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lunedì 15 settembre 2014

Con la guida di Papa Francesco ristrutturiamo il senso della fede

Papa Francesco è accanto a ciascuno di noi
Nel rivolgere un saluto a Papa Ratzinger, che con la rinuncia al ministero Petrino ha dato prova di umiltà d’animo, accogliamo al soglio pontificio Jorge Bergoglio che ha ponderato accuratamente la scelta del nome pontificale indirizzandola verso Francesco. Il Santo Padre ci saluta con fare fraterno e ci chiede di pregare per lui affinché riesca ad adempiere alla sua missione di guida spirituale per i fedeli. Oltre a pregare abbiamo il dovere morale di aiutarlo in questo obiettivo. Come? Riflettendo sul senso della fede, anzi, ristrutturandolo poiché la preghiera scissa dalle azioni perde buona parte del suo valore. La fede non si acquisisce dal breviario, né si rinsalda con la conoscenza della religione, perché è un sentire con l’anima. Trova la sua ragion d’essere nel costante dialogo che dovremmo instaurare con la coscienza e deve coinvolgere anche l’ateo poiché non deve essere solo il timor di Dio a costituire un deterrente alle cattive azioni. In via teorica è semplice affrontare l’argomento, ma la percezione e l’applicazione quotidiana della rettitudine è una questione che richiede cautela. Poiché il mondo è caratterizzato dal libero arbitrio (per volere divino) e dall’assenza di equilibrio tra bene e male, salute e malattia, ricchezza e indigenza, si è spesso spinti a ritenere che fortuna e gioia siano da ricondurre a premi che il Signore ci dona per aver fatto del bene. Ma questo ragionamento non si può applicare alle persone meno fortunate.
Non abbiamo compreso che la ripartizione di premi e punizioni non avviene nella vita terrena, bensì il giorno del giudizio universale. Ma allora come spiegare le disuguaglianze? Che lo vogliate credere o meno si tratta di prove alle quali siamo sottoposti. Si potrebbe anche giungere a sostenere che si tratti di piccoli inganni divini per testare i nostri comportamenti. Chi conduce una vita disgraziata è messo alla prova e dovrà continuare ad avere fede e agire rettamente anche laddove vede il male e nessuna possibilità di riscatto, ma solo il continuo deterioramento sociale e umano.
Mentre chi vive nell’agio e gode della fortuna di incontrare le persone giuste, ottenere un ottimo impiego, convolare a nozze con un consorte gentile e premuroso, avere figli o nipoti in buona salute e sani, è posto ugualmente di fronte a una prova. Penserà che gli sia tutto dovuto o che stia ricevendo delle ricompense meritate e questo lo renderà avido, superbo, altezzoso e privo del minimo riguardo verso il prossimo. Pregherà e si recherà alla Santa messa, ma non compirà mai atti di fede, quelli che per definizione sono incondizionati e dettati solo dall’umile considerazione verso l’altro e non in vista di un tornaconto.

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