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venerdì 26 settembre 2014

Eredità della Apple. La lezione di Steve Jobs: gli ostacoli fanno l’uomo

     La scomparsa di Steve Jobs ci riporta al 12 giugno 2005 quando l’Università di Stanford, in occasione della consegna delle pergamene di laurea, potè udire il discorso pronunciato dal capo della Apple, colui che l’Università l’aveva abbandonata. Non è un controsenso. Il costoso college non sembrava potergli fornire un’opportunità, né la lucidità per comprendere la sua vocazione. Seguendo curiosità ed interessi gli si aprì un varco verso risultati inattesi. Le competenze acquisite gratis ebbero, tempo dopo, un’applicazione pratica nella sua vita. Tutto accade per un motivo. Abbandonare il college per cercare nuova linfa altrove ha generato una ramificazione di eventi su scala planetaria. Anche dietro il paradosso d’esser licenziato dall’azienda creata, benché smarrito, scoprì la presenza di un disegno superiore: «la pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante». Avvolto nella creatività fondò la NeXT, la Pixar (che creò il primo film in animazione digitale, Toy Story) e con la moglie un’altra grande «azienda»: la famiglia. Da lettore appassionato del giornale «The whole earth catalog», rammenta la massima dell’ultimo num.: Stay Hungry. Stay Foolish, siate affamati, siate folli. Fermamente convinto che le sconfitte siano le svolte migliori poiché costringono a pensare in modo diverso e creativo, Jobs sosteneva che non vi fosse ragione per non seguire il proprio cuore: «Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore. Dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. Essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare». Impegniamoci affinché il suo messaggio continui a prosperare tra i giovani.
     I Rettori affabulano dichiarando le capacità dell’Università di formare giovani competitivi. Eppure, a volte si prova compassione verso lo studente che ha sorvolato la materia di studio invece di studiarla. Da quando uno studente ha la capacità di stabilire quale insegnamento sia «utile» per la sua formazione? E da quando sa cosa gli occorrerà per affrontare le difficoltà imposte dal mondo del lavoro? È risaputo che in molti sono abituati a studiare poco e meno ci provano più fanno fatica a concentrarsi. Ma assecondarli è un male: spegne la creatività, affievolisce la fiammella della perspicacia e preclude la possibilità di scoprire la loro vera vocazione. Storia, arte, romanzi, film e Steve Jobs ci insegnano che la presenza di un ostacolo è la condizione necessaria per irrobustirsi. Sono gli ostacoli a impreziosire percorso e traguardo. Un’istituzione formativa dovrebbe indurre gli studenti a confrontarsi con le difficoltà e non affievolirle. Né abbandonarli. Appoggio e consigli sono indispensabili, ma bisogna concedere loro il desiderio di affermare se stessi e non farne dei menomati.
     Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 11 ottobre 2011, pag. 24.

Populus Apuliae di Nunzio Mastrorocco

     Recensione: Nunzio Mastrorocco, Populus Apuliae. Atlante demografico del numero dei ‘Fuochi’ (nuclei familiari) e della popolazione dei 258 comuni di Puglia dal xiii secolo ad oggi, Suma Editore, Sammichele di Bari (Ba) 2013, pp. 348.  
     Nel presentare il volume non posso che esaltare la possibilità di sfumare la corretta scelta lessicale: è un atlante demografico. Atlante era anche il nome del titano che porta la volta celeste sulle spalle. Lo si potrebbe paragonare all’autore che si è assunto l’onere di portare sulle spalle il peso demografico degli ultimi 8 secoli di storia dei comuni pugliesi non per punizione divina, bensì per rendere omaggio alla sua regione natia.
     Il testo, lungi dal costituire un punto fermo in questo settore disciplinare, diviene un approdo sicuro per inaugurare nuovi viaggi di ricerca alla scoperta della storia e della demografia delle terre di Puglia e delle altre regioni italiane. È infatti un’opera esemplare per quanti desiderino emulare uno studio di tale portata che ha previsto la consultazione di un nutrito numero di fonti ed un arco temporale pari a una decade. Per il momento appare un lavoro unico nel suo genere e custode dell’auspicio che rappresenti un varco verso l’approfondimento della microstoria di ogni Universitas (comune), nonché l’espansione protesa ad altre realtà regionali così da realizzare un mosaico valido per l’intera penisola. Un compendio tutto da integrare, dunque, con la passione e la costanza che solo il vero ricercatore possiede. 
     Il volume si inaugura con una premessa esaustiva delle fonti storico–demografiche, elemento propedeutico all’iter che l’opera propone.
     Anche per i meno dotti è suggestivo poter ripercorrere tutta la Puglia dalla A di Accadia (Fg) alla Z di Zollino (Le) esplorando oltre 250 centri urbani. A ciascun comune si associa una tavola recante gli anni per i quali è stato possibile desumere le informazioni sul numero dei fuochi (nuclei familiari) o sull’ammontare della popolazione delineando un certificato storico che affonda le radici in 800 anni di storia. A corredare le schede intervengono le istantanee di Giusy Pedone capaci di immortalare lo scorcio di ciascun paese imprimendolo per sempre.
     La materia prima utile all’elaborazione dell’eroica impresa del Mastrorocco è data da remote fonti d’archivio, uno dei più grandi patrimoni dell’umanità e ancora l’unico modo per viaggiare nel tempo. Rilevazioni focatiche, Status animarum, catasto onciario, statistiche preunitarie, censimenti della popolazione, anagrafe, si tratta di documenti la cui redazione era ed è mossa da ragioni differenti (fiscali, religiose, meramente quantitative, statistiche) e sia pur con i limiti insiti nella motivazione della loro stesura, rappresentano la possibilità di ricostruire la storia del nostro popolo.
     Tuttavia la tirannia del tempo miete delle difficoltà e talvolta spazza via inesorabilmente le tracce del passato. Il riferimento è d’obbligo e indirizzato alle devastazioni causate dal secondo conflitto mondiale che ha portato alla scomparsa di alcune di queste fonti documentarie. Abbiamo perso una parte della nostra memoria collettiva, parzialmente recuperabile per merito delle indicazioni demografiche del Regno di Napoli fornite dai curatori di dizionari storici e geografici: Mazzella, Bacco, Beltrano, Pacichelli, Sacco, Giustiniani, Alfano.
     Ogni viaggio si arricchisce di esperienze e sensazioni personali, dunque bon voyage!
     L’opera è stata realizzata con il patrocinio dell’Istituto Pugliese di Ricerche Economiche e Sociali (Ipres) la cui finalità assicura, attraverso attività di studio e di ricerca, la valutazione e l’attuazione delle politiche regionali di sviluppo.

Venture Capital: ho capito qual è la figurina mancante

     Nel mondo contemporaneo la flessibilità, cui siamo invitati, da un lato ci nega la stipula di un contratto lavorativo a tempo indeterminato o l’accensione di un mutuo, per non parlare del metter su famiglia, e dall’altro ci impone uno spostamento ad ampio raggio, possibilmente all’estero, alla ricerca di un lavoro.
     Il virus contratto è la globalizzazione che ha indebolito le nostre difese immunitarie, rendendoci incapaci di reagire al mutamento, con la promessa che l’integrazione planetaria unita allo sviluppo del Web avrebbe offerto maggiori opportunità professionali.
     La storia ci insegna che gli Stati Uniti hanno rappresentato un faro per l’Europa, specialmente dopo la devastazione della Seconda Guerra Mondiale, e spesso è proprio dagli States che abbiamo attinto nuove idee. Me ne sovviene una. I/Le Venture Capital sono imprese o imprenditori che si occupano di finanziare idee innovative di chi non può permettersi di sostenere i costi connessi all’avvio del progetto. Finanziano e non chiedono somme di denaro, ma entrano in società per poi distaccarsene gradualmente. È ad un’operazione di Venture Capital che si sono rivolti i giovani studenti fondatori di Google. In Italia ne esistono forme esili, si potrebbe dire in fase embrionale.
     Da piccola avevo un album che ancor oggi custodisco gelosamente. Non riuscii a completarlo, ma trovai la soluzione nell’ultima pagina: «La casa editrice Edigamma garantisce di non aver messo in vendita figurine rare. Tutta la serie è stata stampata nella stessa quantità e messa in vendita contemporaneamente, pertanto l’album dovrebbe completarsi molto facilmente. Tuttavia per agevolare il completamento dell’album la Edigamma dà la possibilità di richiedere le figurine mancanti». Ho individuato la figurina mancante “Venture Capital”. Posso richiederla?

Zanichelli: “Manuale di scrittura e comunicazione”

     In un contesto sociale in cui gli scrittori (spesso presunti) sovrastano, per numero, i lettori si rende necessario un manuale che funga da guida per districarsi nell’intricato mondo della comunicazione quotidiana scritta e parlata. È un “vademecum” indicato per l’università e per l’azienda, ma aggiungerei per la vita. Saper scrivere o parlare in maniera adeguata alle situazioni è spesso una materia sottovalutata, ma onnipresente. Nostro figlio deve riassumere un brano; l’espletamento di un concorso prevede la stesura di una tema; all’università è di vitale importanza saper prendere gli appunti di ogni lezione; al termine degli studi accademici si deve realizzare una tesi di laurea, cosa che comporta la scelta di un argomento, la progettazione, il documentarsi leggendo volumi e articoli, la dissertazione finale in pubblico; ci si mette a caccia di un impiego armati di curriculum vitae; trasciniamo dubbi grammaticali come un tallone d’Achille; siamo alle prese con lettere di diverso stampo che implicano differenti modalità di scrittura, se inviate, o di decifrazione, se ricevute; e poi c’è l’italiano avanzato, una porta del paradiso per cui non Pietro, ma la vostra cultura potrà permettervi di aprirla e varcarla.
     Siamo agevolati dalla telematica che rende rapida la comunicazione, ma è nostro compito superare le insormontabili difficoltà che nascono da una lingua trascurata.
     Autori F. Bruni – G. Alfieri – S. Fornasiero – S. Tamiozzo Goldman, Manuale di scrittura e comunicazione. Per l’università e per l’azienda, Zanichelli, Bologna 2013, pp. 544.

Cantami o Diva l’Università senza studenti

     Provate a immaginare un’Università priva di studenti... Ora leggete la lettera e comprenderete perchè gli studenti sono stati colpiti da un’acuta forma di demotivazione.
     «Cantami, o Diva, del Pelíde Achille l’ira…». Così si apre l’Iliade, uno dei più grandi poemi dell’umanità, scritta da Omero. Si tratta della tradizionale invocazione rivolta alla Musa Calliope, che presiedeva alla poesia eroica ed è considerata fonte di ispirazione. Ho apportato una modifica, «Cantami, o Diva, l’ira dell’Infausto Allievo», per narrarvi la storia di un naufragio che non riesce ad avvenire. Ma se trasponessimo l’intera storia in un mondo immaginario, essa potrebbe assumere il tono di una barzelletta. C’erano una volta tre isole didattiche all’Università di Bari, probabilmente le più grandi dell’arcipelago accademico. Con le postazioni multimediali, ognuna dotata di pc, rappresentavano un approdo sicuro per i «lupi del web», intenti a svolgere ricerche, scrivere tesine o tesi di laurea, compilare il questionario Almalaurea o le domande di immatricolazione ed iscrizione. Gli allievi si sentivano sereni, ne osservavano le regole, e in caso di problemi erano coadiuvati da un tecnico o un tutor. Poi qualcosa è cambiato, forse a causa di uno sconvolgimento tellurico (perdonate l’ironia, mia fedele compagna) e le isole sono scomparse, o meglio, una è stata chiusa (plesso di Via Beata Elia), un’altra è priva di connessione a Internet ed è venuta a mancare anche la stampante (plesso di Via Q. Sella), l’ultima invece appare e scompare, un po’ come quelle isolette di origine vulcanica che vengono sommerse per poi riemergere dalle acque (Palazzo Ateneo, terzo piano, lato Crisanzio).
     Sono sempre stata dell’idea che il corpo studentesco rappresenti il fondo della catena alimentare, ma lo status quo non è certo dei migliori. Nel momento in cui si riusciva a intravedere la silhouette dell’ultima isola, dell’ultimo possibile approdo, ci si è ritrovati soli in balia della corrente, ora trascinati da essa, ora respinti dalla risacca, ma sempre circondati da ettari ed ettari di oceano aperto.
     Per fare naufragio servirebbe almeno un’isola, anche la più deserta o infestata da varani giganti, oppure, per non avere troppe pretese, semplicemente uno scoglio in mezzo al mare.
     Come si può notare, abbiamo delle risorse in patria, ma le lasciamo in stato di abbandono, infatti ora le isole didattiche somigliano molto a dei locali posti sotto sequestro. E la cosa va avanti già da due anni.
     La sottoscritta, nel pieno delle sue facoltà mentali nonché sarcastiche, ha esaudito il desiderio di quanti volevano che estraessi la penna dal fodero per far conoscere la triste realtà degli studenti. Anche a me spetta un desiderio: non voglio che questo diventi un poema da tramandare nei secoli, preferisco le soluzioni piuttosto che una fama diacronica.
     È trascorso del tempo, ma oggi manca all’appello solo l’isola di Via Beata Elia.

mercoledì 24 settembre 2014

Costa Concordia: la vacanza che non dimenticherai

La pratica dell'inchino o del m'inclino?
     Lo slogan Costa andrebbe cambiato da «La vacanza che ti manca» a «la vacanza che non dimenticherai». La flotta è cresciuta nel tempo con Costa Classica, Allegra, Romantica, Victoria, Atlantica, Mediterranea, Fortuna, Magica, Serena, Pacifica, ma io ricordo benissimo il giorno in cui si annunciava l’entrata in servizio della nuova ammiraglia Concordia. Era domenica 9.7.2006 e i media ne trasmettevano la maestosità espressa in metri e numero di vasche idromassaggio jacuzzi. Le parole d’ordine pronunciate erano lusso e sfarzo abbinate a una nave trasformatasi da mezzo per effettuare un viaggio a luogo di vacanza navigante. È ridondante recuperare il parallelo con il Titanic, il transatlantico ritenuto inaffondabile e che entrò in collisione con un iceberg proprio durante il suo viaggio inaugurale da Southampton a New York il 14.4.1912.
     Il 13.1.2012 una sciagura ha colpito la Concordia. Chi c’era a bordo? Giovani alle prese con la spensieratezza di una vacanza? Anziani già in assetto di navigazione verso il viale dei freddi marmi? O giovani coppie di sposi che hanno intravisto nel matrimonio la tomba dell’amore? La storia del naufragio ha dell’incredibile e ne consegue che nel XXI secolo ci piace realizzare enormi progetti, ma pieni di falle! Una lista di passeggeri rimasta a bordo; il personale che omette di soccorrere i passeggeri; l’abbandono della nave da parte del comandante Schettino; il pericolo ambientale causato dai serbatoi ricolmi di nafta e gasolio. Non chiare risultano le norme in materia di evacuazione visto che non erano state ancora effettuate delle esercitazioni.
     Errare è umano, ma le circostanze unite alla navigazione sotto costa dell’isola del Giglio sono un azzardo. La visione delle immagini dà la stessa impressione di un nuovo giocattolo donato a un bambino: gli procurerà euforia, ma dopo poco troveremo quel gioco rotto, inclinato su un fianco e arenato in un angolo dell’appartamento. L’ordinanza emessa dal gip di Grosseto spiega che Schettino rimase fermo sulla scogliera del Giglio e guardò la nave affondare. Forse i criteri di selezione in ambito lavorativo sono troppo blandi e sbrigativi e non volti a comprendere l’inclinazione dei candidati. Ho giocato un po’ con le parole, perdonatemi. Volevo accostarmi al ciglio della lingua italiana, non mi incaglierò.  

“Perché scrivi? Per chi scrivi?” di Domenico Rodolfo

     Perché scrivi? Per chi scrivi? Sono gli interrogativi che i più grandi scrittori si sono posti e che paiono desueti in un mercato editoriale in piena come quello odierno, orientato alla mercificazione dei testi come oggetti di massa e non scrigni del sapere.
 
     Anche Manzoni introduce “I promessi sposi” domandandosi se vi sarebbe stato chi si sobbarcasse alla fatica di leggere l’opera che egli scrisse con fatica.
     Ogni autore che con fare introspettivo ricerca il motivo profondo della scrittura, dà prova di umiltà intellettuale. Se poi si chiede per quali lettori si accinge a scrivere, dimostra altruismo. Lo scrivere, come il parlare, non è sempre necessario, dovrebbe anzi cedere il passo al leggere e all’ascoltare. Pur senza opprimere la linfa delle parole che costituiranno i capitoli del nuovo testo, ogni scrittore dovrebbe meditare sulla motivazione che lo ha portato ad inforcare la penna e dovrà poi prefigurarsi i futuri lettori. Solo in questo modo sarà in grado di rispettarli donando loro spunti, stimoli, nozioni e spesso il semplice ma prezioso conforto che cerchiamo nella lettura.
     Domenico Rodolfo pone l’imperitura questione che, se messa in pratica, potrebbe realizzare una selezione naturale nel campo di un’editoria sempre più autoreferenziale. Allo stesso tempo ci offre un omaggio, la possibilità di fare un giro del mondo alla scoperta della risposta che quattrocento scrittori danno alle domande: Perché scrivi? Per chi scrivi?
     Autore Domenico Rodolfo, Perché scrivi? Per chi scrivi?, Edizioni Giuseppe Laterza, Bari 2003, pp. 299.

martedì 23 settembre 2014

2012: il mondo finisce o non finisce? Il nuovo dubbio amletico

La fine del mondo
Viviamo in una condizione di conto alla rovescia. Il mondo finisce o non finisce? Non molto tempo fa si udiva spesso in televisione la pubblicità di alcune trasmissioni televisive, tra cui Voyager, e si poteva notare come esse vertessero su frasi a impatto come ad esempio: “2012: la fine del mondo?”. Pur inserendovi il punto interrogativo, la frase contiene un’intrinseca affermazione candidata ad attecchire nella mente degli spettatori.
 
Piramide di Kukulcan o El Castillo e il cortile dei mille guerrieri a Chichén Itza
Piramide di Kukulcan o El Castillo e il cortile dei mille guerrieri a Chichén Itza
Può darsi che in pochi siano realmente interessati alla civiltà dei Maya, ma oggi hanno acquisito la massima notorietà grazie al messaggio che il potente mezzo mediatico ha veicolato.
La presunta fine del mondo non ha generato una psicosi collettiva, bensì un senso di potere da parte degli individui. L’umanità ha dimostrato, nel corso delle epoche storiche, la sua brama in merito ad un argomento: saper stabilire la data esatta o comunque l’anno in cui la vita sul pianeta Terra cesserà. La nostra presunzione non avrà mai fine!
Tuttavia abbiamo creduto alle parole dei conduttori televisivi, parole verbali cariche di un’importanza e di una rilevanza che la cassa di risonanza mediatica ha conferito loro. Ma siamo anche corsi in libreria ad acquistare una o più copie di quei libri che promettevano di esaurire l’intero repertorio circa il famigerato 2012.
La televisione ha un potere ipnotico... anche quando si accinge a smentire un messaggio che si era ormai consolidato.
Se Giacobbo avesse continuato a parlare di fine del mondo e se questa poi fosse mancata all’appuntamento, l’intera credibilità del conduttore sarebbe crollata molto più in fretta del Muro di Berlino. Oggi nella sua trasmissione ritratta l’argomento e ci prepara all’evento che non accadrà.
È una fortuna che le cose scritte su carta e opportunamente datate resistano allo scorrere del tempo, perché ho proprio una citazione per Voi:
«Il calendario Maya riporterebbe due previsioni future: la prima riguardava la conquista spagnola; la seconda menziona una data, il 21 dicembre 2012, giorno in cui secondo la profezia, si concluderà un ciclo cosmico. Tale previsione del futuro, non va intesa come fine del mondo, ma indica la conclusione di un anno galattico. Si presume che i Maya avessero scoperto non solo che la Terra gira intorno al Sole, ma che anche il sistema solare compie un moto di rotazione intorno alla galassia. Un anno galattico, che indica il giro completo, dura circa 25626 anni».
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 7 gennaio 2012, pag. 16.

Non credo più in questa società

Fu la prima volta che scrissi ai media
     Mi chiamo Silvana Calabrese laureanda in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Bari. Le scrivo per esprimere il mio profondo disappunto in merito a diversi argomenti.
     Ciò che mi spinge a scriverLe è la profonda inquietudine che mi sovrasta di recente. Essa riguarda il mio futuro professionale sul quale aleggia il buio più pesto. Ma riflettendo sono giunta alla conclusione che la disoccupazione sia il male minore nella nostra società. Qualunque iniziativa sana e costruttiva venga in mente ad un giovane incontra inevitabilmente degli insormontabili ostacoli. E non vi è sdegno maggiore che la natura stessa di tali ostacoli. Ho poco più di ventidue anni e credo di essere troppo giovane per aver ormai perso fede e speranza e non parlo solo della fede in Dio, che biasimo per averci donato il libero arbitrio, la decisione più infelice che potesse prendere perché nessun uomo è in grado di autogestirsi. Non credo più nella società in cui vivo.
     Farò qualche esempio traendo spunto per prima cosa dalla mia stessa vita. Sono autrice di un libro, un saggio scientifico nella cui scrittura ho creduto molto. Ma far decollare la mia opera è stato un inferno. Le case editrici a cui mi sono rivolta hanno apprezzato molto il contenuto, il problema era la mia mancanza di notorietà. Durante le accese discussioni con gli editori è stato tirato in causa un nome: Franzoni. Mi è stato spiegato che la società preferirebbe leggere un suo libro per via dell’attrazione suscitata dai fatti cruenti di cronaca nera anche se legati al brutale assassinio di un bambino.
     Sui gusti non si dovrebbe discutere ma c’è un limite a tutto. Negli anni sono andati persi alcuni valori che ci rendevano esseri umani ora invece abbiamo conservato solo le sembianze umane. Nel momento stesso in cui mi sentivo frustrata per il mio libro mi colpì una notizia: «Investì quattro ragazzi: ora è una star. 50mila € per scrivere libro. È quanto dovrebbe percepire Marco Ahmetovic, il rom ventiduenne condannato a 6 anni e mezzo in primo grado per la strage di Appignano del Tronto, dove morirono investiti dal furgone del nomade ubriaco quattro giovanissimi del piccolo centro alle porte di Ascoli Piceno».
     Non mi pare il caso che io commenti la notizia. Ci avete disarcionati. Ogni azione ha le sue conseguenze, il peggio deve ancora venire, ma siamo ancora in tempo per un’inversione di rotta. Non è la società che cambia, ma gli individui che la compongono.
     Dubito fortemente di ricevere una risposta, le persone non si smentiscono mai.

Collocazioni e collocamento: i miracoli della lingua

“Dizionario delle collocazioni”
     In tempo di crisi (economica, morale e sociale) investiamo sempre più negli ambiti frivoli, legati all’apparire. Quanto all’istruzione, acquisiamo titoli che non possono vantare uno studio serio, costante e responsabile. Quello che ci occorre di più, l’elemento salvifico è in noi e aspetta solo di essere alimentato nel tempo. Ma una volta che sarà solido, nessuno potrà sottrarcelo. Parlo di piccoli strumenti del potere lecito, parlo di ciò che spezza quella orribile spirale dell’omologazione che va tanto di moda oggigiorno.
     Dimostriamo grande cura nella scelta dei capi che indosseremo ad una cena di lavoro, di gala o per affrontare un colloquio di lavoro. Ma prestiamo altrettanta attenzione alle parole che, opportunamente abbinate, renderebbero vincenti i nostri discorsi? La risposta è no. Curiamo l’aspetto esteriore, ma non il lessico che si è inesorabilmente impoverito. L’inversione di rotta, tuttavia, è possibile ma non senza una ferrea volontà di attuarla. Se cercate un movente, io raddoppio, ve ne offro due: la potenza della parola non è una leggenda metropolitana; la padronanza linguistica è una bellezza che differisce da quella estetica e dei vestiti per eternità ed economicità.
     Il Dizionario delle collocazioni, corredato di CD–Rom, è una irrinunciabile guida per edificare un lessico efficace e sempre unico perché le parole sono come lego, possono combinarsi in molti modi generando svariate costruzioni linguistiche.
     Le collocazioni sono quelle espressioni linguistiche composte da due o più termini che danno vita a frasi che vi permetteranno di trasmettere messaggi efficaci a tutti i vostri interlocutori. Il testo è un piccolo universo identitario della lingua italiana poiché ne racchiude le collocazioni tipiche. È valido per i madrelingua ed ancor più utile per gli stranieri desiderosi di apprendere l’italiano.
     Con questo compagno di avventure non sarete dei semplici organizzatori di discorsi… ne diventerete manager indiscussi e il complimento più gratificante che riceverete non riguarderà l’acconciatura o ciò che indossate, ma si avvicinerà a «come parli bene!», «che padronanza lessicale!» e forse sarà seguito da «che ne dice di iniziare lunedì?» (il contesto si intende).
     Autore Paola Tiberii, Dizionario delle collocazioni, Zanichelli, Bologna 2012, pp. 640.

venerdì 19 settembre 2014

Addio, anzi, arrivederci Neil Alden Armstrong

     È nato nel 1930 nello stato dell’Ohio e ha conseguito la laurea in ingegneria aeronautica nel 1955.  
     Divenne pilota civile e lavorò per la nasa. In seguito fu selezionato come astronauta nel 1962.
Partecipò al Programma Gemini, comandando la missione Gemini 8, nel 1966.
Nel 1968 fu nominato comandante dell’equipaggio di riserva della missione Apollo 8.
Un anno prima dello sbarco rischiò la vita in un addestramento.
Il 1969 cambiò la sua vita: comandò la missione Apollo 11 che effettuò lo storico sbarco sulla Luna. In fase di avvicinamento al suolo, Armstrong impugnò i comandi manuali del lem denominato Eagle, e pronunciò le prime parole della missione passate ormai alla storia:
«Houston, Tranquillity Base here. The Eagle has landed».
«Houston, qui base della Tranquillità. L’Aquila è atterrata».
Uscito dal Modulo Lunare, fu il primo uomo a mettere piede sulla Luna, la sua è l’impronta più famosa al mondo. Durante il contatto col suolo selenico pronunciò la sua frase più celebre:
«That’s one small step for a man, one giant leap for mankind».
«Questo è un piccolo passo per l’uomo, ma un balzo da gigante per l’umanità».  
 Lasciò la nasa nel 1970.
 Dal libro Theatrum mundi. Sbarco sulla Luna, pagg. 49–50. Dedicato a te. 
 Ha lasciato tutti noi il 25 agosto 2012. In circostanze come questa prendiamo le distanze dal dibattito sulla veridicità dell’allunaggio. Rendiamo ossequio ad un curriculum di tutto rispetto. Torniamo indietro a quella notte fatata, tra il 20 e il 21 luglio del 1969, quella notte in cui l’umanità, mossa dal fascino del progresso, sentiva di dover rivolgere lo sguardo verso il cielo. Pare che nemmeno un furto sia stato commesso quella notte.
La tua scomparsa si porta via un pezzo di storia, di astronomia, un pezzo di infanzia per coloro i quali hanno sognato le immensità del cosmo e le peculiarità galattiche.
A Houston diremo “ok Houston, l’aquila ha spiccato il volo” e il tuo nome si incastonerà nel firmamento.
A te diremo addio, anzi, arrivederci se esiste un posto in cui ci rincontreremo.
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 28 agosto 2012, pag. 24.

Per approfondimenti:
- Theatrum mundi. Sbarco sulla Luna ;
- Recensione del libro Theatrum mundi. Sbarco sulla Luna ;
Per un'interessante e briosa ricerca: Sbarco sulla Luna. Intervista ai nonni .
 

 

“Grammatica dei segni” per una corretta lingua dei segni

     Chiunque abbia studiato la comunicazione, ne conosce gli aspetti fondamentali affinché essa possa attuarsi. Emittente, messaggio e destinatario possono comunicare attraverso un codice condiviso. E l’organo che permette il trasferimento delle informazioni è il canale. Quest’ultimo elemento condiziona la comunicazione. Può essere fisico o verbale (ottico, acustico, elettrico…).
     Il processo comunicativo ha dei differenti livelli di approfondimento:
     - il linguaggio (langage): è un insieme di processi cognitivi derivante da un’attività psichica determinata dalla vita sociale che regola l’apprendimento, l’acquisizione e l’utilizzo concreto di qualsiasi lingua;
     - la lingua (langue): è il prodotto sociale frutto di convenzioni utilizzate per comunicare. Si tratta di un sistema che articola significati; 
     - la parola (parole): è la concreta esecuzione linguistica. Ma non per tutti. Non per i sordomuti. Non per la comunità dei sordi, coloro i quali hanno perso uno dei sensi. Tuttavia non dovremmo considerarlo un difetto, bensì un varco aperto sulla possibilità di elaborare e diffondere una nuova lingua: la lingua italiana dei segni (LIS).
     La L.I.S. non è valida solo per gli addetti ai lavori, ma per tutti coloro i quali desiderino imparare questo nuovo codice che traghetta informazioni mediante un nuovo canale di tipo visivo-gestuale. Risalendo all’etimologia greca e latina, rinveniamo il senso più profondo di comunicazione ossia il partecipare ed il mettere in comune.
     Inoltre in un contesto sociale aperto e proteso verso nuove prospettive può rivelarsi utile o semplicemente interessante l’apprendimento della lingua dei segni che è una lingua a tutti gli effetti.
     Il testo permette di entrare in contatto non solo con una nuova lingua, ma anche con un intero sistema culturale svincolandosi dalla quotidianità di udenti.
     Ricordiamo che… il pioniere della lingua dei sordi è il linguista americano William Stokoe che negli anni ’60 pubblicò il primo dizionario.
     L’opera presenta in apertura i cenni storici sull’evoluzione delle osservazioni in merito alla condizione di sordità e dei modelli educativi adottati.

Tanti oggetti sono all’avanguardia. E perché non il corsetto?

Quel corsetto ortopedico troppo innovativo per la Puglia
     Scoliosi, cifosi, lordosi: sono accentuazioni delle fisiologiche curve della colonna vertebrale. Necessitano di prevenzione e correzione, ma non si può parlare di guarigione. Anche se condizioni irreversibili, non sono quelle le parole incriminate, bensì la negligenza medica unita alla carenza di innovazione.
scoliosi, cifosi, lordosi
     Adoriamo contornarci di oggetti all’avanguardia eppure nel campo dell’ortopedia ci siamo rassegnati al vintage. Il corsetto, o busto correttivo, viene creato su misura e applicato per risolvere quei problemi. Nei casi più gravi ci si sottopone ad intervento chirurgico. La gamma di busti è vasta: c’è il tipo Boston; lionese; Riviera; Lapadula; Cheneau; Spinecor; l’inamovibile gessato Risser; il modello Milwaukee con o senza anello cervicale. Nomi poliedrici che distolgono l’attenzione dal problema di salute e ci orientano all’effetto moda. Sono busti rigidi, in polietilene (quindi sintetici) e sopportabili a fatica specialmente da un bambino/adolescente. Inoltre sono vecchi, basti pensare che il Lapadula risale agli anni Sessanta. Ottimi per l’erotismo e già in uso in quel campo. La cura consiste nell’indossarli per molte ore al dì, ma la cosa è quasi impossibile e molti vi rinunciano perdendo la possibilità di ottenere vantaggi posturali. La soluzione risiede nell’innovazione: è stato brevettato negli States (patria della scoliosi) il corsetto di nuova generazione che rappresenta la nuova frontiera della correzione ortopedica. Offre una migliore sopportazione anche nel periodo estivo grazie alla caratteristiche del materiale di produzione: le fibre di carbonio. È traspirante ed antistatico per merito delle speciali fibre conduttive che assorbono e disperdono le cariche elettrostatiche.
     Tuttavia in Puglia siamo fermi ai modelli vetusti, portabandiera di una mentalità sclerotizzata. A questo punto, il discorso diviene un affluente che si riversa nell’annosa questione della sanità in cancrena composta da medici, spesso avidi nel cumulare danaro e non conoscenza, e da una fisioterapia che tarda a prendere piede con tecniche di correzione e palestre attrezzate. Restano in auge gli istituti privati, vere cooperative di fisiatri protesi all’innovazione. Tutto questo costringe le famiglie a diventare emigranti in patria effettuando viaggi della speranza nel proprio paese alla ricerca di una regione aggiornata. L’approdo a una visione più ampia causa un dispendio economico per le famiglie già immerse nel precariato. È ora di ampliare il nostro campo di azione. Troppo a lungo emeriti primari hanno raggiunto la vetta della carriera poggiando la metaforica scala su schiene deboli e storte. Mi piacerebbe immaginare il medico come se fosse Atlante, il titano della mitologia greca che mantiene sulle spalle l’intera volta celeste, per sollevare il suo prossimo dalle pene che lo affliggono. La medicina non è forse altruismo?
     Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 12 marzo 2013, pag. 24.

giovedì 18 settembre 2014

È possibile viaggiare nel tempo? Con Pixum si può

     Non smetteremo mai di fantasticare sulla possibilità di compiere viaggi nel tempo. Ci piacerebbe rivivere eventi storici o personali spostandoci rapidamente attraverso il tempo e lo spazio.
     Poiché ogni concetto è versatile, lo è anche la locuzione “viaggiare nel tempo”, ed una delle sue accezioni lo rende possibile. Valga l’esempio della fotografia che imprime momenti, contesti, ambienti e volti e li preserva dallo scorrere inesorabile del tempo. In un pomeriggio di tregua dai mille impegni, provate a prendere un vecchio album e vi accorgerete di quanto possa essere in grado di trasportarvi lontano, sul viale dei ricordi, e di coinvolgere anche amici e parenti.
     Ma non è tutto. Tutte le conquiste del genere umano subiscono poi delle evoluzioni, mantenendo intatta la forma originaria. Ciò accade perché siamo creativi, o perché amanti del perfezionismo, o alla costante ricerca di spiragli innovativi che creino (cosa molto importante) nuove opportunità di impiego.
     Non potevo resistere alla tentazione di scrivere il preambolo di cui sopra. È necessario a introdurre la mia esperienza personale con Pixum, un’azienda che si dedica alla stampa di foto, fotolibri, poster, quadri, tazze, magneti, zaini, puzzle, carte da gioco, memo card ed una vasta gamma di prodotti personalizzabili con le proprie foto.
     Con i servizi offerti dalla Pixum si realizzano i miracoli dell’informatica mista agli effetti della globalizzazione.
     Si tratta della possibilità di ottenere a domicilio il prodotto scelto e personalizzato, in pochi giorni e comodamente.
     Si tratta di cospargere le nostre fotografie con una manciata di fascino fino ad ottenere dei veri e propri gadgets con la nostra immagine in effigie… come se fossimo famosi. Non è forse il nostro più recondito desiderio?
     Chiunque mi conosca rammenterà la mia grande passione per San Francisco, la città che sento molto vicina anche se geograficamente lontana. Ero certa che avrei acquistato dei souvenirs solo se mi ci fossi recata. Nella mia mente si era delineata un’idea di ciò che avrei comprato: una palla di neve raffigurante il famoso ponte californiano. Le coincidenze non sono altro che le contorte linee del destino. Infatti ho avuto modo di testare un prodotto Pixum che ha esaudito il mio desiderio.
     Volete provarci anche voi? Visitate il sito www.pixum.it, scegliete un prodotto e personalizzatelo. Poi lo inserite nel carrello e compilate il modulo d’ordine con i vostri dati anagrafici.
     Navigare su questo sito viene naturale, mentre unica è l’esperienza che Pixum fa della foto.
     Pixum si sta imponendo come astro nascente della fotografia personalizzata. L’azienda nasce in Germania nel 2000 e si è espansa gradualmente in diversi paesi europei per poi approdare in Italia nel 2005 con Pixum.it.
     La solida ambizione dell’azienda si riflette nella sua mission perché Pixum aspira a diventare il servizio di stampa fotografica leader in Europa. Per coronare l’obiettivo si impegna ad offrire la migliore qualità sul mercato, orientandosi ai desideri e alle necessità dei clienti.
     Si è soliti considerare la pubblicità come l’anima del commercio, ma negli ultimi tempi si è assistito ad una degenerazione di questa concezione che si esplica in spot ridondanti e spesso mal strutturati. Pixum ha un animo nobile proteso alla soddisfazione del cliente, il cui passaparola costituirà la migliore pubblicità possibile.

A ritroso nel tempo: Sammichele di Bari attraverso il catasto onciario del 1752

Istantanee demografiche, familiari e sociali.
Sammichele di Bari attraverso il catasto onciario del 1752
Contenuti
L’opera rappresenta la visione nitida di un déjà–vu. Stiamo assistendo, per nulla immuni, ad una crisi economica di portata mondiale seguita dall’incremento della disoccupazione, specialmente giovanile, e siamo affondati nel vortice dell’ingovernabilità. Le tasse risparmiano i ricchi e gravano sugli umili, anzi, sembrano pensate proprio per loro. Le problematiche che incombono sulla vita quotidiana e dalle quali non abbiamo scampo le hanno già viste e vissute i nostri antenati. E non occorre una seduta spiritica per affermare questo, bensì una visita negli archivi di stato, altrimenti detti luoghi della memoria, sorti per custodire le tracce del passato.
Punti di forza
Un viaggio a ritroso nel tempo per comprendere come si è evoluta la situazione nel nostro paese poiché presente e futuro non sono svincolati dal passato ma ne rappresentano la conseguenza. Alle carte d’archivio ci ha pensato l’autrice che ridona voce agli individui di un’epoca trascorsa e rispolvera gli ambienti e gli scenari politici che facevano da sfondo alle vicende settecentesche.
Notevole sarà l’interesse nello scoprire i profili di vita familiare, professionale e reddituale in un periodo in cui la redazione del Catasto Onciario era stata pensata per garantire un’equa distribuzione delle tasse nel Regno di Napoli.
Per quale pubblico di lettori
Per chi desidera vivere l’avventura di una lettura settoriale, ma non per questo incomprensibile. Per chi ha sempre desiderato compiere viaggi nel tempo. In senso lato, l’opera lo permette. Per tutti coloro i quali sono curiosi di capire se in passato sia mai esistita una forma di giustizia sociale. Per chi vuole volgere lo sguardo indietro per poterlo proiettare più elasticamente al futuro. Per chi ama la storia, disciplina che consente di congiungersi con la propria identità collettiva. Per i giovani che sono in procinto di condurre degli studi sulle fonti d’archivio.
Disponibile anche in formato digitale.
Indice del libro:
Prefazione
Introduzione
Capitolo i. Sammichele di Bari. Breve excursus storico–geografico
Capitolo ii. Il Catasto onciario: fonte preziosa per lo studio della famiglia nel Settecento
2.1   Peculiarità ed elaborazione dati del catasto di Sammichele
Capitolo iii. La struttura demografica di Sammichele a metà Settecento
3.1   La struttura per età
3.2   Il rapporto fra i sessi
3.3   La struttura per stato civile e la vedovanza
Capitolo iv. I comportamenti matrimoniali
4.1   L’età media al primo matrimonio
4.2   La differenza d’età fra i coniugi
Capitolo v. Strutture familiari e dimensioni degli aggregati domestici
Capitolo vi. Famiglia e articolazione socio–professionale
6.1   Articolazione socio–professionale
6.2   Articolazione socio–professionale e strutture familiari
6.3   Il personale di servizio
6.4   La situazione abitativa
6.5   L’allevamento di animali
Capitolo vii. Nomi e cognomi
7.1   Le forme nominali più diffuse a Sammichele nel 1752
7.2   Il secondo nome
7.3   La trasmissione del nome
7.4   I cognomi
Capitolo viii. Il contesto d’appartenenza. Evoluzione demografica peninsulare e del Regno di Napoli
8.1   La crisi del Trecento. Una battuta d’arresto per la crescita demografica
8.2   Dopo la recessione demografica, i secoli del recupero. Quattrocento e Cinquecento
8.3   Il Seicento. La convivenza con la peste, il deturpamento del volto italiano
8.4   Dal Settecento all’Ottocento. Nuove malattie osteggiano la ripresa
8.4.1   La rivoluzione industriale
8.5   Il regime demografico d’ancien régime. Puntualizzazioni
8.6   Da un regime demografico naturale a uno controllato. La transizione demografica
8.7   I fenomeni migratori in Italia. Dall’emigrazione all’immigrazione
8.8   Strutture e relazioni familiari: mutamenti. Dalla famiglia complessa a quella nucleare
8.9   Il contesto attuale. Obiettivi e nuove sfide per la demografia
English chapter. Demographic, family and social frames. Sammichele of Bari through the Onciario land register of 1752
Indice delle tabelle
Indice dei grafici
Indice delle figure
Riferimenti bibliografici

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- Lungo i sentieri dell'identità, l'intervista (num. 1) ;
Theatrum mundi. Sbarco sulla Luna, l'intervista ; 

Per sempre Lorella Cedroni

È venuta a mancare la prof.ssa Lorella Cedroni.  

In memoria di Lorella Cedroni
 
     Brillante accademica dell’Università La Sapienza.
     Lorella era molto più di questo. Aveva fiuto per i meritevoli e donava loro sostegno e consigli.   Motivava i meno volenterosi ed aveva grande rispetto per il prossimo.
     Se potesse vedere il deterioramento delle università italiane, ne sarebbe profondamente addolorata. Ciò rende fondamentale trarre dalla sua precocissima dipartita il desiderio di emularne l’operato, sia tra le mura accademiche che al di fuori, nella società.
     Non ho fatto in tempo a conoscerti di persona e ne sono affranta. Posso tuttavia considerarti, oggi e per sempre, il mio mentore.
 
 
Era una docente scrupolosa ed una persona dall’animo nobile.
Firmiamo la petizione per ricordarla per sempre
http://firmiamo.it/aula-lorella-cedroni/