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venerdì 26 settembre 2014

Eredità della Apple. La lezione di Steve Jobs: gli ostacoli fanno l’uomo

     La scomparsa di Steve Jobs ci riporta al 12 giugno 2005 quando l’Università di Stanford, in occasione della consegna delle pergamene di laurea, potè udire il discorso pronunciato dal capo della Apple, colui che l’Università l’aveva abbandonata. Non è un controsenso. Il costoso college non sembrava potergli fornire un’opportunità, né la lucidità per comprendere la sua vocazione. Seguendo curiosità ed interessi gli si aprì un varco verso risultati inattesi. Le competenze acquisite gratis ebbero, tempo dopo, un’applicazione pratica nella sua vita. Tutto accade per un motivo. Abbandonare il college per cercare nuova linfa altrove ha generato una ramificazione di eventi su scala planetaria. Anche dietro il paradosso d’esser licenziato dall’azienda creata, benché smarrito, scoprì la presenza di un disegno superiore: «la pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante». Avvolto nella creatività fondò la NeXT, la Pixar (che creò il primo film in animazione digitale, Toy Story) e con la moglie un’altra grande «azienda»: la famiglia. Da lettore appassionato del giornale «The whole earth catalog», rammenta la massima dell’ultimo num.: Stay Hungry. Stay Foolish, siate affamati, siate folli. Fermamente convinto che le sconfitte siano le svolte migliori poiché costringono a pensare in modo diverso e creativo, Jobs sosteneva che non vi fosse ragione per non seguire il proprio cuore: «Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore. Dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. Essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare». Impegniamoci affinché il suo messaggio continui a prosperare tra i giovani.
     I Rettori affabulano dichiarando le capacità dell’Università di formare giovani competitivi. Eppure, a volte si prova compassione verso lo studente che ha sorvolato la materia di studio invece di studiarla. Da quando uno studente ha la capacità di stabilire quale insegnamento sia «utile» per la sua formazione? E da quando sa cosa gli occorrerà per affrontare le difficoltà imposte dal mondo del lavoro? È risaputo che in molti sono abituati a studiare poco e meno ci provano più fanno fatica a concentrarsi. Ma assecondarli è un male: spegne la creatività, affievolisce la fiammella della perspicacia e preclude la possibilità di scoprire la loro vera vocazione. Storia, arte, romanzi, film e Steve Jobs ci insegnano che la presenza di un ostacolo è la condizione necessaria per irrobustirsi. Sono gli ostacoli a impreziosire percorso e traguardo. Un’istituzione formativa dovrebbe indurre gli studenti a confrontarsi con le difficoltà e non affievolirle. Né abbandonarli. Appoggio e consigli sono indispensabili, ma bisogna concedere loro il desiderio di affermare se stessi e non farne dei menomati.
     Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 11 ottobre 2011, pag. 24.

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