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mercoledì 4 luglio 2018

Tutta la verità su un blog controverso

Silvana Calabrese Direttore
     Mi chiamo Silvana Calabrese e dirigo il blog “La scorribanda legale” e non intendo chiedere scusa per questo.
     La prima domanda che le persone mi pongono è «Perché proprio questo titolo?».
     Per scorribanda si intende una vera e propria incursione nelle menti dei lettori. Ma è legale, cioè senza razzie poiché è orientata a stimolare la riflessione. La finalità di base è quella di indurre alla legalità, ossia al diventare dei cittadini muniti di buon senso e senso civico.
Silvana Calabrese
La seconda domanda ricorrente è «Come mai ci sono gli squali?».
     I motivi sono due e sono correlati fra loro. Il simbolo dello squalo compare sia nell’intestazione che nel logo del blog ed è il motivo ricorrente dell’inno ufficiale scelto per la mia piattaforma: La grande onda. Tutto ruota attorno alla società contorta nella quale viviamo e alla quale ci adeguiamo in modo riprovevole. È un contesto in cui vige il marciume, i giovani sono soli ed abbandonati e la rete domina le menti di ogni fascia anagrafica. È una metafora oceanica: ci ritroviamo tra le onde impetuose e possiamo scegliere se sfidarle, restare in equilibrio sulla tavola da surf o abbandonarci al loro potente moto. In quest’ultimo caso resteremmo prede di feroci squali.
La scorribanda legale Logo Silvana Calabrese
     È facile affermare che la società è cambiata e che dobbiamo adattarci per non restare in disparte. Io mi oppongo, ho una lunga esperienza di nuotatrice in stile controcorrente. Ho spalle robuste e potrei insegnare questa difficile disciplina. La scorribanda legale funge da porto sicuro per i navigatori del web e per chi si sente ormai esausto dagli sballottamenti della nostra società. Gli squaletti ci sono e rappresentano il pericolo al quale dobbiamo saper tenere testa. 
Silvana Calabrese tipa tosta     È ormai consolidata l’opinione che il mio blog sia una spina nel fianco per chiunque. Ed io aggiungo che è controverso, ma non perché si tradisce, bensì perché scuote gli animi e genera una non condivisione. Oggigiorno ciò che stimola l’introspezione si accompagna anche a un monito e in chi legge si scatena la risposta infiammatoria del tipico colpevole. 
     Tutti noi siamo rei di disordini sociali e quando ci si riflette nel mio blog un fuoco ardente ci pervade. Ogni singolo articolo ha l’effetto di un colpo al cuore, ogni mio pezzo (a seconda delle tematiche e delle sezioni) genera un’emozione: talvolta è tenerezza, altre compassione, ma anche rabbia, odio puro, invidia, insofferenza, irritazione. Tutte emozioni potenti che si spera vengano canalizzate in positivo. Ma mai i miei scritti hanno suscitato indifferenza. Ed è di questo che vado fiera. Stimolo e scuoto nel profondo. Non ho mai cercato la condivisione, bensì la rivolta. E la alimento costantemente. Il mio obiettivo, fin dal principio, è stato questo. E non ho mai mancato un colpo.

Silvana Calabrese blog Andy Warhol pop art


domenica 1 luglio 2018

È stato scoperto ed estratto il DNA della storia

Il Dna della storia tra corsi e ricorsi
Non in un laboratorio privato, ma a casa, ho estratto il DNA della storia aprendo nuove frontiere nella comprensione della società che ci circonda e della sua evoluzione. Isolando una porzione di linea temporale da metà Ottocento ad oggi è possibile notare come la storia segua un andamento sinusoidale. Si tratta di un’onda che presenta in maniera alternata creste positive e creste negative.
Scoperto DNA della Storia Silvana Calabrese - Blog
L’Ottocento era caratterizzato da una bassa speranza di vita oppressa da numerose malattie ed epidemie che non lasciavano scampo alle popolazioni e parevano impossibili da debellare. Un picco positivo si registrerà nel 1900 con la Belle Epoque. Un nuovo secolo era alle porte, il XX, foriero di prospettive di pace e benessere. Scienza, tecnica, arte e pace indussero a credere che la vita non potesse andar meglio, ma quell’atmosfera festosa venne funestata dalla prima Guerra mondiale (1914–18) in cui il progresso tecnologico fu asservito alla forza bruta delle armi di distruzione.
Quando il conflitto ebbe termine, l’umanità cercò di risollevarsi e il picco di ottimismo fu raggiunto negli anni Venti e Trenta, gli anni della civiltà di massa nella quale scorreva una nuova linfa: la rivoluzione dei trasporti, la diffusione dei mass media, la società del tempo libero e della villeggiatura di massa (non più fenomeno elitario). La gioia di vivere appena riscoperta scomparve al gelido soffio della Crisi del ’29 seguita dalla seconda Guerra mondiale (1939–45). Il genere umano diede il peggio di sé donandoci/si l’immane potenza delle bombe atomiche e gli orrori dell’olocausto. Eppure in numerose righe del suo diario Anna Frank nutre speranza. Il 15.07.1944 è fiduciosa nel ritorno della pace che segnerà l’alba di un mondo migliore. Ordine, pace e serenità giunsero davvero, ma l’umanità perse la ragazza dai grandi ideali e dall’incrollabile fede. Gli anni ’50 furono gli anni del boom o miracolo economico in cui si poterono dire rimarginate le ferite morali inflitte dalla guerra. Le innovazioni industriali contribuirono a mutare gli stili di vita delle persone e l’economia si espanse. La cresta dell’onda della storia torna a scendere proprio negli anni che stiamo vivendo poiché essi portano il marchio della crisi economica, della crisi della mentalità e sono segnati dalla piaga della disoccupazione crescente. I giovani sono risorse preziose in stato di abbandono. Il DNA della storia lascia presupporre che verrà presto una data x nella quale l’onda lambirà nuovamente un picco positivo. Quando risaliremo la china? Solo quando il fondo sarà uniformemente abraso da tutte le classi sociali. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 23 dicembre 2015, p. 16. 

giovedì 28 giugno 2018

Italia. Dalle origini ai giorni «mostri»

Italia Bel Paese in declino Silvana Calabrese Blog
     Non v’è ombra di errore in quanto scritto poiché sono giorni mostruosi, quelli odierni, in cui il paradosso è di casa. Esistono radici storiche in grado di spiegare il declino del nostro paese, ma noi le ignoriamo perché auto lobotomizzati dalla sempre più diffusa «sindrome del libro vergine o intonso». Questo spiega come mai siamo all’oscuro del fatto che all’alba dell’Unità il paese si presentava altamente frammentato sotto molteplici aspetti; così come non sappiamo che nei due conflitti mondiali l’Italia non era interventista per vocazione, ma dimostrò opportunismo sia quando abbandonò l’Alleanza, optò per la neutralità e poi si unì all’Intesa, che quando voltò le spalle all’Asse firmando l’armistizio con gli Alleati. Sia pur in maniera reticente, i manuali di storia concedono qualche indiscrezione sulla debolezza caratteriale dell’Italia.
     Viviamo una crisi economica fittizia, trattasi di crisi della mentalità: piagnucoliamo per il tetto di spesa dei libri di testo e ci mettiamo in coda nei negozi di capi griffati.
     Ci affligge un indice di vecchiaia in impennata sotto il quale soccombono i giovani, le pedine del ricambio generazionale, che mai giocheranno le loro mosse in condizioni di perenne immortalità degli anziani lavoratori. Negli States i giovani Scout vendono biscotti a chiunque con successo e i bambini allestiscono il caratteristico banchetto delle limonate cominciando a comprendere il valore del danaro e del lavoro. In Italia micro imprese simili non possono attecchire, è troppo ostico incontrare il favore o la comprensione di uno stormo di consumatori il cui amore sconfinato è rivolto verso gli abiti firmati o l’ennesimo cellulare intelligente.
     Con l’atteggiamento di un pargoletto dispettoso non ci proviamo nemmeno a fare la raccolta differenziata o a spegnere la luce superflua a casa e sul posto di lavoro, che il pianeta crepi! Siamo inguaribilmente incapaci di assumerci le nostre responsabilità e sicuramente affetti da una forma di atrofia mentale che paralizza ogni possibile tentativo di cambiare lo status quo a partire dalle singole azioni quotidiane. Abbiamo imparato ad assecondare il tormentone «I giovani devono lasciare l’Italia e cercare la realizzazione altrove» senza maturare la cognizione che queste parole rappresentano il sanguinoso fallimento dell’intero paese e dei suoi abitanti, tutti. Giunti ai giorni «mostri», la locuzione «Bel Paese» assume automaticamente un significato sarcastico. 
     Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 1 dicembre 2013, p. 20.

lunedì 25 giugno 2018

I libri nuocciono alla salute. È salvo chi non legge

L’ultima barzelletta: i libri nocivi alla salute
Un nuovo allarme globale è stato diramato. Riguarda i libri. Pare che nuocciano gravemente alla salute. La colpa ricade su: la carta su cui sono stampati, l’inchiostro dei loro caratteri, il filo di refe col quale sono brossurati e la colla a caldo che ne salda insieme i fogli sul dorso della copertina.
Il veicolo attraverso il quale il messaggio di un libro giunge al pubblico è la carta, nei cui invisibili pori si annida una specie di batteri molto rara, la «abbassus letturam». Si insinua nell’organismo umano mediante le respirazione e trova una sede permanente, nonché rampa d’attacco, negli alveoli polmonari.
I libri nuocciono gravemente alla salute Silvana Calabrese Blog
La rilegatura cucita a filo di refe/brossura, prestigiosa e resistente, è l’habitat del parassita «vade retro liber», noto per le irritazioni cutanee che provoca.
Se i fogli di carta usomano vengono fresati e incollati a caldo, il collante impiegato determina delle malsane esalazioni, inodore e incolore, di tossine che causano congiuntiviti ricorrenti e recidivanti indomabili anche a seguito dell’applicazione di potenti antibiotici.
Su quei gruppi di sedici pagine, detti in gergo tipografico–editoriale sedicesimi, cucite fra di loro viene impresso l’inchiostro (sostanza di varia natura e composizione chimica), vera e propria arma letale che attraverso il derma raggiunge la circolazione sanguigna.
Ecco spiegati scientificamente gli effetti descritti all’unisono dai lettori: calo della vista, rossore oculare, attacchi d’ansia e di panico e orticaria.
I lettori si interrogheranno sulla fondatezza delle mie affermazioni. Verità o menzogna? Trattasi di una burla, di uno scherzo, di un falso volto a mettere in moto il contorto meccanismo della proibizione che scatena la tentazione. È infatti noto che le persone desiderano ardentemente ciò che viene loro proibito, specialmente se ne ignoravano l’importanza prima dell’imposizione del divieto.
I libri non possono che avere proprietà benefiche per la mente che da quei rettangoli di carta trae nutrimento e linfa vitale per le facoltà intellettive. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 1 settembre 2012, p. 20.

venerdì 22 giugno 2018

Noi corridori del parco

Salto staccionata Olio cuore Parco Due Giugno Silvana Calabrese
     Esiste una realtà nota solo ai pochi fedeli che ne fanno parte. È la vita quotidiana dei parchi pubblici che ogni mattina pullulano di amanti del fitness.
Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno      Mentre in città si svolge una vita domestica, scolastica o lavorativa, c’è uno stuolo di adoratori di quelle straordinarie palestre a cielo aperto che sono i parchi cittadini.
     Oggi vi vorrei raccontare la loro storia poiché ne sono una fiera esponente. Noi corridori del parco sfidiamo la calura estiva, l’umidità autunnale e il gelo invernale. Non temiamo le raffiche di vento né la pioggia battente. Non siamo matti, o forse sì, ma allora siamo pazzi di quell’intenso benessere che una corsetta ci dona. Bastano anche solo trenta minuti per trarre enormi benefici da un’attività che i più pigri definiscono stancante. Si sbagliano, è ristoratrice.
Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno Si inizia a popolare il parco per svariate ragioni. Qualcuno ha necessità di dimagrire, altri vogliono risparmiare l’abbonamento in palestra, altri ancora preferiscono il beneficio dello stare all’aria aperta protetti da una cortina di alberi. Lo dicono i media: nelle società civilizzate si riscontra una carenza di vitamina D ed una maggiore sensibilità agli allergeni e trascorrere del tempo all’aria aperta gioverebbe.
     Passiamo in rassegna una serie di benefici fruibili dallo svolgimento di attività motoria all’aperto.
Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno      La corsa al parco è un’attività aerobica capace di garantire l’ossigenazione del sangue e di bruciare i grassi in eccesso (mentre l’allenamento anaerobico, in presenza di pesi, mira ad aumentare la forza muscolare). Fare jogging consente di mantenere sotto controllo il peso e il livello di zuccheri nel sangue. Stimola la respirazione, allenta lo stress, distrae da pensieri molesti, rilassa, ci rende maggiormente resistenti, favorisce una corretta circolazione sanguigna e mantiene la pressione arteriosa a livelli ottimali.
     Ogni vostro organo, dal cuore ai reni, dal fegato al cervello trarrebbe un vantaggio senza eguali dallo svolgimento di attività fisica alla quale deve seguire un’alimentazione adeguata.
Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno      Le articolazioni, poi, si manterranno giovani e non vi tradiranno quando dovrete sollevare un oggetto dal pavimento. Le vostre ossa non somiglieranno al burro chiarificato e resisteranno meglio ad eventuali cadute senza fratturarsi. I vostri muscoli si tonificheranno dando sostegno all’apparato scheletrico.
     Se lo stress della vita cittadina vi uccide, solo nel parco troverete un tempio di serenità. Appena varcato il cancello di ingresso il vostro umore migliorerà e l’ansia diventerà una sconosciuta. C’è molto altro, ma vi invito a scoprirlo personalmente. Non passo in rassegna gli svantaggi di una vita sedentaria e poco salutare, quelli si vivono quotidianamente. 
Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno
Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno

 Silvana Calabrese Attività fisica Parco Due Giugno

martedì 19 giugno 2018

Coltan, pc e telefonini. Siamo noi i mandanti delle più atroci brutalità

Silvana Calabrese Blog La Scorribanda Legale
Nel ’400 i grandi esploratori con coraggio varcarono le Colonne d’Ercole ed estesero i confini del mondo conosciuto. Oggi tutti noi abbiamo contribuito a ridurre i limiti della conoscenza agli stipiti delle nostre porte. Non ci interroghiamo mai su quanto accade oltre la soglia di casa perché è come se non ci riguardasse. D’altronde siamo in un paese sviluppato e nonostante la disoccupazione stia disegnando un’iperbole viviamo in un contesto migliore rispetto a chi si trova nei paesi in via di sviluppo (Terzo e Quarto Mondo). Tuttavia, in un mondo globalizzato ed interconnesso, le nostre decisioni consumistiche hanno effetti prorompenti sulle zone sottosviluppate e sui loro oriundi. Studiamo lo sfruttamento minorile o la violazione dei diritti umani, ma è un’analisi sterile e del tutto priva di comprensione. Come possiamo chiedere ai politici di immedesimarsi nelle condizioni dei più umili se noi per primi non siamo capaci di farlo? Questa divagazione beve ma necessaria cede il posto ad un argomento di bruciante attualità: il turboconsumismo legato agli oggetti tecnologici. Il primo in lizza è lo smartphone. Ne apprezziamo le funzioni, ma non abbiamo la più pallida idea delle sue componenti e della loro provenienza. Anche i media tacciono, anzi invitano a scaricare l’ultima applicazione. Il Coltan (contrazione di columbite–tentalite) è un minerale nero essenziale per la realizzazione di dispositivi elettronici tra cui cellulari, pc, televisori, auto. Si tratta di una risorsa ferocemente ricercata e per questo i giacimenti sono sfruttati in diverse parti del globo. Ma è in Congo che tale frenesia ha effetti nefasti poiché dagli anni ’90 sussistono dei conflitti etnici ed i proventi dello sfruttamento delle risorse di Coltan vengono impiegati per l’acquisto di armi. L’ONU ha denunciato la situazione nel 2003, ma l’estenuante estrazione del minerale prosegue nella violenza più disumana causando anche danni irreversibili all’ambiente. Non diversa è la storia dei diamanti di sangue, estratti in zone di guerra e venduti clandestinamente per finanziare i conflitti. Le multinazionali proseguono sordidamente e noi vegetiamo incuranti delle violenze cui uomini, donne e bambini sono soggetti quotidianamente perché costretti a scavare e a toccare a mani nude il leggermente radioattivo Coltan. C’è chi auspica una normativa che renda tracciabile il percorso del minerale, ma il nostro egoismo non può nascondersi dietro una legge. Siamo noi gli acquirenti delle materie finite, oggetti ultratecnologici di cui dotiamo anche i bambini, e dovremmo vergognarci perché siamo noi i mandanti delle più atroci brutalità. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 21 agosto 2014, p. 16.

sabato 16 giugno 2018

Il vero cellulare smart è quello ipotecnologico

Silvana Calabrese blog La scorribanda legale
La prima telefonata con un cellulare risale al 1973. Dieci anni dopo si produsse un modello di telefonino dal costo proibitivo. In seguito la maggiore accessibilità dei prezzi e il desiderio dei consumatori di esternare uno status symbol hanno determinato l’evoluzione della telefonia mobile e la sua propagazione inarrestabile. Ogni cittadino fuori dalla propria abitazione poteva telefonare in autonomia senza dover cercare una cabina telefonica. L’invio degli SMS ha permesso comunicazioni brevi e meno esose di una telefonata. Parallelamente si sono sviluppati studi e ricerche sugli effetti nocivi delle onde elettromagnetiche sulla salute dell’uomo, ma i risultati sono ignorati come la scritta “il fumo uccide” sui pacchi di sigarette. Anche il codice della strada si è espresso sull’uso del cellulare. Eppure il segno di una società in progress era solo agli albori. Infatti nel Terzo millennio approda nelle nostre vite lo smartphone, il cellulare intelligente. È un telefonino multimediale con capacità di memoria, acquisizione dati e connessione. Le sue dimensioni ridotte permettono di tenerlo sul palmo della mano (anche di mani anagraficamente sempre più piccole) perennemente. Ha un sistema operativo, riproduce musica, scatta foto, gira video, naviga in rete, legge la posta elettronica, invia e-mail, scarica videogiochi e tante applicazioni ed è touchscreen. Con uno smartphone siamo sempre connessi ai social e non perdiamo una notifica. I nuovi modelli esordiscono sul mercato con prezzi elevati e non restano sugli scaffali, ma vengono acquistati con sollecitudine. Ci si lamenta dei tetti di spesa dei libri scolastici, ma non ci si priva dell’ultimo smartphone. Il successo di questi dispositivi mobili è la versatilità garantita dalle applicazioni e dalla connessione web, un antidoto alla noia o al vuoto nato dall’incapacità di occupare il nostro tempo altrimenti. Il loro pregio è l’infaticabilità perché non vengono mai spenti, né in carica, né di notte e nemmeno in volo (modalità aerea o volo). Poiché la vita è ben più ampia del display ultratecnologico, esistono ancora emergenze che inducono a inoltrare o ricevere telefonate o SMS urgenti. Messaggi e chiamate: i cardini di una telefonia cellulare sempre più stremata dall’utilizzo eccessivo. È così che quando serve per il suo scopo primario, lo smartphone va in tilt. Ambientalisti e detrattori degli smartphone, nonché possessori dei vecchi modelli di telefonini (sempre funzionanti), possono a gran voce affermare che il vero cellulare “smart” è ipotecnologico. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 19 ottobre 2015, p. 12.

giovedì 14 giugno 2018

Una nuova malattia ci affligge, l’iperconnessionemia

Proviamo a guarire per un giorno dalla mania dell’iperconnessione 
Quando ci sottoponiamo ad un esame del sangue per monitorare le nostre funzioni vitali e l’esito del nostro stile alimentare e di vita, ci preoccupano spesso i valori che corrispondono alla nomenclatura sideremia, calcemia, bilirubinemia, glicemia, azotemia, ma in particolare colesterolemia. Quando quest’ultima propende verso alti livelli, si sposa con il prefisso iper: ipercolesterolemia. In questo caso si ricorre ad ulteriori controlli a carico dell’apparato cardiovascolare che potrebbe risultare compromesso. Cerchiamo di curarci o ci dimostriamo incuranti.
Silvana Calabrese bandiera italia blog La scorribanda legale
Al giorno d’oggi, sta per essere riconosciuta come malattia sociale l’iperconnessionemia. L’anamnesi di questo morbo ci rivela che inizialmente il web si è proposto come prodigio, come macchina perfetta (analogamente al corpo umano) poiché permetteva la divulgazione istantanea di notizie. Inoltre internet ha aperto ai giovani ed ai meno giovani fiorenti prospettive di lavoro e di collaborazioni a distanza. Con l’avvento dei social network il flusso è mutato: all’iniziale libertà d’espressione garantita dalla stessa Costituzione è subentrata una libertà cancerogena, ossia una perdita di limiti. I webnauti hanno cominciato ben presto ad abusare di quella forma di democrazia facendola sconfinare nell’anomia, o se volete nell’anarchia. I meccanismi di censura sono fittizi e tutti gli utenti possono agire restando impuniti ed usufruendo dell’anonimato. Gli impieghi della rete sono plurisfaccettati, ma riconducibili ad un unico motore: la nostra capacità di gestirci. Abbiamo deteriorato quell’enzima che ci consentiva di riconoscere il momento in cui l’adsl doveva essere spenta affinché potessimo metabolizzare la vita virtuale condotta. Di conseguenza soffriamo di una patologia nota come dipendenza dal web. L’ingresso di palmari e smartphone nel quotidiano ha accelerato la dipendenza rendendola irremeabile. Se il vostro primo pensiero al mattino è quello di collegarvi al profilo social e ripetete la stessa operazione la sera prima di andare a letto, sappiate che non si tratta di amore, bensì di dipendenza. Se a motivarvi è la paura di rimanere esclusi dalle attività sociali, in realtà vi siete isolati automaticamente dietro quel display. Abbiamo stretto un patto col diavolo nel momento in cui abbiamo impugnato un joystick, acquistato un tablet e adagiato sul palmo della mano uno smartphone. Potrei sbagliarmi, ma proviamo a vivere un giorno senza questi gingilli! 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 20 novembre 2014, p. 24.

lunedì 11 giugno 2018

Coltello balisong butterfly – Armeria Darmar Italia srl

Coltello balisong Silvana Calabrese Armeria Darmar La scorribanda legale
     Alla ricerca di un balisong mi sono ben presto resa conto della facilità con cui ci si può procurare tale arma senza verifiche, controlli o istruzioni, in completo anonimato. Ma poi il mio peregrinare in lungo e in largo per il web mi ha vista approdare su un sito web dalla veste grafica ordinata ed esaustiva, quello dell’armeria Darmar
     La professionalità che si evince anche dalla semplice navigazione sul portale ha fatto la differenza. Ma facciamo un passo indietro così che i lettori possano cogliere l’importanza della foce attraverso il percorso di ricerca.
     Il balisong butterfly knife è un coltello a farfalla di origine filippina il cui manico, che da chiuso protegge la lama, si dischiude in due parti (donde il nome “a farfalla”) che ruotano di 180° per rendere la lama fissa e pronta all’uso. È un’arma bianca che può arrecare danni di grave entità se riposta in mani incoscienti.
Face Off John Travolta Balisong
     È stato reso celebre da numerose pellicole: di un certo impatto è la scena tratta dal film Face/Off – Due facce di un assassino in cui il personaggio interpretato da John Travolta fa dono alla figlia di un modello di balisong a scopo di difesa personale al fine di scongiurare ulteriori tentativi di violenza. L’avvincente, significativa e a tratti seducente sequenza di fotogrammi non deve però fuorviare l’idea di detenzione da parte degli spettatori. Possedere un balisong non rappresenta un incentivo alla violenza. La libera vendita dello stesso non è pensata per favorire atti vandalici, intimidatori o di bullismo. In molti casi può permettere di sentirsi più sicuri, soprattutto se adoperato e custodito entro i parametri di sicurezza.
Coltello Balisong Silvana Calabrese Armeria Darmar
     Se non legato alla difesa o alla sicurezza personale, il balisong viene impiegato in giochi di abilità straordinari che portano chi li pratica all’acquisizione di veri e propri skills (abilità in inglese). Non è passata inosservata, ad esempio, la capacità di Angelina Jolie di dilettarsi in una serie di esemplari numeri con un coltello a farfalla in un’intervista televisiva; le capacità di Lara Croft non vengono meno neanche al di fuori dello schermo.
     Per i principianti capita che l’acquisto sia rivolto ad un balisong adatto al training oppure si fa esplicita richiesta, in armeria, di smussare la lama fino a renderla del tutto innocua. Nel passaggio dal livello propedeutico a quello avanzato si viene in possesso di un coltello con lama tagliente.
     Cimentarsi in quei giochi di abilità e destrezza, che in gergo si definiscono tricks, richiede allenamento costante e una notevole coordinazione tra polso, mano, e dita. Il risultato? Raggiungere un confine sottile tra una nuova disciplina sportiva e una vera e propria arte. Nulla di nuovo, abbiamo esempi nel mondo del calcio i cui palleggi si sono evoluti nel calcio freestyle, l’arte del palleggio acrobatico; non inferiori sono le bizzarrie con il pallone da basket; senza dimenticare le gare di skateboard o le evoluzioni realizzabili nella break dance.
Coltello Balisong Silvana Calabrese Armeria Darmar      Per restare nel mondo delle arti marziali, l’esercizio con un butterfly è paragonabile a quello con le armi snodate asiatiche chiamate nunchaku. Occorre molta concentrazione per eseguire tali contorsionismi e restare illesi dalla lama affilata di un coltello pieghevole. Per questo ritengo che le acrobazie con un balisong fondano il fascino e l’agilità del gioco con uno yo-yo con la pericolosità del parkour.
     Tuttavia stiamo focalizzando l’attenzione su un’arma ed è nostro dovere conoscere il quadro normativo di riferimento che ne regola la detenzione, il trasporto e l’utilizzo. L’aspetto legislativo è piuttosto chiaro al riguardo e si condensa prevalentemente nel Tulps (acronimo di Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza) approvato con il Regio Decreto del 18.06.1931 n. 773 e nella Legge 110 del 18.04.1975. Rispettivamente gli articoli 42 e 4 disciplinano rigorosamente il concetto di porto di armi. Da non trascurare è anche la distinzione tra porto e trasporto d’armi la cui variabile fondamentale è l’immediata accessibilità all’arma (Legge n. 85 del 25.03.1986, Norme in materia di armi per uso sportivo).
     Tutto questo non si riassume in una serie di divieti o invalicabili obblighi perché esiste la possibilità certa di godere di piena libertà… nell’osservanza delle regole.
Face Off John Travolta raccomandazioni
     Diffidate da quegli acquisti sbrigativi e quasi del tutto anonimi resi possibili dai meandri della rete poiché essi sono privi di un riferimento, di una guida esperta. Fate rotta verso Darmar, un’armeria, un negozio, un tempio delle armi che non si limita ad armare i propri clienti riponendo nelle loro mani armi di ogni genere, ma li istruisce adeguatamente in merito senza tralasciare alcun dettaglio. Darmar vanta un personale altamente qualificato che con passione e fin dall’apertura della sede si è mostrato

logo Armeria Darmar
«attento ai nuovi appassionati che si avvicinano alle armi da soli e senza alcun aiuto» perché «vi è il bisogno assoluto di informare e fare cultura per permettere ai giovani di avvicinarsi al mondo dello sport del tiro a segno con assoluta serenità neutralizzando qualsiasi messaggio negativo anti armi che giunge dai mass media».

Armeria Darmar esterno
     Disponibilità, competenza e assistenza costituiscono il trinomio vincente della Darmar che desidera un dialogo costante con gli esperti tanto quanto l’orientare i neofiti che con timore ed insicurezza tentano un primo approccio con le armi.
     Varcare la soglia dell’Armeria Darmar Italia significa fare la conoscenza di un personale di elevato profilo professionale in grado di fornire una completa assistenza legale ed amministrativa nel totale rispetto delle normative vigenti. Si soddisfa ogni curiosità nel settore dell’armeria; si contribuisce a diffonderne la corretta conoscenza; si fa sfumare il luogo comune per cui chi nutre una passione per le armi sia un potenziale criminale.



     N.B.: Ogni link rimanda al sito web Darmar e alla pagina dedicata al coltello.

Armeria Darmar interno


venerdì 8 giugno 2018

Le prodezze della telematica non ci fanno vivere meglio

È come se il cavernicolo avesse il pc 
Silvana Calabrese Blog La Scorribanda Legale
Per telematica si intende l’insieme delle applicazioni derivate dall’integrazione dell’informatica con le telecomunicazioni, basate sullo scambio di dati o sull’accesso ad archivi attraverso la rete telefonica. Fare qualcosa per via telematica vuol dire facilitarsi la vita. Eppure… è come se il cavernicolo avesse il pc, perché non ne abbiamo mai sfruttato al massimo le capacità oppure perché sfruttandole le abbiamo rese nocive. Il primo capo d’accusa riguarda la rete wireless (letteralmente senza fili), mediante la quale i computer sono connessi tramite segnali radio anziché tramite cavi. Tra i vantaggi sono incluse la mobilità e l’assenza di antiestetici cavi. Non staremo forse invadendo l’etere con tutte queste onde e microonde? Non erano già stati condotti degli studi sugli effetti cancerogeni cagionati dal cellulare?
Pensato per sopravvivere a una guerra atomica, Arpanet nacque nel ’69 collegando quattro computer statunitensi. Ma il World Wide Web come lo conosciamo sorse negli anni ’90 nel Cern di Ginevra. Oggi è alla portata dei bambini ancor prima che degli adulti, cela dei rischi e saperlo usare intelligentemente è una virtù. Basta un clic per inviare un messaggio quasi istantaneo all’altro capo del globo, ma basta lo stesso clic per caricare su YouTube un video di natura violenta.
Le rubriche telefoniche hanno perso alcuni contatti di abbonati e così andiamo a cercare una vecchia conoscenza sul social network Facebook. Si preferisce inviare un’e-mail piuttosto che udire una voce al telefono, invenzione che agli esordi sembrava mettesse in contatto con l’aldilà.
Enti locali A.Di.S.U. e Asl, nonostante le prodezze della telematica, non riescono a mettersi in contatto con le segreterie universitarie o con gli uffici Caf per ottenere una verifica istantanea dei dati dichiarati. Le iscrizioni ai corsi di formazione si effettuano on-line, ma resta sempre una parte cartacea da stampare e consegnare di persona. Libri e giornali si estingueranno per lasciare posto alle edizioni elettroniche? I dati Istat e i risultati di uno studio della Commissione europea sono più che eloquenti: l’uso del pc e la navigazione coinvolge maggiormente i giovani tra i 15 e i 19 anni e questo stesso segmento di popolazione fa fatica a leggere e a scrivere come dimostra la drastica riduzione di temi e lettere, il tutto accompagnato da una lingua sempre più contratta. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 27 settembre 2012, p. 40.

mercoledì 6 giugno 2018

Come diventare Assistente alla Poltrona Odontoiatrica


Recensione: Fabio Caliendo, Assistente alla poltrona. Manuale, Edi.Ermes, Milano 2010, pp. 561.
Tra i validi manuali consultati in anni di esperienza editoriale ne trovo ancora adesso uno che riesce a stupirmi per la completezza e l’esaustività con le quali guida alla messa in pratica di una professione di grande interesse sanitario che solo di recente ha visto riconosciuta un’attenzione politica a livello nazionale. Si tratta dell’assistente di studio odontoiatrico (Aso), vero e proprio braccio destro del dentista: lo assiste e lo coadiuva in ogni attività del riunito, accoglie i pazienti, predispone l’ambiente e lo strumentario pre-seduta e cura la sanificazione dello stesso post-seduta, si occupa anche dell’aspetto gestionale dello studio.
Assistente alla poltrona Manuale
Nulla viene dato per ovvio nel testo che porta in dote una ricca iconografia tale da incastonare concetti e immagini nella mente del lettore che da esso desidera essere formato. L’obiettivo è offrire una piena e seria consapevolezza del lavoro che attende quanti scelgono o intendono seguire l’iter per ricoprire il ruolo di assistente alla poltrona.
L’evoluzione della nostra società si è estesa al campo sanitario e odontoiatrico, per questo si rende obbligatoria la minuzia di dettagli e particolari che l’opera si propone, con successo, di veicolare. Oggigiorno l’esperienza vissuta da un individuo che si reca dal dentista non si legge più nei soli termini di salute e prevenzione, ma di customer satisfaction e marketing. Sono le nuove regole del mercato che inducono a volersi migliorare per primeggiare in un determinato settore fidelizzando il cliente. Ma molte regole sono imposte dai cambiamenti nel campo economico e giuridico. Progressi tecnologici e sfide pongono il personale di uno studio odontoiatrico ad organizzarsi per costituire il migliore dei team possibili. Sapevate che il termine team non è altro che l’acronimo di together everyone accomplishes more (insieme ciascuno realizza di più)? Fortificare l’immagine di studio, renderne stabile o incrementarne la credibilità e la notorietà, soddisfare il paziente fin dal primo approccio contribuirà a fidelizzarlo ma anche a renderlo curatore delle stesse pubbliche relazioni dello studio medico, come? È dimostrato che oltre il 70% dei pazienti sceglie di recarsi in un determinato studio dietro consiglio di un familiare, amico o conoscente. Non è più valido l’assunto per cui il cliente ha sempre ragione, piuttosto il cliente è il nuovo capo e dalle sue osservazioni e percezioni dipende molto. Egli si crea delle aspettative, effettua paragoni, assapora la professionalità che aleggia nello studio fin dalla reception e dalla sala d’attesa e quando è “comodamente” seduto in poltrona non può parlare, ma attiva tutti i suoi recettori di qualità circostante.
Esistono diverse fasi vitali in un centro medico odontoiatrico: il primo approccio, la pianificazione del trattamento, il trattamento stesso con conseguente contratto terapeutico ed il post trattamento consistente nel mantenimento del rapporto con lo stesso paziente nel corso degli anni (controlli e prevenzione).
Recensisco un volume tecnico al fine di divulgare un utile strumento in grado di orientare i più giovani verso le future scelte professionali in campo sanitario. Una volta imboccato il sentiero dell’odontoiatria non vi resterà altro che la parte più complessa: diventare lo studio odontoiatrico di riferimento. Buona lettura e buon lavoro.

martedì 5 giugno 2018

Siamo imprigionati nel vortice delle novità tecnologiche

Silvana Calabrese blog La scorribanda legale
«Negli ultimi trent’anni l’evoluzione dei mezzi di comunicazione ha rivoluzionato il mondo più di quanto siamo indotti a pensare. Quelli che una volta erano i mass media sono repentinamente diventati personal media, raggiungendo ciascuno di noi in maniere mai nemmeno immaginate: si tratta del pc, dell’accesso a internet, del telepass o del conto bancario online, tutto questo ha alterato le nostre coordinate di spazio, tempo e identità. È un dato di fatto». È con queste parole dense di avvenirismo che il 19.11.2009 l’editoriale di «Avvenire» descriveva la metamorfosi cui la nostra società è stata sottoposta presagendo ulteriori mutamenti.
Non di rado si ammonisce la dilagante pressione al conformismo cui siamo sottoposti, eppure continuiamo a comportarci come se fossimo prodotti in serie. Se si emanasse una sentenza metaforica, questa ci giudicherebbe «colpevoli di concorso in cambiamento sociale».
Basti pensare alla carta di credito la cui diffusione, fin dai suoi albori, è stata virale e orientata a determinare una specie di status symbol tra i suoi possessori. Se ne sono elencati i vantaggi indiscussi e nemmeno una possibile ripercussione sulla vita quotidiana. Questo amore incondizionato per la credit card ha avuto una conseguenza. Si è sentito parlare spesso della probabilità, forse remota oppure a noi prossima, che tutto il contante in circolazione venga ritirato in favore di quello virtuale ossia delle carte di credito o prepagate. In tal modo ogni acquisto, ogni transazione verrebbe monitorata. Si bandirebbe per sempre il lavoro nero e questo determinerebbe un’enorme conquista, ma di certo si individuerebbero metodi per aggirare il vincolo. Tuttavia, come direbbe Baudrillard, tutto questo ci si potrebbe ritorcere contro. Come? Se già i contanti, sia pur sporchi e maleodoranti, vengono associati al «dio denaro», il suo mutamento totale e irreversibile in denaro virtuale lo renderebbe superiore agli stessi dei: lo tramuterebbe in un titano. E se una carta di credito si smagnetizza, l’acquisto di un bene di prima necessità non sarebbe più possibile. O se il sistema telematico subisce un attacco virale o va in tilt… si è pensato all’alternativa? 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 19 settembre 2015, p. 20.

sabato 2 giugno 2018

L’egemonia culturale della tecnica. Ci mette spalle al muro

Quando è nata la carta di credito, in molti se ne sono immediatamente muniti. Non hanno pensato che erano in procinto di assecondare un meccanismo perverso, la loro mente era concentrata sull’idea che possederla avrebbe consentito loro un vanto sociale. Lo stesso discorso vale per gli strumenti tecnologici. La loro incessante e continua evoluzione conduce a problemi di incompatibilità di software, che tradotto in parole semplici indica l’impossibilità di utilizzare uno strumento acquistato l’anno prima. O ci si aggiorna, spendendo denaro, o ci si iscrive nella lista nera del divario digitale. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 25 maggio 2014, p. 14.
Silvana Calabrese Blog La Scorribanda legale  San Francisco


mercoledì 30 maggio 2018

Il mondo digitale e il divario digitale

Il divario digitale produce nuovi emarginati
Silvana Calabrese blog La scorribanda legale
Siamo entrati nell’era dell’evoluzione tecnologica con la rete internet che permette: l’accesso a una vasta gamma di servizi complici dello sviluppo economico e della crescita sociale; di costruire e mantenere i rapporti anche a distanza, si veda ad esempio l’e-learning, la cui migliore traduzione è apprendimento a distanza (le scuole si stanno connettendo ad internet e dotando di pc, anche se la tecnologia non può prescindere dalla buona qualità degli insegnanti). Quando parliamo di globalizzazione intendiamo l’espansione dei mercati unita alla riduzione delle distanze, cosa garantita proprio dalla rete, dalla sua comunicazione in tempo reale tra luoghi lontani e «senza ostacoli». La rete consentirebbe una fatata vicinanza al futuro. Ma accanto alle numerose opportunità ci sono altrettanti limiti. Manuel Castells, maggior sociologo del web, è il teorico della «network society» il nuovo tipo di società su scala globale in cui internet ha prodotto una mutazione antropologica poiché è la trama delle nostre vite. Pare che la centralità di internet nella società sia equivalente alla marginalità per coloro che non vi hanno accesso. Si tratta del digital divide, quel divario digitale che non accenna a diminuire. Spesso la tecnologia produce un isolamento legato all’impossibilità di poter disporre degli stessi mezzi.
Sussiste una divergenza nel cercare una definizione al concetto di divario digitale. Riguarda la carenza di accesso alle tecnologie informatiche e di comunicazione e la mancata fruizione dei servizi che queste consentono. Il termine è solitamente usato per i Paesi in via di sviluppo dove effettivamente il divario è marcato. Ma tale disuguaglianza tecnologica si avverte anche nelle nazioni più evolute. Non solo un problema di copertura e connettività dunque, ma uno sbarramento nella possibilità di fruire di testi, strumenti e saperi. È una linea di demarcazione tra info-ricchi e info-poveri. Una connessione a internet, per quanto ci ostiniamo a sostenerne la gratuità, è un servizio oneroso; inoltre occorre una conoscenza dell’inglese e del computer, dotato di programmi in evoluzione.
Fattori reddituali, capacità di tenersi aggiornati ed elementi anagrafici non ci permettono di seguire una tecnologia che procede inesorabile. Fanno eccezione i «Silver surfer», un gruppo di assidui navigatori anziani che padroneggiano ed utilizzano regolarmente internet. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 16 novembre 2015, p. 12.

domenica 27 maggio 2018

La formula del successo emulando i ragni sociali

I ragni sociali fanno lavoro di squadra 
Ragni sociali Silvana Calabrese Blog
Possono provocare ribrezzo (aracnofobia) o grande amore (aracnofilia), in ogni caso nessuno negherà mai il fascino del mirabil tessitore, il ragno. Basti pensare alle ragnatele paragonabili a grandi opere di architettura costruite con pazienza e multifunzionali. Se ne possono osservare diverse tipologie con analoghe funzioni: quella tela di seta serve ad imprigionare le prede e sorregge un grande peso. Esistono più di 40 mila specie di ragni e quasi tutti sono lavoratori autonomi e conducono una vita solitaria, lungi dall’operare all’interno di una comunità. Tuttavia se vi dovesse capitare di avventuravi nel cuore di una foresta pluviale o tropicale, provate a sollevare il capo e con stupore vi ritroverete sotto un’enorme ragnatela che somiglia a una cupola. Tranquilli, non è stato un ragno gigante a costruirla! Quando metterete a fuoco quella rete, potrete notare i numerosissimi ragnetti che vi giacciono. È una vera e propria congrega di diverse migliaia di tessitori definiti social spider, ovvero ragni sociali. Le foreste pluviali sono caratterizzate da frequenti precipitazioni che renderebbero impossibile la vita di un ragno solitario. La costruzione di ragnatele comuni, e perciò molto resistenti alle intemperie, è garanzia di sussistenza per ogni membro della comunità. Infatti la realizzazione ben coordinata di reti che superano i 50 metri quadrati consentono la cattura di una vasta gamma di insetti che divengono viveri per l’intera colonia.
È il caso di affermare che i ragni ci insegnano qualcosa e che forse, dopo averli osservati con ammirazione, dovremmo emularli. Non ci citeranno in giudizio se copiamo il loro metodo!
In un periodo di crisi e depressione che non giova ad una ripresa, sarebbe opportuno sperimentare progetti collettivi. Perfino tra i banchi di scuola non sarebbe errato creare gruppi in cui ciascun membro contribuisca a far decollare un’idea comune, sia essa circoscritta o estesa alle amministrazioni comunali. Anche all’università, bandendo l’inutile invidia, sarebbe ben più proficuo associarsi in team e creare un’identità di squadra che con serio impegno possa ritagliarsi un ruolo nella società, emergere e non passare inosservata proprio come quelle ragnatele megalitiche. Di fronte alle difficoltà che il presente ci ha serbato dobbiamo abbandonare la via già intrapresa dell’individualismo e lavorare insieme con coscienza. Applicando la ricetta dei ragni sociali, tutti riscuoterebbero la propria parte di merito così come le grandi tele delle foreste pluviali irretiscono le vettovaglie degli ingegnosi aracnidi. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 25 giugno 2014, p. 24.

giovedì 24 maggio 2018

Crisi? Debito pubblico? Riproponiamo la tassa sul celibato?

Tassa sul celibato. Matrimonio Sposi Silvana Calabrese Blog
Nel regno animale una specie viene dichiarata in via di estinzione quando decresce il numero di femmine atte, per antonomasia e per biologia, alla riproduzione. Tra gli umani la cosa viene data per scontata. La popolazione mondiale è aumentata, ma non grazie al numero di bambini poiché ne nascono sempre meno. Vi è una forte incidenza di anziani. E i giovani? Sono allergici ai «fiori d’arancio» ed esperti nell’uso dei contraccettivi. Gli uomini hanno problemi alle giunture e non riescono ad inginocchiarsi per chiedere la mano della loro fidanzata. A dire il vero il celibato si configura come una scelta consapevole e non dettata da un contesto sociale instabile che rende faticoso creare nuovi nuclei. Siamo entrati nell’epoca dell’amore libero e del sesso facile in cui urge la necessità di bruciare le tappe e vivere la vita nella dissolutezza più totale. Ricordate il regime fascista? È oggetto di critiche, ma vanta anche dei pregi quali il desiderio di ordine sociale ed un particolare riguardo verso il concetto di famiglia. Essa rappresentava l’elemento fondamentale, subordinato ai valori politici, per rafforzare il disegno totalitario, per creare una società ordinata, per accrescere il numero di soldati, per raggiungere l’obiettivo di grandezza nazionale. Ma qualcosa non andò come previsto: si registrò una diminuzione della fecondità femminile proprio quando il regime fascista conduceva una impetuosa propaganda demografica. Il consenso vacillava così come l’accettazione di un modello intimo imposto dal regime. I motivi? Le dinamiche spontanee non possono essere influenzate e la modernità incombeva. Fu così che accanto alle blande misure per incentivare la natalità si accostò prepotentemente la tassa sul celibato, un’imposta istituita nel 1927 e diretta ai celibi tra i 25 e i 65 anni. Il tributo variava in base all’età e al reddito.
[Il fascismo ebbe un’idea innovativa mossa però da una motivazione sbagliata. Nell’Italia contemporanea è desueta l’idea che la popolazione giovane costituisca una risorsa e stranamente non si agisce affinché la gerontocrazia muti in iuventucrazia (proporrei il neologismo per la prossima edizione dello Zingarelli).] Una simile imposta scuoterebbe il paese alle fondamenta e credo che lo risolleverebbe definitivamente dai debiti accumulati. Cosa ne pensate, ne proponiamo l’introduzione? 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 6 agosto 2014, p. 16.

lunedì 21 maggio 2018

Sono ancora nel bozzolo, ma già stanchi di lottare

L’era delle litanìe giovanili 
Esistono due tipi di fenomeni: quelli che ci limitiamo ad osservare e studiare, come ad esempio i fenomeni atmosferici, e quelli che noi contribuiamo a generare. Il più recente è il fenomeno delle litanìe giovanili. La categoria dei giovani, all’alba della prima decade del III millennio, ritiene che la società l’abbia resa marginale, depauperandola del futuro e costringendola a vivere un presente dai contorni indefiniti.
Stanchezza lavoro dormire Pisolo Silvana Calabrese
Supponiamo per assurdo di poter paragonare i giovani alle donne, le stesse che per molto, anzi troppo tempo sono state paralizzate, nei comportamenti, dalle convenzioni sociali.
Secoli di conquiste civili e politiche avevano trascurato il mondo femminile, privandolo perfino del diritto al voto. Loro, le donne, non persero tempo, acquisirono la consapevolezza degli eventi storici e condussero la loro battaglia femminista al fine di raggiungere emancipazione, autonomia e riscatto sociale.
I libri di storia ci illuminano su quanti ostacoli le esponenti di sesso femminile abbiano incontrato prima di conquistare il suffragio femminile. Le «suffragette» statunitensi lo raggiunsero nel 1820, mentre le italiane nel 1946.
Ma i diritti che oggi sono riconosciuti alla donna (voto, famiglia, pari opportunità nel lavoro, periodo di maternità retribuita) hanno radici storiche e sono preceduti da decine di secoli di subordinazione sociale.
La storia, nei diversi periodi che la contraddistinguono, è costellata di personaggi, sia maschili che femminili, il cui esordio sociale è stato durissimo, eppure non hanno mostrato segni di cedimento nemmeno quando le circostanze erano riluttanti a svelare aspetti positivi.
I nostri predecessori, tra cui i giovani protagonisti del ’68, hanno lottato per ottenere quella libertà che poi molti giovani della nostra generazione hanno trasformato in libertinismo.
Se le vostre litanìe sono supportate da solidi pilastri, allora non indugiate, realizzate ciò che per voi ha realmente valore. Credete in voi stessi, siate audaci e coraggiosi, non datevi mai per vinti.
Vi sembra forse che Maria Montessori abbia perso tempo con inutili litanìe verso un’Italia che imperdonabilmente tardò a riconoscerle i suoi meriti?
E vi sembra che io mi sia arresa lungo il tortuoso iter editoriale per dare alla luce Tutti i misteri sono risolti
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 18 giugno 2011, p. 24.

venerdì 18 maggio 2018

Misure e contromisure in situazioni di «mobbing»

Silvana Calabrese blog La scorribanda legale
Mobbing, mobber, mobbizzare non sono lemmi sportivi bensì indicatori di una purulenta piaga sociale. Per dirla in termini da aperitivo è come shakerare energicamente angherie, vessazioni, emarginazione, umiliazioni, ostracismi ed offrirli a una sola persona. La strategia prevede che un gruppo di mobbers metta in atto comportamenti molesti al fine di mobbizzare un individuo, il mobbed. Coniato negli anni ’70 nell’ambito dell’etologia (ramo della psicologia che studia i caratteri, ma anche scienza che studia il comportamento degli animali) il termine si è trasferito dal regno animale a quello sociale come vuole la radice «mob» che sta a indicare la folla in tumulto in senso spregiativo. Chi lo attua ricerca il sostegno di altri individui affinché la violenza psicologica perpetrata ai danni della vittima risulti prorompente. Coloro che prendono l’iniziativa, mi piacerebbe dire che «non sanno quello che fanno», sono privi di integrità morale e consci della propria staticità mentale tanto che negli anni hanno affinato la malvagità. Questa è l’unica direzione verso cui sono stati in grado di canalizzare le loro energie. Questa subdola pratica persecutoria ha la funzione di indurre l’oppresso a rassegnare le dimissioni oppure determinare nella stessa persona un calo della produttività tale per cui il licenziamento sarà inevitabile. Le vittime hanno un bersaglio appeso al petto perché creativi, capaci, onesti, diligenti. Nell’ambito della scuola avviene da parte dei compagni o «dall’alto» se praticato da un insegnante mediante giudizi ingiustificatamente negativi. Prego i lettori di non travisare queste ultime parole. Si può praticare anche in famiglia nei casi di separazione quanto vengono sabotati i rapporti generazionali. Il mobbing può causare seri problemi di salute di natura psicosomatica, poiché incide sulla possibilità di adattamento e sul livello di autostima. Lo stress aumenta e ci si sente isolati e depressi. A questo stato d’animo si aggiunge una bassa resa professionale (nei casi peggiori) o una demotivazione crescente. Chi soggiace a queste violenze non riesce a fornirsi una spiegazione razionale e finisce col convincersi di avere in sé qualcosa di errato. Non è così. Diventate guerrieri, organizzatevi per resistere, non pensate nemmeno per un secondo di abbandonare la scena o vi precluderete il momento del riscatto. Non cedete, non vi isolate, anzi rinsaldate i rapporti umani con i vostri cari, ma non confidatevi troppo o correrete il rischio di essere paragonati a dei paranoici e rimanere soli sul serio.
Il più delle volte i mobbers non sono altro che banali provocatori che vogliono indurvi a reazioni incontrollate. La soluzione è mantenersi calmi e lucidi osservatori di una situazione nella quale si può ricorrere a vie legali anche se in questo caso vi si prospetteranno le famigerate lungaggini giuridiche. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 22 aprile 2013, p. 14.

martedì 15 maggio 2018

Con le tasse in regola soffrirai. Con i conti offshore riderai

Se un onesto cittadino sarai, all’ufficio recapito postale patirai 
Il postino suona sempre due volte. Un film interessante dal titolo fuorviante. È opinione comune che le sue citofonate siano così delicate da non avvenire. In altri casi il destinatario non è in casa e la prassi vuole che gli si notifichi la presenza di una raccomandata da ritirare presso l’ufficio di recapito postale a partire dal dì seguente. Mai prenderla comoda! Perché dal 5° o dal 10° giorno di giacenza è prevista una esigua tassa pari a 0,52 euro al dì.
Silvana Calabrese fumetto
Partire alla volta di questo ufficio postale è un’avventura come Salgari non sarebbe mai riuscito a descrivere… L’ufficio è angusto, con soli 3 posti a sedere, e ben presto si appresta a veder superata la sua capienza massima. Sembra la tana di un lupo, in cui molte sono le orme di animali che entrano e poche quelle delle creature uscenti. Si procede lentamente per via di guasti telematici e presunte carenze di personale, in realtà ammassato dietro le quinte intento a svolgere altre pratiche. Alcuni dei destinatari ogni mattina salpano al fine di procacciarsi un’occupazione, e in casa non ci sono. Altri sono onesti lavoratori costretti a chiedere un permesso di lavoro solo per ritirare una raccomandata. Raramente l’oggetto del ritiro è un utile vaglia o un pacco frutto di una spedizione che giunge da molto lontano. Il più delle volte si tratta di semplici grane.
I mittenti sono sempre gli stessi, simili a degli incalliti stalker. Per evitare l’ulcera da stress, proviamo a comicizzare il tutto passando in rassegna le diverse missive.
L’Agenzia delle Entrate è lieta di invitare la Signoria Vostra al gran galà dei pagamenti.
L’ufficio Ripartizione Tributi del Comune di Bari vi invita ad espletare i pagamenti, anche quelli non dovuti per accertati motivi. Equitalia ha il piacere di annunciare l’inaugurazione del club dei maxi pagamenti in stile ultima spiaggia. L’anziana Rai col fiuto di un giovane mastino ti scrive gentilmente al fine di scuoterti sonoramente al pagamento del canone.
I centri turistici inviano regolarmente cartoline di auguri per mantener desto il ricordo della vacanza. Questi enti, invece, ci scrivono a loro modo per augurarci buone feste o per farci la festa.
Se Fedro avesse scritto in prosa, ci avrebbe ugualmente donato una morale: se sei un onesto cittadino patirai. Se i conti offshore aprirai, solo allora ti salverai. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 23 maggio 2016, p. 16.

sabato 12 maggio 2018

Fatta la legge (sulla privacy) trovato l’inganno

Silvana Calabrese Blog La Scorribanda Legale
Non esiste legge che riesca a tener conto delle possibili sfumature della realtà oggetto di accurata ponderazione. Ogni legge presenta qualche falla. Tutte le leggi si scontrano con l’aspetto pragmatico insito nella loro applicazione. Esistono leggi approvate in passato, come la Costituzione della Repubblica italiana (1948), che necessitano di un ripensamento legato al nuovo contesto sociale. Si espandono i mezzi di diffusione e mutano nozioni come quella di corrispondenza (da epistolare a elettronica). Le abrogazioni intervengono a sostegno degli effetti dei mutamenti storici sulla sfera legislativa. Vi sono nuovi ambiti, il web e il digitale, ancora privi di forme di tutela ad ampio raggio. Ma normative recenti sulla tutela di diritti inalienabili non possono godere della medesima attenuante. Tra i diritti fondamentali annoveriamo il diritto all’identità personale ed il diritto alla riservatezza. Ne consegue una doverosa protezione in caso di diffusione dei propri dati. Così si inaugurò la legge n. 675 del 31.12.1996 “Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali” a garanzia dei diritti di cui sopra. In seguito è stata abrogata e sostituita dal Decreto Legislativo n. 196 del 30.06.2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, meglio noto come Codice sulla privacy. Il diritto alla riservatezza non riguarda solo i dati individuali, ma ogni informazione personale. Il codice contempla il trattamento dei dati forniti ad un ente o istituzione, pubblici e privati, nel momento di una registrazione, iscrizione o espletamento di un concorso. Il trattamento è un’operazione svolta con l’ausilio di mezzi elettronici e non, concernente i dati (raccolta, conservazione, elaborazione,). La persona che fornisce i suoi dati, al momento della raccolta, deve essere informata sull’utilizzo che ne verrà fatto. Quando firmiamo per acconsentire al trattamento dei dati personali, in realtà siamo ignari circa il loro futuro impiego. L’art. 4 offre delle definizioni come quella di comunicazione elettronica: «ogni informazione scambiata o trasmessa tra un numero finito di soggetti tramite un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico. Sono escluse le informazioni trasmesse al pubblico tramite una rete di comunicazione elettronica, come parte di un servizio di radiodiffusione, salvo che le stesse informazioni siano collegate ad un abbonato o utente ricevente, identificato o identificabile». Date di nascita, indirizzi di residenza, codici fiscali, numeri e scadenze delle carte di identità, coordinate bancarie sono facilmente reperibili on-line senza barriere o credenziali d’accesso. Non è facebook a favorire i furti d’identità. Gli enti pubblici violano la privacy. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 7 luglio 2013, p. 16.

mercoledì 9 maggio 2018

Intagli di frutta e verdura. Rose rosse con pomodori

Decorazioni con i prodotti della natura: 
rose rosse con pomodori
Rosa pomodoro Silvana Calabrese - Blog

Rose pomodoro Silvana Calabrese - Blog
L'articolo fa parte della sezione "Intagli di frutta e verdura"
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