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venerdì 22 giugno 2018

Noi corridori del parco

Salto staccionata Olio cuore Parco Due Giugno Silvana Calabrese
     Esiste una realtà nota solo ai pochi fedeli che ne fanno parte. È la vita quotidiana dei parchi pubblici che ogni mattina pullulano di amanti del fitness.
Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno      Mentre in città si svolge una vita domestica, scolastica o lavorativa, c’è uno stuolo di adoratori di quelle straordinarie palestre a cielo aperto che sono i parchi cittadini.
     Oggi vi vorrei raccontare la loro storia poiché ne sono una fiera esponente. Noi corridori del parco sfidiamo la calura estiva, l’umidità autunnale e il gelo invernale. Non temiamo le raffiche di vento né la pioggia battente. Non siamo matti, o forse sì, ma allora siamo pazzi di quell’intenso benessere che una corsetta ci dona. Bastano anche solo trenta minuti per trarre enormi benefici da un’attività che i più pigri definiscono stancante. Si sbagliano, è ristoratrice.
Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno Si inizia a popolare il parco per svariate ragioni. Qualcuno ha necessità di dimagrire, altri vogliono risparmiare l’abbonamento in palestra, altri ancora preferiscono il beneficio dello stare all’aria aperta protetti da una cortina di alberi. Lo dicono i media: nelle società civilizzate si riscontra una carenza di vitamina D ed una maggiore sensibilità agli allergeni e trascorrere del tempo all’aria aperta gioverebbe.
     Passiamo in rassegna una serie di benefici fruibili dallo svolgimento di attività motoria all’aperto.
Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno      La corsa al parco è un’attività aerobica capace di garantire l’ossigenazione del sangue e di bruciare i grassi in eccesso (mentre l’allenamento anaerobico, in presenza di pesi, mira ad aumentare la forza muscolare). Fare jogging consente di mantenere sotto controllo il peso e il livello di zuccheri nel sangue. Stimola la respirazione, allenta lo stress, distrae da pensieri molesti, rilassa, ci rende maggiormente resistenti, favorisce una corretta circolazione sanguigna e mantiene la pressione arteriosa a livelli ottimali.
     Ogni vostro organo, dal cuore ai reni, dal fegato al cervello trarrebbe un vantaggio senza eguali dallo svolgimento di attività fisica alla quale deve seguire un’alimentazione adeguata.
Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno      Le articolazioni, poi, si manterranno giovani e non vi tradiranno quando dovrete sollevare un oggetto dal pavimento. Le vostre ossa non somiglieranno al burro chiarificato e resisteranno meglio ad eventuali cadute senza fratturarsi. I vostri muscoli si tonificheranno dando sostegno all’apparato scheletrico.
     Se lo stress della vita cittadina vi uccide, solo nel parco troverete un tempio di serenità. Appena varcato il cancello di ingresso il vostro umore migliorerà e l’ansia diventerà una sconosciuta. C’è molto altro, ma vi invito a scoprirlo personalmente. Non passo in rassegna gli svantaggi di una vita sedentaria e poco salutare, quelli si vivono quotidianamente. 
Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno
Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno

 Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno

martedì 19 giugno 2018

Coltan, pc e telefonini. Siamo noi i mandanti delle più atroci brutalità

Silvana Calabrese Blog La Scorribanda Legale
Nel ’400 i grandi esploratori con coraggio varcarono le Colonne d’Ercole ed estesero i confini del mondo conosciuto. Oggi tutti noi abbiamo contribuito a ridurre i limiti della conoscenza agli stipiti delle nostre porte. Non ci interroghiamo mai su quanto accade oltre la soglia di casa perché è come se non ci riguardasse. D’altronde siamo in un paese sviluppato e nonostante la disoccupazione stia disegnando un’iperbole viviamo in un contesto migliore rispetto a chi si trova nei paesi in via di sviluppo (Terzo e Quarto Mondo). Tuttavia, in un mondo globalizzato ed interconnesso, le nostre decisioni consumistiche hanno effetti prorompenti sulle zone sottosviluppate e sui loro oriundi. Studiamo lo sfruttamento minorile o la violazione dei diritti umani, ma è un’analisi sterile e del tutto priva di comprensione. Come possiamo chiedere ai politici di immedesimarsi nelle condizioni dei più umili se noi per primi non siamo capaci di farlo? Questa divagazione beve ma necessaria cede il posto ad un argomento di bruciante attualità: il turboconsumismo legato agli oggetti tecnologici. Il primo in lizza è lo smartphone. Ne apprezziamo le funzioni, ma non abbiamo la più pallida idea delle sue componenti e della loro provenienza. Anche i media tacciono, anzi invitano a scaricare l’ultima applicazione. Il Coltan (contrazione di columbite–tentalite) è un minerale nero essenziale per la realizzazione di dispositivi elettronici tra cui cellulari, pc, televisori, auto. Si tratta di una risorsa ferocemente ricercata e per questo i giacimenti sono sfruttati in diverse parti del globo. Ma è in Congo che tale frenesia ha effetti nefasti poiché dagli anni ’90 sussistono dei conflitti etnici ed i proventi dello sfruttamento delle risorse di Coltan vengono impiegati per l’acquisto di armi. L’ONU ha denunciato la situazione nel 2003, ma l’estenuante estrazione del minerale prosegue nella violenza più disumana causando anche danni irreversibili all’ambiente. Non diversa è la storia dei diamanti di sangue, estratti in zone di guerra e venduti clandestinamente per finanziare i conflitti. Le multinazionali proseguono sordidamente e noi vegetiamo incuranti delle violenze cui uomini, donne e bambini sono soggetti quotidianamente perché costretti a scavare e a toccare a mani nude il leggermente radioattivo Coltan. C’è chi auspica una normativa che renda tracciabile il percorso del minerale, ma il nostro egoismo non può nascondersi dietro una legge. Siamo noi gli acquirenti delle materie finite, oggetti ultratecnologici di cui dotiamo anche i bambini, e dovremmo vergognarci perché siamo noi i mandanti delle più atroci brutalità. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 21 agosto 2014, p. 16.

sabato 16 giugno 2018

Il vero cellulare smart è quello ipotecnologico

Silvana Calabrese blog La scorribanda legale
La prima telefonata con un cellulare risale al 1973. Dieci anni dopo si produsse un modello di telefonino dal costo proibitivo. In seguito la maggiore accessibilità dei prezzi e il desiderio dei consumatori di esternare uno status symbol hanno determinato l’evoluzione della telefonia mobile e la sua propagazione inarrestabile. Ogni cittadino fuori dalla propria abitazione poteva telefonare in autonomia senza dover cercare una cabina telefonica. L’invio degli SMS ha permesso comunicazioni brevi e meno esose di una telefonata. Parallelamente si sono sviluppati studi e ricerche sugli effetti nocivi delle onde elettromagnetiche sulla salute dell’uomo, ma i risultati sono ignorati come la scritta “il fumo uccide” sui pacchi di sigarette. Anche il codice della strada si è espresso sull’uso del cellulare. Eppure il segno di una società in progress era solo agli albori. Infatti nel Terzo millennio approda nelle nostre vite lo smartphone, il cellulare intelligente. È un telefonino multimediale con capacità di memoria, acquisizione dati e connessione. Le sue dimensioni ridotte permettono di tenerlo sul palmo della mano (anche di mani anagraficamente sempre più piccole) perennemente. Ha un sistema operativo, riproduce musica, scatta foto, gira video, naviga in rete, legge la posta elettronica, invia e-mail, scarica videogiochi e tante applicazioni ed è touchscreen. Con uno smartphone siamo sempre connessi ai social e non perdiamo una notifica. I nuovi modelli esordiscono sul mercato con prezzi elevati e non restano sugli scaffali, ma vengono acquistati con sollecitudine. Ci si lamenta dei tetti di spesa dei libri scolastici, ma non ci si priva dell’ultimo smartphone. Il successo di questi dispositivi mobili è la versatilità garantita dalle applicazioni e dalla connessione web, un antidoto alla noia o al vuoto nato dall’incapacità di occupare il nostro tempo altrimenti. Il loro pregio è l’infaticabilità perché non vengono mai spenti, né in carica, né di notte e nemmeno in volo (modalità aerea o volo). Poiché la vita è ben più ampia del display ultratecnologico, esistono ancora emergenze che inducono a inoltrare o ricevere telefonate o SMS urgenti. Messaggi e chiamate: i cardini di una telefonia cellulare sempre più stremata dall’utilizzo eccessivo. È così che quando serve per il suo scopo primario, lo smartphone va in tilt. Ambientalisti e detrattori degli smartphone, nonché possessori dei vecchi modelli di telefonini (sempre funzionanti), possono a gran voce affermare che il vero cellulare “smart” è ipotecnologico. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 19 ottobre 2015, p. 12.

giovedì 14 giugno 2018

Una nuova malattia ci affligge, l’iperconnessionemia

Proviamo a guarire per un giorno dalla mania dell’iperconnessione 
Quando ci sottoponiamo ad un esame del sangue per monitorare le nostre funzioni vitali e l’esito del nostro stile alimentare e di vita, ci preoccupano spesso i valori che corrispondono alla nomenclatura sideremia, calcemia, bilirubinemia, glicemia, azotemia, ma in particolare colesterolemia. Quando quest’ultima propende verso alti livelli, si sposa con il prefisso iper: ipercolesterolemia. In questo caso si ricorre ad ulteriori controlli a carico dell’apparato cardiovascolare che potrebbe risultare compromesso. Cerchiamo di curarci o ci dimostriamo incuranti.
Silvana Calabrese bandiera italia blog La scorribanda legale
Al giorno d’oggi, sta per essere riconosciuta come malattia sociale l’iperconnessionemia. L’anamnesi di questo morbo ci rivela che inizialmente il web si è proposto come prodigio, come macchina perfetta (analogamente al corpo umano) poiché permetteva la divulgazione istantanea di notizie. Inoltre internet ha aperto ai giovani ed ai meno giovani fiorenti prospettive di lavoro e di collaborazioni a distanza. Con l’avvento dei social network il flusso è mutato: all’iniziale libertà d’espressione garantita dalla stessa Costituzione è subentrata una libertà cancerogena, ossia una perdita di limiti. I webnauti hanno cominciato ben presto ad abusare di quella forma di democrazia facendola sconfinare nell’anomia, o se volete nell’anarchia. I meccanismi di censura sono fittizi e tutti gli utenti possono agire restando impuniti ed usufruendo dell’anonimato. Gli impieghi della rete sono plurisfaccettati, ma riconducibili ad un unico motore: la nostra capacità di gestirci. Abbiamo deteriorato quell’enzima che ci consentiva di riconoscere il momento in cui l’adsl doveva essere spenta affinché potessimo metabolizzare la vita virtuale condotta. Di conseguenza soffriamo di una patologia nota come dipendenza dal web. L’ingresso di palmari e smartphone nel quotidiano ha accelerato la dipendenza rendendola irremeabile. Se il vostro primo pensiero al mattino è quello di collegarvi al profilo social e ripetete la stessa operazione la sera prima di andare a letto, sappiate che non si tratta di amore, bensì di dipendenza. Se a motivarvi è la paura di rimanere esclusi dalle attività sociali, in realtà vi siete isolati automaticamente dietro quel display. Abbiamo stretto un patto col diavolo nel momento in cui abbiamo impugnato un joystick, acquistato un tablet e adagiato sul palmo della mano uno smartphone. Potrei sbagliarmi, ma proviamo a vivere un giorno senza questi gingilli! 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 20 novembre 2014, p. 24.

lunedì 11 giugno 2018

Coltello balisong butterfly – Armeria Darmar Italia srl

Coltello balisong Silvana Calabrese Armeria Darmar La scorribanda legale
     Alla ricerca di un balisong mi sono ben presto resa conto della facilità con cui ci si può procurare tale arma senza verifiche, controlli o istruzioni, in completo anonimato. Ma poi il mio peregrinare in lungo e in largo per il web mi ha vista approdare su un sito web dalla veste grafica ordinata ed esaustiva, quello dell’armeria Darmar
     La professionalità che si evince anche dalla semplice navigazione sul portale ha fatto la differenza. Ma facciamo un passo indietro così che i lettori possano cogliere l’importanza della foce attraverso il percorso di ricerca.
     Il balisong butterfly knife è un coltello a farfalla di origine filippina il cui manico, che da chiuso protegge la lama, si dischiude in due parti (donde il nome “a farfalla”) che ruotano di 180° per rendere la lama fissa e pronta all’uso. È un’arma bianca che può arrecare danni di grave entità se riposta in mani incoscienti.
Face Off John Travolta Balisong
     È stato reso celebre da numerose pellicole: di un certo impatto è la scena tratta dal film Face/Off – Due facce di un assassino in cui il personaggio interpretato da John Travolta fa dono alla figlia di un modello di balisong a scopo di difesa personale al fine di scongiurare ulteriori tentativi di violenza. L’avvincente, significativa e a tratti seducente sequenza di fotogrammi non deve però fuorviare l’idea di detenzione da parte degli spettatori. Possedere un balisong non rappresenta un incentivo alla violenza. La libera vendita dello stesso non è pensata per favorire atti vandalici, intimidatori o di bullismo. In molti casi può permettere di sentirsi più sicuri, soprattutto se adoperato e custodito entro i parametri di sicurezza.
Coltello Balisong Silvana Calabrese Armeria Darmar
     Se non legato alla difesa o alla sicurezza personale, il balisong viene impiegato in giochi di abilità straordinari che portano chi li pratica all’acquisizione di veri e propri skills (abilità in inglese). Non è passata inosservata, ad esempio, la capacità di Angelina Jolie di dilettarsi in una serie di esemplari numeri con un coltello a farfalla in un’intervista televisiva; le capacità di Lara Croft non vengono meno neanche al di fuori dello schermo.
     Per i principianti capita che l’acquisto sia rivolto ad un balisong adatto al training oppure si fa esplicita richiesta, in armeria, di smussare la lama fino a renderla del tutto innocua. Nel passaggio dal livello propedeutico a quello avanzato si viene in possesso di un coltello con lama tagliente.
     Cimentarsi in quei giochi di abilità e destrezza, che in gergo si definiscono tricks, richiede allenamento costante e una notevole coordinazione tra polso, mano, e dita. Il risultato? Raggiungere un confine sottile tra una nuova disciplina sportiva e una vera e propria arte. Nulla di nuovo, abbiamo esempi nel mondo del calcio i cui palleggi si sono evoluti nel calcio freestyle, l’arte del palleggio acrobatico; non inferiori sono le bizzarrie con il pallone da basket; senza dimenticare le gare di skateboard o le evoluzioni realizzabili nella break dance.
Coltello Balisong Silvana Calabrese Armeria Darmar      Per restare nel mondo delle arti marziali, l’esercizio con un butterfly è paragonabile a quello con le armi snodate asiatiche chiamate nunchaku. Occorre molta concentrazione per eseguire tali contorsionismi e restare illesi dalla lama affilata di un coltello pieghevole. Per questo ritengo che le acrobazie con un balisong fondano il fascino e l’agilità del gioco con uno yo-yo con la pericolosità del parkour.
     Tuttavia stiamo focalizzando l’attenzione su un’arma ed è nostro dovere conoscere il quadro normativo di riferimento che ne regola la detenzione, il trasporto e l’utilizzo. L’aspetto legislativo è piuttosto chiaro al riguardo e si condensa prevalentemente nel Tulps (acronimo di Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza) approvato con il Regio Decreto del 18.06.1931 n. 773 e nella Legge 110 del 18.04.1975. Rispettivamente gli articoli 42 e 4 disciplinano rigorosamente il concetto di porto di armi. Da non trascurare è anche la distinzione tra porto e trasporto d’armi la cui variabile fondamentale è l’immediata accessibilità all’arma (Legge n. 85 del 25.03.1986, Norme in materia di armi per uso sportivo).
     Tutto questo non si riassume in una serie di divieti o invalicabili obblighi perché esiste la possibilità certa di godere di piena libertà… nell’osservanza delle regole.
Face Off John Travolta raccomandazioni
     Diffidate da quegli acquisti sbrigativi e quasi del tutto anonimi resi possibili dai meandri della rete poiché essi sono privi di un riferimento, di una guida esperta. Fate rotta verso Darmar, un’armeria, un negozio, un tempio delle armi che non si limita ad armare i propri clienti riponendo nelle loro mani armi di ogni genere, ma li istruisce adeguatamente in merito senza tralasciare alcun dettaglio. Darmar vanta un personale altamente qualificato che con passione e fin dall’apertura della sede si è mostrato

logo Armeria Darmar
«attento ai nuovi appassionati che si avvicinano alle armi da soli e senza alcun aiuto» perché «vi è il bisogno assoluto di informare e fare cultura per permettere ai giovani di avvicinarsi al mondo dello sport del tiro a segno con assoluta serenità neutralizzando qualsiasi messaggio negativo anti armi che giunge dai mass media».

Armeria Darmar esterno
     Disponibilità, competenza e assistenza costituiscono il trinomio vincente della Darmar che desidera un dialogo costante con gli esperti tanto quanto l’orientare i neofiti che con timore ed insicurezza tentano un primo approccio con le armi.
     Varcare la soglia dell’Armeria Darmar Italia significa fare la conoscenza di un personale di elevato profilo professionale in grado di fornire una completa assistenza legale ed amministrativa nel totale rispetto delle normative vigenti. Si soddisfa ogni curiosità nel settore dell’armeria; si contribuisce a diffonderne la corretta conoscenza; si fa sfumare il luogo comune per cui chi nutre una passione per le armi sia un potenziale criminale.



     N.B.: Ogni link rimanda al sito web Darmar e alla pagina dedicata al coltello.

Armeria Darmar interno


venerdì 8 giugno 2018

Le prodezze della telematica non ci fanno vivere meglio

È come se il cavernicolo avesse il pc 
Silvana Calabrese Blog La Scorribanda Legale
Per telematica si intende l’insieme delle applicazioni derivate dall’integrazione dell’informatica con le telecomunicazioni, basate sullo scambio di dati o sull’accesso ad archivi attraverso la rete telefonica. Fare qualcosa per via telematica vuol dire facilitarsi la vita. Eppure… è come se il cavernicolo avesse il pc, perché non ne abbiamo mai sfruttato al massimo le capacità oppure perché sfruttandole le abbiamo rese nocive. Il primo capo d’accusa riguarda la rete wireless (letteralmente senza fili), mediante la quale i computer sono connessi tramite segnali radio anziché tramite cavi. Tra i vantaggi sono incluse la mobilità e l’assenza di antiestetici cavi. Non staremo forse invadendo l’etere con tutte queste onde e microonde? Non erano già stati condotti degli studi sugli effetti cancerogeni cagionati dal cellulare?
Pensato per sopravvivere a una guerra atomica, Arpanet nacque nel ’69 collegando quattro computer statunitensi. Ma il World Wide Web come lo conosciamo sorse negli anni ’90 nel Cern di Ginevra. Oggi è alla portata dei bambini ancor prima che degli adulti, cela dei rischi e saperlo usare intelligentemente è una virtù. Basta un clic per inviare un messaggio quasi istantaneo all’altro capo del globo, ma basta lo stesso clic per caricare su YouTube un video di natura violenta.
Le rubriche telefoniche hanno perso alcuni contatti di abbonati e così andiamo a cercare una vecchia conoscenza sul social network Facebook. Si preferisce inviare un’e-mail piuttosto che udire una voce al telefono, invenzione che agli esordi sembrava mettesse in contatto con l’aldilà.
Enti locali A.Di.S.U. e Asl, nonostante le prodezze della telematica, non riescono a mettersi in contatto con le segreterie universitarie o con gli uffici Caf per ottenere una verifica istantanea dei dati dichiarati. Le iscrizioni ai corsi di formazione si effettuano on-line, ma resta sempre una parte cartacea da stampare e consegnare di persona. Libri e giornali si estingueranno per lasciare posto alle edizioni elettroniche? I dati Istat e i risultati di uno studio della Commissione europea sono più che eloquenti: l’uso del pc e la navigazione coinvolge maggiormente i giovani tra i 15 e i 19 anni e questo stesso segmento di popolazione fa fatica a leggere e a scrivere come dimostra la drastica riduzione di temi e lettere, il tutto accompagnato da una lingua sempre più contratta. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 27 settembre 2012, p. 40.

mercoledì 6 giugno 2018

Come diventare Assistente alla Poltrona Odontoiatrica


Recensione: Fabio Caliendo, Assistente alla poltrona. Manuale, Edi.Ermes, Milano 2010, pp. 561.
Tra i validi manuali consultati in anni di esperienza editoriale ne trovo ancora adesso uno che riesce a stupirmi per la completezza e l’esaustività con le quali guida alla messa in pratica di una professione di grande interesse sanitario che solo di recente ha visto riconosciuta un’attenzione politica a livello nazionale. Si tratta dell’assistente di studio odontoiatrico (Aso), vero e proprio braccio destro del dentista: lo assiste e lo coadiuva in ogni attività del riunito, accoglie i pazienti, predispone l’ambiente e lo strumentario pre-seduta e cura la sanificazione dello stesso post-seduta, si occupa anche dell’aspetto gestionale dello studio.
Assistente alla poltrona Manuale
Nulla viene dato per ovvio nel testo che porta in dote una ricca iconografia tale da incastonare concetti e immagini nella mente del lettore che da esso desidera essere formato. L’obiettivo è offrire una piena e seria consapevolezza del lavoro che attende quanti scelgono o intendono seguire l’iter per ricoprire il ruolo di assistente alla poltrona.
L’evoluzione della nostra società si è estesa al campo sanitario e odontoiatrico, per questo si rende obbligatoria la minuzia di dettagli e particolari che l’opera si propone, con successo, di veicolare. Oggigiorno l’esperienza vissuta da un individuo che si reca dal dentista non si legge più nei soli termini di salute e prevenzione, ma di customer satisfaction e marketing. Sono le nuove regole del mercato che inducono a volersi migliorare per primeggiare in un determinato settore fidelizzando il cliente. Ma molte regole sono imposte dai cambiamenti nel campo economico e giuridico. Progressi tecnologici e sfide pongono il personale di uno studio odontoiatrico ad organizzarsi per costituire il migliore dei team possibili. Sapevate che il termine team non è altro che l’acronimo di together everyone accomplishes more (insieme ciascuno realizza di più)? Fortificare l’immagine di studio, renderne stabile o incrementarne la credibilità e la notorietà, soddisfare il paziente fin dal primo approccio contribuirà a fidelizzarlo ma anche a renderlo curatore delle stesse pubbliche relazioni dello studio medico, come? È dimostrato che oltre il 70% dei pazienti sceglie di recarsi in un determinato studio dietro consiglio di un familiare, amico o conoscente. Non è più valido l’assunto per cui il cliente ha sempre ragione, piuttosto il cliente è il nuovo capo e dalle sue osservazioni e percezioni dipende molto. Egli si crea delle aspettative, effettua paragoni, assapora la professionalità che aleggia nello studio fin dalla reception e dalla sala d’attesa e quando è “comodamente” seduto in poltrona non può parlare, ma attiva tutti i suoi recettori di qualità circostante.
Esistono diverse fasi vitali in un centro medico odontoiatrico: il primo approccio, la pianificazione del trattamento, il trattamento stesso con conseguente contratto terapeutico ed il post trattamento consistente nel mantenimento del rapporto con lo stesso paziente nel corso degli anni (controlli e prevenzione).
Recensisco un volume tecnico al fine di divulgare un utile strumento in grado di orientare i più giovani verso le future scelte professionali in campo sanitario. Una volta imboccato il sentiero dell’odontoiatria non vi resterà altro che la parte più complessa: diventare lo studio odontoiatrico di riferimento. Buona lettura e buon lavoro.

martedì 5 giugno 2018

Siamo imprigionati nel vortice delle novità tecnologiche

Silvana Calabrese blog La scorribanda legale
«Negli ultimi trent’anni l’evoluzione dei mezzi di comunicazione ha rivoluzionato il mondo più di quanto siamo indotti a pensare. Quelli che una volta erano i mass media sono repentinamente diventati personal media, raggiungendo ciascuno di noi in maniere mai nemmeno immaginate: si tratta del pc, dell’accesso a internet, del telepass o del conto bancario online, tutto questo ha alterato le nostre coordinate di spazio, tempo e identità. È un dato di fatto». È con queste parole dense di avvenirismo che il 19.11.2009 l’editoriale di «Avvenire» descriveva la metamorfosi cui la nostra società è stata sottoposta presagendo ulteriori mutamenti.
Non di rado si ammonisce la dilagante pressione al conformismo cui siamo sottoposti, eppure continuiamo a comportarci come se fossimo prodotti in serie. Se si emanasse una sentenza metaforica, questa ci giudicherebbe «colpevoli di concorso in cambiamento sociale».
Basti pensare alla carta di credito la cui diffusione, fin dai suoi albori, è stata virale e orientata a determinare una specie di status symbol tra i suoi possessori. Se ne sono elencati i vantaggi indiscussi e nemmeno una possibile ripercussione sulla vita quotidiana. Questo amore incondizionato per la credit card ha avuto una conseguenza. Si è sentito parlare spesso della probabilità, forse remota oppure a noi prossima, che tutto il contante in circolazione venga ritirato in favore di quello virtuale ossia delle carte di credito o prepagate. In tal modo ogni acquisto, ogni transazione verrebbe monitorata. Si bandirebbe per sempre il lavoro nero e questo determinerebbe un’enorme conquista, ma di certo si individuerebbero metodi per aggirare il vincolo. Tuttavia, come direbbe Baudrillard, tutto questo ci si potrebbe ritorcere contro. Come? Se già i contanti, sia pur sporchi e maleodoranti, vengono associati al «dio denaro», il suo mutamento totale e irreversibile in denaro virtuale lo renderebbe superiore agli stessi dei: lo tramuterebbe in un titano. E se una carta di credito si smagnetizza, l’acquisto di un bene di prima necessità non sarebbe più possibile. O se il sistema telematico subisce un attacco virale o va in tilt… si è pensato all’alternativa? 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 19 settembre 2015, p. 20.

sabato 2 giugno 2018

L’egemonia culturale della tecnica. Ci mette spalle al muro

Quando è nata la carta di credito, in molti se ne sono immediatamente muniti. Non hanno pensato che erano in procinto di assecondare un meccanismo perverso, la loro mente era concentrata sull’idea che possederla avrebbe consentito loro un vanto sociale. Lo stesso discorso vale per gli strumenti tecnologici. La loro incessante e continua evoluzione conduce a problemi di incompatibilità di software, che tradotto in parole semplici indica l’impossibilità di utilizzare uno strumento acquistato l’anno prima. O ci si aggiorna, spendendo denaro, o ci si iscrive nella lista nera del divario digitale. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 25 maggio 2014, p. 14.
Silvana Calabrese Blog La Scorribanda legale  San Francisco