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domenica 25 giugno 2017

Crollo costa California e Palazzo Lungotevere Flaminio Roma

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lunedì 19 giugno 2017

L’uomo è l’unico intruso nell’ambiente marino

rifiuti contaminano fondali mare La scorribanda legale
Ne avevamo rispetto quando esercitava il fascino del pericolo indomabile. Il timore verso il mare è durato finché gli esploratori hanno affrontato l’ignoto varcando le colonne d’Ercole, il limite del mondo conosciuto. Attraverso i documentari scopriamo gli ambienti sottomarini equilibrati, ben organizzati, funzionali, dotati di ciclicità, senza alcun bisogno dell’uomo. Anzi l’intervento umano  ne sconvolge la perfezione, deturpando lo splendore senza tempo delle realtà abissali. L’uomo, preso da febbrili bramosie, non si ferma nemmeno un istante a lasciarsi sedurre da una realtà meravigliosa. Gli oceani, il bioma terrestre maggiormente diffuso, garantiscono l’equilibrio biologico del pianeta. Sono serbatoi d’acqua e costituiscono il fulcro del ciclo dell’acqua. Rappresentano serbatoi di calore irradiato dal sole, divenendo un fattore di controllo del clima. 
mare rifiuti inquinamento La scorribanda legale  2
È un ambiente ospitale: è nel brodo primordiale che sono comparse le prime forme di vita. Il concetto inconfutabile di catena alimentare si riconduce proprio al bioma oceanico. Un insieme di organismi vegetali, il fitoplancton, fluttua nell’acqua grazie al moto ondoso e produce ossigeno oltre a costituire la base della catena alimentare. Quantità e diversità delle specie viventi in un oceano dipendono dalla combinazione di diversi fattori: profondità, temperatura dell’acqua, trasparenza, concentrazione di gas e sali. Nei mari caldi e poco profondi prendono vita delle formazioni calcaree che si estendono anche per Km nei mari tropicali: sono le barriere coralline, dai variegati colori e sensibili alle variazioni ambientali. L’uomo ha intaccato la crescita dei coralli. 
mare rifiuti inquinamento La scorribanda legale 1
Nel Pacifico, lontane dai luoghi antropizzati, sorgono le Isole Galápagos, un arcipelago di origine vulcanica abitato da una fauna endemica a lungo studiata dal naturalista inglese Charles Darwin che maturò la teoria sull’evoluzione delle specie. Nel 2001 la petroliera Jessica mise in ginocchio quel delicato equilibrio. L’eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche sta compromettendo l’ecosistema oceanico. 
In Antartide possiamo ammirare banchi di minuscoli gamberetti detti Krill, alimento delle balene e base della catena alimentare, ma sempre meno numerosi a causa dell’effetto serra e dell’ossessiva pesca finalizzata alla produzione di mangimi. Non dovremmo mai dimenticare gli esperimenti nucleari francesi e non solo, condotti negli anni ’80 e ’90 nell’atollo corallino di Mururoa, nel cuore del Pacifico. Un test nucleare implica un gravissimo sovvertimento degli equilibri ambientali. 
fondali marini mare rifiuti inquinamento La scorribanda legale


martedì 13 giugno 2017

Il concetto di donna su Facebook

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sabato 10 giugno 2017

Tra vicoli e precipizi. Popolazione e istituzioni a Matera nel corso del Settecento

     Recensione: Angela Carbone, Tra vicoli e precipizi. Popolazione e istituzioni a Matera nel corso del Settecento, Cacucci Editore, Bari 2010, pp. 166.
     Il peculiare assetto urbano della città di Matera è il probabile motivo ispiratore del titolo dell’opera. Tra vicoli e precipizi scorgiamo gli aspetti demografici della popolazione e della famiglia nella città più antica e suggestiva della penisola, ma soprattutto osserviamo, fino all’immedesimazione, le frange più bisognose della popolazione: le figure della povertà, gli orfani, gli esposti, le vedove rimaste sole ad allevare i propri figli. Ma non si è mai troppo soli a Matera per merito degli istituti assistenziali a sostegno delle fasce deboli e per via delle peculiari strutture abitative, i Sassi, che sfumano il confine tra spazi familiari e comunitari. È nel vicinato che si instaura un legame che trascende la rete di parentela ed unisce le famiglie residenti intorno allo stesso cortile.
Tra vicoli e precipizi.
     La fonte che permette all’autrice una ricostruzione demografica ed una articolazione sociale e professionale della popolazione di Matera è la numerazione ostiaria del 1732. Si tratta di una fonte civile e fiscale, volta cioè ad accertare il numero delle famiglie soggette al pagamento delle tasse all’interno dei singoli comuni.
     La documentazione che affiora dagli scavi archivistici evidenzia le inflessioni demografiche in corrispondenza dell’epidemia di peste nera del 1348 e di una malattia che determinò un sensibile aumento della mortalità infantile nel 1641, il morbus antracis in gutture.
La morfologia del territorio faceva sì che la suddivisione per contrade apparisse disomogenea registrando in maniera alterna piccole contrade, con un limitatissimo numero di abitanti, e contrade densamente popolate.
     Nell’età moderna vigeva un regime demografico naturale, caratterizzato da elevata natalità ed elevata mortalità. In assenza di metodi contraccettivi, le nascite si susseguivano con una frequenza elevata e i decessi coglievano i piccoli nei primi anni d’età. Gli autori di storiografia della famiglia hanno a lungo discusso, animando convegni scientifici, sul momento in cui si può cominciare a far riferimento al sentimento dell’infanzia. È difficile giungere a un accordo, ma è possibile asserire che solo quando diviene stabile la possibilità di operare un controllo sulle nascite e il bambino è desiderato, allora si può certificare la nascita del sentimento dell’infanzia.
     La struttura demografica materana mostra una popolazione giovane, costituita da quegli individui che hanno superato l’età critica, e una maggioranza di donne rispetto agli uomini, elemento derivante dalla maggiore longevità femminile a favore delle donne, cosa che ne determinava spesso uno stato di vedovanza. Anche la maggiore percentuale di vedove rispetto ai vedovi si può spiegare mediante contestualizzazione: contrarre un secondo matrimonio era considerato riprovevole per una donna.
     Le fonti archivistiche sono ciò che ci resta di una realtà non troppo remota e offrono la possibilità di analizzare numerosi elementi che l’autrice esamina: indici di struttura della popolazione, aspetti particolari in merito al raggiungimento dell’età anziana, celibato e nubilato, età al matrimonio, attività lavorativa, trasmissione del nome, meccanismi di selezione della forma nominale, forme cognominali. Ampia è l’appendice con la quale Angela Carbone dona al suo lettore l’opportunità di osservare personalmente i valori assoluti e percentuali dei dati presi in considerazione.
     Ricorrendo alla tipologia familiare proposta da Peter Laslett si evince che la famiglia nucleare era la più diffusa tra la popolazione dell’aggregato urbano che favoriva anche la presenza più consistente di solitari sia vedovi che giovani in cerca di lavoro. Le piccole dimensioni dei nuclei familiari vedevano il proprio ampliamento in virtù del livello di benessere. Ma la famiglia poteva estendersi in senso ascendente in linea femminile, accogliendo cioè nel nucleo coniugale un anziano genitore vedovo.
     Le pagine dell’opera ci restituiscono uno spaccato sociale dell’epoca: se ne descrivono le professioni, le condizioni delle abitazioni, le strategie familiari e matrimoniali, il concetto di patrimonio e le dinamiche che mette in moto, l’istituto del servizio a vario titolo, si affronta il tema della mobilità territoriale con i fattori che la determinano.
     Le ricerche condotte presso l’Archivio di Stato di Matera hanno portato alla luce numerosissime richieste di elemosina recapitate all’opera di beneficenza Monte della Madre Santissima della Misericordia. Il lavoro di ricerca si estende, in questa parte dell’opera, ai margini della società e si propone di ricostruire le storie e le condizioni di vita che caratterizzavano i più bisognosi ai quali le opere pie offrivano sollievo e sostegno.
     L’autrice delinea le diverse vicende, anzi vicissitudini familiari, alla base delle richieste di sostegno economico: non solo la scomparsa del capofamiglia, ma anche una sua eventuale inabilità al lavoro. E non solo la gente già umile, ma anche i ceti sociali elevati perchè i precipizi economici non erano appannaggio esclusivo delle famiglie il cui quotidiano era caratterizzato dalla fragilità.
     Il crollo economico non era l’unico elemento democratico perché a superare le barriere di classe intervenivano anche le epidemie come quella del terribile 1764 che vide la congiunzione di carestia ed epidemia di tifo.
     Le condizioni di indigenza turbavano numerose fanciulle il cui onore sarebbe stato in pericolo costante d’esser violato da chi ne avesse avuto l’intenzione. Da qui nascono le suppliche delle nubili, vergini in capillis, rivolte ad avere la possibilità di acquistare solo un vestito e un letto per maritarsi. Dietro l’apparenza di una richiesta semplice ed umile c’è il bisogno di preservare la propria pudicizia mettendo in salvo la reputazione femminile.
     Di particolare rilievo è il capitolo La tutela dell’onore: assistenza alle fanciulle orfane che focalizza l’attenzione alle donne prive del sostegno e della protezione che solo una figura maschile può offrire. A seguito del Concilio di Trento sorsero i conservatori femminili con l’obiettivo di tutelare l’onore femminile attraverso il controllo del corpo e la reclusione.
     Con l’occupazione Francese si attuarono delle innovazioni per le quali dall’opera privata di carità si passò all’intervento statale che riconosceva la necessità di un sostegno alle fasce deboli della popolazione e mirava al superamento del pauperismo attraverso il lavoro e l’alfabetizzazione. Il paradigma assistenziale femminile orbitava attorno ad alcuni punti cardine quali: l’educazione religiosa ritenuta fondamento dell’agire morale, l’addestramento ai lavori donneschi per imparare a condurre un ménage proprio o di altri, l’istruzione che avrebbe consentito a numerose fanciulle di restare in istituto, al raggiungimento dell’età adulta, e di divenirne istitutrice. 
     Storie di vita dalle vette dei ceti elevati alle valli dei ceti medio–bassi e bassi, destini che si incrociano in corrispondenza di grandi epidemie, narrazioni contornate dall’arretratezza dell’epoca in cui l’igiene e la sanità erano due elementi non del tutto conosciuti.

mercoledì 7 giugno 2017

Poesia - Primavera. Non c’è bisogno di dirlo

Primavera.
Non c’è bisogno di dirlo
di
Silvana Calabrese

Panorama primavera La scorribanda legale
Non c’è bisogno di dirlo,
quando arriva la primavera
si sente nell’aria.
È come se il giardino si
togliesse il cappotto invernale
e mostrasse i mille colori
del suo abito.

I boccioli delle rose
hanno il permesso di aprirsi
e profumare l’aria.
Non c’è bisogno di dirlo,
la Natura sa quel che deve
fare quando arriva la primavera.

cottage primavera La scorribanda legale
Una più calda temperatura 
ci sussurra che possiamo indossare
vestiti più leggeri e anche più
colorati così come i campi
si rivestono di fiorellini variegati.

Finché non abbiamo iniziato
a maltrattare la terra,
inquinandola,
non c’era bisogno di dirlo
quando la primavera era alle porte.
È una stagione che ci
parla a voce bassa, 
torniamo ad ascoltarla. 

Natura primavera La scorribanda legale

domenica 4 giugno 2017

Gesù Cristo a mezzo punto su canovaccio stampato

Gesù Cristo ricamato a mezzo punto su canovaccio stampato Silvana Calabrese - Blog
     Che siate cristiani, atei o che professiate una diversa religione, si suppone che la vostra fede sia solida. Dunque non può nuocervi leggere quanto segue.
     Non si può definire alto punto croce, ma l’effetto finale è simile.
     La tecnica presentata è definita mezzo punto e si avvale di una base semirigida simile ad una griglia. Si tratta di una tela che raffigura la stampa del soggetto (volto o paesaggio) che ricamerete. Dunque siamo lontani dal fondo bianco o ecru della tela aida poiché il canovaccio è prestampato e ciò fornisce una guida per ogni singolo punto. 
     Per realizzare un quadro con questa tecnica ci si deve procurare l’apposito kit contenente: il canovaccio stampato (100% cotone inamidato); il filato (100% cotone lanato); un ago. 

venerdì 2 giugno 2017

L’Italia è una Repubblica fondata sulla ricerca del lavoro

L’art. 1 della Costituzione potrebbe iniziare con «L’Italia è una repubblica democratica fondata sulla ricerca di un lavoro» dato che la ricerca di un’occupazione è diventata essa stessa un lavoro. È rassicurante l’art. 4 comma 1: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che ne rendano effettivo questo diritto». In un’indagine multiscopo dell’Istat sugli aspetti della vita quotidiana, datata 2010, ho constatato che la disoccupazione rappresenta uno dei maggiori problemi nel novero di quelli percepiti dai cittadini italiani, più della criminalità. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 17 maggio 2012, p. 32.
Italia repubblica fondata sul lavoro Silvana Calabrese Blog

martedì 30 maggio 2017

Ti frego i risparmi. Garantito dallo stato italiano

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domenica 28 maggio 2017

Tu non sei un gadget

Recensione: Jaron Lanier, Tu non sei un gadget, Mondadori, Milano 2010, pp. 267.
Direttamente dalla California, il pioniere nonché guru della realtà virtuale, Jaron Lanier, analizza dettagliatamente l’impatto sociale della tecnologia digitale. E per farlo, accantona la nozione di digital divide, ampiamente impiegata ma mai compresa a fondo. Quello che definiamo “divario digitale” e che si traduce nella mancanza di accesso alle tecnologie informatiche con relativa mancata fruizione dei servizi che queste consentono, non deve essere associato soltanto ai Paesi in via di sviluppo. La disparità digitale appartiene anche alle nazioni più evolute e scaturisce da alcuni fattori: il livello di conoscenza circa il funzionamento del personal computer; la padronanza dell’inglese di cui pc e web sono intrisi; una fascia di reddito tale da permettere un primo accesso al web o una continuità nelle connessioni.
Lanier Tu non sei un gadget
L’autore dimostra la sua coerenza intellettuale e professionale. Pur avendo un’enorme considerazione verso il mondo della multimedialità, pur essendo un internauta per eccellenza, consapevole che la tecnologia digitale è il suo lavoro, esorta i lettori a difendere la propria vita reale dalla realtà virtuale.
Non viene negata la comodità derivante dai supporti tecnologici, sia dal punto di vista personale che in ambito medico, ma può essere negato il nostro bene più importante, la capacità di fare esperienza. Potrebbero franare i confini della libertà individuale. Lo dimostrano ipotesi utopiche o forse semplicemente avveniristiche in merito all’abolizione della circolazione delle banconote a vantaggio dell’utilizzo esclusivo di carte di credito. Che accadrebbe in caso di problemi come quelli che Baudrillard fa rientrare nel novero dell’«ironia della tecnica»? Il vantaggio può ricondursi ad una diminuzione/scomparsa dell’economia sommersa. Lo svantaggio subentra se una carta si blocca o se viene rifiutata e le banconote non fossero più in circolazione.
Numerose sono state fino ad oggi le conferenze che hanno affrontato il tema della attuale compresenza di testate giornalistiche sia on-line che in edicola, ma pare che si tratti di una sperimentazione, della volontà di indurci a consultare i quotidiani più rapidamente da casa con l’ausilio del mouse. L’opera riassume questo ragionamento in un assunto: «qualunque oggetto abbia un surrogato elettronico, va incontro a irrimediabile svalutazione».
Il web ci si sta ritorcendo contro e con la sua falsa familiarità distoglie la nostra attenzione dalla direzione verso cui sta procedendo. Le informazioni stanno perdendo la loro qualità, si frantumano in parole che a loro volta vengono sminuzzate in termini chiave per i motori di ricerca generando un universo di schegge di pensiero anonimo e disarticolato, ma anche un insieme di concetti talmente rimaneggiati da essere equivocati.
Il primo inganno del web 2.0 è che intende promuovere una libertà radicale all’insegna dell’interazione, ma ne depaupera quella fra le persone.
Lanier osserva come la nozione di file venga insegnata agli studenti di informatica al pari di un fenomeno naturale e teme per quello che potrebbe accadere alla definizione di essere umano, dato che la persona astratta sta già oscurando la persona reale. Un altro timore si riconduce alla noosfera, l’idea che da tutti gli utenti del Web emerga una coscienza collettiva a scapito dell’individualità. A suffragare questa intuizione è la storia del bue al mercato, esemplificativa del concetto di «saggezza della folla»: un gruppo di persone stima il peso dell’animale e la media delle varie stime è di solito più vicina al vero rispetto a quella espressa dai singoli. 
Le tematiche affrontate conducono ad una diramazione tra reale e non reale e a questo proposito è stata recuperata una definizione: «Ciò che rende reale una cosa è l’impossibilità di rappresentarla nella sua totalità. Un’immagine digitale di un dipinto a olio rimarrà sempre una rappresentazione, non un oggetto reale. Un dipinto reale è un mistero insondabile. Un dipinto a olio cambia col tempo; la sua superficie si crepa. Ha una tessitura, un odore, emana una sensazione di presenza e di storia».

lunedì 22 maggio 2017

L’esperienza al Salone del Libro di Torino, con “La pedagogia nel taschino”

Salone del Libro di Torino trentesimo anno
Una giornata pregna di emozioni che recano in calce diverse firme alle quali va il mio ringraziamento:
… La casa editrice Leucotea, dal carattere innovativo
… L’editore Matteo Moraglia, dal multiforme ingegno
… La Marino Autolinee che mi ha garantito un buon viaggio
… La città di Torino che ha accolto l’importante evento letterario
Salone Libro Torino La pedagogia nel taschino Silvana Calabrese 2

Salone Libro Torino La pedagogia nel taschino Silvana Calabrese 1

Salone Libro Torino La pedagogia nel taschino Silvana Calabrese 3

E poi…
… La Juventus che vince il suo sesto scudetto consecutivo (record storico per la serie A).

Juventus sesto scudetto consecutivo Silvana Calabrese

E alla fine di una giornata così piena, è venuta un po’ di fame anche a me!

Silvana Calabrese piadine



sabato 20 maggio 2017

Donna a Bari tra famiglia e lavoro

     Recensione: Giovanna Da Molin, Donna a Bari tra famiglia e lavoro. Nuovi bisogni di servizi e tempi della città, Cacucci Editore, Bari 2012, pp. 100.
Giovanna Da Molin Donna a Bari Silvana Calabrese
     Essere donna, in un contesto di cambiamenti sociali, comporta sacrifici ed equilibrismi. Sintomo evidente del mutamento è il calo della fecondità: si mettono al mondo meno figli e più tardi. Tra i fattori che concorrono a tale declino si annovera il progressivo investimento nell’istruzione. Ad un titolo di studio elevato corrisponde un’aspettativa: l’inserimento attivo nel mondo del lavoro ed il conseguimento della realizzazione professionale. Si tratta di aspetti primari costituenti l’identità femminile. Nonostante i progressi registrati, i livelli professionali di rilievo restano difficilmente raggiungibili senza tuttavia ostacolare la crescita dell’occupazione femminile, elemento che ha fatto sorgere problemi di conciliazione tra il lavoro extradomestico ed il ruolo di moglie, madre e casalinga. È un’agenda priva di spazi vuoti, quella delle donne, che induce a mettere in atto gli equilibrismi, citati in apertura, nella gestione del tempo quotidiano a discapito perfino dei tempi riservati al sonno e alla cura personale. A complicare tale organizzazione vi è la scarsa collaborazione degli uomini ai lavori domestici. È emerso che la fase del ciclo di vita familiare che mostra una maggiore partecipazione dei padri è quella successiva alla nascita di un figlio. Quando non si opta per la rarefazione delle nascite si tenta di conciliare lavoro e famiglia con le possibilità di lavoro a distanza con l’ausilio del telefono o degli orari di lavoro part–time la cui controindicazione è la mancata opportunità di avanzamento di carriera.
Copertina Lettera Internazionale 116 Silvana Calabrese
     Nell’opera la donna, abile e silenziosa conduttrice del proprio ménage, viene interrogata sulla sua condizione, sui suoi bisogni di ottenere servizi che le consentano di usufruire di una tanto desiderata sinergia tra istituzioni locali ed individui.
     L’autrice conduce un’indagine sociodemografica volta ad evidenziare l’importanza che ha assunto l’ingresso delle donne lavoratrici sulla scena pubblica al cospetto degli enti comunali e regionali affinché, attraverso questa ricerca, le esponenti di sesso femminile possano comunicare le proprie necessità a precisi enti. Le donne sono state protagoniste indiscusse delle trasformazioni che hanno coinvolto la società degli ultimi decenni e ne hanno costituito una grande potenzialità. Rappresentano una risorsa per il mondo produttivo, ma anche la culla della fecondità.
     L’indagine è stata condotta sul campo attraverso la somministrazione di un questionario, appositamente predisposto, compilato da un campione di riferimento costituito da 530 donne occupate nel capoluogo pugliese. Lo strumento ha consentito di raccogliere i dati relativi all’intervistata e alla sua famiglia, alla conciliazione negli ambiti familiare, lavorativo e cittadino. Quest’ultimo settore ha permesso di trarre informazioni sui servizi di trasporto, ma anche sui servizi comunali, di pubblica utilità, commerciali e di nuova generazione, quelli online.
     Di notevole interesse risulta la raccolta di proposte avanzate dalle donne stesse. Poter leggere le necessità che le intervistate hanno direttamente presentato mostra aspetti sociali che spesso sono tralasciati o trascurati nel nostro paese.
     Il testo rimarca un elemento fondamentale che ha accompagnato i molteplici cambiamenti sociali ossia il supporto rappresentato dalle reti di sostegno familiare, in particolare dal ruolo svolto dai nonni. Forniscono un servizio gratuito e più flessibile di quello offerto dai servizi pubblici e privati col vantaggio indiscusso della relazione di fiducia. Ma all’aumentare dell’età dei nonni diminuisce la loro disponibilità ad accudire un nipotino.
     Il lettore potrà immedesimarsi nella condizione non solo femminile, ma anche coniugale e familiare e comprendere quasi empaticamente le situazioni in cui una donna coniugata deve prendersi cura dei figli che ha messo al mondo, della casa, dei propri genitori o suoceri, ormai anziani e non sempre in buona salute, senza trascurare se stessa. 
     La recensione è apparsa su «Lettera Internazionale», Rivista trimestrale europea, Edizione italiana, II trimestre 2013 N. 116, Arti Grafiche La Moderna, Roma 2013, pp. 57–58.

mercoledì 17 maggio 2017

Mondadori Point... addio vecchie librerie

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domenica 14 maggio 2017

Poesia - Festa della mamma

Festa della mamma
di
Silvana Calabrese

Silvana Calabrese da piccola La scorribanda legaleSiamo insieme per nove mesi
ventiquattro ore al giorno,
senza nemmeno conoscerci.

È così che inizia il
Grande dono della vita.
Da piccola avevo paura di
tante cose, ma bastava
una tua carezza a
tranquillizzarmi.

Nel giorno della tua festa
tocca a me donarti gioia
affetto e tenerezze.

Ti stringo forte a me e
so che sarai pronta a 
perdonare ogni mia marachella.

Tiramisù Festa della mamma La scorribanda legale

venerdì 12 maggio 2017

Sculture con i palloncini. Tulipano rosso

     Se la crisi economica non vi permette di assecondare l’iniziativa di avere fiori in casa, non lasciatevi demotivare. Una semplice scultura di palloncini vi garantirà la massima eleganza.
     Realizzate anche voi un tulipano rosso con i palloncini.
Tulipano scultura palloncini Silvana Calabrese Blog
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