anomia, o se volete nell’anarchia. I meccanismi di censura sono fittizi e tutti gli utenti possono agire restando impuniti ed usufruendo dell’anonimato. Gli impieghi della rete sono plurisfaccettati, ma riconducibili ad un unico motore: la nostra capacità di gestirci. Abbiamo deteriorato quell’enzima che ci consentiva di riconoscere il momento in cui l’adsl doveva essere spenta affinché potessimo metabolizzare la vita virtuale condotta. Di conseguenza soffriamo di una patologia nota come dipendenza dal web. L’ingresso di palmari e smartphone nel quotidiano ha accelerato la dipendenza rendendola irremeabile. Se il vostro primo pensiero al mattino è quello di collegarvi al profilo social e ripetete la stessa operazione la sera prima di andare a letto, sappiate che non si tratta di amore, bensì di dipendenza. Se a motivarvi è la paura di rimanere esclusi dalle attività sociali, in realtà vi siete isolati automaticamente dietro quel display. Abbiamo stretto un patto col diavolo nel momento in cui abbiamo impugnato un joystick, acquistato un tablet e adagiato sul palmo della mano uno smartphone. Potrei sbagliarmi, ma proviamo a vivere un giorno senza questi gingilli! 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 20 novembre 2014, p. 24.

venerdì 8 giugno 2018

Le prodezze della telematica non ci fanno vivere meglio

È come se il cavernicolo avesse il pc 
Silvana Calabrese Blog La Scorribanda Legale
Per telematica si intende l’insieme delle applicazioni derivate dall’integrazione dell’informatica con le telecomunicazioni, basate sullo scambio di dati o sull’accesso ad archivi attraverso la rete telefonica. Fare qualcosa per via telematica vuol dire facilitarsi la vita. Eppure… è come se il cavernicolo avesse il pc, perché non ne abbiamo mai sfruttato al massimo le capacità oppure perché sfruttandole le abbiamo rese nocive. Il primo capo d’accusa riguarda la rete wireless (letteralmente senza fili), mediante la quale i computer sono connessi tramite segnali radio anziché tramite cavi. Tra i vantaggi sono incluse la mobilità e l’assenza di antiestetici cavi. Non staremo forse invadendo l’etere con tutte queste onde e microonde? Non erano già stati condotti degli studi sugli effetti cancerogeni cagionati dal cellulare?
Pensato per sopravvivere a una guerra atomica, Arpanet nacque nel ’69 collegando quattro computer statunitensi. Ma il World Wide Web come lo conosciamo sorse negli anni ’90 nel Cern di Ginevra. Oggi è alla portata dei bambini ancor prima che degli adulti, cela dei rischi e saperlo usare intelligentemente è una virtù. Basta un clic per inviare un messaggio quasi istantaneo all’altro capo del globo, ma basta lo stesso clic per caricare su YouTube un video di natura violenta.
Le rubriche telefoniche hanno perso alcuni contatti di abbonati e così andiamo a cercare una vecchia conoscenza sul social network Facebook. Si preferisce inviare un’e-mail piuttosto che udire una voce al telefono, invenzione che agli esordi sembrava mettesse in contatto con l’aldilà.
Enti locali A.Di.S.U. e Asl, nonostante le prodezze della telematica, non riescono a mettersi in contatto con le segreterie universitarie o con gli uffici Caf per ottenere una verifica istantanea dei dati dichiarati. Le iscrizioni ai corsi di formazione si effettuano on-line, ma resta sempre una parte cartacea da stampare e consegnare di persona. Libri e giornali si estingueranno per lasciare posto alle edizioni elettroniche? I dati Istat e i risultati di uno studio della Commissione europea sono più che eloquenti: l’uso del pc e la navigazione coinvolge maggiormente i giovani tra i 15 e i 19 anni e questo stesso segmento di popolazione fa fatica a leggere e a scrivere come dimostra la drastica riduzione di temi e lettere, il tutto accompagnato da una lingua sempre più contratta. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 27 settembre 2012, p. 40.

martedì 5 giugno 2018

Siamo imprigionati nel vortice delle novità tecnologiche

Silvana Calabrese blog La scorribanda legale
«Negli ultimi trent’anni l’evoluzione dei mezzi di comunicazione ha rivoluzionato il mondo più di quanto siamo indotti a pensare. Quelli che una volta erano i mass media sono repentinamente diventati personal media, raggiungendo ciascuno di noi in maniere mai nemmeno immaginate: si tratta del pc, dell’accesso a internet, del telepass o del conto bancario online, tutto questo ha alterato le nostre coordinate di spazio, tempo e identità. È un dato di fatto». È con queste parole dense di avvenirismo che il 19.11.2009 l’editoriale di «Avvenire» descriveva la metamorfosi cui la nostra società è stata sottoposta presagendo ulteriori mutamenti.
Non di rado si ammonisce la dilagante pressione al conformismo cui siamo sottoposti, eppure continuiamo a comportarci come se fossimo prodotti in serie. Se si emanasse una sentenza metaforica, questa ci giudicherebbe «colpevoli di concorso in cambiamento sociale».
Basti pensare alla carta di credito la cui diffusione, fin dai suoi albori, è stata virale e orientata a determinare una specie di status symbol tra i suoi possessori. Se ne sono elencati i vantaggi indiscussi e nemmeno una possibile ripercussione sulla vita quotidiana. Questo amore incondizionato per la credit card ha avuto una conseguenza. Si è sentito parlare spesso della probabilità, forse remota oppure a noi prossima, che tutto il contante in circolazione venga ritirato in favore di quello virtuale ossia delle carte di credito o prepagate. In tal modo ogni acquisto, ogni transazione verrebbe monitorata. Si bandirebbe per sempre il lavoro nero e questo determinerebbe un’enorme conquista, ma di certo si individuerebbero metodi per aggirare il vincolo. Tuttavia, come direbbe Baudrillard, tutto questo ci si potrebbe ritorcere contro. Come? Se già i contanti, sia pur sporchi e maleodoranti, vengono associati al «dio denaro», il suo mutamento totale e irreversibile in denaro virtuale lo renderebbe superiore agli stessi dei: lo tramuterebbe in un titano. E se una carta di credito si smagnetizza, l’acquisto di un bene di prima necessità non sarebbe più possibile. O se il sistema telematico subisce un attacco virale o va in tilt… si è pensato all’alternativa? 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 19 settembre 2015, p. 20.

sabato 2 giugno 2018

L’egemonia culturale della tecnica. Ci mette spalle al muro

Quando è nata la carta di credito, in molti se ne sono immediatamente muniti. Non hanno pensato che erano in procinto di assecondare un meccanismo perverso, la loro mente era concentrata sull’idea che possederla avrebbe consentito loro un vanto sociale. Lo stesso discorso vale per gli strumenti tecnologici. La loro incessante e continua evoluzione conduce a problemi di incompatibilità di software, che tradotto in parole semplici indica l’impossibilità di utilizzare uno strumento acquistato l’anno prima. O ci si aggiorna, spendendo denaro, o ci si iscrive nella lista nera del divario digitale. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 25 maggio 2014, p. 14.
Silvana Calabrese Blog La Scorribanda legale  San Francisco


mercoledì 30 maggio 2018

Il mondo digitale e il divario digitale

Il divario digitale produce nuovi emarginati
Silvana Calabrese blog La scorribanda legale
Siamo entrati nell’era dell’evoluzione tecnologica con la rete internet che permette: l’accesso a una vasta gamma di servizi complici dello sviluppo economico e della crescita sociale; di costruire e mantenere i rapporti anche a distanza, si veda ad esempio l’e-learning, la cui migliore traduzione è apprendimento a distanza (le scuole si stanno connettendo ad internet e dotando di pc, anche se la tecnologia non può prescindere dalla buona qualità degli insegnanti). Quando parliamo di globalizzazione intendiamo l’espansione dei mercati unita alla riduzione delle distanze, cosa garantita proprio dalla rete, dalla sua comunicazione in tempo reale tra luoghi lontani e «senza ostacoli». La rete consentirebbe una fatata vicinanza al futuro. Ma accanto alle numerose opportunità ci sono altrettanti limiti. Manuel Castells, maggior sociologo del web, è il teorico della «network society» il nuovo tipo di società su scala globale in cui internet ha prodotto una mutazione antropologica poiché è la trama delle nostre vite. Pare che la centralità di internet nella società sia equivalente alla marginalità per coloro che non vi hanno accesso. Si tratta del digital divide, quel divario digitale che non accenna a diminuire. Spesso la tecnologia produce un isolamento legato all’impossibilità di poter disporre degli stessi mezzi.
Sussiste una divergenza nel cercare una definizione al concetto di divario digitale. Riguarda la carenza di accesso alle tecnologie informatiche e di comunicazione e la mancata fruizione dei servizi che queste consentono. Il termine è solitamente usato per i Paesi in via di sviluppo dove effettivamente il divario è marcato. Ma tale disuguaglianza tecnologica si avverte anche nelle nazioni più evolute. Non solo un problema di copertura e connettività dunque, ma uno sbarramento nella possibilità di fruire di testi, strumenti e saperi. È una linea di demarcazione tra info-ricchi e info-poveri. Una connessione a internet, per quanto ci ostiniamo a sostenerne la gratuità, è un servizio oneroso; inoltre occorre una conoscenza dell’inglese e del computer, dotato di programmi in evoluzione.
Fattori reddituali, capacità di tenersi aggiornati ed elementi anagrafici non ci permettono di seguire una tecnologia che procede inesorabile. Fanno eccezione i «Silver surfer», un gruppo di assidui navigatori anziani che padroneggiano ed utilizzano regolarmente internet. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 16 novembre 2015, p. 12.

domenica 27 maggio 2018

La formula del successo emulando i ragni sociali

I ragni sociali fanno lavoro di squadra 
Ragni sociali Silvana Calabrese Blog
Possono provocare ribrezzo (aracnofobia) o grande amore (aracnofilia), in ogni caso nessuno negherà mai il fascino del mirabil tessitore, il ragno. Basti pensare alle ragnatele paragonabili a grandi opere di architettura costruite con pazienza e multifunzionali. Se ne possono osservare diverse tipologie con analoghe funzioni: quella tela di seta serve ad imprigionare le prede e sorregge un grande peso. Esistono più di 40 mila specie di ragni e quasi tutti sono lavoratori autonomi e conducono una vita solitaria, lungi dall’operare all’interno di una comunità. Tuttavia se vi dovesse capitare di avventuravi nel cuore di una foresta pluviale o tropicale, provate a sollevare il capo e con stupore vi ritroverete sotto un’enorme ragnatela che somiglia a una cupola. Tranquilli, non è stato un ragno gigante a costruirla! Quando metterete a fuoco quella rete, potrete notare i numerosissimi ragnetti che vi giacciono. È una vera e propria congrega di diverse migliaia di tessitori definiti social spider, ovvero ragni sociali. Le foreste pluviali sono caratterizzate da frequenti precipitazioni che renderebbero impossibile la vita di un ragno solitario. La costruzione di ragnatele comuni, e perciò molto resistenti alle intemperie, è garanzia di sussistenza per ogni membro della comunità. Infatti la realizzazione ben coordinata di reti che superano i 50 metri quadrati consentono la cattura di una vasta gamma di insetti che divengono viveri per l’intera colonia.
È il caso di affermare che i ragni ci insegnano qualcosa e che forse, dopo averli osservati con ammirazione, dovremmo emularli. Non ci citeranno in giudizio se copiamo il loro metodo!
In un periodo di crisi e depressione che non giova ad una ripresa, sarebbe opportuno sperimentare progetti collettivi. Perfino tra i banchi di scuola non sarebbe errato creare gruppi in cui ciascun membro contribuisca a far decollare un’idea comune, sia essa circoscritta o estesa alle amministrazioni comunali. Anche all’università, bandendo l’inutile invidia, sarebbe ben più proficuo associarsi in team e creare un’identità di squadra che con serio impegno possa ritagliarsi un ruolo nella società, emergere e non passare inosservata proprio come quelle ragnatele megalitiche. Di fronte alle difficoltà che il presente ci ha serbato dobbiamo abbandonare la via già intrapresa dell’individualismo e lavorare insieme con coscienza. Applicando la ricetta dei ragni sociali, tutti riscuoterebbero la propria parte di merito così come le grandi tele delle foreste pluviali irretiscono le vettovaglie degli ingegnosi aracnidi. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 25 giugno 2014, p. 24.

mercoledì 28 giugno 2017

Anche Ester Arzuffi dovrebbe pagare per la sua grande colpa

Yara Gambirasio
Brembate di Sopra (BG) ha subito una scossa di magnitudo 10° nella scala delle atrocità umane. Il 26/11/10 la giovanissima Yara Gambirasio si è recata in palestra a piedi percorrendo come era solita fare una strada isolata, ma non ha fatto più ritorno a casa. Le indagini si sono basate sulle uniche tracce a disposizione: quelle della cella agganciata dal suo cellulare. Nelle ricerche sono stati impiegati anche i cani molecolari. Per un errore di traduzione di un’intercettazione telefonica i sospetti sono inizialmente ricaduti sul marocchino Mohamed Fikri. 
Per tre mesi le forze dell’ordine hanno perlustrato senza sosta ogni zona alla ricerca del suo corpo. Poi il 26/02/11 l’aereo telecomandato di un ragazzo per un caso fortuito casca nel bel mezzo di un campo incolto, proprio accanto ai resti di Yara il cui corpo era ormai stressato dall’esposizione alle intemperie. 
Fu tutt’altro che un epilogo poiché l’intera vicenda subito dopo l’autopsia avrebbe avuto un risvolto inedito coinvolgendo per la prima volta in un’indagine la scienza in tutta la sua mole. I resti di Dna sulle spoglie della 13enne dovevano essere ricondotti ad un individuo, l’assassino ovvero «ignoto 1». 
Giuseppe Guerinoni Massimo Giuseppe Bossetti
Si sono mobilitati i laboratori raccogliendo ben 18 mila campioni genetici della popolazione, individuando un primo legame genetico con i discendenti di Giuseppe Guerinoni, autista di Gorno deceduto nel 1999. Su disposizione della procura di Bergamo se ne riesumò il corpo per un nuovo confronto genetico. 
Nell’ottobre 2013 il profilo genetico stabilisce che ignoto 1 è non è compatibile con i figli legittimi del Guerinoni, bensì con un figlio illegittimo. A questo punto delle investigazioni, vista l’eloquenza dei media, la donna che con l’autista ebbe una relazione extraconiugale già sapeva la verità, eppure tacque e lo fa ancora oggi. 
Ester Arzuffi
Si tratta di una delle donne alle quali venne prelevato un campione di Dna, Ester Arzuffi, madre di Massimo Giuseppe Bossetti, al quale con l’escamotage dell’etilometro è stato analizzato il Dna che è risultato compatibile al 99,9 periodico con il profilo genetico di ignoto 1. Il fermo è scattato il 16/06/14 e sono sorte polemiche sull’atteggiamento del ministro Alfano che non ha mantenuto il riserbo a questo punto del caso. 
Il 44enne carpentiere Bossetti dal carcere si proclama innocente; sua madre nega la relazione col Guerinoni e afferma con forza che la scienza è in errore. In base alla ricostruzione dei fatti nel momento in cui si è parlato di figlio illegittimo dell’autista, la signora Arzuffi venne a conoscenza della verità celandola. È la chiara omissione di una di quelle donne che fingono di non sapere come nascono i bambini. In una prossima lettera proverò a spiegare a grandi e piccini come avviene il concepimento! Non c’è spazio per l’ironia in queste righe, ma c’è un lotto libero per un sarcasmo pungente che stimoli gli inquirenti. Quando il caso sarà chiuso, anche Ester Arzuffi dovrebbe pagare per la sua grande colpa.

mercoledì 19 ottobre 2016

Un piccolo errore per l’uomo una gran confusione per l’umanità

Toglietemi tutto, ma non la didascalia 
Panorama rivista 40 anni allunaggio La scorribanda legale
Il 20 luglio 2009 ricorreva il 40° anniversario dello sbarco dell’uomo sulla Luna.
Il 30 luglio 2011 ricorreva invece il 40° anniversario del 4° allunaggio.
Per dovere di cronaca apro una parentesi polemica per far luce sulle pagine di «Panorama», il settimanale di attualità e politica fondato nel 1939.
Ciò che non condivido è il fatto che nel numero 30, pubblicato il 23 luglio 2009 e volto a celebrare il quarantesimo anniversario dell’allunaggio, si vada ad attingere una foto che non ha nulla a che vedere con lo sbarco del luglio 1969. Il numero della rivista del 2009 dedica circa venti pagine commemorative allo sbarco. Il colmo è che fin dalla prima pagina, precisamente la numero 87, sia stata inserita la foto di una missione Apollo successiva all’Apollo 11, ma senza una didascalia chiarificatrice.
Panorama rivista errore allunaggio La scorribanda legale
Poiché l’opinione pubblica si aspetta notizie veritiere dai media, inviterei i lettori alla riflessione: la foto che più spesso correda gli articoli legati alla missione storica, ritrae un astronauta che fa il saluto militare e la cui visiera non ne permette l’identificazione; accanto si nota la simbolica bandiera americana, il LEM (modulo di escursione lunare) e… il rover lunare (ossia il veicolo).
È qui il problema.
Il veicolo lunare fa la sua comparsa per la prima volta con la missione Apollo 15, il cui allunaggio è avvenuto il 30 luglio 1971.
Gli astronauti della missione erano: il comandante David Scott; Alfred Worden come pilota del CM (modulo di comando battezzato Endeavour) e che pertanto non mise piede sulla Luna; ed il pilota del LEM (denominato Falcon), James Irwin.
Se una testata vuole celebrare l’anniversario di altre missioni dovrebbe attenersi alle date in cui dette missioni sono avvenute, oppure sarebbe indicato specificare con una didascalia l’oggetto della foto (dal libro Theatrum mundi. Sbarco sulla Luna, pag. 144). 
Vi allego la foto con la quale possiamo ricordare l’anniversario della missione Apollo 15 e la cui didascalia sarebbe: «Il saluto militare del pilota James Irwin accanto alla bandiera americana issata, al modulo lunare e al veicolo lunare. Missione Apollo XV, 30-07-1971».
Apollo 15 James Irwin 30-07-1971 La scorribanda legale

domenica 11 settembre 2016

Lightstick bastoncini luminosi chimica divertente

“La scorribanda legale” ha la sua Web Tv

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mercoledì 13 luglio 2016

Lampada di Wood per vedere se le banconote sono false

“La scorribanda legale” ha la sua Web Tv

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Scopri di più sui prodigi della Lampada di Wood.
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venerdì 29 gennaio 2016

Che cos’è la chimica? Di Peter Atkins

     Recensione: Peter Atkins, Che cos’è la chimica? Un viaggio nel cuore della materia, Zanichelli, Bologna 2015, pp. 158, € 11,50.
     «Spero di aprire i vostri occhi su un mondo affascinante che vorrei mostrarvi». Se Peter Atkins introduce il suo testo con queste parole, non può che esserci chimica tra autore e lettori.
     Dallo zucchero che si scioglie nel caffè all’acqua che bolle all’ora di pranzo; dall’umidità che avvolge il Golden Gate Bridge al calore irradiato dal sole; dalla tintura per i capelli al trattamento sbiancante per i denti; dall’annerimento di una mela tagliata all’assunzione di antiossidanti per l’invecchiamento cellulare… la chimica è ovunque. Intorno a noi e in noi. Sì, proprio in noi che siamo fatti di atomi come il mondo che ci circonda. Eppure abbiamo spesso dissacrato la nostra stessa essenza schivando quella materia a scuola. Ma la chimica è talmente saggia da non prendersela e per nome di autorevoli divulgatori scientifici ci dona una seconda chance. Che cos’è la chimica? rappresenta un’occasione d’oro per comprendere una disciplina che ci appare così lontana pur essendo alla base della quasi totalità dei fenomeni a cui assistiamo.
     Il formato tascabile dell’opera è un invito a non separarvi mai dalla chimica e se solleverete l’aletta posteriore troverete una sorpresa: la tavola periodica degli elementi che vi sarà sempre accanto pronta a fornire una risposta a ogni vostro quesito.
     Il testo ha la preziosa proprietà di irradiare una luce molto potente che equivale al faro della conoscenza. Infatti comprenderete a fondo quanto un uso spregiudicato della chimica sia stato causa dell’inquinamento odierno. Anche le mastodontiche industrie farmaceutiche hanno asservito la chimica ai loro interessi, ancor prima che alle necessità dei pazienti. Ma non tutto è perduto perché questo viaggio nel cuore della materia vi indurrà ad osservarne l’immensità. Ne resterete ammaliati specialmente perché se un impiego sconsiderato dei principi della chimica ha provocato danni ambientali, è nel cuore stesso della disciplina che risiedono le possibili e impensate soluzioni. È un mondo da esplorare a partire da un semplice, ma indispensabile volume.

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giovedì 28 gennaio 2016

Energia per l’astronave Terra. Nuovi scenari energetici

     Recensione: Nicola Armaroli – Vincenzo Balzani, Energia per l’astronave Terra. Nuova edizione aggiornata e ampliata con gli scenari energetici per l’Italia di domani, Zanichelli, Bologna 2011, pp. 287, € 13,90.
     Chiunque custodisca qualche reminiscenza scolastica saprà che esiste una sola cosa indispensabile per ogni attività umana: l’energia. Col tempo abbiamo scoperto che lo sviluppo di un paese è direttamente proporzionale al consumo di energia. A nostro svantaggio stiamo sperimentando gli effetti di un egoistico e spasmodico impiego di energie. Si sta rendendo indispensabile una rivalutazione degli stili di vita mondiali, ma il primo passo per un’adeguata trasformazione è la capacità di documentarsi sul problema energetico vigente in Italia e nel resto del pianeta. Gli studiosi Nicola Armaroli e Vincenzo Balzani provano a sopperire a questa esigenza consegnandoci una “chiave di lettura” degli scenari energetici attuali e futuri. Informazioni precise, dati inequivocabili e solidi ragionamenti ci illumineranno su una questione a lungo oggetto di dibattiti sclerotizzati.
     Il testo vi stupirà fin dall’introduzione, quando gli autori vi sveleranno il dispendio di energia di cui siete protagonisti giorno dopo giorno anche se vi impegnaste nel rimanere immobili.
     Diventerete spettatori coscienziosi delle energie non rinnovabili di cui facciamo largo uso e che derivano da carbone, petrolio e metano. Scoprirete che sono destinate a esaurirsi e non gradirete il loro inconveniente maggiore: l’inquinamento e il rilascio in atmosfera di gas serra ozono lesivi e di polveri sottili nocive per la salute.
     Qualche timore vi procureranno le pagine relative all’energia nucleare, da produrre in apposite centrali che non possono arginare il pericolo legato a malfunzionamenti, sostanze radioattive, smaltimento delle pericolose scorie e incidenti a cui è già capitato di assistere. Sono devastanti per la vita sulla Terra.
     Vi si accenderà l’entusiasmo nel sapere qualcosa in più sulle energie alternative, dette anche rinnovabili o pulite. Per loro natura inesauribili, ma soprattutto non inquinanti: idrica, geotermica, solare, eolica e ricavata dalle biomasse. Sarebbero una risorsa preziosa se solo i governi si ponessero l’obiettivo di investire su di esse. Eppure le parole di Obama dovrebbero innescare un ardente desiderio verso cui l’animo umano è da sempre incline: diventare leader indiscussi mediante lo sviluppo di energie rinnovabili. La posta in gioco è alta, una supremazia incontrastata su scala planetaria per il terzo millennio. Ma chi raccoglierà la sfida?
     Nel corso dei secoli abbiamo dimostrato ottime capacità distruttive verso gli elementi naturali del pianeta Terra. Oggi potremmo dare prova di essere forme di vita intelligenti rendendo quegli stessi elementi della natura nostri alleati gratuiti. Le correnti delle acque, il soffiare del vento, il calore del sole e della crosta terrestre, i geyser e i rifiuti organici al nostro servizio in un ciclo infinito. Sembra impossibile che nessuno abbia ancora colto questo affare tanto appetibile. Forse il titolo scelto per l’opera può rivelarsi promotore di nuove intuizioni: se ci abituassimo a pensare alla Terra come a un’astronave ci sentiremmo motivati ad implementare il suo corretto e duraturo funzionamento. Dopo tutto vaghiamo nel cosmo come fossimo su un’astronave!
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venerdì 18 dicembre 2015

Più chiarezza sui cambiamenti climatici

     Recensione: Climate Central, Le stranezze del clima. Che cosa sta cambiando e perché, Zanichelli, Bologna 2013, pp. 184, € 12,90.
     Da alcuni decenni i cittadini sentono parlare di cambiamenti climatici di entità tale da insinuare una nota di allarmismo. Ma al pari del suono delle note musicali, anche questa nota pare destinata a svanire.
     Risale al 1997 il Protocollo di Kyoto, l’accordo internazionale sull’ambiente. Si invitavano i paesi industrializzati a ridurre le emissioni inquinanti di biossido di carbonio e di altri cinque gas serra del 5,2% rispetto a quelle del 1990 (considerato anno di riferimento). Ma tra i paesi non aderenti figuravano gli USA, responsabili del 36,1% del totale delle emissioni, e l’Australia che temeva di danneggiare il proprio sistema industriale.
     A distanza di quasi vent’anni si è stipulato un nuovo accordo sul clima, approvato a Parigi. Questa volta ci si dovrà impegnare nella stabilizzazione dell’incremento delle temperature medie globali sotto i 2°C. Sembrerebbe un obiettivo più vago del precedente che ci induce a chiederci se l’auspicato risanamento del clima possa effettivamente attuarsi. Per questo l’opera del Climate Central si propone di illuminarci su cosa stia realmente cambiando e su quali siano le cause del fenomeno che stiamo vivendo. Dipendono davvero dalla condotta umana? Lo scopo primario è abolire la confusione. Lo scopo secondario è capire come intervenire per sanare il clima terrestre.
     È innegabile il nesso esistente tra incremento di CO2 (anidride carbonica o piumone planetario), riscaldamento dell’atmosfera (effetto serra), innalzamento del livello degli oceani (con onde anomale molto più distruttive e arretramento delle linee di costa) e scioglimento delle calotte polari (che sprigionano CO2 intrappolata e portano all’estinzione di numerose specie animali).
     Tra i maggiori gas serra imputati nel processo di surriscaldamento si annoverano: anidride carbonica (CO2), vapore acqueo, metano (CH4), protossido di azoto (N2O), cloro e fluoro (da cui derivano i CFC, i CloroFluoroCarburi già banditi nel 1987 dal Protocollo di Montreal perché capaci di distruggere le molecole di ozono causandone l’assottigliamento). Si tratta di gas serra che si sprigionano naturalmente sulla Terra e in quantità maggiore artificialmente con i processi industriali. Non va dimenticato che le piante assorbono CO2 e che la deforestazione intacca questo prezioso processo.
     Qualcosa sta mutando repentinamente e le misurazioni effettuate a terra o dai satelliti lo confermano. Tuttavia mutamenti climatici di enorme entità sono già avvenuti sul pianeta prima della comparsa dell’uomo. Due glaciazioni resero la Terra diversa da come siamo abituati a vederla. Era una palla di neve.
     C’è poca chiarezza sugli effetti concreti che deriverebbero dalle variazioni delle temperature. Potrebbe trattarsi di semplici stime poiché i combustibili fossili (carbone e petrolio) potrebbero esaurirsi presto e dunque diminuirebbe il loro uso che è responsabile di tanti danni. I gas serra potrebbero essere correi di un incremento dell’attività solare.
     Ben lungi dallo sfatare l’allarme, il testo vuole informarci sui rischi legati all’impiego spropositato di combustibili fossili, ma anche sui cicli naturali del pianeta che ci ospita. Il clima cambia in modo naturale, ma anche in conseguenza delle attività umane. Più volte nel libro si incontra il proposito di riferire e spiegare fatti, notizie e fattori scatenanti con uno stile linguistico comprensibile ai ragazzini perché la nostra capacità di comprensione è fondamentale per evitare il peggio o semplicemente per essere pronti ad affrontarlo. Forse non siamo sensibili riguardo alle tematiche ambientali, ma la nostra salute vi è legata.
     Siccità, ondate di calore intenso, radiazioni UV nocive, penuria di acqua dolce, allergie, carcinomi della pelle, attacchi d’asma, malori diffusi potrebbero rendere la vita umana impraticabile.

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