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giovedì 29 settembre 2016

Un accorato appello per il sindaco Decaro

Sindaco Antonio Decaro Bari La scorribanda legale

Un accorato appello per il sindaco Decaro
A volte la prevenzione passa per il sindaco 




Egregio sindaco Antonio Decaro,
Joshua Abraham Norton San Francisco Silvana Calabrese
l’altro giorno leggevo una curiosità su San Francisco e ho pensato a lei. 
Nel lontano 1849 giunse in città un certo Joshua Abraham Norton un eccentrico che perse tutti i suoi averi, ma mantenne viva la sua aura. 
Prese a indossare una vecchia uniforme blu dell’esercito e si auto proclamò Norton I, Imperatore degli Stati Uniti e Protettore del Messico. 
La città lo amava e i quotidiani pubblicavano le sue lettere con “folli” suggerimenti quali la costruzione del Bay Bridge e l’allestimento di un colossale albero di Natale in Union Square per i bambini della città. 
Non erano follie, quell’uomo fu accolto ed anche ascoltato dalla città: il ponte fu costruito e quella dell’albero divenne una tradizione perpetuata fino ai giorni nostri.
scala orizzontale la scorribanda legale
Gli amanti del fitness che ergono Parco 2 giugno a preziosa, pubblica palestra a cielo aperto mi avevano esposto un desiderio: vedere installati una scala orizzontale, una barra tripla e le barre parallele, attrezzi poco esosi che in un parco pubblico non dovrebbero mancare. 
Realizzai un video messaggio che il mio staff le recapitò con YouTube, ma lei non lo guardò (“Troppi messaggi e troppo poco tempo per leggerli” – affermò). 
Le chiesi udienza – attesi molti mesi – e poi fui ricevuta nella sala meno elegante del Comune, quella destinata a incontrare il volgo. 
barra tripla La scorribanda legale
Mi feci portavoce della richiesta ginnica e lei, pur sembrando entusiasta, mi rispose con un “Si farà, prima o poi”. Il piccolo dono non è mai stato installato e questo dimostra che i cittadini sono tenuti in scarsa considerazione.
Ora le scrivo tramite il blog nato dalle piaghe di questa città, le rinnovo una richiesta folle quanto quelle dell’Imperatore Norton I con la preghiera di evitare indugi e quelle solite, usuali, fallaci promesse che sanno tanto di politicamente scorretto.
barre parallele la scorribanda legale
So che Bari non è San Francisco, ma almeno per una volta sarebbe bello se la città declinasse i suoi peggiori difetti: avversione per la cultura vera, inutili velleità, dimenticanze tipiche dell’Alzheimer e capacità di mantenere la parola data pari a zero.
L’attività fisica è sinonimo di prevenzione e noi la riponiamo nelle sue mani. Non ci dimentichi.
Cordialità,

Silvana Calabrese 
Direttore de “La scorribanda legale”


mercoledì 28 settembre 2016

Colette e il giornalismo letterario del Novecento

Recensione: Ester Fiore de Feo, Colette e il giornalismo letterario del Novecento, Schena Editore, Fasano 2008, pp. 307.
Da tempo attenta ad esplorare il mondo degli autori francesi del Novecento alla scoperta di ciò che li rende autentici, Ester Fiore de Feo percorre tutta la produzione di Colette, partendo dall’esperienza letteraria fino all’attività giornalistica di una donna anacronisticamente audace che sfida paure e incomprensioni, difficoltà ed emarginazioni e «la cui personalità e l’impegno letterario dovevano diventare storicamente imprescindibili nell’emancipazione del costume e della letteratura del Novecento».
L’opera spiega le potenzialità che emergono dalla commistione dei generi letterario e giornalistico che dà vita al ‘giornalismo letterario’ attuale, completo, poliedrico, caratterizzato da qualità affabulatorie.
Colette giornalismo letterario recensione Ester Fiore Silvana Calabrese
La prima parte del testo è uno spaccato della vita personale di Colette, dall’infanzia alla maternità, alla maturità, attraverso gli aspetti di una intensa vita sentimentale e professionale. Sono proprio essi, nella loro varietà e peculiarità, a comporre quella cronologia ricca e dettagliata, propedeutica alla parte che accoglie l’Appendice. In questa sezione l’autrice raccoglierà numerosi testi giornalistici: cronache musicali, giudiziarie, di guerra, teatrali e cinematografiche, di moda, costume e società, tutta una varietà di scritti che sapranno rivelare la ricchezza di risorse di questa donna, Colette, impegnata totalmente nella sua attività professionale.
Colette esordisce curando la rubrica di critica musicale del quotidiano «Gil Blas», che le permette di cogliere tutti gli insegnamenti che le prime esperienze giornalistiche le offrono. Oltre al talento letterario, emerge molto presto una delle sue doti principali: la capacità di ritrarre con la penna i profili delle persone note. Cronista del giornale «Le Matin», proprio nel periodo in cui la testata stava realizzando una scalata concorrenziale a livello nazionale, emerge tra i colleghi per spirito di innovazione, scrittura scorrevole, pronta ad approfondire temi sociali. Per tale serietà professionale, riceverà le più illustri onorificenze, tra cui la presidenza dell’Académie Goncourt, il conferimento del titolo di Cavaliere dell’Ordine della Legion d’Onore, l’ingresso all’Académie Royale de Langue et Littérature Française de Belgique.
L’autrice si sofferma sull’esigenza primaria di Colette, la scrittura, con cui esprime desideri, emozioni e sensazioni. La capacità di avvicinarsi alle piccole cose quotidiane e naturali le viene dall’infanzia, trascorsa nel giardino ‘incantato’ della casa di Saint-Sauveur-en-Puisaye, in Borgogna, sotto la guida della saggezza materna. Qui Colette ha osservato il mondo animale e vegetale, ha imparato ad ascoltare la voce della natura, si è fatta sensibile allo spettacolo del mondo, laddove spesso gli esseri umani rimangono indifferenti. Scrivere la riconduce alla magia della fanciullezza, al ricordo delle sensazioni provate in un periodo cronologicamente lontano, ma sempre presente nel suo animo.
Tuttavia gli insegnamenti e le esperienze che hanno contribuito a forgiarla, conferendole un forte spirito di adattamento, non l’hanno resa immune dai problemi sentimentali: veri e propri tormenti affettivi, dinanzi ai quali Colette ha dimostrato di essere in grado «di ricominciare, proprio in quegli interminabili periodi in cui la vita le mostrava i lati peggiori». La brillante ascesa professionale è dunque inversamente proporzionale alla sfera sentimentale. Ma la scrittura, con l’intrinseca funzione pedagogica e terapeutica, costituisce la sua salvazione.
L’autrice delinea così una personalità per la quale le vicissitudini si fanno nuova linfa, che permette alla donna di proseguire il proprio percorso professionale, nonostante le devastazioni della prima e della seconda Guerra Mondiale. È proprio il contatto con la realtà straziante del fronte e del suo crudo realismo che diviene per lei occasione di riflessioni e rappresentazioni di eccezionale intensità emotiva.
La seconda parte dell’opera ha il pregio di illustrare quanto la presenza di Colette in redazione fosse insostituibile per via del vigore che era capace di conferire agli articoli. Se l’usuale prassi seguita nella stesura degli articoli giornalistici li rendeva freddi e distaccati rispetto ai lettori, la connotazione letteraria che Colette sapeva infondere, ne donava uno slancio entusiasmante. «Era come se per ogni argomento trattato non vi fosse solo l’avvenimento da relazionare tout court, ma entrassero in gioco ogni volta fattori più determinanti, legati alla sua emotività, alle sue passioni, all’immenso bagaglio di esperienze e di conoscenze che custodiva dentro di sé».
Nell’Appendice la studiosa propone una vasta gamma di articoli Colettiani che consentono ai lettori più curiosi di ‘incontrare’ una Colette «ora riflessiva nelle relazioni sui processi criminali, seducente e moderna nelle vive cronache sulla moda, aperta e innovativa nelle recensioni teatrali o cinematografiche, emotiva e passionale nei reportages dal fronte di guerra».
È posta in rilievo anche la possibilità di una lettura di impostazione psicoanalitica alla base dei casi giudiziari con intuizioni di sorprendente valore. Colette seguiva le udienze dei casi più importanti dai banchi di tribunale riservati alla stampa, non senza aver letto i verbali degli interrogatori dei singoli imputati. La redazione del quotidiano «Le Matin» incaricò lei di redigere le impressioni delle udienze, per l’acuto spirito di osservazione di cui era dotata. Hanno la sua firma gli articoli relativi ai procedimenti contro i complici della banda á Bonnot, il processo Stavinky, l’affaire Weidmann, Marie Beker empoisonneuse, il processo Guillotin, il processo Moulay Hassem. I commenti nelle cause ai criminali, definiti monstres da Colette, rivelano profili ritratti con intensità e finezza psicologica da cui emerge una singolare capacità di narrare i fatti di cronaca in modo originale, senza deformarne la realtà e soprattutto restando fedele alla verità. La grande oggettività non le impone rigidità descrittiva, anzi, rifacendosi alla sua passione per l’entomologia, quasi lente di ingrandimento, diventa una visione capace di inquadrare l’infinitamente piccolo. L’autrice si ferma sugli aspetti più interessanti dell’opera di Colette, scrittrice e giornalista certamente fuori dall’ordinario, ma pur sempre una donna, pronta a cogliere ciò che dai meandri della psiche umana non emerge, gli aspetti più profondi che spesso restano ignoti. In aula scruta atteggiamenti, sguardi, portamenti, espressioni, rifacendosi agli studi del fondatore dell’antropologia criminale Lombroso che, esaminando le foto degli schedari della polizia, eseguiva con perizia un’analisi di quegli strati della popolazione che esprimevano malessere e cadevano in una inevitabile devianza.
L’autrice, con le sue ricerche, sa rendere il lettore partecipe degli eventi, coinvolgendolo in riflessioni sulle condizioni sociali, di genere o economiche, in un periodo che vede inserirsi le donne all’interno di dinamiche nuove, mediatiche e di potere, destinate a cambiare regole e  comportamenti all’interno della società. 
La recensione è apparsa su «La Nuova Ricerca», Rivista del Dipartimento di Linguistica, Letteratura e Filologia Moderna, anno XIX, N. 19, Fabrizio Serra Editore, Pisa–Roma 2010, pp. 280–281.

lunedì 26 settembre 2016

Tornare nella propria vecchia scuola con un nuovo ruolo

Ecco il testo dell’attesissimo discorso finale…
Sono tornata nella mia vecchia scuola media in veste di insegnante. Il raro verificarsi di questa circostanza ha la capacità di far curvare la linea temporale in modo che passato e presente si accostino. Dei miei insegnanti non è rimasto quasi nessuno, tra pensionamenti e trasferimenti. Ed è un tale peccato, sarebbero stati orgogliosi di vedermi lì. Tuttavia ne ho incontrati alcuni che ora mi concedono di dar loro del tu. Questa concessione mi riempie d’orgoglio, ma non mi basta. La nuova curva temporale fa affiorare alla mia mente numerosi ricordi. Sarebbe piacevole ritornare indietro nel tempo quando da alunni respiravamo tutta un’altra aria – senza polveri sottili – e non ci rendevamo conto di recarci ogni giorno in un luogo accogliente che avremmo potuto chiamare casa. Ma i viaggi nel tempo non sono possibili. Più probabile sarebbe riunire il corpo docente del triennio scolastico 1998-2001 per conferire alla scuola l’aura di un’altra epoca, quella in cui i miei compagni ed io ci trovavamo a pensare e a parlare dei nostri docenti come fossero vip che popolano le pagine delle riviste mondane. Di certo allora non c’era la tecnologia a distrarci e potevamo tessere rapporti più intensi. Sarebbe bello riportarli almeno per un giorno tra quei corridoi, in quelle aule. Ma loro acconsentirebbero? Potrebbero declinare l’invito per il timore di provare un’emozione troppo forte, una di quelle che fa scendere lacrime torrentizie.
Quando concludemmo il percorso i professori ci fecero promettere che, anche se avessimo rimpianto quel periodo trascorso insieme, avremmo dovuto guardare solo avanti senza mai volgere lo sguardo indietro. Io non l’ho fatto, ho infranto il patto e queste righe ne sono la testimonianza. Ma che male c’è ad incamminarsi sul viale dei ricordi se facendolo non si perde di vista il presente? Mi soffermo a riflettere e mi chiedo se quei proff. siano stati davvero così speciali oppure ero io a vivere le mie esperienze con una profondità d’animo fuori dall’ordinario? Chissà. Una volta frequentavo la scuola media Santomauro, oggi ci insegno. Mi sono insinuata nel corpo docente a mio modo perché è più facile chiedere scusa che chiedere il permesso. Oggi sono una delle prof. ed anche se non calchiamo i palchi dell’Ariston e non cantiamo al Super Bowl cerchiamo di lasciare un segno indelebile che si imprima nelle menti degli alunni. Io ci provo e spero tanto che gli allievi si rendano conto del tempo prezioso che stanno vivendo e che lo rammentino da adulti. Sono tornata nella scuola che frequentavo da ragazzina, rivivo il passato e tento di donare ai miei studenti un pizzico della magia che mi trovo a rimembrare. 
                                                                                                                               Silvana Calabrese
Scuola Santomauro giornalismo 2015-2016 La scorribanda legale

Scuola Santomauro giornalismo 2015-2016 Silvana Calabrese La scorribanda legale


domenica 25 settembre 2016

Sculture con i palloncini. Fiore

     Realizzare un fiore a quattro petali con dei palloncini modellabili è un ottimo esercizio mentale che allena ad immaginare l’evoluzione delle forme nello spazio coinvolgendo la manualità. 
     Non vi stancherete di ammirare quello che le vostre mani sono riuscite a creare. 
fiore scultura palloncini Silvana Calabrese Blog
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Mix di sculture ;

mercoledì 21 settembre 2016

De Agostini. Dizionario visuale bilingue. Inglese-Italiano

Imparare le lingue straniere, l’inglese in particolare, è la meno repressa delle nostre ossessioni che tuttavia si configura come un sogno ricorrente che ci si augura di veder realizzato.
Dizionario Visuale De Agostini copertina
La scuola ce ne impone lo studio fin dall’infanzia; le edicole sono addobbate di video corsi o CD audio da ascoltare in auto (un tempo erano audiocassette); la rete propone pacchetti di lezioni per interiorizzare l’inglese; le scuole superiori e le Università inseriscono nella loro offerta formativa la presenza di madrelingua che possano indicare agli studenti la strada verso quella lingua straniera tanto diffusa e non sempre acquisita a dovere.
Eppure, terminati gli studi ci si ritrova a dover compilare il proprio curriculum vitae e l’esitazione ci coglie nell’atto di indicare il nostro livello di conoscenza dell’inglese. In sede di colloquio di lavoro, step riservato ai più fortunati, alla domanda sulle lingue straniere il rossore si irradia dalle nostre guance. E se ci ritrovassimo improvvisamente immersi in una comunità anglofona la balbuzie ci assalirebbe e faremmo di tutto pur di trovare un italiano. Ci sentiremmo smarriti. Perché ciò accade? Come mai anni di studio scolastico o privato non sortiscono gli effetti sperati? È possibile che la risposta risieda nella poca costanza unita alla scarsa motivazione nei nostri studi. Oppure il motivo è da ricercare nel metodo applicato.
Dizionario Visuale De Agostini interno auto
Avendo appena individuato il problema, la via della soluzione ci è prossima.
La difficoltà principale nell’apprendimento della lingua inglese appartiene alla pronuncia. Nessuno potrebbe obiettare tale assunto. In nostro soccorso intervengono i tradizionali dizionari, i testi di grammatica e l’ascolto frequente.
Oltre alla fonetica vi è la questione grammaticale, di più semplice risoluzione se si possiedono solidi basi sintattiche della propria lingua e se ci si impegna in uno studio serio e consapevole dei testi di grammatica inglese, cercando poi di rinvenire i costrutti analizzati nei dialoghi dei film.
L’ultimo punto, ma non per questo meno importante, è costituito dal lessico. Un ricco patrimonio di vocaboli stranieri è il frutto di anni di letture, consultazioni del vocabolario e curiosità. Tuttavia è il caso di considerare una variabile della mente umana che compromette l’acquisizione duratura dei nuovi lemmi appresi secondo le modalità appena descritte. La nostra mente ha necessità di vedere impiegata la memoria visiva, detta anche fotografica, propensa ad assimilare con maggiore facilità i termini se questi sono accompagnati ad immagini o fotografie. È proprio questo il punto di forza del Dizionario visuale che associa le espressioni inglesi alle immagini.
Dizionario Visuale De Agostini interno sport calcio
Il volume conta 360 pagine corredate da più di 1600 illustrazioni rigorosamente a colori (nulla stimola la vista più del ventaglio cromatico) riferite a oltre 6000 vocaboli che aspettano solo di essere imparati. Ogni ambito della vita quotidiana non avrà più segreti per voi e forse il testo vi permetterà di acquisire anche le parole dell’italiano di cui prima non eravate a conoscenza.
Le persone, l’aspetto, la salute, la casa, i servizi, gli acquisti, il cibo, il mangiare fuori, lo studio, il lavoro, i trasporti, gli sport, il tempo libero, l’ambiente, i dati, sono solo i macro ambiti dai quali si dirama un dedalo di altri contesti con oggetti di cui imparare i nomi. A seguire vi è un piccolo elenco di frasi essenziali ed un utilissimo indice analitico che vi permetterà di accedere alle illustrazioni a partire dalla parola che avevate in mente.
L’immediatezza della consultazione è già sufficiente per rendere piacevole questa nuova lettura che si candida anche ad occupare i tempi di attesa o di noia per grandi e piccini. È il più democratico degli stimoli culturali.
Ma ho una raccomandazione per i futuri lettori: seguendo il motto della condivisione, giocate con amici e parenti ad indovinare o ricordare più a lungo le nuove parole perché è noto che anche la dimensione ludica incrementi le capacità mnemoniche! 
Che aspettate! Munitevi del quasi tascabile Dizionario visuale e… che il vostro patrimonio linguistico si estenda! 

Università, sul numero chiuso pesano ancora visioni miopi

La più grande e giustificata ossessione dei giovani riguarda il proprio futuro. Lo si deve edificare attraverso ponderate scelte e bramate opportunità. La decisione di intraprendere un preciso corso di laurea incide sul destino di ciascun giovane. Il desiderio di occupare un ruolo sociale e di realizzarsi offusca anche le menti più lucide ed è così che spesso appaiono chiare anche le più velleitarie delle vocazioni. Molti percorsi universitari prevedono l’espletamento di test psico–attitudinali per consentire l’iscrizione ai corsi di studio, ma quelle batterie di questionari sono incentrate su domande di logica, attualità e cultura generale. Esse permettono una selezione delle future matricole, ma non scovano alcuna attitudine.
Ateneo Università Bari numero chiuso Silvana Calabrese Blog
Fin dalla notte dei tempi detrattori e favorevoli si schierano nel dibattito sul numero chiuso. Ogni loro partita si conclude in stallo. E la definizione di merito viene puntualmente travisata. Essere meritevoli vuol dire impegnarsi ed applicarsi nello studio e nella vita. Un quiz scritto non rivela il merito. E nemmeno il «bonus maturità» ne rappresenta un indicatore poiché non sempre la valutazione degli insegnanti di scuola superiore è attendibile. Si pensi a Dino Buzzati: in qualità di studente del Liceo Parini la sua pagella è piena di otto, ma in italiano c’è un voto in meno. Vinse il Premio Strega!
La diatriba sull’accesso a numero programmato genera solo visioni miopiche, contratte e dal campo ristretto, occorre invece una visione prospettica che metta a fuoco l’evoluzione del percorso di studi.
È necessario considerare il gran numero di studenti vincitori del test e il loro iter accademico, solo nel corso del quale emergerà la loro capacità di proseguire gli studi sostenendo degnamente ogni esame e conseguendo il titolo entro i tempi stabiliti. In molti si smarriscono. Tanti abbandonano. Alcuni diventano i «fuori corso» per eccellenza. Forse avevano vinto la prova per un caso fortuito a discapito di chi era veramente «portato» per una certa disciplina, ma non ebbe mai l’occasione di dimostrarlo poiché non superò la selezione.
Tuttavia la rosa dei candidati in lizza per frequentare un corso di laurea è molto ampia e in assenza di alternative il test d’ingresso rimane l’unica chance, anche se discutibile.  
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 18 settembre 2013, p. 16.

lunedì 19 settembre 2016

Pane e Pomodoro. Un bagno nelle chiare, fresche e dolci acque baresi?

Arpa e Legambiente si contendono la verità
Pane e pomodoro spiaggia Bari La scorribanda legale
Apostrofata come spiaggia degli snob, persone rozze, si staglia sul lungomare del capoluogo l’orgoglio barese. È l’ammirevole sforzo del Comune di conferire accoglienza al litorale. Dotata di ampio parcheggio custodito e divisa in parti con sabbia, ciottoli e pontili, è munita di un bar ubicato nello spiazzo antistante l’ingresso principale con fontane per abbeverarsi e altre per eliminare la sabbia in eccesso. Ospita docce, porzioni di terreno con erba e alberi che generano un’ombra naturale, giostre e un campo di calcetto. Il suo nome di battesimo è più che eloquente. Altre denominazioni avrebbero potuto richiamare i cibi della povertà: legumi = carne dei poveri o carrube = cioccolato dei poveri, ma solo il binomio pane e pomodoro evoca l’idea di un pasto salutare oltre che economico.

Pane e pomodoro bari la scorribanda legale
Chi vi trascorre una giornata, testimonierà aspetti positivi come la delicata brezza che carezza il viso bandendo il senso di caldo soffocante. Granchi, pesci e polpi appaiono in salute. Nell’acqua, talmente limpida, si scorgono i rivoli. Tutto questo collide con le componenti negative di tipo socio-ambientale. A insabbiare l’onore della spiaggia sono le celebri maxi risse cagionate da banali dispute tra infanti. La spada di Damocle che pende sulla testa dei baresi riguarda la qualità dell’acqua. Il maltempo costringe a collocare le transenne, segno del divieto di balneazione per problemi alla griglia di scarico del depuratore. 
divieto balneazione Bari La scorribanda legale
Con la loro rimozione i dubbi restano e la verità è come un’equorea creatura che si cela tra i flutti. Tra i bagnanti si formano due schieramenti: gli astenuti e gli impavidi. Agli antipodi si situano anche i risultati dei campioni di acqua analizzati. L’Arpa Puglia (Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione dell’ambiente) istituita con la Legge Regionale n. 6 del 22-01-’99 garantisce valori microbiologici e chimico-fisici nella norma. Mentre Goletta Verde, campagna dell’associazione ambientalista Legambiente, boccia per l’ennesima volta il tratto di Lungomare giudicandolo inquinato, ma non fortemente. I criteri batteriologici riguardano la presenza di enterococchi intestinali, coliformi fecali e streptococchi. Alla spiaggia si fa indossare la «maglia nera». Un giorno magari vi si potrà issare l’ambita «bandiera blu», riconoscimento conferito dall’87 alle località costiere europee che soddisfano i requisiti di qualità relativi ad acque di balneazione, servizio offerto e pulizia delle spiagge. È tutto attendibile? In nome della tutela della salute della collettività, dichiarate il vero.

domenica 18 settembre 2016

venerdì 16 settembre 2016

Terremoto. La profezia di Leonardo Da Vinci si è avverata in Emilia

terremoto effetti distruttivi la scorribanda legale
Si è disegnato un sorriso sul volto di un’Emilia straziata dalle scosse telluriche nel 2012. È merito dell’orchestra più grande nella storia della musica italiana. Mille musicisti si sono riuniti in concerto per i terremotati dell’Emilia. 
Sono giunti da molte regioni italiane ed europee e si sono dati appuntamento mediante il web. Intonando, con mille strumenti, «Fratelli d’Italia» hanno suonato gli accordi della solidarietà.
L’iniziativa di un’orchestra tanto estesa e multiregionale si è potuta realizzare grazie a internet, quella piattaforma capace di collegare persone dimoranti in luoghi remoti. 
Leonardo Da Vinci Silvana Calabrese
La rete realizza quanto profeticamente preannunziò Leonardo da Vinci (1452-1519) nel Codice Atlantico, la più ampia raccolta di disegni e scritti comprendente oltre 1000 pagine raccolte in 12 volumi conservati presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano. La profezia di Leonardo si è avverata in maniera completa in Emilia: «Parleransi li omini di remotissimi paesi l’un l’altro e risponderansi… Parleransi e toccheransi e abbracceransi li omini, stanti dall’uno all’altro emisperio, e intenderansi i loro linguaggi».
Chat, webcam ed e–mail hanno fatto sì che persone lontane potessero parlare e rispondersi. Mossi dal desiderio di risollevare il morale ad una regione provata dai terremoti, gli omini di Leonardo si sono dati appuntamento, abbracciandosi e stringendosi la mano (toccheransi). Perfino l’ultima affermazione della profezia si è avverata: i musicisti hanno inteso i loro linguaggi perché quello della musica è un linguaggio universale e quello della solidarietà è un sentimento che varca le frontiere territoriali.

Terremoti schema la scorribanda legale
Lo hanno definito il «concerto dei mille» quasi a voler echeggiare la famosa impresa di oltre un secolo prima. Nel 1860 le speranze dei patrioti erano riposte in Garibaldi. La Spedizione dei Mille fu concepita dal repubblicano Garibaldi in nome dell’Unità italiana. Il recente evento riflette la storica spedizione sotto un altro punto di vista: la composizione sociale e la provenienza geografica dei Mille erano varie: provenivano da diverse regioni di quella che sarebbe diventata l’Italia.
Terremoti Italia la scorribanda legale

mercoledì 14 settembre 2016

Il calcio femminile non imiti il calcio maschile

La battuta di Belloli ci porta indietro di un paio di secoli
Ricordate l’infelice battuta del Ministro dell’Economia e delle Finanze Tommaso Padoa-Schioppa sui bamboccioni? Era il 2007 e fece un gran clamore mediatico che lese la sensibilità oltre che la dignità di una fascia generazionale dai 18 ai 34 anni. L’Italia è fatta di remake e nuovi adattamenti. Oggi tocca al Belloli sollevare cenere e lapilli. Felice Belloli in qualità di presidente della Lega Nazionale Dilettanti scarica una saetta contro il calcio femminile, apostrofandolo come il calcio delle «quattro lesbiche». Ed è subito polemica aspra. L’espressione lessicale poco colta investe l’intera società facendola retrocedere di un paio di secoli. Dal progresso al regresso in un nanosecondo. È una sferzata allo sport inteso come precursore di buona salute. È un richiamo alla discriminazione sessuale che vede il calcio appannaggio esclusivo degli uomini. Le origini delle pratiche sportive si perdono nella notte dei tempi. Erano una prerogativa maschile e di chi aveva il dono di una buona costituzione. Col tempo le cose sono cambiate e l’attività fisica ha accolto persone gracili, donne, bambini e disabili perché essa ha il pregio di rinvigorire il corpo e lo spirito.
Silvana Calabrese Blog La scorribanda legale Calcio in rosa
Analizzando il contemporaneo è innegabile l’affetto profondo che ci lega esclusivamente al calcio maschile i cui campionati ci radunano in poltrona o negli stadi. Per godere di maggiore rispetto il calcio in rosa dovrebbe imporsi e proporsi in maniera diversa. Alla società italiana non serve un doppione calcistico. Le squadre di calcio femminile devono mostrare a un’intera nazione il loro carattere di unicità divenendo un esempio di civiltà. In campo non si sputa e le risse con le giocatrici avversarie o con l’arbitro vanno evitate, lo fanno già gli uomini! Pierre de Coubertin (1863-1937), pedagogista, storico francese e fondatore dei moderni giochi olimpici pronunciò una massima «L’importante non è vincere ma partecipare». Intendeva dire che è fondamentale impegnarsi a fondo e disputare un buon incontro, ma con l’obiettivo di divertirsi e non con l’impulso di annientare l’avversario. Vincere è indubbiamente gratificante, ma non rappresenta lo scopo. È richiesta moderazione e umiltà nelle esaltazioni così come nelle sconfitte.
Il calcio femminile non è come lo si vuole fare apparire nelle pagine di cronaca sportiva, in cui si dimostra maturità nella sconfitta e sobrietà nella vittoria. Educazione, rispetto per il prossimo, diplomazia, sana aggregazione, accettazione serena della sconfitta o della retrocessione sono i cardini sui quali edificare il calcio in rosa affinché si sviluppi in parallelo rispetto a quello maschile, ma senza imitarlo. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 3 giugno 2015, p. 24.

L'articolo fa parte dell'irrinunciabile sezione "Calcio", potrebbe interessarti anche:
- La nazionale, specchio di una nazione viziata ;

domenica 11 settembre 2016

Lightstick bastoncini luminosi chimica divertente

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giovedì 8 settembre 2016

Il Ragazzini 2017. Per un’inglese all’avanguardia con Zanichelli

Il Ragazzini 2017 Dizionario inglese Zanichelli
Come flutti ci infrangiamo contro la costa delle lingue straniere. Il paragone mi sembra idoneo: da un lato chi studia le lingue si scontra con un sistema di significati che vorrebbe far proprio; dall’altro le lingue sono solidi sistemi di comunicazione che tuttavia risentono di lenti e costanti cambiamenti, proprio come le linee di costa.
La valutazione dell’edizione aggiornata de Il Ragazzini 2017 è nata da un senso di nostalgia verso alcune edizioni Zanichelli finite nell’oblio, o meglio, fuori collana. Da due a tre decadi fa, infatti, esistevano vari volumi sullo studio della lingua inglese e ciascuno portava in dote un fascino particolare. Il dizionario visuale, di facile consultazione, prometteva letteralmente di illustrare il lessico di ogni ambito di vita quotidiana, professionale e naturale. Altri testi come Bugs & Bugbears, American Slangs, American Idioms, Odd Pairs & False Friend garantivano il destreggiarsi tra le insidie e i tranelli nelle traduzioni di espressioni colloquiali o di falsi amici di cui ogni lingua è disseminata come fosse un campo minato. 
Dizionario virtuale inglese Il Ragazzini
Non avevo compreso che tali pubblicazioni non si erano estinte del tutto perché la redazione della Zanichelli aveva già maturato idee avvincenti: racchiudere in un unico dizionario tutto l’universo della lingua inglese, dotarlo di un CD munito del medesimo dizionario consultabile tramite dispositivi elettronici, ma soprattutto aggiornarlo annualmente.
Il Ragazzini 2017 è giunto a me con un messaggio, una verità che già conoscevo e che avevo sviluppato nella recensione allo Zingarelli 2014: la lingua scorre ed è in divenire, è un prodotto sociale frutto di convenzioni ed è mutevole. Un’edizione aggiornata come Il Ragazzini si candida a diventare una nuova solida base per lo studio della lingua inglese.
Dizionario visuale Il Ragazzini CD motoL’ausilio del CD permette non solo di osservare i simboli fonetici di ciascuna parola, ma in particolare ne consente l’ascolto in modo che la pronuncia non sia più un sogno irraggiungibile, ma una realtà a noi prossima. La sezione dialoghi è colma di esempi linguistici applicabili agli ambiti di vita familiare e lavorativa. E l’atlante illustrato ci regala l’emozione del dizionario visuale: per ogni ambito (casa, inquinamento, auto, moto, stadio, sport, ciclo delle acque…) illustra le corrette terminologie in due lingue favorendo un costante arricchimento lessicale degli studiosi.
Per imparare una lingua straniera occorrono gli strumenti adeguati allo scopo. Il Ragazzini lo è. 
Quanto ho scritto non costituisce solo una recensione, bensì un’ammissione di colpevolezza per aver provato nostalgia per quei volumi del passato sottovalutando così l’incommensurabile valore del testo che ora mi sarà accanto nel lungo viaggio all’insegna del perfezionamento del mio inglese. 

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