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venerdì 18 agosto 2017

Un tuffo nel passato. 1586 e 1752

Wood's Lamp ancient manuscript Loving San Francisco
La riscoperta di antichi manoscritti inediti è da sempre fonte di un fermento che si spande al di fuori della comunità scientifica. È il caso delle ricerche che hanno dato alla luce le opere
L’autore ci offre un’avvertenza: se pensate che uno studio demografico condotto su una popolazione del passato non riguardi minimamente il presente, vi sbagliate di grosso. Ma non sareste da biasimare più di un governo che nel prendere i provvedimenti non dà ascolto al principale istituto di demografia italiano, l’Istat.
Copertina Bitonto nel XVI secolo Silvana Calabrese demografia
Copertina Istantanee ... Sammichele Catasto onciario 1752. Silvana Calabrese

sabato 12 agosto 2017

Dacci oggi il nostro pane quotidiano… senza glutine

     La più conosciuta delle preghiere cristiane, il Padre Nostro, ha un verso che recita «Dacci oggi il nostro pane quotidiano». Tra i fedeli vi sono anche i celiaci e quando loro pensano al pane, nel loro cervello si scatenano delle sinapsi complesse. Gli impulsi cerebrali di un celiaco di fronte allo stimolo pane sfiorano per prima la landa dell’apprensione, poi fanno rotta verso la serenità della soluzione che la scienza ha trovato per loro, ma finiscono col ritrovarsi nella tempesta della paura della contaminazione da glutine.
Silvana Calabrese celiachia gluten free Blog
     Chi è affetto da malattia celiaca a tavola si sente solo e a messa non si sente un cristiano completo. Quando un celiaco recita il Padre Nostro, aggiunge con la mente le paroline «senza glutine» a quel particolare verso.
     Quando si è ospiti a casa di amici o parenti si è consapevoli che nessuno potrà capirli fino in fondo. Le distrazioni si accumulano, l’ignoranza aggrava la situazione che precipita quando la noncuranza porta ad esclamare «Che male può farti una briciola di glutine!».
     Ma è in Chiesa che ci si vorrebbe sentire accolti dalla misericordia della quale si sente tanto parlare. Quando è il momento della comunione tutti si alzano per andare a ricevere l’ostia consacrata mentre il celiaco rimane seduto a chiedersi perché sia così diverso dagli altri. Poi, da buon cristiano, riflette sul fatto che ciascuno ha i suoi problemi e che Dio non ci affida croci più pesanti di quelle che possiamo portare.
     Le norme stabilite dalla Congregazione per la Dottrina della Fede prevedono che la materia prima impiegata nelle ostie sia l’amido di frumento (lettera circolare del 19.06.1995 ai Presidenti delle Conferenze Episcopali), riso o mais non sono consentiti. Nel 2002 è stato ammesso un tipo di ostia a basso contenuto di glutine (ma comunque a base di glutine).
     Una soluzione sarebbe quella di procurare delle ostie prive di glutine e concordare con il parroco di farle consacrare e assumerle… comunque separatamente e dalle mani di un prete che ha somministrato a tante persone un sacramento contenente glutine. Tuttavia alcuni parroci ancora negano questo accordo. Il corpo di Cristo non può congiungersi con i soggetti celiaci? E i sacerdoti celiaci? Non esistono sacerdoti celiaci. Chi è affetto da celiachia non può prendere i voti. 
     Non ci resta che pregare affinché lo spirito santo illumini i membri del clero e permetta ai fedeli la completa comunione con Cristo senza alcuna esclusione. Altrimenti le omelie di cosa parlano? 

Della sezione "Celiachia" fanno parte anche: 
Gli aspetti psicologici della celiachia (Scuola Santomauro) .

domenica 6 agosto 2017

Gioia Tragica. Le forme elementari della vita elettronica

Recensione: Vincenzo Susca, Gioia Tragica. Le forme elementari della vita elettronica, Lupetti Editore, Milano 2010, pp. 240.
Generalmente la scelta del titolo deve essere ben ponderata. Esso deve incuriosire il lettore senza svelare totalmente il contenuto. Deve essere creativo per catturare l’attenzione di chi si accinge a leggere l’opera. Si tratta di un biglietto da visita privilegiato, sia per una tesi di laurea, sia per un libro da destinare al commercio. Gioia tragica dimostra di aver colto l’importanza di tale scelta. Infatti il sintagma è un ossimoro che forse indica la possibilità che la gioia sia perseguibile, ma a costo di qualche compromesso.
Gioia Tragica
A contribuire a spiegarlo c’è la prefazione di Marco Mancassola che non si è limitato a introdurre l’opera, bensì ha composto un vero e proprio saggio introduttivo includendovi numerose quanto attuali problematiche sociali e giovanili intuendone le radici storiche.
In apertura una citazione di Martin Heidegger che fa luce su un paradosso tipicamente giovanile, quello di esserci, al mondo, e non riuscire a sentirlo. Una possibile soluzione sarebbe quella di riuscire a lasciare traccia del proprio passaggio dal momento che sembra ormai appartenere al passato il «Cogito ergo sum» Cartesiano. Anche Ricoeur ha sostenuto che il Penso dunque sono, racchiudesse la tendenza dell’uomo a dubitare, una tendenza che sfiora l’ostinatezza.
Per far fronte alla sfida le generazioni precedenti adottavano la ribellione per condurre la battaglia per l’esserci, oggi invece è la pratica della connessione che permette di testimoniare l’essenza di un individuo, da questo deriva la gioia di condurre una vita on-line, ma una gioia tragica perché ha il prezzo della dipendenza dallo stato di connessione, che ha assunto il senso dell’ingiunzione, dissolve la possibilità di salvaguardare la privacy e l’integrità individuale e last but not least ci condanna all’omologazione e dunque si torna alla rassegnazione dell’inautenticità.
Il testo fa uso di esempi cinematografici per dimostrare quanto la relazione tra scienza e potere sarebbe nulla se non si ammettesse l’umiltà come valore fondamentale per abolire i pregiudizi la cui logica graffiante non permette di scalfire nemmeno la verità più evidente. Si fa accenno all’alterità, al suo rispetto, alla capacità di avvicinarsi empaticamente a ciò che è altro da noi. Segue l’esortazione a provare a dare ascolto alla voce di quello spirito invisibile che prende il nome di intuizione, ispirazione, creatività, perché la mente umana nella sua intrinseca natura ha bisogno di accogliere l’altro da sé. Le forme più sorprendenti del sapere spesso attecchiscono in quegli ambiti che la modernità ha bandito o peggio ancora ha circoscritto.
L’opera si avvia alla conclusione narrando la rottura dell’equilibrio esistente tra lavoro e non lavoro che con successive declinazioni hanno assunto il volto di condotta buona e lasciva. Quando il contesto urbano cominciò a far da magnete con l’esca luccicante di un progresso da inseguire, l’uomo, impaurito da innumerevoli novità sociali e da crescenti responsabilità, cominciò a contemplare il concetto di evasione, più ampiamente premeditata per essere collocata all’interno del ciclo produttivo della società dei consumi di massa. L’evasione che fonde fuga e ricreazione, subì poi un’evoluzione che la portò a scindersi in evasione temporanea legata ai cosiddetti interstizi metropolitani ed evasione compatibile con la predizione ed il disimpegno un tempo considerate periferiche, poi socialmente riconosciute. 
Le ultime battute sono rivolte nuovamente all’identità, in questo caso elettronica, con riferimento al sottotitolo dell’opera. Il web è diventato un calderone di tanti sé come effetto dell’ansia di esserci in virtù delle forme dell’apparire nella vita elettronica. L’identità del terzo millennio rievoca le osservazioni di Walter Benjamin sulla fotografia utilizzata per protrarre l’esistenza dei defunti nelle dimore dei propri familiari. La contemporaneità permette all’identità digitale di sopravvivere alla persona fisica.

giovedì 3 agosto 2017

Sia fatta la volontà, di chi?

Silvana Calabrese Roma Bocca della Verità
Non temete ecclesiastici, non temete laici. Nulla di blasfemo comparirà in questa lettera, ma solo la verità, seguita dal bisogno unanime di pregare.
Prima spieghiamo il significato: la preghiera è, a tenore di vocabolario, la manifestazione fondamentale della vita religiosa consistente nel rivolgersi a Dio o al mondo divino con la parola o con la mente, per chiedere, ringraziare o glorificare. Dal punto di vista giuridico posso fare appello all’Art. 21, comma 1 della Costituzione della Repubblica Italiana: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». Costituitami parte civile, proseguo.
Probabilmente a tutti è capitato di impantanarsi in una causa di tribunale, tanto che sono ormai note le sfilze di rinvii delle udienze, sempre longeve.
Levo il calice alle lungaggini giudiziarie, civili e/o penali che svuotano la giustizia della sua vera essenza. Gloria alla parcella dell’avvocato, al figlio che ne prenderà il posto, e allo Spirito Santo che non li ha investiti. E sia fatta la volontà del magistrato.
gelmini mariastella silvana calabrese
Passiamo all’Università, la stessa che in una lettera precedente è stata ritenuta «fatta su misura dei bisogni dei docenti». La bellezza di una catena alimentare, nonché unica consolazione per il plancton, è che esiste sempre un pesce più grande del precedente. Ecco spiegati i non pochi problemi cagionati dalla riforma universitaria, un vero e proprio maremoto che sconvolgerà i connotati di tale istituto di Studi. Gloria al barone, chissà se la spunterà, al figlio, chissà se smetteremo di usare il termine parentopoli, ma soprattutto sia fatta la volontà del Decreto Gelmini. Di sicuro i miei figli lo studieranno nei manuali di storia, pena: un mese senza pay tv.
ippocrate giuramento medicina silvana calabrese
Le istituzioni sono tante quante le bizzarrie di cui veniamo a conoscenza. Inquadriamo il nosocomio: in ospedale può capitare che una partoriente o una paziente che stia per sottoporsi con urgenza ad un intervento debba attendere le vere priorità mediche (il giuramento di Ippocrate deve aver subito delle trasformazioni): il medico deve prima fare a botte col collega (deve cioè tenersi in allenamento per la prova costume) e poi può adempiere al suo compito, salvare delle vite. Gloria alla virilità dei medici, al loro destro impeccabile, e che Ippocrate, padre della medicina, riposi in pace.
Tutto questo rappresenta l’un per cento di ciò che si potrebbe inserire nei prossimi test di ammissione all’Università, nella sezione «attualità e cultura generale». 
Se avete letto la presente, propongo un minuto di silenzio seguito da un’ultima preghiera rivolta al futuro dei più giovani, ricchi ereditieri di questa società.

venerdì 28 luglio 2017

A Bari le reliquie di S. Antonio. Un progetto da inserire in agenda?

A Padova, dal 15 al 21 febbraio 2010, in occasione della Festa della Traslazione delle Reliquie di S.Antonio, detta anche Festa della Lingua, le spoglie del Santo tornano nella Basilica di Padova per essere esposte alla devozione dei fedeli. Giungono anche da lontano, spinti dalla fede e soprattutto dalla certezza che le loro preghiere saranno ascoltate. Una volta si cantava un inno, noto ai devoti: “Si quaeris miracula” “se chiedi miracoli”. Ognuno nel suo cuore chiede un intervento divino, una intercessione per sé, per chi gli è caro. Sfilano in silenzio, in adorazione e in preghiera. Qualcuno piange. Sono lacrime di speranza, di chi rifiuta di rassegnarsi al dolore e si rivolge con fiducia al Santo che è stato definito dalla pietà popolare il Santo dei miracoli. [Prima di proseguire è bene precisare la corretta denominazione del santo: da Padova o di Padova? Secondo un uso ormai consolidato, i frati prendono il nome della sede del convento da cui provengono e a cui appartengono. È corretto quindi dire di Padova, anche se coesiste largamente ed è accettata l’espressione da Padova].
L’ostensione è stata già preceduta da un altro notevole evento: la sosta delle Insigni Reliquie di S. Antonio nella comunità parrocchiale di Gradisca d’Isonzo nel mese di settembre 2009. Appare subito chiaro che non vi è l’intenzione esclusiva di una venerazione dei resti del Santo, ma di rendere onore alla persona canonizzata dalla Chiesa, che ha raggiunto la comunione con Cristo.
Il culto delle reliquie è abbastanza remoto: nasce con i primi martiri e consente di venerare quelle parti del corpo in cui il martire ha sofferto, elevando i credenti alle altezze della fede o rafforzandone i fondamenti. Gradisca accoglie il Santo e riceve a sua volta un dono: ridare vita alla testimonianza cristiana in tempi di dure contraddizioni. Contemporaneamente, in omaggio alle Reliquie, si è svolta a Gradisca la mostra regionale di pittura e scultura promossa dall’unità pastorale locale, in collaborazione con le maggiori Accademie ed Istituti d’Arti visive. Presenti anche artisti pugliesi: Paola Bernasconi e Mario Pierro che con le loro opere hanno apportato un notevole contributo artistico all’evento.
Sant'Antonio Padova Santini Silvana Calabrese
Paola Bernasconi, nata a Bari, vive nel Triveneto dove esercita la professione di medico legale, senza allontanarsi dalla tradizione iconografico-pittorica, cui è legata, anello di congiunzione con il padre, il pittore Franco Bernasconi.
Le icone a tema sacro, opportunamente rivisitate, nascono da una profonda spiritualità colta non soltanto dai devoti, ma anche dai laici, capaci di leggere in esse messaggi d’amore, di pace e di integrità morale. Fedeli allo stile bizantino italico moderno, le immagini sacre traggono linfa dalla tradizione bizantino-slava, greco-ortodossa e orientale. I soggetti riprodotti: la Vergine, Cristo, gli angeli, i beati e santi come Antonio e Nicola.
Mario Pierro, insignito nel 2006 del titolo di Artista della fotografia italiana dalla F.I.A.F. (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche), di origine pugliese, ha vissuto a Brindisi fino a vent’anni, quando ha lasciato la Puglia per Gradisca d’Isonzo in Friuli-Venezia Giulia. Qui il suo curriculum conta numerose mostre, la pubblicazione di un libro, Lo spazio di un’emozione, la pubblicazione della sua produzione fotografica su testate nazionali e riviste specializzate, l’istituzione di ben tre circoli fotografici. È infatti la fotografia l’attività dominante di Mario Pierro, passione che ebbe inizio con un regalo della moglie: una reflex capace di catturare e trasmettere le immagini e le emozioni provate al momento dello scatto. A questa forma espressiva si accompagna una tecnica peculiare che parte dalla stampa in bianco e nero con un contrasto marcato, per poi intervenire con una sfumatura color seppia, tecnica che agli inizi richiedeva pazienza e perizia e che ora si realizza invece con programmi digitali di foto-ritocco. In calce la firma dell’artista.
La presenza dei due artisti pugliesi a Gradisca si accompagna al carattere spirituale dell’evento che assume valenza storico culturale, compresa tra l’agiografia di Antonio e la mostra iconografica.
L’iniziativa è da ricondurre alla figura di Don Maurizio Qualizza, il promotore che ha coinvolto tutti, anche i bambini, autori di disegni raffiguranti i miracoli ed i momenti della vita del Santo. Alla preparazione spirituale del parroco risponde una sensibilità artistica diffusa, presente nel territorio, che trova la giusta collocazione in adeguati spazi espositivi. Don Maurizio ha anche curato minuziosamente la realizzazione del sito internet www.parrocchiagradisca.it che offre maggiore risonanza a quello che è già considerato centro di arte sacra, tra Udine, Gorizia e Trieste. Le opere esposte sono frutto di una ricerca che va al di là della santità, perché attraverso l’arte mira a conoscere l’uomo.
Gli artisti obbediscono ad una legge interiore, forte, capace di affermare una fede anche estranea alla matrice prettamente religiosa, per fare spazio a una sensibilità culturale oltre il discorso confessionale. Tutti infatti possono comprendere la forza e l’attualità di una vita eccezionale, espressa dai partecipanti alla mostra e in particolare dai nostri artisti pugliesi, trapiantati in una terra nuova, dove hanno trovato migliori opportunità sociali e professionali.
Il destino riesce sempre a compiersi: questo è il messaggio dell’8 dicembre 1965 di Paolo VI agli artisti, colto dai nostri Paola Bernasconi e Mario Pierro. Il filo conduttore dell’allocuzione riguarda il legame tra gli intellettuali e la Chiesa, grata a pittori, scultori, architetti, per aver edificato i templi, decorato gli edifici, celebrato il culto, arricchito la liturgia, tradotto il messaggio divino attraverso il caleidoscopico linguaggio dell’arte, capace di rendere visibile e comprensibile ciò che è trascendente. Le opere artistiche con la loro bellezza infondono speranza e si trasformano in strumenti salvifici contro il baratro della disperazione. Inoltre resistono al tempo, unendo generazioni lontane anche dal punto di vista comunicativo, ma soprattutto perché l’arte è per sua natura estranea all’aspetto economico. Nasce infatti come custode della bellezza del mondo e per questo Sua Santità Paolo VI incoraggia gli artisti e gli intellettuali ad essere sempre degni del proprio talento.
L’obiettivo che la comunità parrocchiale di Gradisca si è imposta è un incontro bidirezionale col Santo. È un ‘incontrarlo’, come ricongiungimento alla vocazione del credente, e ‘farlo incontrare’, come riscoperta e conferma dell’impegno di educatori, genitori, catechisti e insegnanti verso i giovani. Per tutti l’esempio di una vita all’insegna della divulgazione della proposta evangelica per portare la riconciliazione ovunque fosse necessario.
Come aveva già insegnato Francesco, anche Antonio aveva rinunciato ai beni materiali, scegliendo l’unico Bene possibile, Dio. Attento ascoltatore, fratello maggiore e impareggiabile confidente, era anche un esemplare oratore, abile negli approcci umani tanto che il cronista e biografo francese Rigauldt scrive: «gli uomini di lettere ammiravano in lui l’acutezza dell’ingegno e la bella eloquenza. Calibrava il suo dire a seconda delle persone, così che l’errante abbandonava la strada sbagliata, il peccatore si sentiva pentito e mutato, il buono era stimolato a migliorare, nessuno, insomma, si allontanava malcontento».
Quello di Antonio fu un pellegrinaggio spirituale e terreno, per diffondere la parola di Dio, come dimostra scientificamente l’analisi condotta sulle sue ossa, da cui si desume che camminò molto a piedi. La sua vita è messaggio e invito per tutti ad un pellegrinaggio interiore, un’introspezione che conduca all’essenza dell’essere, agli obiettivi prioritari da realizzare, un ritorno ai valori fondamentali.
Si fa appello ad un Santo la cui fama per i miracoli compiuti ha raggiunto ogni parte del mondo. Ci piace sottolineare che la predicazione in favore dei poveri e delle vittime dell’usura è chiaramente attuale: «La natura ci genera poveri, nudi si viene al mondo, nudi si muore. È stata la malizia che ha creato i ricchi, e chi brama diventare ricco inciampa nella trappola tesa dal demonio. Razza maledetta, sono cresciuti forti e innumerevoli sulla terra, e hanno denti di leone. L’usuraio non rispetta né il Signore, né gli uomini; ha i denti sempre in moto, intento a rapinare, maciullare e inghiottire i beni dei poveri, degli orfani e delle vedove … E guarda che mani osano fare elemosina, mani grondanti del sangue dei poveri. Vi sono usurai che esercitano la loro professione di nascosto; altri apertamente, ma non in grande stile, onde sembrare misericordiosi; altri, infine, perfidi, disperati, lo sono ancor più apertamente e fanno il loro mestiere alla luce del sole». Un particolare degno di nota della vita del Santo è la lunga serie di vicissitudini che ne hanno costellato l’esistenza, cui egli ha opposto il valore della speranza, della fiducia nel futuro e soprattutto nei giovani. È la speranza infatti, ultima dea dell’antico mitico mondo dei poeti, che oggi ritorna ad essere l’elemento essenziale e insostituibile dell’esistenza moderna.
L’articolo è apparso nel 2010 sul sito web della Parrocchia di Gradisca. 
http://www.parrocchiagradisca.it/SITE/index.php?area=NEWS&id=349.

martedì 25 luglio 2017

Underground zone. Dandy, Punk, Beautiful People

Recensione: Claudia Attimonelli – Antonella Giannone, Underground zone. Dandy, Punk, Beautiful People, Caratteri Mobili, Bari 2011, pp. 119.
Un fotogramma dagli anni Settanta ci illustra l’esempio di come i giovani si siano imposti come figura sociale. Scena sarà il termine chiave per comprendere quanto ricco sia il repertorio fotografico di Paul Zone; l’originalità della fuga verso la Germania Ovest ai tempi del Muro senza scavalcarlo, ma attuando una fuga nel sottosuolo della creatività e della fantasia, ordita dai giovani berlinesi, la cui dissidenza sotterranea giocata sullo stile, li rendeva allo stesso tempo fuggitivi e «liberi entro i confini»; e perchè un rock club di Manhattan, il CBGB, fosse considerato un rifugio, un laboratorio creativo, una seconda casa.
Debbie Harry e Paul Zone
Al lettore viene offerta l’opportunità di cogliere l’essenza delle sottoculture immergendosi nella scena intesa come comunità di individui intorno ad un corpus di segni, pratiche e linguaggi. È mutevole poiché risente della varietà di gente che la compone costituendo un segmento sociale che si differenzia dalla macrocultura di cui fa parte mediante stili di vita, sistemi di valori e credenze e modi di vestire simbolici di cui però il commercio si è abilmente impossessato.
Glam e Punk hanno la musica come veicolo espressivo capace di influenzare il look, incrementando così il potere comunicativo dell’immagine.
Dalla ribellione contro una società che non tardò a dimostrarsi ostile verso la categoria dei giovani nacque il punk con il suo sound apocalittico e un look disturbante dato da un abbigliamento all’insegna dell’antistile. Negli ‘anni di piombo’ si lascia al corpo e agli abiti il compito di emanare il dolore di un dilagante decadimento morale.
Underground zone
Pur essendo agli antipodi, Dandy e Punk hanno un denominatore comune: se Barthes definisce dandy l’individuo che dopo la Rivoluzione Francese vuole mantenere i segni della distinzione sociale attraverso quella categoria estetica che meglio può manifestare le differenze, ovvero il dettaglio, anche il Punk lo ricerca, ma all’interno di una guerriglia semiotica dell’antistile e del trasandato.
L’idea di eleganza e di ostentazione dell’erotico tipico del Glam è meglio comprensibile se si pensa alla cantante dei Blondie, Debbie Harry scelta per interpretare il ruolo di Nichi nel film Videodrome perché in grado di emanare edonismo e autolesionismo che sarebbero confluite nel cyberpunk contemplato da Cronenberg.
Solo il medium fotografico ha potuto permettere che restasse una traccia della scena musicale. Solo l’obiettivo ha fissato icasticamente l’incontro tra arte e storia. Solo la produzione e la conservazione di materiali iconografici giunti fino ai giorni nostri ha consentito che l’immagine divenisse essa stessa scena.
Il repertorio iconografico custodito da Paul Zone è l’esempio dell’impiego della fotografia come mezzo di narrazione e fedele calco della scena musicale di quegli anni. Nell’intervista rilasciata da Paul Zone, egli dichiara quanto fosse stato fortunato ad avere dei fratelli più grandi che lo introdussero, ad appena quattordici anni, nei club in cui cominciò a stabilire rapporti di amicizia con persone che presto sarebbero balzate agli onori delle cronache. Li fotografò quando ancora non erano famosi, quanto ancora non si era edificata la loro iconografia. La quantità di foto che ritraggono Debbie Harry testimonia inoltre il profondo legame di amicizia che li lega. Quegli scatti spontanei, amatoriali, ingenui, privi di professionalità o pretese artistiche, hanno rivelato le loro potenzialità documentaristiche poiché hanno immortalato l’aura, l’unicità e l’autenticità di quei personaggi nell’irripetibilità della scena che hanno costellato. 
Nessuna foto artistica è mai riuscita a trasmettere il medesimo fascino.

domenica 23 luglio 2017

Magistrati italiani rinvii ricorsi e cause record

“La scorribanda legale” ha la sua Web Tv
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venerdì 21 luglio 2017

Giustizieri della notte… Il valore del duro lavoro

Silvana Calabrese Giustizieri della notte
     Mi è giunta di recente l’e-mail di un tale che lavora nell’Università. Il suo messaggio inizia e termina con i gentili costrutti di rito, ma mi chiede il frutto di un grande lavoro di ricerca. Me lo chiede così, senza batter ciglio e senza mutare il colorito del viso.
     Gentile dottoressa,
vorrei chiederle cortesemente potrebbe inviarmi il database che ha costruito dal catasto di Bitonto, limitatamente alla variabile reddito in once e alla professione del capo-famiglia. Ne avrei bisogno per un’analisi statistica.
     La ringrazio in anticipo,
     Cordialmente, *****
     Avevo due alternative:
   1.         ignorare il messaggio di chi non ha il benché minimo rispetto per il prossimo e che avrebbe potuto lavorare duramente sul documento originale (esattamente come ho fatto io);
   2.      poiché nel primo caso avrei rimuginato ed avrei brontolato con amici e parenti, ho optato per una risposta rigida, severa ma non collerica. Così è come quando si insegna l’educazione ad un figlio, lo si fa con calma ma con fermezza per abituare il pargolo alla vita vera orientandolo a diventare un buon individuo.

Silvana Calabrese Giustizieri della notte
     Sig. *****,
la sua e-mail mi fa comprendere che le occorre aiuto. Sarò lieta, dunque, di illustrarle delle brevi ma essenziali linee guida per il lavoro che ha l’onore di svolgere.
     Quasi nessuno sa o intuisce il gravoso sacrificio che si cela dietro un’attività di ricerca propriamente detta. Innanzi tutto si effettua sul campo, osservando i tempi della burocrazia, e richiede delle trasferte seguite da mesi dedicati alla raccolta dei dati, gli stessi che poi si inseriscono nei database con perizia e molta pazienza. Da quel momento in poi i dati si elaborano, si sviluppano e si commentano fino a formare una tesi o una pubblicazione. E della fatica nessuno sa nulla.
     Nel momento in cui mi esterna una richiesta tanto oscena che lei cerca di attenuare con un “limitatamente a professioni e once” è lei stesso che mi dona l’ardire di scriverle queste righe severe.
Silvana Calabrese Giustizieri della notte     Lei ha l’occasione di prestare servizio presso l’Ateneo, forse perfino a tempo indeterminato. Forse qualcuno ha creduto in lei e le ha reso meno ostico l’ingresso oppure è dipeso da una casualità… ma ora deve fare in modo che quell’opportunità professionale coincida con merito, dedizione, duro e costante lavoro.
     Dovrà bramare gli straordinari se desidera condurre attività di analisi statistiche.
     Dovrà orientare le sue capacità ad un lavoro condotto in prima persona, lecitamente e con le proprie forze e non chiesto ad altri preconfezionato.
     Consacri se stesso all’Università che le ha dato molto.
Silvana Calabrese Giustizieri della notte
     In questo momento sono certa che non comprenderà la mia risposta. Essa suonerà come un pesante rimprovero, ma il giorno in cui avrà seguito le mie linee guida sarà il giorno in cui potrà immedesimarsi in me.
     In fondo le scrivo come farebbe una madre, colei che ha l’obbligo morale di educare il proprio figlio, specie se questo ruolo è stato evaso.
     Mediti bene sulle mie parole.
     Eleganza vuole che lei non risponda alla presente né mi contatti in futuro, piuttosto canalizzi le sue energie verso un lavoro onesto e instancabile. 
     Dott.ssa Silvana Calabrese

mercoledì 19 luglio 2017

Sconfiggere la mafia nel suo stadio embrionale

Paolo BorsellinoBorsellino: Quando la gioventù negherà il consenso… 
Mafia è il termine con il quale ci si riferisce ad un’organizzazione criminale. L’editoria è ormai logora dalle opere che trattano questo delicato argomento, alcune raggiungono grandi volumi di vendita rispetto ad altre destinate a volare a bassa quota commerciale. Tutte omettono un elemento fondamentale. 
Carlo Alberto Dalla ChiesaA seconda delle ramificazioni geografiche la mafia assume diverse denominazioni: Camorra, Cosa Nostra, ’Ndrangheta, Sacra corona unita, la Yakuza, i cartelli. In realtà l’unica ramificazione che conta è quella legata alle nostre azioni. Si dice che la mafia aleggi sulla politica, che permei gli ospedali, gli organi statali e che si sia insinuata nell’istruzione. Un male invincibile, dunque, se visto a valle dove la sua prorompenza è massima. Dobbiamo risalire verso la sorgente per osservarne la fase embrionale e scoprirne il meccanismo di disinnesco. Quando un individuo ricopre un ruolo che gli conferisce potere, ne viene corrotto: comincia il primo stadio del male, l’atteggiamento mafioso. Si tratta di un’espressione di prepotenza mista ad onnipotenza che si manifesta attraverso le minacce. 
Giovanni FalconeCiascuno di noi, quotidianamente, incontra tale atteggiamento e può scegliere se scalfirlo o alimentarlo. 
Gli interessi, le paure (caratteriali o sociali perché consci che la giustizia si perde in lungaggini e invoca prove), le debolezze inducono ad accrescerlo e ben presto si giunge al punto di non ritorno. La vita è troppo breve ed ingiusta per procedere a capo chino. E la dignità è un elemento talmente importante la cui svendita è un reato. Tuttavia soli non si vince. L’atteggiamento mafioso si debella con la determinazione individuale e di gruppo (non necessariamente simultanea) poiché le intimidazioni con cui si palesa possono essere attuate solo ai danni dei singoli, mentre una folta schiera di persone non potrà mai esserne intaccata.
Vi sono uomini valorosi che hanno combattuto la mafia al suo stadio avanzato. Non possono essere morti invano. Carlo Alberto dalla Chiesa era desideroso che tutti custodissero gelosamente la propria onestà. Giovanni Falcone esortava all’impegno collettivo contro la mafia da lui considerata un fatto umano. Paolo Borsellino sosteneva che quando la gioventù negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo.
Tutti noi possiamo e dobbiamo intervenire drasticamente sulla forma primordiale di mafia, l’atteggiamento mafioso. È quello che ancora non sapevamo sulla mafia. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 17 luglio 2013, p. 16.
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino