Translate in your language

mercoledì 4 luglio 2018

Tutta la verità su un blog controverso

Silvana Calabrese Direttore
     Mi chiamo Silvana Calabrese e dirigo il blog “La scorribanda legale” e non intendo chiedere scusa per questo.
     La prima domanda che le persone mi pongono è «Perché proprio questo titolo?».
     Per scorribanda si intende una vera e propria incursione nelle menti dei lettori. Ma è legale, cioè senza razzie poiché è orientata a stimolare la riflessione. La finalità di base è quella di indurre alla legalità, ossia al diventare dei cittadini muniti di buon senso e senso civico.
Silvana Calabrese
La seconda domanda ricorrente è «Come mai ci sono gli squali?».
     I motivi sono due e sono correlati fra loro. Il simbolo dello squalo compare sia nell’intestazione che nel logo del blog ed è il motivo ricorrente dell’inno ufficiale scelto per la mia piattaforma: La grande onda. Tutto ruota attorno alla società contorta nella quale viviamo e alla quale ci adeguiamo in modo riprovevole. È un contesto in cui vige il marciume, i giovani sono soli ed abbandonati e la rete domina le menti di ogni fascia anagrafica. È una metafora oceanica: ci ritroviamo tra le onde impetuose e possiamo scegliere se sfidarle, restare in equilibrio sulla tavola da surf o abbandonarci al loro potente moto. In quest’ultimo caso resteremmo prede di feroci squali.
La scorribanda legale Logo Silvana Calabrese
     È facile affermare che la società è cambiata e che dobbiamo adattarci per non restare in disparte. Io mi oppongo, ho una lunga esperienza di nuotatrice in stile controcorrente. Ho spalle robuste e potrei insegnare questa difficile disciplina. La scorribanda legale funge da porto sicuro per i navigatori del web e per chi si sente ormai esausto dagli sballottamenti della nostra società. Gli squaletti ci sono e rappresentano il pericolo al quale dobbiamo saper tenere testa. 
Silvana Calabrese tipa tosta     È ormai consolidata l’opinione che il mio blog sia una spina nel fianco per chiunque. Ed io aggiungo che è controverso, ma non perché si tradisce, bensì perché scuote gli animi e genera una non condivisione. Oggigiorno ciò che stimola l’introspezione si accompagna anche a un monito e in chi legge si scatena la risposta infiammatoria del tipico colpevole. 
     Tutti noi siamo rei di disordini sociali e quando ci si riflette nel mio blog un fuoco ardente ci pervade. Ogni singolo articolo ha l’effetto di un colpo al cuore, ogni mio pezzo (a seconda delle tematiche e delle sezioni) genera un’emozione: talvolta è tenerezza, altre compassione, ma anche rabbia, odio puro, invidia, insofferenza, irritazione. Tutte emozioni potenti che si spera vengano canalizzate in positivo. Ma mai i miei scritti hanno suscitato indifferenza. Ed è di questo che vado fiera. Stimolo e scuoto nel profondo. Non ho mai cercato la condivisione, bensì la rivolta. E la alimento costantemente. Il mio obiettivo, fin dal principio, è stato questo. E non ho mai mancato un colpo.

Silvana Calabrese blog Andy Warhol pop art


domenica 1 luglio 2018

È stato scoperto ed estratto il DNA della storia

Il Dna della storia tra corsi e ricorsi
Non in un laboratorio privato, ma a casa, ho estratto il DNA della storia aprendo nuove frontiere nella comprensione della società che ci circonda e della sua evoluzione. Isolando una porzione di linea temporale da metà Ottocento ad oggi è possibile notare come la storia segua un andamento sinusoidale. Si tratta di un’onda che presenta in maniera alternata creste positive e creste negative.
Scoperto DNA della Storia Silvana Calabrese - Blog
L’Ottocento era caratterizzato da una bassa speranza di vita oppressa da numerose malattie ed epidemie che non lasciavano scampo alle popolazioni e parevano impossibili da debellare. Un picco positivo si registrerà nel 1900 con la Belle Epoque. Un nuovo secolo era alle porte, il XX, foriero di prospettive di pace e benessere. Scienza, tecnica, arte e pace indussero a credere che la vita non potesse andar meglio, ma quell’atmosfera festosa venne funestata dalla prima Guerra mondiale (1914–18) in cui il progresso tecnologico fu asservito alla forza bruta delle armi di distruzione.
Quando il conflitto ebbe termine, l’umanità cercò di risollevarsi e il picco di ottimismo fu raggiunto negli anni Venti e Trenta, gli anni della civiltà di massa nella quale scorreva una nuova linfa: la rivoluzione dei trasporti, la diffusione dei mass media, la società del tempo libero e della villeggiatura di massa (non più fenomeno elitario). La gioia di vivere appena riscoperta scomparve al gelido soffio della Crisi del ’29 seguita dalla seconda Guerra mondiale (1939–45). Il genere umano diede il peggio di sé donandoci/si l’immane potenza delle bombe atomiche e gli orrori dell’olocausto. Eppure in numerose righe del suo diario Anna Frank nutre speranza. Il 15.07.1944 è fiduciosa nel ritorno della pace che segnerà l’alba di un mondo migliore. Ordine, pace e serenità giunsero davvero, ma l’umanità perse la ragazza dai grandi ideali e dall’incrollabile fede. Gli anni ’50 furono gli anni del boom o miracolo economico in cui si poterono dire rimarginate le ferite morali inflitte dalla guerra. Le innovazioni industriali contribuirono a mutare gli stili di vita delle persone e l’economia si espanse. La cresta dell’onda della storia torna a scendere proprio negli anni che stiamo vivendo poiché essi portano il marchio della crisi economica, della crisi della mentalità e sono segnati dalla piaga della disoccupazione crescente. I giovani sono risorse preziose in stato di abbandono. Il DNA della storia lascia presupporre che verrà presto una data x nella quale l’onda lambirà nuovamente un picco positivo. Quando risaliremo la china? Solo quando il fondo sarà uniformemente abraso da tutte le classi sociali. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 23 dicembre 2015, p. 16. 

giovedì 28 giugno 2018

Italia. Dalle origini ai giorni «mostri»

Italia Bel Paese in declino Silvana Calabrese Blog
     Non v’è ombra di errore in quanto scritto poiché sono giorni mostruosi, quelli odierni, in cui il paradosso è di casa. Esistono radici storiche in grado di spiegare il declino del nostro paese, ma noi le ignoriamo perché auto lobotomizzati dalla sempre più diffusa «sindrome del libro vergine o intonso». Questo spiega come mai siamo all’oscuro del fatto che all’alba dell’Unità il paese si presentava altamente frammentato sotto molteplici aspetti; così come non sappiamo che nei due conflitti mondiali l’Italia non era interventista per vocazione, ma dimostrò opportunismo sia quando abbandonò l’Alleanza, optò per la neutralità e poi si unì all’Intesa, che quando voltò le spalle all’Asse firmando l’armistizio con gli Alleati. Sia pur in maniera reticente, i manuali di storia concedono qualche indiscrezione sulla debolezza caratteriale dell’Italia.
     Viviamo una crisi economica fittizia, trattasi di crisi della mentalità: piagnucoliamo per il tetto di spesa dei libri di testo e ci mettiamo in coda nei negozi di capi griffati.
     Ci affligge un indice di vecchiaia in impennata sotto il quale soccombono i giovani, le pedine del ricambio generazionale, che mai giocheranno le loro mosse in condizioni di perenne immortalità degli anziani lavoratori. Negli States i giovani Scout vendono biscotti a chiunque con successo e i bambini allestiscono il caratteristico banchetto delle limonate cominciando a comprendere il valore del danaro e del lavoro. In Italia micro imprese simili non possono attecchire, è troppo ostico incontrare il favore o la comprensione di uno stormo di consumatori il cui amore sconfinato è rivolto verso gli abiti firmati o l’ennesimo cellulare intelligente.
     Con l’atteggiamento di un pargoletto dispettoso non ci proviamo nemmeno a fare la raccolta differenziata o a spegnere la luce superflua a casa e sul posto di lavoro, che il pianeta crepi! Siamo inguaribilmente incapaci di assumerci le nostre responsabilità e sicuramente affetti da una forma di atrofia mentale che paralizza ogni possibile tentativo di cambiare lo status quo a partire dalle singole azioni quotidiane. Abbiamo imparato ad assecondare il tormentone «I giovani devono lasciare l’Italia e cercare la realizzazione altrove» senza maturare la cognizione che queste parole rappresentano il sanguinoso fallimento dell’intero paese e dei suoi abitanti, tutti. Giunti ai giorni «mostri», la locuzione «Bel Paese» assume automaticamente un significato sarcastico. 
     Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 1 dicembre 2013, p. 20.

lunedì 25 giugno 2018

I libri nuocciono alla salute. È salvo chi non legge

L’ultima barzelletta: i libri nocivi alla salute
Un nuovo allarme globale è stato diramato. Riguarda i libri. Pare che nuocciano gravemente alla salute. La colpa ricade su: la carta su cui sono stampati, l’inchiostro dei loro caratteri, il filo di refe col quale sono brossurati e la colla a caldo che ne salda insieme i fogli sul dorso della copertina.
Il veicolo attraverso il quale il messaggio di un libro giunge al pubblico è la carta, nei cui invisibili pori si annida una specie di batteri molto rara, la «abbassus letturam». Si insinua nell’organismo umano mediante le respirazione e trova una sede permanente, nonché rampa d’attacco, negli alveoli polmonari.
I libri nuocciono gravemente alla salute Silvana Calabrese Blog
La rilegatura cucita a filo di refe/brossura, prestigiosa e resistente, è l’habitat del parassita «vade retro liber», noto per le irritazioni cutanee che provoca.
Se i fogli di carta usomano vengono fresati e incollati a caldo, il collante impiegato determina delle malsane esalazioni, inodore e incolore, di tossine che causano congiuntiviti ricorrenti e recidivanti indomabili anche a seguito dell’applicazione di potenti antibiotici.
Su quei gruppi di sedici pagine, detti in gergo tipografico–editoriale sedicesimi, cucite fra di loro viene impresso l’inchiostro (sostanza di varia natura e composizione chimica), vera e propria arma letale che attraverso il derma raggiunge la circolazione sanguigna.
Ecco spiegati scientificamente gli effetti descritti all’unisono dai lettori: calo della vista, rossore oculare, attacchi d’ansia e di panico e orticaria.
I lettori si interrogheranno sulla fondatezza delle mie affermazioni. Verità o menzogna? Trattasi di una burla, di uno scherzo, di un falso volto a mettere in moto il contorto meccanismo della proibizione che scatena la tentazione. È infatti noto che le persone desiderano ardentemente ciò che viene loro proibito, specialmente se ne ignoravano l’importanza prima dell’imposizione del divieto.
I libri non possono che avere proprietà benefiche per la mente che da quei rettangoli di carta trae nutrimento e linfa vitale per le facoltà intellettive. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 1 settembre 2012, p. 20.

venerdì 22 giugno 2018

Noi corridori del parco

Salto staccionata Olio cuore Parco Due Giugno Silvana Calabrese
     Esiste una realtà nota solo ai pochi fedeli che ne fanno parte. È la vita quotidiana dei parchi pubblici che ogni mattina pullulano di amanti del fitness.
Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno      Mentre in città si svolge una vita domestica, scolastica o lavorativa, c’è uno stuolo di adoratori di quelle straordinarie palestre a cielo aperto che sono i parchi cittadini.
     Oggi vi vorrei raccontare la loro storia poiché ne sono una fiera esponente. Noi corridori del parco sfidiamo la calura estiva, l’umidità autunnale e il gelo invernale. Non temiamo le raffiche di vento né la pioggia battente. Non siamo matti, o forse sì, ma allora siamo pazzi di quell’intenso benessere che una corsetta ci dona. Bastano anche solo trenta minuti per trarre enormi benefici da un’attività che i più pigri definiscono stancante. Si sbagliano, è ristoratrice.
Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno Si inizia a popolare il parco per svariate ragioni. Qualcuno ha necessità di dimagrire, altri vogliono risparmiare l’abbonamento in palestra, altri ancora preferiscono il beneficio dello stare all’aria aperta protetti da una cortina di alberi. Lo dicono i media: nelle società civilizzate si riscontra una carenza di vitamina D ed una maggiore sensibilità agli allergeni e trascorrere del tempo all’aria aperta gioverebbe.
     Passiamo in rassegna una serie di benefici fruibili dallo svolgimento di attività motoria all’aperto.
Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno      La corsa al parco è un’attività aerobica capace di garantire l’ossigenazione del sangue e di bruciare i grassi in eccesso (mentre l’allenamento anaerobico, in presenza di pesi, mira ad aumentare la forza muscolare). Fare jogging consente di mantenere sotto controllo il peso e il livello di zuccheri nel sangue. Stimola la respirazione, allenta lo stress, distrae da pensieri molesti, rilassa, ci rende maggiormente resistenti, favorisce una corretta circolazione sanguigna e mantiene la pressione arteriosa a livelli ottimali.
     Ogni vostro organo, dal cuore ai reni, dal fegato al cervello trarrebbe un vantaggio senza eguali dallo svolgimento di attività fisica alla quale deve seguire un’alimentazione adeguata.
Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno      Le articolazioni, poi, si manterranno giovani e non vi tradiranno quando dovrete sollevare un oggetto dal pavimento. Le vostre ossa non somiglieranno al burro chiarificato e resisteranno meglio ad eventuali cadute senza fratturarsi. I vostri muscoli si tonificheranno dando sostegno all’apparato scheletrico.
     Se lo stress della vita cittadina vi uccide, solo nel parco troverete un tempio di serenità. Appena varcato il cancello di ingresso il vostro umore migliorerà e l’ansia diventerà una sconosciuta. C’è molto altro, ma vi invito a scoprirlo personalmente. Non passo in rassegna gli svantaggi di una vita sedentaria e poco salutare, quelli si vivono quotidianamente. 
Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno
Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno

 Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno

martedì 19 giugno 2018

Coltan, pc e telefonini. Siamo noi i mandanti delle più atroci brutalità

Silvana Calabrese Blog La Scorribanda Legale
Nel ’400 i grandi esploratori con coraggio varcarono le Colonne d’Ercole ed estesero i confini del mondo conosciuto. Oggi tutti noi abbiamo contribuito a ridurre i limiti della conoscenza agli stipiti delle nostre porte. Non ci interroghiamo mai su quanto accade oltre la soglia di casa perché è come se non ci riguardasse. D’altronde siamo in un paese sviluppato e nonostante la disoccupazione stia disegnando un’iperbole viviamo in un contesto migliore rispetto a chi si trova nei paesi in via di sviluppo (Terzo e Quarto Mondo). Tuttavia, in un mondo globalizzato ed interconnesso, le nostre decisioni consumistiche hanno effetti prorompenti sulle zone sottosviluppate e sui loro oriundi. Studiamo lo sfruttamento minorile o la violazione dei diritti umani, ma è un’analisi sterile e del tutto priva di comprensione. Come possiamo chiedere ai politici di immedesimarsi nelle condizioni dei più umili se noi per primi non siamo capaci di farlo? Questa divagazione beve ma necessaria cede il posto ad un argomento di bruciante attualità: il turboconsumismo legato agli oggetti tecnologici. Il primo in lizza è lo smartphone. Ne apprezziamo le funzioni, ma non abbiamo la più pallida idea delle sue componenti e della loro provenienza. Anche i media tacciono, anzi invitano a scaricare l’ultima applicazione. Il Coltan (contrazione di columbite–tentalite) è un minerale nero essenziale per la realizzazione di dispositivi elettronici tra cui cellulari, pc, televisori, auto. Si tratta di una risorsa ferocemente ricercata e per questo i giacimenti sono sfruttati in diverse parti del globo. Ma è in Congo che tale frenesia ha effetti nefasti poiché dagli anni ’90 sussistono dei conflitti etnici ed i proventi dello sfruttamento delle risorse di Coltan vengono impiegati per l’acquisto di armi. L’ONU ha denunciato la situazione nel 2003, ma l’estenuante estrazione del minerale prosegue nella violenza più disumana causando anche danni irreversibili all’ambiente. Non diversa è la storia dei diamanti di sangue, estratti in zone di guerra e venduti clandestinamente per finanziare i conflitti. Le multinazionali proseguono sordidamente e noi vegetiamo incuranti delle violenze cui uomini, donne e bambini sono soggetti quotidianamente perché costretti a scavare e a toccare a mani nude il leggermente radioattivo Coltan. C’è chi auspica una normativa che renda tracciabile il percorso del minerale, ma il nostro egoismo non può nascondersi dietro una legge. Siamo noi gli acquirenti delle materie finite, oggetti ultratecnologici di cui dotiamo anche i bambini, e dovremmo vergognarci perché siamo noi i mandanti delle più atroci brutalità. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 21 agosto 2014, p. 16.

sabato 16 giugno 2018

Il vero cellulare smart è quello ipotecnologico

Silvana Calabrese blog La scorribanda legale
La prima telefonata con un cellulare risale al 1973. Dieci anni dopo si produsse un modello di telefonino dal costo proibitivo. In seguito la maggiore accessibilità dei prezzi e il desiderio dei consumatori di esternare uno status symbol hanno determinato l’evoluzione della telefonia mobile e la sua propagazione inarrestabile. Ogni cittadino fuori dalla propria abitazione poteva telefonare in autonomia senza dover cercare una cabina telefonica. L’invio degli SMS ha permesso comunicazioni brevi e meno esose di una telefonata. Parallelamente si sono sviluppati studi e ricerche sugli effetti nocivi delle onde elettromagnetiche sulla salute dell’uomo, ma i risultati sono ignorati come la scritta “il fumo uccide” sui pacchi di sigarette. Anche il codice della strada si è espresso sull’uso del cellulare. Eppure il segno di una società in progress era solo agli albori. Infatti nel Terzo millennio approda nelle nostre vite lo smartphone, il cellulare intelligente. È un telefonino multimediale con capacità di memoria, acquisizione dati e connessione. Le sue dimensioni ridotte permettono di tenerlo sul palmo della mano (anche di mani anagraficamente sempre più piccole) perennemente. Ha un sistema operativo, riproduce musica, scatta foto, gira video, naviga in rete, legge la posta elettronica, invia e-mail, scarica videogiochi e tante applicazioni ed è touchscreen. Con uno smartphone siamo sempre connessi ai social e non perdiamo una notifica. I nuovi modelli esordiscono sul mercato con prezzi elevati e non restano sugli scaffali, ma vengono acquistati con sollecitudine. Ci si lamenta dei tetti di spesa dei libri scolastici, ma non ci si priva dell’ultimo smartphone. Il successo di questi dispositivi mobili è la versatilità garantita dalle applicazioni e dalla connessione web, un antidoto alla noia o al vuoto nato dall’incapacità di occupare il nostro tempo altrimenti. Il loro pregio è l’infaticabilità perché non vengono mai spenti, né in carica, né di notte e nemmeno in volo (modalità aerea o volo). Poiché la vita è ben più ampia del display ultratecnologico, esistono ancora emergenze che inducono a inoltrare o ricevere telefonate o SMS urgenti. Messaggi e chiamate: i cardini di una telefonia cellulare sempre più stremata dall’utilizzo eccessivo. È così che quando serve per il suo scopo primario, lo smartphone va in tilt. Ambientalisti e detrattori degli smartphone, nonché possessori dei vecchi modelli di telefonini (sempre funzionanti), possono a gran voce affermare che il vero cellulare “smart” è ipotecnologico. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 19 ottobre 2015, p. 12.

giovedì 14 giugno 2018

Una nuova malattia ci affligge, l’iperconnessionemia

Proviamo a guarire per un giorno dalla mania dell’iperconnessione 
Quando ci sottoponiamo ad un esame del sangue per monitorare le nostre funzioni vitali e l’esito del nostro stile alimentare e di vita, ci preoccupano spesso i valori che corrispondono alla nomenclatura sideremia, calcemia, bilirubinemia, glicemia, azotemia, ma in particolare colesterolemia. Quando quest’ultima propende verso alti livelli, si sposa con il prefisso iper: ipercolesterolemia. In questo caso si ricorre ad ulteriori controlli a carico dell’apparato cardiovascolare che potrebbe risultare compromesso. Cerchiamo di curarci o ci dimostriamo incuranti.
Silvana Calabrese bandiera italia blog La scorribanda legale
Al giorno d’oggi, sta per essere riconosciuta come malattia sociale l’iperconnessionemia. L’anamnesi di questo morbo ci rivela che inizialmente il web si è proposto come prodigio, come macchina perfetta (analogamente al corpo umano) poiché permetteva la divulgazione istantanea di notizie. Inoltre internet ha aperto ai giovani ed ai meno giovani fiorenti prospettive di lavoro e di collaborazioni a distanza. Con l’avvento dei social network il flusso è mutato: all’iniziale libertà d’espressione garantita dalla stessa Costituzione è subentrata una libertà cancerogena, ossia una perdita di limiti. I webnauti hanno cominciato ben presto ad abusare di quella forma di democrazia facendola sconfinare nell’anomia, o se volete nell’anarchia. I meccanismi di censura sono fittizi e tutti gli utenti possono agire restando impuniti ed usufruendo dell’anonimato. Gli impieghi della rete sono plurisfaccettati, ma riconducibili ad un unico motore: la nostra capacità di gestirci. Abbiamo deteriorato quell’enzima che ci consentiva di riconoscere il momento in cui l’adsl doveva essere spenta affinché potessimo metabolizzare la vita virtuale condotta. Di conseguenza soffriamo di una patologia nota come dipendenza dal web. L’ingresso di palmari e smartphone nel quotidiano ha accelerato la dipendenza rendendola irremeabile. Se il vostro primo pensiero al mattino è quello di collegarvi al profilo social e ripetete la stessa operazione la sera prima di andare a letto, sappiate che non si tratta di amore, bensì di dipendenza. Se a motivarvi è la paura di rimanere esclusi dalle attività sociali, in realtà vi siete isolati automaticamente dietro quel display. Abbiamo stretto un patto col diavolo nel momento in cui abbiamo impugnato un joystick, acquistato un tablet e adagiato sul palmo della mano uno smartphone. Potrei sbagliarmi, ma proviamo a vivere un giorno senza questi gingilli! 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 20 novembre 2014, p. 24.

lunedì 11 giugno 2018

Coltello balisong butterfly – Armeria Darmar Italia srl

Coltello balisong Silvana Calabrese Armeria Darmar La scorribanda legale
     Alla ricerca di un balisong mi sono ben presto resa conto della facilità con cui ci si può procurare tale arma senza verifiche, controlli o istruzioni, in completo anonimato. Ma poi il mio peregrinare in lungo e in largo per il web mi ha vista approdare su un sito web dalla veste grafica ordinata ed esaustiva, quello dell’armeria Darmar
     La professionalità che si evince anche dalla semplice navigazione sul portale ha fatto la differenza. Ma facciamo un passo indietro così che i lettori possano cogliere l’importanza della foce attraverso il percorso di ricerca.
     Il balisong butterfly knife è un coltello a farfalla di origine filippina il cui manico, che da chiuso protegge la lama, si dischiude in due parti (donde il nome “a farfalla”) che ruotano di 180° per rendere la lama fissa e pronta all’uso. È un’arma bianca che può arrecare danni di grave entità se riposta in mani incoscienti.
Face Off John Travolta Balisong
     È stato reso celebre da numerose pellicole: di un certo impatto è la scena tratta dal film Face/Off – Due facce di un assassino in cui il personaggio interpretato da John Travolta fa dono alla figlia di un modello di balisong a scopo di difesa personale al fine di scongiurare ulteriori tentativi di violenza. L’avvincente, significativa e a tratti seducente sequenza di fotogrammi non deve però fuorviare l’idea di detenzione da parte degli spettatori. Possedere un balisong non rappresenta un incentivo alla violenza. La libera vendita dello stesso non è pensata per favorire atti vandalici, intimidatori o di bullismo. In molti casi può permettere di sentirsi più sicuri, soprattutto se adoperato e custodito entro i parametri di sicurezza.
Coltello Balisong Silvana Calabrese Armeria Darmar
     Se non legato alla difesa o alla sicurezza personale, il balisong viene impiegato in giochi di abilità straordinari che portano chi li pratica all’acquisizione di veri e propri skills (abilità in inglese). Non è passata inosservata, ad esempio, la capacità di Angelina Jolie di dilettarsi in una serie di esemplari numeri con un coltello a farfalla in un’intervista televisiva; le capacità di Lara Croft non vengono meno neanche al di fuori dello schermo.
     Per i principianti capita che l’acquisto sia rivolto ad un balisong adatto al training oppure si fa esplicita richiesta, in armeria, di smussare la lama fino a renderla del tutto innocua. Nel passaggio dal livello propedeutico a quello avanzato si viene in possesso di un coltello con lama tagliente.
     Cimentarsi in quei giochi di abilità e destrezza, che in gergo si definiscono tricks, richiede allenamento costante e una notevole coordinazione tra polso, mano, e dita. Il risultato? Raggiungere un confine sottile tra una nuova disciplina sportiva e una vera e propria arte. Nulla di nuovo, abbiamo esempi nel mondo del calcio i cui palleggi si sono evoluti nel calcio freestyle, l’arte del palleggio acrobatico; non inferiori sono le bizzarrie con il pallone da basket; senza dimenticare le gare di skateboard o le evoluzioni realizzabili nella break dance.
Coltello Balisong Silvana Calabrese Armeria Darmar      Per restare nel mondo delle arti marziali, l’esercizio con un butterfly è paragonabile a quello con le armi snodate asiatiche chiamate nunchaku. Occorre molta concentrazione per eseguire tali contorsionismi e restare illesi dalla lama affilata di un coltello pieghevole. Per questo ritengo che le acrobazie con un balisong fondano il fascino e l’agilità del gioco con uno yo-yo con la pericolosità del parkour.
     Tuttavia stiamo focalizzando l’attenzione su un’arma ed è nostro dovere conoscere il quadro normativo di riferimento che ne regola la detenzione, il trasporto e l’utilizzo. L’aspetto legislativo è piuttosto chiaro al riguardo e si condensa prevalentemente nel Tulps (acronimo di Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza) approvato con il Regio Decreto del 18.06.1931 n. 773 e nella Legge 110 del 18.04.1975. Rispettivamente gli articoli 42 e 4 disciplinano rigorosamente il concetto di porto di armi. Da non trascurare è anche la distinzione tra porto e trasporto d’armi la cui variabile fondamentale è l’immediata accessibilità all’arma (Legge n. 85 del 25.03.1986, Norme in materia di armi per uso sportivo).
     Tutto questo non si riassume in una serie di divieti o invalicabili obblighi perché esiste la possibilità certa di godere di piena libertà… nell’osservanza delle regole.
Face Off John Travolta raccomandazioni
     Diffidate da quegli acquisti sbrigativi e quasi del tutto anonimi resi possibili dai meandri della rete poiché essi sono privi di un riferimento, di una guida esperta. Fate rotta verso Darmar, un’armeria, un negozio, un tempio delle armi che non si limita ad armare i propri clienti riponendo nelle loro mani armi di ogni genere, ma li istruisce adeguatamente in merito senza tralasciare alcun dettaglio. Darmar vanta un personale altamente qualificato che con passione e fin dall’apertura della sede si è mostrato

logo Armeria Darmar
«attento ai nuovi appassionati che si avvicinano alle armi da soli e senza alcun aiuto» perché «vi è il bisogno assoluto di informare e fare cultura per permettere ai giovani di avvicinarsi al mondo dello sport del tiro a segno con assoluta serenità neutralizzando qualsiasi messaggio negativo anti armi che giunge dai mass media».

Armeria Darmar esterno
     Disponibilità, competenza e assistenza costituiscono il trinomio vincente della Darmar che desidera un dialogo costante con gli esperti tanto quanto l’orientare i neofiti che con timore ed insicurezza tentano un primo approccio con le armi.
     Varcare la soglia dell’Armeria Darmar Italia significa fare la conoscenza di un personale di elevato profilo professionale in grado di fornire una completa assistenza legale ed amministrativa nel totale rispetto delle normative vigenti. Si soddisfa ogni curiosità nel settore dell’armeria; si contribuisce a diffonderne la corretta conoscenza; si fa sfumare il luogo comune per cui chi nutre una passione per le armi sia un potenziale criminale.



     N.B.: Ogni link rimanda al sito web Darmar e alla pagina dedicata al coltello.

Armeria Darmar interno