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martedì 30 gennaio 2018

Intagli di frutta e verdura. Gufo con la mela

Decorazioni con i prodotti della natura: 
gufo con la mela
Intagli frutta verdura gufo mela Silvana Calabrese - Blog
L'articolo fa parte della sezione "Intagli di frutta e verdura"
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sabato 27 gennaio 2018

L’ultima riga delle favole

Recensione: Massimo Gramellini, L’ultima riga delle favole, Longanesi, Milano 2010, pp. 258.
L’ultima riga delle favole è un’allusione alla promessa dei racconti fantastici che si concludono con «e vissero per sempre felici e contenti». L’evoluzione narrativa delle favole che hanno popolato la nostra infanzia aveva il potere di mantenere sempre desta la nostra attenzione accrescendo in noi uno stupore inesorabile. Ma Tomàs, protagonista del romanzo di Gramellini, avvertiva un brusco affievolimento di quel senso di meraviglia in corrispondenza di quell’ultima riga che dava spazio ad uno spesso strato di insoddisfazione, innescando una curiosità mai appagata in merito a ciò che sarebbe avvenuto in seguito ai protagonisti dei racconti.
Massimo Gramellini L'ultima riga delle favole Recensione Silvana Calabrese
Ogni favola, ogni fiaba, ogni mito, altro non era che la metafora della vita anche se condotta ai confini del reale. Ogni narrazione simbolica si fa ambasciatrice di una verità interiore veicolando interpretazioni della realtà.
L’autore architetta un ponte tra dimensione quotidiana e fiabesca riprendendone simbolicamente le funzioni: farà compiere al protagonista un viaggio introspettivo che si collocherà in un mondo che per garantire concentrazione e lucidità dovrà essere immaginario, le Terme dell’Anima. Il percorso inizia con la tipica partenza del protagonista, tradotta in un naufragio esistenziale, mosso dalla mancanza di qualcosa, l’anima gemella, stimolo a partire. Un traguardo che verrà eclissato per la durata dell’itinerario allo scopo di risaltare l’essenza di ogni tappa.
In un luogo arcano l’uomo comune ha l’occasione di divenire eroe osservando o ottenendo poteri fuori dall’ordinario, ma si tratta di allegorie e dunque se ne ricerca il corrispettivo nella vita vera: motivazione, affetto, stima ed autostima, amore, odio, desiderio di riscatto, empatia. Sono alcune delle forze che intrinsecamente abbiamo ricevuto in dote e che ci consentono di affrontare le peripezie e le vicissitudini che la vita quotidiana ci riserva.
L’eroe Tomàs viene sottoposto a prove di resistenza e di abilità lottando contro un’ostruzione che egli stesso aveva eretto intorno al suo cuore e alla sua mente separandosi dalla propria anima. Tali prove custodiscono il senso delle esperienze capaci di rendere l’uomo maggiormente sensibile non solo a ciò che lo circonda, ma anche a emozioni e sentimenti.
L’adempimento graduale delle prove è la condizione necessaria affinché si inneschi un cammino di crescita interiore, compiuto il quale si ritorna al punto dove l’iter è cominciato, ma con nuove risorse interiori fondamentali per annullare lo stato di rassegnazione ed infelicità.
Affrontare le paure. Dosare l’entusiasmo in quanto propellente eccezionale che può però detronizzare la costanza. Proporsi una meta e lavorare duramente lottando se necessario, affinché non resti un’idea, ma diventi una conquista. Smettere di subire le forme di ingiustizia che popolano il mondo e nutrire la volontà di combatterle. Imparare a conoscere se stessi, ad amministrarsi, a controllarsi. Esser pronti a mettere in discussione le proprie provvisorie certezze al fine di conferire dei contorni ben definiti ai ricordi più dolorosi per poi spodestare l’ego ed osservare la situazione da un altro punto di vista, quello oggettivo che permette di accogliere oltre alle capacità empatiche, il concetto di perdono, ove possibile. Rispolverare due inestimabili risorse, intuizione e creatività che giacciono nell’oblio dell’infanzia, e coltivarne una la cui definizione è stata deformata: distacco. Concedere maggiore rilevanza ai gesti più che alle parole, spesso sovrapprodotte. Rammentare i pregi della capacità di avvertire la gratitudine. Saper cogliere l’opera d’arte per eccellenza, il raffinato e intricato disegno del destino, copione dell’esistenza, nonché ultimo elemento dotato di un’aura magica che la società ammette. Il suo corso tortuoso ed imprevedibile rende ogni evento giusto e perfetto perché in quel disegno vi trova una collocazione millimetrica.
Il soggiorno alle Terme dell’Anima assicura al lettore ed al protagonista l’acquisizione di tali orizzonti mediante lo sviluppo di una profondità di pensiero, coadiuvato da oggetti, personaggi, tragitti e luoghi simbolici. Spetta a noi tornare alla dimensione quotidiana e scoprire tutto ciò che non eravamo in grado di osservare, udire, ascoltare, percepire. 
La recensione è apparsa su «La Vallisa», Quadrimestrale di letteratura ed altro, anno XXX, N. 90, Besa Editrice, Nardò (LE) 2011, pp. 190–191.

mercoledì 24 gennaio 2018

Picconate al sistema di valori con la tv sempre più a luci rosse

C’era una volta una lettera scritta il 14 luglio 2013 da una… mamma (incavolata) a “La Gazzetta del Mezzogiorno”.
Rivolgo alla donna un doveroso e profondo grazie poiché ha saputo sorprendermi per la tenacia con la quale custodisce dei valori che la nostra società ha ridicolizzato e minimizzato. Condivido con quella donna la medesima indignazione verso il servizio sullo sfarzoso club per scambisti. Non mi ero accorta che avessero asserito che è una fortuna avere tale struttura in Puglia.
Sono questi i servizi per i quali paghiamo il canone Rai!
Ho scritto più volte in queste pagine denunciando la mancanza di integrità nella gente. In troppi rinunciano ad esporre le proprie idee e a spegnere il televisore che non è più degno di avere spettatori.
Spot eiaculazione precoce fiammiferi sul letto Silvana Calabrese
Un tempo eravamo in grado di sfoggiare un intero sistema di valori, punti cardine della nostra esistenza, poi li abbiamo rinnegati forse reputandoli un ostacolo rispetto alla possibilità di vivere emozioni intense. Ed ora dove siamo approdati? Riusciamo ancora ad essere davvero felici? Siamo ancora capaci di raggiungere uno stato di allegria che non sia accompagnato dai superalcolici o da strampalate pratiche sessuali?
Il direttore del club per scambi di coppia ha affermato «chi è senza peccato scagli la prima pietra». Questo è il classico nonché prevedibile alibi impiegato per non ammettere la bassezza della realtà che viviamo, quella nella quale siamo immersi e nella quale annegheremo. È come suffragare la reitera del metaforico reato.
È labile il confine tra servizio giornalistico e spot pubblicitario. L’alto tenore veicolato dal servizio è fittizio, costruito ad arte per ingannare lo spettatore.
Quanto ai fiammiferi che amoreggiano sul letto, posso dire che non userò mai più un fiammifero per il resto della mia vita.
Sono fiera della madre che ha dimostrato di essere. In molti dovrebbero emularla. Affinché la personalità dei suoi figli non venga dirottata da ambigui messaggi televisivi, non dovrà mai più sperare che i valori di riferimento vengano trasmessi in tv. Non a caso solo i genitori vengono definiti «figure di riferimento». Seguono il percorso di vita dei figli coadiuvandoli nell’edificare l’identità. E lei questo ruolo lo ricopre come pochi. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 12 febbraio 2014, p. 20. 

domenica 21 gennaio 2018

La funzione del voto tra maestri e allievi

Riflettiamo sulla bocciatura in prima elementare
Voti a scuola Silvana Calabrese Blog
La notizia della bocciatura di una bambina in prima elementare mi induce a ricercare il valore dell’istruzione attraverso i dossi sociali. Richiamo alla memoria una data remota, il 1962, anno in cui venne approvata la legge di riforma scolastica che prevedeva l’obbligo di frequentare la scuola estendendolo fino a 14 anni, mentre precedentemente si fermava a 11 anni. La riforma proponeva l’obiettivo ambizioso di aumentare il livello medio di istruzione e di scolarizzazione, una finalità che per anni rimase impressa sulla carta per mancanza di strutture adeguate, programmi e aggiornamento degli insegnanti. In questo clima istruttivo così ostico riuscì a sbocciare la vera passione per la didattica e ciò avvenne per merito di don Lorenzo Milani il quale, fermamente convinto dell’altissimo valore dell’istruzione soprattutto ai fini dell’emancipazione delle classi popolari, si dedicò con fervore all’attività di educatore.
Sospettato di Comunismo dalle autorità ecclesiastiche per le sue risolute prese di posizione, nel 1954 venne allontanato e relegato nella piccola parrocchia di Sant’Andrea di Barbiana, nel Mugello (Toscana). Fu proprio in questo posto sperduto ed isolato che fondò la Scuola di Barbiana per i figli dei contadini e dei boscaioli.
Voti a scuola Silvana Calabrese Blog
Applicò una forma di insegnamento decisamente innovativa che prendeva spunto dalla realtà quotidiana per educare a capire gli avvenimenti politici e il mondo circostante. Ai suoi studenti chiedeva una grande dedizione (si faceva scuola ogni giorno, non esistevano domeniche né vacanze) e un forte spirito di collaborazione: i più grandi insegnavano ai più piccoli, ognuno doveva essere disponibile a studiare con tutti i compagni. Da questa esperienza nacque il libro Lettera ad una professoressa (1967), che divenne un documento di denuncia verso la scuola italiana, accusata di emarginare ed escludere le classi sociali più umili. Se a questo protagonista storico il testo costò innumerevoli vicissitudini, a noi costa appena 10 €. Se gli insegnanti ne avessero una copia potrebbero leggere parole attuali di don Milani, come queste: «Se ognuno di voi sapesse che ha da portare innanzi a ogni costo tutti i ragazzi e in tutte le materie, aguzzerebbe l’ingegno per farli funzionare».
E se la funzione del voto è di misurare l’apprendimento ma anche l’efficacia dell’insegnamento, vi accorgereste che la bocciatura tange il maestro. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 17 settembre 2011, p. 44. 

giovedì 18 gennaio 2018

Intagli di frutta e verdura. Ricci con pere e uva

Decorazioni con i prodotti della natura: 
ricci con pere e uva nera
Intagli frutta verdura ricci con pere e uva Silvana Calabrese - Blog
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lunedì 15 gennaio 2018

Lungo i sentieri dell’identità. Intervista a Silvana Calabrese 2

     Come nasce il libro? Dall’esigenza di premere il tasto pausa alle nostre fin troppo frenetiche esistenze. Mi ha consentito di ripercorrere la mia vita e di osservare con incanto la vita del mio prossimo, fermandomi a riflettere. Ogni giorno avvertivo il bisogno irrefrenabile di sedermi e continuare la stesura dell’opera perché non facevo altro che incamminarmi lungo i sentieri dell’identità. Il testo nasce dal desiderio di comporre un dono per i lettori offrendo a me stessa una catarsi interiore, un viaggio introspettivo low cost.
     Il tema principale? Ciascun lettore potrà identificarsi nelle vicende trattate perché esiste un filo sottile che lega tutti noi. Il tema principale è quello del viaggio, un viaggio nel tempo a ritroso e in prospettiva. Percorrerete un itinerario che vi condurrà ad un approdo: l’antidoto ai disagi contemporanei.
     L’argomento affrontato, l’identità, rappresenta esso stesso il punto di forza dell’opera poiché costituisce il richiamo costante al quale siamo sottoposti. Infatti non dovremmo dimenticare che oggigiorno la nostra identità, ovvero il modo in cui percepiamo noi stessi è minato dalla difficoltà nel trovare un’occupazione (oggetto di un curioso capitolo). 
Silvana Calabrese Lungo i sentieri dell'identità
     A chi è diretto? A tutti coloro i quali, raggiunta una veneranda età, desiderano sedersi comodamente in poltrona e personalizzare la lettura trasportandosi sul viale dei ricordi. A coloro che hanno bisogno di riconciliarsi con se stessi. A quei genitori che hanno dimenticato di essere i primi educatori dei figli poiché molto di ciò che diventeremo da adulti si decide durante gli anni dell’infanzia. A coloro ai quali è dedicato il capitolo Matrimonio: la via del compromesso. A chi si sorprenderà scoprendo quanto i fattori identitari siano strettamente legati e difesi dai codici Civile e Penale e dalla Costituzione della Repubblica Italiana. A quelli che dovrebbero «imparare a credere in ciò che ancora non si vede».
     Il regalo perfetto per? Spero di non dare una risposta scontata asserendo che è adatto sia ai lettori dotti che ai meno eruditi e non fa discriminazioni anagrafiche poiché è un ponte generazionale. Possono donarlo i figli ai genitori. Oppure i nipoti ai nonni. O i genitori ai figli. Potrebbe essere un dono rivolto al coniuge. Qualunque occasione festiva accoglie la possibilità di incartare il libro. Non c’è il rischio di omologazione dei lettori perché la lettura viene interiorizzata e resa esperienza personale.
     Il messaggio che vuole lasciare/lanciare? Lancio un invito alla riflessione affinché non vadano persi i progressi e i doni della vita.
     Offro conforto a chi ha scrutato il lato triste della vita e lo esorto a guardare l’orizzonte, a riformulare nuovi obiettivi e conquistarli.
Induco i lettori a tornare a credere in ciò che è invisibile, ossia quello che ancora non si vede, ossia i programmi per il futuro.
     Lascio il messaggio che occorre tenacia e perspicacia e perseveranza per sormontare ogni tipo di ostacolo senza mai arrendersi.
     Il libro che avrebbe voluto scrivere? Proprio questo. Avrei voluto avere qualche anno fa la stessa saggezza che mi ha indotto a scrivere “Lungo i sentieri dell’identità”.
     So bene che gli scrittori creano delle aspettative nei lettori, ma in questo caso è l’autrice ad avere un desiderio: poterlo presentare ad un pubblico ampio con il quale discuterne. Quando scrivo un libro immagino il futuro lettore come faceva Virgina Woolf, ma è un’emozione unica avere i lettori di fronte. Hanno mille domande da porre e nello stesso tempo elaborano spunti notevoli.
     E quello che scriverà? Le idee sono molte ed il cantiere ha vetrate spesse e scure. Su di esso aleggia il segreto professionale. Ma vi concedo qualche piccola indiscrezione. Al momento sto seguendo due percorsi culturali: continuo ad alimentare la mia mente con numerose letture ed ho intrapreso un itinerario specifico che permette di individuare ciò che ha carattere inedito.
     Il libro guida? Non ho esattamente un libro guida, né mi ispiro allo stile di un autore. Ne ho elaborato uno personale. Però fin da bambina mi lasciavo affascinare dal personaggio televisivo della scrittrice di gialli Jessica Fletcher. Una donna geniale e dotata di acuto senso di osservazione e spirito critico. Nella serie televisiva “La signora in giallo” ha sempre goduto della stima dei suoi concittadini e perfino degli assassini grazie al suo impeccabile stile nel ricostruire le dinamiche dei delitti.
     La copertina preferita? Da quando ho imparato ad usare i diversi software, mi sono sempre impegnata nella realizzazione grafica delle mie copertine. Sono dell’idea che il primo ed immediato messaggio che un libro possa veicolare risiede nella copertina e che solo l’autore può concepire l’immagine da destinare al pubblico.
     Il libro che sta leggendo? Per il momento sono impegnata nella lettura di testi specifici e tecnici.
     Usa segnalibri? Il più stravagante? Nessuna stravaganza da segnalare in merito ai segnalibri. Ne ho alcuni ricevuti dall’Università, altri presi in libreria, un posto dove mi reco con assiduità. L’unica stravaganza consiste nel fatto che faccio di tutto per non sgualcirli. 
     Una frase regalo per i lettori. Volare con le ali della fantasia è come trovarsi ad alta quota senza paracadute e in riserva. Si è sospinti solo dalla volontà. 

Consulta la scheda del libro Lungo i sentieri dell'identità 

Nella sezione "L'autrice risponde" troverai anche:
Tutti i misteri sono risolti, l'intervista ;

venerdì 12 gennaio 2018

Le banche che non vogliono cambiare assegni circolari

“La scorribanda legale” ha la sua Web Tv
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martedì 9 gennaio 2018

Lavoro, da sempre una dura realtà… dal valore inestimabile

Il lavoro rimane l’identità di ciascuno
Come abbiamo trascorso la festa dei lavoratori? Quanti italiani hanno potuto osservarla? Nel XXI secolo il lavoro è ancora riconosciuto come diritto dalla Costituzione, ma si è tramutato nella ricerca estenuante di un impiego. La disoccupazione è un male dilagante che travalica frontiere e trafigge animi. In passato le cose andavano meglio? Il genere umano ha di certo conosciuto periodi aurei intervallati da micro picchi di crisi. Proviamo a viaggiare indietro nel tempo per recuperare le caratteristiche identitarie del concetto di lavoro.
Silvana Calabrese Blog La scorribanda legale
Nel corso delle epoche storiche, l’accezione di lavoro si è arricchita di sfumature. Qualche tempo fa ho partecipato a un convegno inerente ai percorsi di storia sociale nel periodo dell’età moderna e ciò che ho udito si è legato ai miei studi permettendomi di maturare una più ampia visione in merito al tema. Se dovessi attribuire un aggettivo a lavoro, sceglierei precoce. Specialmente nelle famiglie di addetti all’agricoltura o all’artigianato i figli maschi erano considerati forza–lavoro. Prendendo in esame gli studi condotti sugli istituti assistenziali, che accoglievano orfani ed esposti, emerge che: l’avviamento professionale era una premura al fine di non vanificare gli sforzi dell’istituto; l’occupazione manuale era uno strumento disciplinare, scandiva le giornate bandendo i possibili disordini legati all’inoperosità (all’interno dell’istituto); il lavoro era uno strumento di controllo sociale proteso a evitare manifestazioni di devianza e di marginalità (nella società); l’esercizio di una professione fin dalla giovane età rappresentava un’opportunità di socializzazione al di fuori dell’istituto. Ad esempio avveniva un’integrazione del giovane con il nucleo familiare del datore; il lavoro rappresentava altresì un elemento che rendeva possibile un’elevata realizzazione personale come testimoniato dalle lettere di ringraziamento di industriali orfani di ambo i genitori ed ex ricoverati nelle case di beneficenza; vi sono anche casi in cui il lavoro poteva tramutarsi in anticamera della morte come recitano le descrizioni di alcune disgrazie come quella avvenuta all’orfano di padre deceduto a 14 anni per essere caduto, nella bottega del fabbro ferraio, su di un ferro che gli ha trapassato la mascella esponendolo al tetano. Ecco un parziale spaccato dei contesti dominati da una costante presenza di occupazione. Tutto questo fa del lavoro da sempre una dura realtà… dal valore inestimabile. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 26 maggio 2014, p. 14.

sabato 6 gennaio 2018

Intagli di frutta e verdura. Pecore col cavolo

Decorazioni con i prodotti della natura:
pecore con il cavolo bianco 
Se vi siete connessi in una notte in cui vi è difficile prendere sonno, vale ancora il consiglio di contare le pecore.
Se fossimo in prossimità del periodo natalizio, delle realistiche pecorelle sono già pronte per il nostro presepe. 
Se invece Pasqua fosse alle porte, vi mostro queste pecorelle affinché vi ispirino la preparazione dei caratteristici dolcetti con questa forma.
Intagli frutta verdura percore cavolo Silvana Calabrese - Blog
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mercoledì 3 gennaio 2018

Viaggio nella storia sociale

     Recensione: Paolo Sorcinelli, Viaggio nella storia sociale, Bruno Mondadori, Milano 2011, pp. 167.
     Contro il tangibile distacco che i giovani manifestano nei confronti della storia l’autore presenta un antidoto: conducendoci in un Viaggio nella storia sociale permetterà ai lettori di scoprire eventi, circostanze e atteggiamenti imprigionati nelle false pieghe della storiografia tradizionale. Al termine del viaggio, un insegnamento: così come gli individui singolarmente hanno bisogno della propria identità, la popolazione intera ha bisogno di un’identità collettiva in cui affondare le proprie radici storiche.
Viaggio nella storia sociale
     La nascita della storia sociale, nel Novecento, ha fatto emergere nuovi personaggi appartenenti ad una minoranza di uomini che la storia ha sempre trascurato. Il proscenio del passato si arricchisce di sfumature fino a lambire coloro che si sono trovati ai margini della storia. La storia sociale amplia gli orizzonti conoscitivi e di ricerca rivalutando i soggetti senza storia, ma soprattutto impiegando nuove fonti. L’autore si sofferma sul paradosso degli scarti della storia: le cose più semplici e quotidiane risultano essere quelle maggiormente sconosciute.
     L’opera intende mostrare le difficoltà incontrate dagli storici, i quali sono alle prese con i tasselli che il tiranno passato ha generosamente concesso loro, ma quelle informazioni non si presentano lineari e talvolta potrebbero essere distorte, falsate (si pensi alle retoriche di regime). Inoltre la storia non somiglia ad una formula dotata di consequenzialità logica. Ne deriva un “fare storia” come mestiere irto di ostacoli e strettamente legato al criterio dell’interpretazione delle fonti. Poiché il passato è complesso, ricostruirlo non consentirà di poterlo rappresentare nella sua interezza perché mai sarà possibile risalire a tutti gli aspetti che lo hanno caratterizzato.
     La storia sociale vede il suo faro nella storia della famiglia ed è proprio in corrispondenza dei primi studi sugli aggregati domestici che si è intuito che l’impianto economico e demografico lasciava trasparire questioni nuove rientranti nel campo della sociologia e dell’antropologia. Si iniziò a scoprire un sipario che celava i temi fondamentali dell’esistenza umana: la salute, l’alimentazione, la morte, la religiosità, la sessualità. Poiché un nucleo familiare nel corso del tempo è soggetto a mutamenti che possono determinarne l’ampliamento o meno in ragione di fattori sociali, politici e religiosi, lo studio della famiglia dovrà prendere in considerazione numerose linee di forza. Dal tema della famiglia scaturirà lo studio della donna e dell’infanzia, il concetto di matrimonio, di intimità coniugale, di fecondità con i suoi incoraggiamenti politici (Mussolini) e i comportamenti volti a impedirla.
     Società e cultura del passato sono intarsiate di événement ed è la loro correlazione e contestualizzazione che svela i meccanismi interni di una società e la Weltanschauung dei suoi cittadini.
     Sul versante della salute e della storia sanitaria scopriamo le misure messe in atto per contenere la mortalità e per arginare le occasioni di contagio epidemico. Il rigoglioso sviluppo della storia sanitaria si deve all’apporto di altre discipline. La storia dei grandi medici e della scienza vede emergere le storie dei medici minori mediante i loro appunti dattiloscritti, ma a inebriare lo sfondo vi sono le microstorie dei malati.
     Una moltitudine di temi esistenziali e drammatici si intreccia nelle cartelle cliniche e nelle corrispondenze dei ricoverati nei manicomi. Il senso di smarrimento che traspare dagli scritti dei pazienti si concretizza nelle cure poco ortodosse destinate a individui che spesso accusavano solo i sintomi dello stress post–traumatico derivante dalle atrocità dei conflitti mondiali. Bombardamenti, incursioni dal cielo garantite dall’aviazione, potenziamento dell’artiglieria si tradussero in crisi isteriche, attacchi di panico, disturbi nervosi o più sinteticamente nel fatto che la guerra, per chi l’ha combattuta, non ebbe termine nel ’45, ma si protrasse per il resto dell’esistenza. Le terapie all’interno dei manicomi erano incentrate sulla somministrazione di sostanze ipnotiche, sedative, cardiocinetiche, stimolanti, ceppi malarici, dosi di insulina tali da provocare il coma diabetico e sedute di elettroshock.
     Viaggio nella storia sociale spesso si presenta come un invito ad analizzare documenti inediti alla personale scoperta delle condizioni di vita e della visione del mondo dei nostri predecessori. È il caso delle memorie e delle lettere informali volte a imbastire uno scambio epistolare tra il fronte e gli affetti. Da esse si evince il senso della vita e un diverso declivio della storia fatto di sogni, speranze, ambizioni, aspettative, progetti. Quelle contenenti i diversi punti di vista della storia sono le tracce meno propense ad emergere poiché custodite negli archivi familiari.
     La scrittura ha rappresentato un bisogno improcrastinabile degli individui che, spinti dalla brama di comunicare e imprimere su carta vicende, emozioni e vissuti, hanno imparato a scrivere nel periodo dell’arruolamento.
     Numerose sono le visuali in merito all’argomento alimentazione quotidiana e spesso le fonti sono da ricercarsi nelle tabelle dietetiche delle comunità religiose, degli ospedali o degli istituti assistenziali. Scarso e spesso di cattiva qualità era il cibo nelle società del passato. Spesso la gente moriva di inedia, un epilogo della vita che oggi non riusciremmo a immaginare. Il testo ripercorre anche le conoscenze alimentari consolidate in Antico Regime e i rimedi culinari ad alcune malattie. Tuttavia la diffusione della pellagra, causata da carenza vitaminica (B e PP) era causata da un regime alimentare improntato quasi esclusivamente sul mais che a differenza del grano non contiene la vitamina citata. Chi contraeva la pellagra manifestava evidenti sintomi a carico del sistema nervoso e finiva i suoi giorni rinchiuso in un ospedale psichiatrico. È interessante scoprire quali fossero le abitudini alimentari e sociali legate alla gestazione e al puerperio considerando che era impossibile soddisfare il fabbisogno nutrizionale di una donna in dolce attesa e che nel primo anno di vita  l’infante era vulnerabile a gastroenteriti fatali.
     L’analisi delle passioni è desumibile dallo studio dell’illecito e della trasgressione utili a definire i contorni di ciò che nelle diverse epoche era considerato lecito. Così come i falsi fanno la storia perché per diverso tempo la storia verte su fonti manipolate, anche la trasgressione può delineare i tratti somatici della storia. 
     Tra gli scarti della storia ritroviamo, come ribadisce Le Goff, anche il corpo, quasi sempre celato, mortificato, deforme, ossuto. In particolare il corpo femminile e la donna stessa sono stati oggetto di demonizzazione ed esaltazione nell’alternanza tra la donna angelicata e la donna identificata con il peccato.
     Dal corpo si slitta verso l’argomento dell’igiene, della “pulizia secca” altrimenti detta pratica dello spulciarsi, della concezione dell’acqua calda come responsabile della dilatazione dei pori ai miasmi pestilenziali e del fare il bagno come segno di prestigio.
     Il viaggio si conclude con la necessità che sia chiaro il bisogno di avere delle radici storiche, una memoria collettiva che si trasmetta nelle generazioni e che sviluppi un senso di identità ed un  sense of past che ha condizionato il nostro presente ed inciderà sul futuro. Ecco allora che spicca il concetto di “luogo della memoria”, di heritage, di patrimonio che i singoli e la collettività riconoscano per mezzo della memoria collettiva.
     Dalle ricorrenze nazionali e istituzionali, dai monumenti che trasformano gli eventi in qualcosa da celebrare si giunge alla possibilità di diventare storiografo del proprio ciclo di vita attraverso uno strumento innovativo e democratico quale la fotografia. Inaugura un senso di percezione della nostalgia specialmente nella diffusione nei periodi bellici. Permette all’individuo di perpetuarsi e di incastonarsi lasciando una traccia di sé e della sua fisionomia in un preciso momento. Possono costituire una memoria del privato o estendersi a opportunità di memoria collettiva nel caso di libri fotografici dedicati a paesi o città. 
     Infine una dissertazione sulla difficoltà che la fotografia ha incontrato nell’affermarsi come documento storico perché per troppo tempo considerata un puro corredo illustrativo. Ma anche ritenere che il linguaggio fotografico sia immediato è un grave errore: l’immediatezza è solo apparente in quanto sono assolutamente necessarie tecniche di lettura e criteri interpretativi differenti rispetto a quelli applicati all’elaborazione delle fonti cui usualmente ricorre lo storico.