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domenica 4 maggio 2025

Ciclisti e pedoni aiutano l’ambiente, ma uccidono l’economia

 Il ciclista è un disastro per l’economia

La bicicletta è la morte lenta del pianeta

Ciclisti e pedoni aiutano l'ambiente, ma uccidono l'economia

     Il ciclista è un disastro per l’economia del paese: non compra auto e non apre finanziamenti; non paga polizze assicurative. Non compra carburante, non paga le officine meccaniche per manutenzione e riparazione. Non paga revisione bollo. Non paga i parcheggi. Non provoca incidenti gravi, ma rischia di restare ucciso! Non richiede nuove strade e autostrade. Non soffre di obesità. Riesce a mantenere il peso forma e uno stato di buona salute in modo naturale!

     Le persone sane non sono utili all’economia. Non comprano medicine. Non vanno negli ospedali dai medici privati. Non incrementano il PIL del paese.

     Al contrario, ogni nuovo McDonald crea lavoro per i propri dipendenti, cardiologi, dentisti, esperti nutrizionisti. L’economia non ha bisogno di persone sane!

     Camminare è anche peggio. I pedoni non comprano nemmeno una bicicletta!

L'articolo fa parte della sezione "Sicurezza stradale". Potrebbe interessarti anche:


mercoledì 22 aprile 2020

Furti d'auto, il primato della vergogna appartiene alla Puglia. Fenomeno inarrestabile. L'Italia è in mano alla mafia

Recupero il 15.04.2020 La scorribanda legalePanda grigia La scorribanda legaleLettera al Ministero dell’Interno

     On.le Luciana Lamorgese,
mi appello alla sua carica per portare alla conoscenza la mia recente esperienza. Nella notte del 6 marzo u.s. da Valenzano è stata rubata la vettura di mia madre, una Fiat Panda del 2010 targata EC352LS che era provvista di scatola nera, disabilitata con un jammer. Mia madre aveva passato la notte a vegliare su una parente reduce da un intervento cardiaco ed il mattino dopo non era più in possesso dell’auto. Sotto choc ha dovuto attendere l’apertura della caserma locale dei Carabinieri per sporgere regolare denuncia.
Carcassa scheletro scocca 1 La scorribanda legale
     Trascorse cinque settimane abbiamo ricevuto la telefonata del Maresciallo Fo******o operante a Grumo Appula: dei contadini segnalavano la presenza di una scocca. Su mandato della Stazione CC era stata rimossa e collocata in un deposito come previsto dalla legge al fine di non deturpare il volto cittadino/rurale. L’ufficiale ha molto insistito affinché ci si recasse a firmare l’atto di restituzione senza volerci indicare il numero di telaio rilevato (richiesta da me avanzata più volte) o l’ubicazione precisa né della caserma né della depositeria o il da farsi amministrativo che ci spettava in seguito
Spariscono troppe auto
     Siamo state costrette a spostarci da Bari di circa 25 km attraversando diversi comuni in piena quarantena per Coronavirus (avevo esposto il mio stato di apprensione al Maresciallo). Abbiamo dovuto farlo al più presto per il timore che le spese di deposito divenissero insostenibili poiché a tariffazione libera. Un deposito, premetto che ci era stato garantito convenzionato Aci, ma che si è rivelato appartenere a un privato, per di più di un altro comune (Binetto).
Baritoday
     Due donne sole, mia madre ed io, deperite fisicamente e devastate moralmente non solo dal furto in sé ma anche dalla notizia dello stato nel quale l’ex vettura versava, una carcassa cannibalizzata, priva di targhe, con il parabrezza distrutto con sassi o spranghe e il motore reso inutilizzabile da un acido corrosivo abbandonata in un angolo sperduto di quelle campagne. 
Ladri hi-tech
     Era l’auto acquistata a costo di sacrifici, il mezzo del quale mi ero presa cura personalmente con tagliandi annuali e revisioni periodiche per esprimere collaborazione domestica, ma soprattutto i pagamenti previsti dalle normative vigenti sono sempre stati conferiti con puntualità. Eppure non ci apparteneva più.
Statistiche ritrovamenti
     Giunte sul posto, ulteriori problematiche hanno contribuito a rallentare la fine di un’agonia: il maresciallo aveva rilevato male il numero di telaio (circostanza che si evince dall’atto di notifica).
     Sempre sole e abbandonate a noi stesse abbiamo raggiunto la sede del demolitore e ci siamo rese conto di una realtà sconvolgente: è una particolarità dell’entroterra pugliese il vantare vaste porzioni di campagna in cui non è difficile incorrere in mini discariche a cielo aperto. Non vi è alcuna sorveglianza aerea (con elicotteri o droni) volta a scoraggiare il consumarsi di atti criminali o lo smembramento di vetture rubate con conseguente abbandono. La natura non deve asservire la criminalità organizzata.
Utilitarie più ricercate
     Questa vicenda segnerà per sempre la mia esistenza, ma quel che è peggio è che ha acuito in me una certezza: le forze dell’ordine non tutelano i cittadini e non si adoperano per assicurare alla giustizia i colpevoli. Ho fatto esperienza della noncuranza con cui i casi di criminalità vengono trattati, l’ilarità con la quale perfino gli operatori del 112 e 113 si sono rivolti a me. Ed è inconfutabile che pur essendo vittima di una pesante violazione, la legge prevede che io mi sia sobbarcata le spese di recupero, rimozione, deposito e demolizione della carcassa come se fossi io responsabile dell’abbandono di quel rifiuto speciale. I veri attori del reato sono liberi di reiterare, giorno dopo giorno e se catturati vengono prontamente rilasciati dalla magistratura secondo quanto dichiarano gli stessi carabinieri.
Suv più rubati
     Ho subito una perdita ingente. Una spesa ingiusta ed imprevista pesa sulle mie deboli entrate ora inesistenti data la recente perdita del mio umile impiego. Questi reati, ormai considerati la norma, sono agevolati da scarsi deterrenti e da misure punitive pressoché inesistenti.
     Agli occhi di un profano, lascia poi largo ai dubbi la tempistica dei ritrovamenti: quasi tutti a distanza di un mese esatto, sempre localizzati nelle aperte e sperdute campagne, luoghi privilegiati in cui nessuno vede, nessuno è mai testimone del fatto mentre esso si consuma e si potrebbe prevenire, ma sempre e solo dopo, quando ciò che resta è una carcassa devastata in ogni sua parte tranne che nella porzione di telaio che ne riporta il numero identificativo ed è comodo rintracciare lo sventurato proprietario al quale presentare resti amorfi ed un amaro conto pecuniario.
     Per me non solo non c’è tutela, ma neppure la speranza di condurre una vita serena.

Indice criminalità Sole 24 ore

domenica 1 luglio 2018

È stato scoperto ed estratto il DNA della storia

Il Dna della storia tra corsi e ricorsi
Non in un laboratorio privato, ma a casa, ho estratto il DNA della storia aprendo nuove frontiere nella comprensione della società che ci circonda e della sua evoluzione. Isolando una porzione di linea temporale da metà Ottocento ad oggi è possibile notare come la storia segua un andamento sinusoidale. Si tratta di un’onda che presenta in maniera alternata creste positive e creste negative.
Scoperto DNA della Storia Silvana Calabrese - Blog
L’Ottocento era caratterizzato da una bassa speranza di vita oppressa da numerose malattie ed epidemie che non lasciavano scampo alle popolazioni e parevano impossibili da debellare. Un picco positivo si registrerà nel 1900 con la Belle Epoque. Un nuovo secolo era alle porte, il XX, foriero di prospettive di pace e benessere. Scienza, tecnica, arte e pace indussero a credere che la vita non potesse andar meglio, ma quell’atmosfera festosa venne funestata dalla prima Guerra mondiale (1914–18) in cui il progresso tecnologico fu asservito alla forza bruta delle armi di distruzione.
Quando il conflitto ebbe termine, l’umanità cercò di risollevarsi e il picco di ottimismo fu raggiunto negli anni Venti e Trenta, gli anni della civiltà di massa nella quale scorreva una nuova linfa: la rivoluzione dei trasporti, la diffusione dei mass media, la società del tempo libero e della villeggiatura di massa (non più fenomeno elitario). La gioia di vivere appena riscoperta scomparve al gelido soffio della Crisi del ’29 seguita dalla seconda Guerra mondiale (1939–45). Il genere umano diede il peggio di sé donandoci/si l’immane potenza delle bombe atomiche e gli orrori dell’olocausto. Eppure in numerose righe del suo diario Anna Frank nutre speranza. Il 15.07.1944 è fiduciosa nel ritorno della pace che segnerà l’alba di un mondo migliore. Ordine, pace e serenità giunsero davvero, ma l’umanità perse la ragazza dai grandi ideali e dall’incrollabile fede. Gli anni ’50 furono gli anni del boom o miracolo economico in cui si poterono dire rimarginate le ferite morali inflitte dalla guerra. Le innovazioni industriali contribuirono a mutare gli stili di vita delle persone e l’economia si espanse. La cresta dell’onda della storia torna a scendere proprio negli anni che stiamo vivendo poiché essi portano il marchio della crisi economica, della crisi della mentalità e sono segnati dalla piaga della disoccupazione crescente. I giovani sono risorse preziose in stato di abbandono. Il DNA della storia lascia presupporre che verrà presto una data x nella quale l’onda lambirà nuovamente un picco positivo. Quando risaliremo la china? Solo quando il fondo sarà uniformemente abraso da tutte le classi sociali. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 23 dicembre 2015, p. 16. 

giovedì 28 giugno 2018

Italia. Dalle origini ai giorni «mostri»

Italia Bel Paese in declino Silvana Calabrese Blog
     Non v’è ombra di errore in quanto scritto poiché sono giorni mostruosi, quelli odierni, in cui il paradosso è di casa. Esistono radici storiche in grado di spiegare il declino del nostro paese, ma noi le ignoriamo perché auto lobotomizzati dalla sempre più diffusa «sindrome del libro vergine o intonso». Questo spiega come mai siamo all’oscuro del fatto che all’alba dell’Unità il paese si presentava altamente frammentato sotto molteplici aspetti; così come non sappiamo che nei due conflitti mondiali l’Italia non era interventista per vocazione, ma dimostrò opportunismo sia quando abbandonò l’Alleanza, optò per la neutralità e poi si unì all’Intesa, che quando voltò le spalle all’Asse firmando l’armistizio con gli Alleati. Sia pur in maniera reticente, i manuali di storia concedono qualche indiscrezione sulla debolezza caratteriale dell’Italia.
     Viviamo una crisi economica fittizia, trattasi di crisi della mentalità: piagnucoliamo per il tetto di spesa dei libri di testo e ci mettiamo in coda nei negozi di capi griffati.
     Ci affligge un indice di vecchiaia in impennata sotto il quale soccombono i giovani, le pedine del ricambio generazionale, che mai giocheranno le loro mosse in condizioni di perenne immortalità degli anziani lavoratori. Negli States i giovani Scout vendono biscotti a chiunque con successo e i bambini allestiscono il caratteristico banchetto delle limonate cominciando a comprendere il valore del danaro e del lavoro. In Italia micro imprese simili non possono attecchire, è troppo ostico incontrare il favore o la comprensione di uno stormo di consumatori il cui amore sconfinato è rivolto verso gli abiti firmati o l’ennesimo cellulare intelligente.
     Con l’atteggiamento di un pargoletto dispettoso non ci proviamo nemmeno a fare la raccolta differenziata o a spegnere la luce superflua a casa e sul posto di lavoro, che il pianeta crepi! Siamo inguaribilmente incapaci di assumerci le nostre responsabilità e sicuramente affetti da una forma di atrofia mentale che paralizza ogni possibile tentativo di cambiare lo status quo a partire dalle singole azioni quotidiane. Abbiamo imparato ad assecondare il tormentone «I giovani devono lasciare l’Italia e cercare la realizzazione altrove» senza maturare la cognizione che queste parole rappresentano il sanguinoso fallimento dell’intero paese e dei suoi abitanti, tutti. Giunti ai giorni «mostri», la locuzione «Bel Paese» assume automaticamente un significato sarcastico. 
     Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 1 dicembre 2013, p. 20.

venerdì 8 giugno 2018

Le prodezze della telematica non ci fanno vivere meglio

È come se il cavernicolo avesse il pc 
Silvana Calabrese Blog La Scorribanda Legale
Per telematica si intende l’insieme delle applicazioni derivate dall’integrazione dell’informatica con le telecomunicazioni, basate sullo scambio di dati o sull’accesso ad archivi attraverso la rete telefonica. Fare qualcosa per via telematica vuol dire facilitarsi la vita. Eppure… è come se il cavernicolo avesse il pc, perché non ne abbiamo mai sfruttato al massimo le capacità oppure perché sfruttandole le abbiamo rese nocive. Il primo capo d’accusa riguarda la rete wireless (letteralmente senza fili), mediante la quale i computer sono connessi tramite segnali radio anziché tramite cavi. Tra i vantaggi sono incluse la mobilità e l’assenza di antiestetici cavi. Non staremo forse invadendo l’etere con tutte queste onde e microonde? Non erano già stati condotti degli studi sugli effetti cancerogeni cagionati dal cellulare?
Pensato per sopravvivere a una guerra atomica, Arpanet nacque nel ’69 collegando quattro computer statunitensi. Ma il World Wide Web come lo conosciamo sorse negli anni ’90 nel Cern di Ginevra. Oggi è alla portata dei bambini ancor prima che degli adulti, cela dei rischi e saperlo usare intelligentemente è una virtù. Basta un clic per inviare un messaggio quasi istantaneo all’altro capo del globo, ma basta lo stesso clic per caricare su YouTube un video di natura violenta.
Le rubriche telefoniche hanno perso alcuni contatti di abbonati e così andiamo a cercare una vecchia conoscenza sul social network Facebook. Si preferisce inviare un’e-mail piuttosto che udire una voce al telefono, invenzione che agli esordi sembrava mettesse in contatto con l’aldilà.
Enti locali A.Di.S.U. e Asl, nonostante le prodezze della telematica, non riescono a mettersi in contatto con le segreterie universitarie o con gli uffici Caf per ottenere una verifica istantanea dei dati dichiarati. Le iscrizioni ai corsi di formazione si effettuano on-line, ma resta sempre una parte cartacea da stampare e consegnare di persona. Libri e giornali si estingueranno per lasciare posto alle edizioni elettroniche? I dati Istat e i risultati di uno studio della Commissione europea sono più che eloquenti: l’uso del pc e la navigazione coinvolge maggiormente i giovani tra i 15 e i 19 anni e questo stesso segmento di popolazione fa fatica a leggere e a scrivere come dimostra la drastica riduzione di temi e lettere, il tutto accompagnato da una lingua sempre più contratta. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 27 settembre 2012, p. 40.

domenica 27 maggio 2018

La formula del successo emulando i ragni sociali

I ragni sociali fanno lavoro di squadra 
Ragni sociali Silvana Calabrese Blog
Possono provocare ribrezzo (aracnofobia) o grande amore (aracnofilia), in ogni caso nessuno negherà mai il fascino del mirabil tessitore, il ragno. Basti pensare alle ragnatele paragonabili a grandi opere di architettura costruite con pazienza e multifunzionali. Se ne possono osservare diverse tipologie con analoghe funzioni: quella tela di seta serve ad imprigionare le prede e sorregge un grande peso. Esistono più di 40 mila specie di ragni e quasi tutti sono lavoratori autonomi e conducono una vita solitaria, lungi dall’operare all’interno di una comunità. Tuttavia se vi dovesse capitare di avventuravi nel cuore di una foresta pluviale o tropicale, provate a sollevare il capo e con stupore vi ritroverete sotto un’enorme ragnatela che somiglia a una cupola. Tranquilli, non è stato un ragno gigante a costruirla! Quando metterete a fuoco quella rete, potrete notare i numerosissimi ragnetti che vi giacciono. È una vera e propria congrega di diverse migliaia di tessitori definiti social spider, ovvero ragni sociali. Le foreste pluviali sono caratterizzate da frequenti precipitazioni che renderebbero impossibile la vita di un ragno solitario. La costruzione di ragnatele comuni, e perciò molto resistenti alle intemperie, è garanzia di sussistenza per ogni membro della comunità. Infatti la realizzazione ben coordinata di reti che superano i 50 metri quadrati consentono la cattura di una vasta gamma di insetti che divengono viveri per l’intera colonia.
È il caso di affermare che i ragni ci insegnano qualcosa e che forse, dopo averli osservati con ammirazione, dovremmo emularli. Non ci citeranno in giudizio se copiamo il loro metodo!
In un periodo di crisi e depressione che non giova ad una ripresa, sarebbe opportuno sperimentare progetti collettivi. Perfino tra i banchi di scuola non sarebbe errato creare gruppi in cui ciascun membro contribuisca a far decollare un’idea comune, sia essa circoscritta o estesa alle amministrazioni comunali. Anche all’università, bandendo l’inutile invidia, sarebbe ben più proficuo associarsi in team e creare un’identità di squadra che con serio impegno possa ritagliarsi un ruolo nella società, emergere e non passare inosservata proprio come quelle ragnatele megalitiche. Di fronte alle difficoltà che il presente ci ha serbato dobbiamo abbandonare la via già intrapresa dell’individualismo e lavorare insieme con coscienza. Applicando la ricetta dei ragni sociali, tutti riscuoterebbero la propria parte di merito così come le grandi tele delle foreste pluviali irretiscono le vettovaglie degli ingegnosi aracnidi. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 25 giugno 2014, p. 24.

giovedì 24 maggio 2018

Crisi? Debito pubblico? Riproponiamo la tassa sul celibato?

Tassa sul celibato. Matrimonio Sposi Silvana Calabrese Blog
Nel regno animale una specie viene dichiarata in via di estinzione quando decresce il numero di femmine atte, per antonomasia e per biologia, alla riproduzione. Tra gli umani la cosa viene data per scontata. La popolazione mondiale è aumentata, ma non grazie al numero di bambini poiché ne nascono sempre meno. Vi è una forte incidenza di anziani. E i giovani? Sono allergici ai «fiori d’arancio» ed esperti nell’uso dei contraccettivi. Gli uomini hanno problemi alle giunture e non riescono ad inginocchiarsi per chiedere la mano della loro fidanzata. A dire il vero il celibato si configura come una scelta consapevole e non dettata da un contesto sociale instabile che rende faticoso creare nuovi nuclei. Siamo entrati nell’epoca dell’amore libero e del sesso facile in cui urge la necessità di bruciare le tappe e vivere la vita nella dissolutezza più totale. Ricordate il regime fascista? È oggetto di critiche, ma vanta anche dei pregi quali il desiderio di ordine sociale ed un particolare riguardo verso il concetto di famiglia. Essa rappresentava l’elemento fondamentale, subordinato ai valori politici, per rafforzare il disegno totalitario, per creare una società ordinata, per accrescere il numero di soldati, per raggiungere l’obiettivo di grandezza nazionale. Ma qualcosa non andò come previsto: si registrò una diminuzione della fecondità femminile proprio quando il regime fascista conduceva una impetuosa propaganda demografica. Il consenso vacillava così come l’accettazione di un modello intimo imposto dal regime. I motivi? Le dinamiche spontanee non possono essere influenzate e la modernità incombeva. Fu così che accanto alle blande misure per incentivare la natalità si accostò prepotentemente la tassa sul celibato, un’imposta istituita nel 1927 e diretta ai celibi tra i 25 e i 65 anni. Il tributo variava in base all’età e al reddito.
[Il fascismo ebbe un’idea innovativa mossa però da una motivazione sbagliata. Nell’Italia contemporanea è desueta l’idea che la popolazione giovane costituisca una risorsa e stranamente non si agisce affinché la gerontocrazia muti in iuventucrazia (proporrei il neologismo per la prossima edizione dello Zingarelli).] Una simile imposta scuoterebbe il paese alle fondamenta e credo che lo risolleverebbe definitivamente dai debiti accumulati. Cosa ne pensate, ne proponiamo l’introduzione? 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 6 agosto 2014, p. 16.

martedì 15 maggio 2018

Con le tasse in regola soffrirai. Con i conti offshore riderai

Se un onesto cittadino sarai, all’ufficio recapito postale patirai 
Il postino suona sempre due volte. Un film interessante dal titolo fuorviante. È opinione comune che le sue citofonate siano così delicate da non avvenire. In altri casi il destinatario non è in casa e la prassi vuole che gli si notifichi la presenza di una raccomandata da ritirare presso l’ufficio di recapito postale a partire dal dì seguente. Mai prenderla comoda! Perché dal 5° o dal 10° giorno di giacenza è prevista una esigua tassa pari a 0,52 euro al dì.
Silvana Calabrese fumetto
Partire alla volta di questo ufficio postale è un’avventura come Salgari non sarebbe mai riuscito a descrivere… L’ufficio è angusto, con soli 3 posti a sedere, e ben presto si appresta a veder superata la sua capienza massima. Sembra la tana di un lupo, in cui molte sono le orme di animali che entrano e poche quelle delle creature uscenti. Si procede lentamente per via di guasti telematici e presunte carenze di personale, in realtà ammassato dietro le quinte intento a svolgere altre pratiche. Alcuni dei destinatari ogni mattina salpano al fine di procacciarsi un’occupazione, e in casa non ci sono. Altri sono onesti lavoratori costretti a chiedere un permesso di lavoro solo per ritirare una raccomandata. Raramente l’oggetto del ritiro è un utile vaglia o un pacco frutto di una spedizione che giunge da molto lontano. Il più delle volte si tratta di semplici grane.
I mittenti sono sempre gli stessi, simili a degli incalliti stalker. Per evitare l’ulcera da stress, proviamo a comicizzare il tutto passando in rassegna le diverse missive.
L’Agenzia delle Entrate è lieta di invitare la Signoria Vostra al gran galà dei pagamenti.
L’ufficio Ripartizione Tributi del Comune di Bari vi invita ad espletare i pagamenti, anche quelli non dovuti per accertati motivi. Equitalia ha il piacere di annunciare l’inaugurazione del club dei maxi pagamenti in stile ultima spiaggia. L’anziana Rai col fiuto di un giovane mastino ti scrive gentilmente al fine di scuoterti sonoramente al pagamento del canone.
I centri turistici inviano regolarmente cartoline di auguri per mantener desto il ricordo della vacanza. Questi enti, invece, ci scrivono a loro modo per augurarci buone feste o per farci la festa.
Se Fedro avesse scritto in prosa, ci avrebbe ugualmente donato una morale: se sei un onesto cittadino patirai. Se i conti offshore aprirai, solo allora ti salverai. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 23 maggio 2016, p. 16.

sabato 12 maggio 2018

Fatta la legge (sulla privacy) trovato l’inganno

Silvana Calabrese Blog La Scorribanda Legale
Non esiste legge che riesca a tener conto delle possibili sfumature della realtà oggetto di accurata ponderazione. Ogni legge presenta qualche falla. Tutte le leggi si scontrano con l’aspetto pragmatico insito nella loro applicazione. Esistono leggi approvate in passato, come la Costituzione della Repubblica italiana (1948), che necessitano di un ripensamento legato al nuovo contesto sociale. Si espandono i mezzi di diffusione e mutano nozioni come quella di corrispondenza (da epistolare a elettronica). Le abrogazioni intervengono a sostegno degli effetti dei mutamenti storici sulla sfera legislativa. Vi sono nuovi ambiti, il web e il digitale, ancora privi di forme di tutela ad ampio raggio. Ma normative recenti sulla tutela di diritti inalienabili non possono godere della medesima attenuante. Tra i diritti fondamentali annoveriamo il diritto all’identità personale ed il diritto alla riservatezza. Ne consegue una doverosa protezione in caso di diffusione dei propri dati. Così si inaugurò la legge n. 675 del 31.12.1996 “Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali” a garanzia dei diritti di cui sopra. In seguito è stata abrogata e sostituita dal Decreto Legislativo n. 196 del 30.06.2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, meglio noto come Codice sulla privacy. Il diritto alla riservatezza non riguarda solo i dati individuali, ma ogni informazione personale. Il codice contempla il trattamento dei dati forniti ad un ente o istituzione, pubblici e privati, nel momento di una registrazione, iscrizione o espletamento di un concorso. Il trattamento è un’operazione svolta con l’ausilio di mezzi elettronici e non, concernente i dati (raccolta, conservazione, elaborazione,). La persona che fornisce i suoi dati, al momento della raccolta, deve essere informata sull’utilizzo che ne verrà fatto. Quando firmiamo per acconsentire al trattamento dei dati personali, in realtà siamo ignari circa il loro futuro impiego. L’art. 4 offre delle definizioni come quella di comunicazione elettronica: «ogni informazione scambiata o trasmessa tra un numero finito di soggetti tramite un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico. Sono escluse le informazioni trasmesse al pubblico tramite una rete di comunicazione elettronica, come parte di un servizio di radiodiffusione, salvo che le stesse informazioni siano collegate ad un abbonato o utente ricevente, identificato o identificabile». Date di nascita, indirizzi di residenza, codici fiscali, numeri e scadenze delle carte di identità, coordinate bancarie sono facilmente reperibili on-line senza barriere o credenziali d’accesso. Non è facebook a favorire i furti d’identità. Gli enti pubblici violano la privacy. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 7 luglio 2013, p. 16.

sabato 10 marzo 2018

La Legge Bacchelli svela gli incauti stili di vita dei vip

Nel Bel Paese v’è una legge che più delle altre semina discordia tra i cittadini. È la legge Bacchelli. È simile a un virus, innocua se posta in quarantena, ma letale non appena la si invoca per ottenerne i benefici. Deve il nome allo scrittore Riccardo che venne a mancare prima di poterne usufruire. La legge n. 440, approvata l’8.8.1985, prevede l’istituzione di un fondo a favore di cittadini illustri in stato di necessità economica. È un vitalizio non modesto utile al sostentamento di gente un tempo assai famosa e danarosa. I requisiti per usufruire dell’assegno sono: cittadinanza italiana, fedina penale pulita e notorietà (in campo artistico, letterario, scientifico e sportivo). Ogni volta che un aspirante beneficiario ne fa richiesta, essa viene accolta tra le polemiche collettive. La certa concessione scopre il velo degli sperperi dei divi ed anche delle loro pensioni misere pari alle pensioni minime dei comuni mortali. Il testo della legge afferma l’«istituzione di un assegno vitalizio a favore di cittadini che abbiano illustrato la Patria e che versino in stato di particolare necessità» (Art. 1, comma 1). «L’importo è commisurato alle esigenze dell’interessato e  non  può,  in  ogni  caso,  essere superiore a lire 100 milioni annui» (Art. 1, comma 3). Oggi L’importo massimo annuo ammonta a 24.000 €.
Silvana Calabrese Blog La Scorribanda Legale
La normativa, insieme al lungo elenco di famosi beneficiari, ci rende moralisti. Nella vita vale il carpe diem tanto quanto l’impegno nell’accantonare denaro per la vecchiaia o per i periodi di carestia lavorativa. Se personaggi famosi sono ridotti alla pensione minima significa che i contributi non sono stati versati negli anni in cui gli ingaggi abbondavano e i compensi straripavano. Siamo stati spettatori delle loro performance artistiche e anche dei loro lussi. Case, ville, auto, vacanze, un folto entourage e… debiti. La strada del successo ha tanti sbocchi sul burrone della rovina. Hanno avuto il dono dell’avvenenza, particolari doti canore o nel campo della recitazione e la fortuna di ricoprire un ruolo di rilievo nella società italiana per molto tempo e fin dalla giovanissima età. La legge li dichiara cittadini che hanno illustrato la Patria, un’espressione cerimoniale! In realtà è stata promulgata una normativa che trascura un elemento fondamentale: chi si candida a divenire un esempio internazionale deve essere portatore di sobrietà e parsimonia. Ma soprattutto declinando essi stessi la legge Bacchelli dimostrerebbero rispetto verso quegli umili cittadini-spettatori-ammiratori che con le loro estenuanti tasse contribuiscono alla costituzione del fondo. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 1 luglio 2015, p. 16.

martedì 20 febbraio 2018

Sul bus senza biglietto, A Firenze si può. Basta un sms

Silvana Calabrese Andy Warhol pop art Blog
     In virtù del principio in base al quale tutti possiedono un telefono cellulare e ne sono sempre muniti, a Firenze chi sale a bordo di un mezzo di trasporto pubblico urbano non avrà più scuse perché il biglietto ce lo si può procurare con un semplicissimo sms. Nella città in cui l’arte aleggia sotto forma di molecole nell’aria, si è pensato a un modo inequivocabile di ottenere il biglietto stringendo un accordo con i gestori di telefonia mobile Tim, Vodafone, Wind e a breve si aggregherà anche Tre Italia. Dal credito del vostro telefonino verrà sottratto il costo di un messaggio, che varia a seconda del gestore, e decurtato il prezzo del ticket pari a 1,20 euro. Il sindaco di Firenze Matteo Renzi e il presidente Ataf (Azienda di Trasporto pubblico dell’Area Fiorentina) Filippo Bonaccorsi hanno presentato il servizio di Mobile Ticketing che consiste nell’inviare uno short message al numero 4880105 con il testo Ataf prima di salire sul mezzo pubblico; in pochi istanti arriva un messaggio di conferma che ha valore legale in caso di verifiche effettuate dai controllori.
     Firenze è stata la prima città in Italia ad aver attivato il servizio nei primi mesi del 2012 e già auspica la prossima innovazione: estendere alle compagnie telefoniche l’applicazione Ataf 2.0 scaricabile ed installabile sul cellulare per ottenere informazioni in tempo reale sulle linee di trasporto e sui tempi di arrivo. Tutto questo per rendere la città moderna, ma soprattutto per alleviare i disagi che spesso i servizi di trasporto pubblico arrecano all’utenza.
     Anche altre città hanno aderito all’iniziativa sia pur con modalità differenti. Presto anche i capoluoghi di provincia meridionali potrebbero decidere di sbarcare sul pianeta tecnologia. Soprattutto per abolire l’alibi di molti ragazzi e anche adulti, sorpresi senza biglietto o senza biglietto obliterato e che si appellano al malfunzionamento della macchina obliteratrice oppure alla penuria di biglietti in tabaccheria. Ponendomi dal fronte dei passeggeri invece, direi che l’evoluzione del servizio fiorentino, l’applicazione Ataf 2.0, risolverebbe non pochi problemi legati ai tempi di percorrenza e di arrivo delle vetture ad ogni fermata, specialmente nelle ore di punta e di rientro dopo una giornata lavorativa. 
     Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 20 giugno 2012, p. 20.

giovedì 8 febbraio 2018

Battere l’evasione fiscale: un suggerimento dal XV secolo

Mi è rimasto impresso uno dei discorsi del Presidente del Consiglio Mario Monti quando ancora si stava riflettendo su come porre rimedio alla difficile situazione del nostro paese. La curva dell’attenzione del pubblico a casa stava precipitando inesorabilmente, colpa dei lunghi discorsi, ma subì un’impennata al suono delle parole «l’ultimo punto, ma enormemente importante». L’ultimo aspetto che l’onorevole avrebbe affrontato riguardava la funesta questione dell’evasione fiscale, il nostro ottavo peccato capitale.
Evasione fiscale rimedio Silvana Calabrese - Blog
Forse si è trattato di una strategia comunicativa del premier, dato che è stato dimostrato che la nostra mente elabora un percorso periferico che induce a ricordare meglio la prima o l’ultima parte di un discorso. Rispettivamente si parla di effetti primacy e recency.
L’evasione sottrae alle casse dell’erario forse alcuni miliardi di Euro. I miei dati sono assolutamente vaghi, ma le certezze subentrano nel caso della lotta all’evasione fiscale. Con tante manovre riusciremo a sopraffare l’evasione? Siamo mai riusciti realmente ad attuarla (la lotta intendo)?
Io ricordo un sistema. Fu adottato nel remotissimo Catasto fiorentino del 1427. Lo si ricorda come un catasto completo e laborioso. Si tratta di un censimento dell’intera popolazione sottoposta alla giurisdizione della Repubblica. Oltre Firenze, le principali città incluse nella rilevazione furono Pistoia, Prato, Arezzo, Pisa, per un totale di circa 260.000 persone. Registra meticolosamente beni mobili ed immobili dei quali fornisce una stima. L’obiettivo è avere una base per stabilire le tasse, l’imponibile. Si verificava la sincerità delle dichiarazioni per mezzo di opportuni sopralluoghi presso i contribuenti sospetti. Coloro che non ottemperavano agli obblighi fiscali venivano colpiti con pesanti pene e perdevano ogni diritto di fronte alla giustizia civile e penale.
Al fine di scoprire gli evasori, gli amministratori del catasto invitarono ogni cittadino a denunciare il prossimo. Fecero collocare delle cassette o tamburi nelle piazze e nelle chiese per raccogliervi le denunce. Se il notificator (la persona che dichiarava esserci stata una frode fiscale) rivelava la propria identità, riceveva un quarto del valore del bene che era stato nascosto al fisco. La pratica fu così incentivata e il sistema risultò efficace. Nel XXI secolo potremmo riprovarci? Per ora lasciamo che ci pensino Serpico e la Spending Review. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 21 febbraio 2014, p. 18.

lunedì 5 febbraio 2018

La barzelletta fiscale: l’evasore, l’esente e il francese

È ora di smetterla con le barzellette sui carabinieri: non sarebbe rispettoso dato che alcuni di loro perdono la vita eroicamente. E ormai sono passate di moda anche le barzellette che iniziano con «ci sono un italiano, un inglese e un francese»: siamo sufficientemente globalizzati da aver raggiunto un buon livello di maturità cosmopolita. Una nuova tipologia di «racconti da ombrellone» (modo in cui mi piace definire le storie ridicole e contraddittorie da narrare in spiaggia) può essere costituita da due coprotagonisti: l’esente e l’evasore.
Evasione fiscale Silvana Calabrese Blog
L’esente è colui il quale si è dimostrato totalmente incapace di sedurre l’ipovedente Fortuna. L’esente in genere coincide col disoccupato o con chi ha un reddito basso. Viene apostrofato come «parassita dello Stato» poiché è a questa entità giuridica che egli si rivolge per ottenere esenzioni in merito a tasse, visite mediche, prescrizioni farmaceutiche. Ma tali agevolazioni richiedono la pazienza dell’attesa, perché lunghe sono le code per ritirare attestazioni e certificazioni del proprio precario stato economico.
Un personaggio di grande interesse è l’evasore che spesso indossa la maschera dell’esente. L’evasore non è povero (lo è nell’animo), ma ove possibile si crea sempre delle circostanze per fare sue delle agevolazioni alleggerendo i già anoressici fondi statali. L’evasore ha un credo secondo cui le tasse sono una punizione e le bollette una tegola sulla testa. Girano per la città a bordo di auto di grossa cilindrata e dichiarano meno del reddito effettivo. Forse sono deboli in matematica. Ma paradossale sarebbe il caso di docenti che insegnano la storia dei mass media o dell’evoluzione del giornalismo per poi violare deliberatamente l’art. 27 della Legge n. 223 del 6 agosto 1990, anche nota come Legge Mammì (Norme sul canone di abbonamento). Ne viene fuori una débâcle delle materie umanistiche.
Passiamo al francese: – Vous parlez français? – Non.
E allora? In questa barzelletta moderna l’evasore e l’esente non si accompagnano al francese perché quest’ultimo serviva solo a echeggiare le barzellette vecchio stampo.
Questa tuttavia è una storia senza dimora cronologica come dimostrerebbe la riesumazione del Catasto Onciario o Carolino, quel documento di natura fiscale redatto tra il 1753 e il 1754 al fine di garantire un’equa ripartizione del carico fiscale affinché «i pesi (tasse) siano con uguaglianza ripartiti, e che il povero non sia caricato più delle sue deboli forze ed il ricco paghi secondo i suoi averi». Le tasse gravarono ugualmente sugli umili ed i beni feudali furono esentati. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 5 febbraio 2012, p. 12.

venerdì 12 gennaio 2018

Le banche che non vogliono cambiare assegni circolari

“La scorribanda legale” ha la sua Web Tv

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giovedì 16 novembre 2017

Il nuovo governo si inaugura sotto i migliori auspici

Un nuovo governo finalmente, speriamo bene (così scrivevo) 
Governi italiani Italia crepata Silvana Calabrese Blog
Dopo le vicissitudini politiche che in breve tempo hanno condensato più storia che in un programma scolastico; dopo un governo caduto; elezioni anticipate; un governo che ha inasprito gli animi; un governo tecnico e l’ingovernabilità, Napolitano incarica Enrico Letta di formare un nuovo governo che si inaugura sotto i migliori auspici. L’elenco dei ministri scelti pare foriero di novità impensate per l’Italia. È scesa l’età media dei parlamentari, un traguardo non indifferente. È un governo misto che raccoglie esponenti del Partito Democratico e del Popolo della Libertà, una formazione operativa che osiamo pronosticare vincente, protesa al dialogo e avente come obiettivo la pronta guarigione del paese. [A due mesi dalle elezioni si schiera ora una squadra composta da 21 promettenti ministri. Per la prima volta fa la sua comparsa un ministro di colore, il medico congolese Cecile Kyenge. È ministro dell’Integrazione. La sua presenza porrà fine (si spera) ai residuali atteggiamenti di insofferenza razziale. Josefa Idem, canoista campionessa olimpica tedesca naturalizzata italiana, si occupa di ciò che le sta a cuore: lo sport e le politiche giovanili.  
A seguire: Alfano all’Interno e vicepremier; Bonino agli Esteri; Saccomanni (direttore della Banca d’Italia) all’Economia; Cancellieri alla Giustizia; Mauro alla Difesa; Giovannini (presidente dell’Istat) al Lavoro; il rettore Carrozza all’Istruzione; Zanonato (Pd) allo Sviluppo economico; Lupi (Pdl) alle Infrastrutture; Orlando (Pd) all’Ambiente; Bray (direttore della Treccani) a Cultura e Turismo, Lorenzin (Pdl) alla Salute; De Girolamo alle Politiche agricole e forestali; Trigilia (Pd) alla Coesione territoriale; Milanesi agli Affari Ue; Delrio agli Affari Regionali; D’Alia alla Pubblica Amministrazione; Franceschini ai Rapporti con il Parlamento; Quagliariello alle Riforme Costituzionali.
Il giuramento è avvenuto secondo una formula pronunciata da tutti i ministri «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione». Le difficoltà vissute fino ad oggi conferiscono un’aura di sacralità al giuramento. Questa volta andrà mantenuto parola per parola.] Si spera in un governo che dimostri maturità in modo che i cittadini ne divengano onesti emulatori. Ci si augura anche di non avvertire più la pressione di nuove tasse perché esse altro non sono che contributi non volontari. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 1 maggio 2013, p. 22.

venerdì 10 novembre 2017

Il diritto di voto duramente conquistato, ora alle ortiche viene gettato

È come un dono, non ci si può astenere dal riceverlo
La scorribanda legale Silvana Calabrese blog
Il diritto di voto duramente conquistato, ora alle ortiche viene gettato. Le circostanze sono favorevoli alla fioritura di una rima. Siamo stati chiamati al voto in occasione delle elezioni politiche italiane del 2013 per il rinnovo dei due rami del Parlamento italiano (Camera dei deputati e Senato della Repubblica). I media ne parlano in termini di scarsa affluenza, inferiore rispetto ad altri eventi elettorali. L’esercizio del voto non è solo un diritto, ma costituisce un dovere che investe i cittadini. L’astensione dallo stesso, anche se mossa da un crollo di fiducia nel sistema peninsulare già affetto da numerose vicissitudini, non trova giustificazioni e anzi rappresenta un danno per i rinunciatari. Si sente spesso asserire che il vero fallimento risieda nella rinuncia e in effetti l’assunto è inconfutabile. Mentre un concreto deperimento lo ha subito l’espressione «Italia: bel paese». Con chiarezza interviene la Costituzione, in vigore dal 1948, che nei primi commi dell’art. 48 sancisce e garantisce che «Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico». Il popolo è stanco della realtà attuale accompagnata da una politica lontana dal vissuto dei cittadini. Questo però è un alibi, scusante dell’assenteismo (probabile riflesso del comportamento dei parlamentari). Per suffragare il mio assunto citerò i referendum abrogativi del 2005, distinti in 4 quesiti sulla legge n. 40 del 19.02.2004 «Norme in materia di procreazione medicalmente assistita». Si tennero il 12 e 13 giugno 2005 e non raggiunsero il quorum. È nitido il ricordo di quelle mattine di sole. Mi recai alle urne e poi in spiaggia. Ossia anteposi il dovere al piacere. Ma in troppi assunsero un comportamento divergente rispetto al mio: donne biologicamente improduttive o già madri; uomini; ragazzi/e che non avevano compreso il peso della scelta. Il voto è necessario anche quando il suo esito non ci tange in prima persona. Ma questo discorso deraglia ora verso ciò che diamo per scontato, ovvero il modo ispido col quale siamo giunti a conquistare questo nostro diritto. Il suffragio universale venne istituito dopo la II guerra mondiale. Precedentemente, nell’età giolittiana, definita epoca di riforme, si previde il suffragio universale maschile nel 1912: per la prima volta in Italia il diritto di voto veniva allargato a tutta la popolazione maschile al di sopra dei 21 anni, indipendentemente dal reddito degli elettori, purché sapessero leggere e scrivere e avessero adempiuto agli obblighi del servizio militare. Rimaneva l’esclusione degli analfabeti, che potevano accedere al voto solo dopo aver compiuto i 30 anni, e delle donne alle quali il voto fu riconosciuto nel 1946. Un diritto è come un dono: non ci si dovrebbe astenere mai dal riceverlo. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 27 febbraio 2013, p. 32.

domenica 29 ottobre 2017

Lettera a un figlio mai nato

Silvana Calabrese bambina
Silvana Calabrese     Ti immagino come se tu fossi accanto a me capace di comprendere, ma soprattutto di ascoltare. Tu non appartieni a questo mondo e ciò ti rende in grado di guardare le cose da altre prospettive, senza influenze, senza delusioni. Tu sei il figlio/a che non ho mai messo al mondo… e nemmeno concepito, intendiamoci! Però ti voglio scrivere, sento di doverti almeno questo dato che comincio a credere che non ti darò mai alla luce. Non mi piace questa società e perdonami se mi arrogo il diritto di scegliere per te. 
     Ti scrivo qualche riga così almeno saprò che abbiamo avuto un legame. Aspettative, speranze, ammonizioni e anche come ti avrei immaginato. Per prima cosa ti avrei preferito maschio, perché è una balla quella della parità dei sessi. Tra uomo e donna c’è una disparità insanabile e le donne non godranno mai del rispetto che meritano sul nostro pianeta.
     Ti avrei voluto forte e determinato, proprio come me, ma decisamente meno sensibile. Per il tuo avvenire avrei gradito una società caratterizzata dal rispetto per il prossimo e dall’immedesimazione. In merito alle amicizie, avrei voluto che tu provassi la gioia di una risata spontanea con amici sinceri. È questo il dono più grande dell’amicizia vera che fa tanto bene alla psiche e al sistema immunitario.
Sarebbe stato bello vederti crescere in compagnia di un forte entusiasmo perché esso è il motore trainante della società ed è anche ciò che le manca.
     Al tuo fianco, per la vita, avrei voluto un partner che ti completi. Uomo o donna, non ha alcuna importanza, l’omofobia deve finire.
     Mi sarebbe piaciuto guardarti negli occhi intravedendo in essi una parte di me, quella migliore, unita al tuo spirito serio, allegro e dinamico, ma anche onesto e generoso.
     Avrei voluto stringerti tra le braccia sapendo che l’unico vero e significativo segno del mio passaggio sulla Terra sei tu e soltanto tu. Perché solo tu avresti potuto perpetuare il mio lavoro portando in dote un pizzico della mia essenza e trasmettendola ai tuoi figli.
     È assurdo che io scriva proprio a te che nemmeno esisti? Non lo so, ma sono certa che a te piacerebbe leggere le mie parole perché tu saresti gentile, educato e disponibile al dialogo e all’ascolto.
     Per te vorrei solo e soltanto il meglio insieme a ciò che mi è mancato nella vita. 
     Ovunque tu sia, sappi che ti avrei amato tanto. 

lunedì 2 ottobre 2017

L’identikit del politico che vorrei

Silvana Calabrese fumetto
     Il politico ideale è un parente stretto del principe azzurro. Nutriamo l’ardente speranza di incontrarlo, ma siamo consapevoli che egli è il frutto della nostra immaginazione. Tuttavia, sognar non nuoce e dunque proverò a tracciare i lineamenti del politico che vorrei.
     Il governante più idoneo a ricoprire l’incarico dovrebbe essere e saper rimanere un cittadino, perché se si eleva a Titano sappiamo bene come va a finire.
     Deve essere una persona che conosca le necessità dei ceti più umili e che preferibilmente provenga proprio da lì. Solo in questo modo potremmo avere un paese funzionante e funzionale ai bisogni del popolo. Solo così si eliminerebbe quell’infernale divario tra le persone. Solo allora potrebbe regnare l’equilibrio.
     Al governo sarebbe interessante osservare una persona dotata di una forte capacità di immedesimazione perché solo e soltanto con quella qualità si avverte il peso delle problematiche sociali e al tempo stesso una carica propulsiva che spinga a volerle risolvere.
Silvana Calabrese Vip
     L’identikit del politico che vorrei prevede un curriculum di rispetto, ma non troppo artificioso. Ricordiamo che l’accumulo di titoli non è sinonimo di cultura. Quest’ultimo termine infuoca il dibattito. Abbiamo fin troppa ignoranza e uno scarso desiderio di conoscere ed informarci, siamo lo specchio fedele dell’attuale casta politica. Il nuovo modello di politica deve alimentare costantemente la fiamma della cultura e della riflessione. Poi deve anche avere per padre l’equilibrio, per madre la saggezza, l’umiltà per amica fedele, la rettitudine per amante passionale e per moglie devota? La popolazione intera.
     Egli deve essere un buon comunicatore, ma mai un cantastorie. Deve parlare ai giornalisti e comparire davanti alle telecamere, ma mai elevarsi ad attore hollywoodiano. Deve cogliere per sé le opportunità e i benefici che lo travolgeranno, ma possibilmente all’insegna della moderazione.
Silvana Calabrese
     Il politico che vorrei deve prendere quell’entusiasmo (o anche smania) usato per incrementare e inventare tasse e trasferirlo in nuove sedi e contesti: sanità, istruzione, lavoro. Perché non si può tollerare un governo che prende atto degli allarmanti livelli di disoccupazione e se ne dis-occupi!
     Il nuovo candidato alla guida del paese, uomo o donna, deve avere una personalità tale da pervadere l’animo degli italiani, tutti e ciascuno, affinché ci si senta finalmente fieri di appartenere al paese del tricolore. 
     Le qualità di chi deve dedicarsi alla vita politica di una nazione sono poche, semplici e trasversali.

martedì 5 settembre 2017

Che stress quel prelievo nel Policlinico di Bari

Una mattinata trascorsa nella zona prelievi del Policlinico
     Nel condividere con voi le vicende alle quali ho assistito durante le ore trascorse nella zona prelievi del Policlinico di Bari, vorrei immaginare di parlare al mio diario. È un escamotage utile a stemperare eventuali note di aggressività. Caro diario, quattro mesi fa ho prenotato degli esami ematochimici di routine al CUP del Policlinico. I medici ospedalieri mi avevano persuasa a scegliere la loro struttura per il check-up annuale. Ho deciso di dare loro ascolto ignara di una palese reticenza ed eccomi qui.
Che stress quel prelievo nel Policlinico di Bari
     Non essendo noto l’esatto orario di inizio, nel corridoio ho scorto una folta schiera di pazienti. Si procede secondo l’ordine di arrivo, ci si munisce del numero, si firma il modulo del consenso informato e del trattamento dei dati personali e si attende in un ambiente chiassoso la cui atmosfera a tratti alterni ha l’odore del fumo di sigaretta. Deve essere un’impressione poiché la legge lo vieta. La sala d’aspetto è capiente, 4 metri per 4 circa! Dopo due ore giunge il mio turno e mi accorgo che la riservatezza è cosa rara durante il prelievo perché la porta viene spesso aperta. Non è altrettanto raro incorrere in qualcuno in preda ad un forte calo di zuccheri accentuato dalla tensione profusa da quel luogo. È stato chiesto alle infermiere di modificare le modalità operative in modo da rendere fattibili dei semplici esami, ma loro sono meri dipendenti pertanto privi della facoltà di risolvere la situazione o ponderare una soluzione. I pazienti dovrebbero chiedere udienza al dirigente sanitario, ma credete sia facile? Accade spesso che nella gerarchia della sanità la base non dialoghi col vertice. La diagnosi di questo problema è da ricercare nel principio di autorità, bizzarro ma reale, dal quale scaturisce lo stato di agente. Si tratta della condizione di appartenenza ad una struttura gerarchica che solleva l’individuo dal senso di coscienza e responsabilità (presenti invece nello stato di autonomia). Di conseguenza solo l’autorità è responsabile dei suoi atti guidati dagli ordini impartiti (cit. Lungo i sentieri dell’identità p. 146). Vorrei dare un consiglio organizzativo al nosocomio prendendo spunto dall’organizzazione dell’Ospedale pediatrico Giovanni XXIII e dal Di Venere, entrambi ospedali di Bari. Bisogna bandire l’ordine di arrivo ed assegnare degli orari ai pazienti. Questo sarebbe già sufficiente ad evitare accavallamenti. Organizzarsi vuol dire distribuire il carico di lavoro entro tempi ben scanditi. Ed è un sistema valido nella sanità pubblica quanto nella vita privata, sia per gli scolari che per gli adulti. Inoltre è un rimedio contro il temuto stress quotidiano. 
     Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 13 giugno 2013, p. 24.

lunedì 28 agosto 2017

Ricicla il tuo profilattico, lascialo in Parco Due Giugno!

Preservativi Profilattici Parco Pubblico La scorribanda legale
     Cari lettori,
pensavo proprio di aver raggiunto l’età pensionabile come blogger e di ritirarmi a vita privata godendomi un meritato riposo. 
     Invece no. 
     Non posso ancora uscire di scena passando il testimone ai miei dipendenti più giovani de “La scorribanda legale”. 
     Così ho dovuto scrivere nuovamente al Sindaco di Bari Antonio Decaro.

Parco Due Giugno
     Egregio Sindaco,
ormai Lei sa bene che tutte le mattine che iniziano con una corsa in Parco Due Giugno sono migliori delle altre per me. Fino a quando non mi imbatto in un preservativo usato. Se per caso nel parco si sono tenute delle lezioni di educazione sessuale in stile americano, nei cui licei si insegna l’arte dell’utilizzo del profilattico con l’ausilio delle banane, allora… come non detto, ma non credo proprio! Il capoluogo pugliese non è un brutto luogo dove vivere, ma i suoi abitanti non hanno il benché minimo senso civico e rendono Bari un posto di sporcizia e perdizione. Perfino il lavoro degli operatori ecologici diviene del tutto impossibile da espletare. Focalizzandoci solo sul parco pubblico citato, pare che sia teatro di esibizioni sessuali pubbliche: dall’esposizione della “dote” maschile all’autoerotismo fino al sesso vero e proprio. In altre parti del mondo simili accadimenti prendono il nome di “atti osceni in luogo pubblico” e sono severamente punibili ai sensi della legge. Un numero crescente di concittadini è scontento della scarsa vigilanza e chiediamo che venga aumentata o reintrodotta. Pochi fondi per farlo? Il numero di sanzioni che ne deriverebbe consentirebbe di bandire perfino nuovi concorsi pubblici per l’assunzione di forze dell’ordine nuove e giovani.
Preservativi Profilattici Parco Pubblico La scorribanda legale
     Trovo assurdo che la dilagante omofobia proibisca violentemente che due gay o due lesbiche si tengano anche solo per mano, ma accolga schifose esternazioni di perversione. Comprendo che il fare carnevalesco del gay pride infuochi i detrattori, ma la vita di un omosessuale non è fatta di travestimenti e sa essere molto più sobria e composta di quella di un eterosessuale. Se la nostra mentalità risulta essere così tanto derelitta, allora occorre un intervento dall’alto, una correzione di rotta che derivi da un’autorità maggiore, incontestabile: la Sua.
     Per quanto le Sue ambizioni personali la allontanino dalla città metropolitana, ricordi che Lei è ancora legato a essa in quanto… primo cittadino.
     Auspicando un suo intervento concreto La saluto come da recente consuetudine,
Silvana Calabrese,
(una barese dimenticata esattamente come gli altri).


Preservativi Profilattici Parco Pubblico La scorribanda legale
     Ora però devo rivolgermi anche alle madri di figli maschi, così tanto spensierate a partire dal momento del parto. 
     Avete generato dei mostri. 
     Dovreste sapere che vi spetta un ruolo educativo complesso nei confronti di un figlio di sesso maschile alla stessa stregua di quello che tocca alla sfortunata madre di una figlia femmina. 
     Ricordate che l’uomo ha il dovere di tutelare la propria dignità e il proprio senso del pudore tanto quanto la donna.




L'articolo fa parte della sezione "SESSO". Potrebbe interessarti anche:
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