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giovedì 20 agosto 2015

Theatrum mundi. Sbarco sulla Luna (Recensione)

Recensione: Silvana Calabrese, Theatrum mundi. Sbarco sulla Luna, Aracne Editrice, Roma 2011, pp. 200, € 14.
     Dopo averci condotto alla scoperta dei misteri peculiari del Ventesimo secolo con Tutti i misteri sono risolti, nuovamente, quasi senza che ce ne accorgessimo, Silvana Calabrese ci prende per mano e ci scorta in un altro mondo noto a tutti, quello della sfera mediatica. È molto giovane, ma si presenta come una turbolenza, l’autrice. Ancora una volta ha scelto un titolo d’impatto, Theatrum mundi. Sbarco sulla Luna, e così, pur non trascinando il lettore in un percorso, lo avvolge ugualmente.
     Non impone le sue idee, ma governa precisi contesti con la forza della coerenza e del raziocinio. Non discrimina il suo lettore perché intende raggiungerne numerosi con la sua tecnica espositiva: narra un determinato evento storico, scientifico e mediatico con la leggerezza con la quale i genitori leggono le fiabe ai propri figli, spalancando loro nuovi mondi possibili.
     L’autrice ha conservato, fin dalla sua prima pubblicazione, l’abitudine a realizzarsi la copertina da sé. È forse il primo passo per annullare la «quarta parete» tra chi scrive e chi legge; oppure è il suo modo di porsi come pilota in ogni situazione, includendo la responsabilità che l’atto stesso del pilotare comporta.
     Come anticipa la locuzione latina «Theatrum mundi», teatro e mondo sono due luoghi deputati alla messa in scena di finzioni. Ciascuno prende in prestito qualche elemento dal repertorio dell’altro atelier. E così in copertina abbiamo modo di osservare un sipario rosso su di uno sfondo nero, e in primo piano parzialmente sovrapposte appaiono le due foto storiche dell’allunaggio del 1969. L’impressione che si avverte è la stessa suscitata dalle vecchie fotografie, abili evocatrici di ricordi forti, incisivi, incastonati ormai nella linea del tempo. Infatti lo sbarco dell’uomo sulla Luna è stato un grande evento per l’umanità. Qualcuno di noi era poco più che un infante all’epoca dei fatti e si ricorda l’atmosfera che aleggiava nelle proprie abitazioni fin dalla settimana dei preparativi annunciati dalla televisione, ma anche dalla radio e dai giornali. Ed è proprio dalle pagine ingiallite dei quotidiani del tempo che la Calabrese ha attinto la linfa necessaria a rievocare quelle stesse sensazioni ed emozioni, ma anche il germe del dibattito in merito alla veridicità dello sbarco e della fattibilità tecnica della missione Apollo.
     La giovane autrice, come recita la sua nota biografica in quarta di copertina, è dotata di un’inappagabile curiosità, ma non è l’unica particolarità: fin da bambina dimostrava una propensione per il mondo delle scienze e pare che laureandosi presso il nostro corso di Comunicazione e Multimedialità le sia stato possibile ricongiungersi con la sua passione ancestrale.
     Durante le sue ricerche ha cominciato a immaginare gli articoli degli anni Sessanta come un portale aperto su un altro periodo storico, come l’unico varco per riscoprire le infinitesimali discrepanze della nostra storia unite alle dinamiche attraverso le quali la società in cui viviamo si è evoluta.
     Tappa dopo tappa, infatti, sono i media ad aver posto in rilievo l’evento più grande e affascinate di tutti i tempi, il media event meglio allestito che si possa analizzare. L’opera, che si avvale di una bibliografia assortita, ci accompagna dietro le quinte dei mass media.
     La prima lezione che la Calabrese ha imparato proprio all’Università è che un evento va contestualizzato per poter essere compreso, lo dimostra l’aver dedicato un intero capitolo al contesto storico cui segue una descrizione del programma spaziale sovietico, del programma spaziale americano preceduto dalla sfida proibitiva di J. F. Kennedy. Ma l’autrice dedica anche attenzione alla capacità profetica della fantascienza di Jules Verne, alla reminiscenza con La guerra dei mondi, la lettura radiofonica che generò il panico tra gli ascoltatori, al sospetto suscitato dalla trama del film Capricorn One. Dei metaforici riflettori sono puntati sulle foto che occupano una ricca appendice fotografica a colori e che subiscono una metamorfosi da prova del successo a capo d’accusa. A seguire si dà spazio alle incongruenze scientifiche della missione e alle emblematiche figure legate al coronamento di uno dei sogni dell’umanità: Nixon, Von Braun e Disney.
     Il capitolo che le consente di mettere a frutto ciò che il suo corso di laurea le ha trasmesso è quello che permette di vedere il tutto «attraverso la lente mediatica», nel quale l’iniziale gergo tecnico cede il posto alle parole desunte dagli articoli di Indro Montanelli, Wernher Von Braun, Alberto Moravia, Eugenio Montale, Dino Buzzati, Giorgio Bocca, Oriana Fallaci.
     Una nota di pregio va rivolta alla casa editrice Aracne e al comitato scientifico della collana Puzzle – Media e Politica, che «si propone di dare visibilità alle idee e alle opinioni di giovani studiosi che si confrontano con la dimensione mediatica proprio come in un gioco di pazienza a incastro».
     Un breve encomio anche all’autrice, al suo nuovo progetto, nel quale ha creduto fermamente e al tempo stesso ha sottoposto al ferreo vaglio di un comitato. Raggiunto un obiettivo solleva di una tacca quell’immaginaria staffetta come fanno gli energici atleti che praticano il salto in alto.
     La recensione, a firma di Teresa Carbonara, è apparsa sul Quadrimestrale di letteratura ed altro «La Vallisa», numero 94, pp. 134–135.


Scopri di più sul libro Theatrum mundi. Sbarco sulla Luna.
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sabato 15 agosto 2015

Intagli di frutta e verdura. Squalo con anguria baby

Decorazioni con i prodotti della natura. Squalo con anguria baby
Nei periodi estivi è una vera tentazione immergersi nel gusto dell’anguria. È un frutto dissetante che reintegra i sali minerali persi con la sudorazione.   
Conviene fare attenzione e non distrarsi mai mentre si assapora questo delizioso spuntino. Se intravedete una pinna verdone, non c’è dubbio: è uno squalo.
Se intagliate uno squalo in un’anguria e lo ponete in tavola, otterrete l’effetto climatizzatore che debellerà il caldo torrido concedendovi il piacere di avvertire brividi incessanti.
L’anguria è il frutto più pericoloso che esista.

L'articolo fa parte della sezione "Intagli di frutta e verdura".
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lunedì 10 agosto 2015

Ode al re dei mari, il Krill

Il signor Krill un eroe modesto
     La natura è ingegneria pura per i suoi meccanismi e somma arte per il suo incanto. Non siamo abituati a mettere a fuoco ogni suo elemento.
     Ad esempio non ci siamo accorti dell’anello più piccolo, ma assolutamente indispensabile, della catena alimentare. Nelle gelide acque polari vive il vero re dei mari, il Krill. Si tratta di crostacei a forma di gambero non più lunghi di 5 cm. Senza di essi l’intero ecosistema marino planetario si spegnerebbe. Costituiscono l’alimento principale di molte specie animali, pesci, uccelli e balene. Si nutrono di microscopiche alghe dei ghiacci, il fitoplancton. Drastica è la riduzione dei banchi di Krill antartici a causa dello scioglimento della calotta glaciale e del surriscaldamento terrestre. Gli effetti della loro scomparsa sarebbero devastanti poiché con essi svanirebbe la vita marina. È un rischio che non ci possiamo permettere. Lunga vita al Krill.
     L’articolo ha partecipato all’edizione 2015 del Newspapergame ed è apparso su “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 5 marzo 2015, p. VI.

La redazione: Alessia Polimeno, Martina Paradiso, Alessandra Triggiani, Giacomo Bartoli, Luna Guerra, Gaia Carenza, Clara My, Chiara Cellamare, Michele Davide Buonsante, Elisa Perrone, Marco De Santis, Alessandro Petrarolo, Andrea Faraone, Mattia Olivieri, Massimiliano Benvestito, Marialuisa Laviosa, Alessia Blanche Vlora, Martina Polignano, Carola Nardelli, Daniela Minunno, Michele Micunco.
Scuola Media “G. Santomauro” A.S. 2014/2015

Visita le sezioni "Gli alunni della Santomauro" e "Newspapergame".
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mercoledì 5 agosto 2015

Carta crespa. Rose dorate, effetto antichizzato

     Esistono tante applicazioni interessanti, ma nessuna può essere equiparata alla creatività umana. Con della semplice carta crespa si possono realizzare delle rose dorate dall’effetto antichizzato.
Un tocco di classe per la vostra casa.
 
La sezione "creatività" è vasta e dotata di ampie diramazioni.
 
Della sezione "Carta crespa" fa parte anche:
 
 

sabato 1 agosto 2015

Bitonto nel XVI secolo: il catasto antico del 1586

Bitonto nel XVI secolo. Aspetti demografici, familiari e sociali
D A L   C A T A S T O   A N T I C O   D E L   1 5 8 6

Silvana Calabrese, Bitonto nel XVI secolo. Aspetti demografici, familiari e sociali, Aracne Editrice, Roma 2015, pp. 452. Collana Università di Padova.

Contenuti
La ricerca d’archivio con la concreta presentazione di un progetto di ricerca compiuto a partire dal rinvenimento di un manoscritto inedito di cui si è dovuta confermare l’autenticità.
Un metodo d’analisi demografica che con l’interpretazione di dati di natura catastale tenta di ricostruire un assetto sociale ed economico che approssimi la completezza. Si esaminano: caratteristiche strutturali della popolazione, nuzialità e sistemi dotali, struttura e ampiezza della famiglia, antichi mestieri, scolarizzazione, servitù, patrimonio zootecnico, forestieri, onomastica. 
Un incrocio di fonti, catasto antico ed atti notarili, come auspicato da Marc Bloch, affinché gli antichi documenti si fondano e si avvalorino a vicenda conferendo ampie sfumature all’asettico studio statistico–demografico. 
Punti di forza
Il testo si differenzia dai manuali di storia e di demografia perché oltre ad illustrare un metodo di indagine storica ne accosta un esempio. L’esempio del metodo stesso applicato ad una piccola realtà territoriale del Mezzogiorno di ancien régime che fin da tempi remoti seppe imporsi nel panorama produttivo oleario. La storia è data dalle testimonianze circoscritte, dai tasselli di microstoria che accostati come pazienti tessere di un mosaico danno vita ad un prospetto storiografico vasto e donano allo studioso e al lettore l’identità storica collettiva.
È un viaggio a ritroso nel tempo alla riscoperta di materiale documentario del tardo Cinquecento. Una documentazione il cui studio costituisce un elemento di salvezza dallo scorrere inesorabile del tempo, inclemente verso quelle vulnerabili carte pergamenacee pregne di tesori ignoti.
Per quale pubblico di lettori
Per chi desidera esplorare il patrimonio archivistico custodito nei luoghi della memoria. Per i giovani che iniziano a condurre degli studi sulle fonti d’archivio. L’opera si pone all’attenzione degli studenti liceali, universitari e dei giovani ricercatori che stanno rivolgendo il proprio interesse verso il mondo degli studi storici e demografici. A chiunque abbia l’obiettivo di condurre studi sistematici nel settore il testo mostra alcune tra le molteplici possibilità di ricerca e di elaborazione, nonché una prova del corpus documentario disponibile negli archivi dell’Italia meridionale.
Disponibile anche in formato digitale.

Indice dell’opera:
Prefazione
Introduzione
Capitolo i. Bitonto: un excursus storico–geografico
1.1. Le origini e l’età greco–romana
1.2. L’alto Medioevo
1.3. Le infeudazioni del Quattrocento
1.4. Il riscatto dal giogo feudale
1.5. Il Seicento
1.6. Dal Settecento ad oggi
1.7. L’assetto urbano di Bitonto
Appendice al capitolo primo
Capitolo ii. La fonte: il catasto antico o apprezzo
2.1. Lo scavo archivistico
2.2. Precisazioni metodologiche
Capitolo iii. La struttura demografica
3.1. La struttura per età
3.2. Il rapporto fra i sessi
3.3. La struttura per stato civile e la vedovanza 
Capitolo iv. Nuzialità e sistemi dotali
4.1. L’età media al primo matrimonio
4.2. La differenza di età tra i coniugi
4.3. L’universo degli atti notarili
4.4. La fonte: i capitoli matrimoniali
4.5. I notai di Bitonto e la costituzione della dote
Appendice al capitolo quarto
Capitolo v. Le strutture familiari
5.1. La classificazione secondo Peter Laslett
5.2. Struttura e dimensione degli aggregati domestici
5.3. Alcuni casi esemplificativi delle tipologie familiari,
Capitolo vi. Famiglia e articolazione socio–professionale
6.1. Articolazione socio–professionale
6.2. Gli antichi mestieri
6.3. La scolarizzazione
6.4. Articolazione socio–professionale e strutture familiari
6.5. Il personale di servizio
6.6. La situazione abitativa
6.7. Il patrimonio zootecnico
6.8. I forestieri
Appendice al capitolo sesto
Capitolo vii. L’onomastica
7.1. Le forme nominali maggiormente diffuse
7.2. Il secondo nome
7.3. La trasmissione del nome
7.4. I cognomi
Appendice al capitolo settimo
Indice delle tabelle
Indice dei grafici
Indice delle figure
Riferimenti archivistici 
Riferimenti bibliografici

L'articolo fa parte della sezione "Libri". Potrebbe interessarti anche:
- Tutti i misteri sono risolti;
- Theatrum mundi. Sbarco sulla Luna;
- Lungo i sentieri dell'identità ;
- Sammichele di Bari attraverso il catasto onciario del 1752 ;
- La pedagogia nel taschino .

Dai pure un'occhiata alla più informale sezione "L'autrice risponde", vi troverai:
- Tutti i misteri sono risolti, l'intervista ;
- Lungo i sentieri dell'identità, l'intervista (num. 1) ;
- Theatrum mundi. Sbarco sulla Luna, l'intervista ; 

Copertina Bitonto nel XVI secolo Silvana Calabrese demografiaBitonto nel XVI secolo Silvana Calabrese demografia

martedì 30 giugno 2015

Università. I concorsi, scusanti per assumere raccomandati

Una testimonianza sul perpetuo marciume universitario
Fin dalle prime agitazioni dei ricercatori universitari contro il Decreto Gelmini, voci all’unisono affermavano la possibilità della privatizzazione delle Università. I tagli alla ricerca e l’incremento delle tasse avrebbero reso l’Università pubblica un ente privato. Con questo assunto facevano dell’apologia al proprio scioperare (creando roghi con i loro curricula) ed invitavano i laureandi ad aderire all’agitazione, a costo di perdere un semestre. Alla stregua di una divulgazione mediatica, l’idea della privatizzazione si è insinuata in ogni dipendente accademico. Ma si tace una scomoda verità di cui posso parlare solo ora che ho conseguito, da infiltrata speciale, un dottorato presso l’Ateneo barese. Esso funziona da tempo o da sempre come un organismo privato.
Negli enti pubblici la selezione avviene per concorso di cui si pubblica il bando sulla Gazzetta Ufficiale. I candidati si sottopongono ad una valutazione oggettiva per titoli, pubblicazioni ed esame concorsuale. L’idoneità al superamento del concorso dovrebbe fare rima con meritocrazia, ma esistono altre subdole leggi a governare le assunzioni. L’attitudine alla ricerca non sembra essere individuata in sede di selezione. Una volta entrata nell’organico mi è bastato osservare strani atteggiamenti per comprendere che c’era più d’una mela marcia nel cesto. Mi sono ritrovata invischiata in vorticosi giochi di potere (di cui possiedo regolari registrazioni e documentazioni). La mia collega era tra i favoriti per aver svolto un lavoro di tesi con la docente (in realtà con una sua collaboratrice), ma in tre anni il suo presunto potenziale non ha dato cenni di vita. Ha intascato una cospicua somma di denaro per un lavoro non presentato entro i tempi stabiliti. La progenie del capo aveva condotto un dottorato con una docente ordinaria amica di famiglia. E per proseguire con i riferimenti incrociati, nel mio corso c’era la figlia di un’altra ordinaria che oltre a vantare un’amicizia col capo, è inserita nel collegio dei docenti. Meno male che ai figli tocca il cognome paterno che evita sospettose omonimie. La ricerca si basa sull’individuazione di progetti inediti e originali, ma pur lavorando in totale autonomia, viene impedito di pubblicare il lavoro svolto e le minacce che accompagnano tale diniego sono spesso incontrollate. C’è eleganza nei portamenti di questi baroni che san schiamazzare e rovesciare bottigliette d’acqua in sede di conseguimento del titolo al cospetto di una commissione esterna. Tutto ruota attorno al potere da mantenere e accrescere a discapito di meritocrazia e coerenza. Spesso capita che un buon progetto, indispensabile a terminare il dottorato, venga bramato dal coordinatore che vorrebbe esibirlo come proprio durante un convegno cercando di gabbare il dottorando cui occorre un progetto che arrivi vergine alla dissertazione finale. Forse nel loro grande disegno, ancor prima di indire un concorso che di pubblico ha solo il nome, hanno già in mente i vincitori. Ma di cosa parlo? Un vecchio adagio popolare sostiene che i concorsi siano scusanti per assumere raccomandati. La Gelmini non può privatizzare ciò che è già privato.
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 25 maggio 2015, p. 12.

giovedì 25 giugno 2015

Assorbente maschile. La parità dei sessi è adesso!

     Una delle costanti sociali immune da ogni cambiamento è la differenza tra uomo e donna. E non mi riferisco all’ovviamente indiscussa diversità anatomica, bensì al divario tra i ruoli ad essi attribuiti, nonché al valore e alla deferenza che ad essi si associa, quasi per convenzione.
     Neppure la tempra dimostrata da maschilisti e femministe ha saputo cogliere in profondità l’importanza e il senso della compresenza di uomo e donna nel mondo. Infatti i convinti maschilisti, ancor oggi colmi di stizza per la conquista del voto da parte delle donne, negano alle consorti un aiuto a trasportare le pesanti borse della spesa giustificando questo sciopero di collaborazione domestica con la volontà femminile di porsi sullo stesso livello dell’altro sesso. In egual guisa le impenitenti femministe vogliono dimostrare un vigore maggiore del proprio partner e questa ossessione le conduce lontane dal ruolo di casalinghe, ma soprattutto di madri ed educatrici della propria prole, pur di affermare prepotentemente una carriera. Forse hanno dimenticato che la maternità non è cedibile e la formazione dei figli non è un impegno delegabile ad altri.
     Nel campo di trucco, vestiario ed età dimostrata le donne sono vittime sociali di mode, tendenze critiche e pettegolezzi di cui gli uomini sono totalmente esenti.
     Il tema più delicato è costituito dagli elementi anatomici e fisiologici della donna che la rendono vulnerabile rispetto all’uomo. Ma la vulnerabilità non può essere considerata negativamente, dovrebbe anzi motivare al rispetto e alla protezione. Così non è come dimostrano femminicidi, stupri, violenze e discriminazioni sul posto di lavoro. Perfino gli spot pubblicitari rimarcano il declino fisico delle donne illustrandone gli aspetti più intimi. Echeggia ancora nelle nostre orecchie quella pubblicità sui salvaslip adatti alle perdite urinarie. Se i tabù del gentil sesso sono stati dissacrati del tutto, più graduale è lo stesso processo per il «sesso forte». L’evirazione non è più una novità ed è la conseguenza di vari fattori, dalla perversione alla vendetta. Si sta rafforzando anche la pratica dello stupro al maschile legittimato come un gioco da chi lo attua. Ma è con una pubblicità inedita che si può affermare «la parità dei sessi è adesso!»: si tratta del primo assorbente al maschile. Ora sappiamo che le perdite urinarie accomunano entrambi i sessi e che l’uomo ha bisogno di protezione in proposito almeno quanto il «sesso debole».

sabato 20 giugno 2015

Guida alle case più stregate del mondo

Recensione: Francesco Dimitri, Guida alle case più stregate del mondo. Tutti i luoghi in cui (non) vorreste passare la notte, Edizioni Ultra, Roma 2014, pp. 283, € 16,90. 
     L’espressione “casa disabitata” è erronea poiché una dimora può essere abitata da inermi ricordi o spiriti inquieti.
     Esistono anime che perseguitano le persone cui in vita erano legate e spiriti che infestano le case, impedendo spesso l’insediarsi di nuovi inquilini. Nelle cosiddette case stregate rilevare attività ectoplasmatica è un’esperienza che coinvolge sempre più appassionati. A loro è dedicata la “Guida alle case più stregate del mondo” con una folta rassegna di dimore, moderne o pericolanti, sparse in tutto il pianeta.
     L’autore garantisce ai lettori la possibilità di trasformarsi in acchiappafantasmi e fornisce tutte le indicazioni necessarie per prendere parte ai tour guidati organizzati per visitare le case infestate.
     Francesco Dimitri include tra i suoi lettori anche chi ai fantasmi non crede. Agli scettici promette il divertimento e la certezza del gusto del racconto. Inoltre se nel repertorio di un miscredente si inseriscono le storie sugli spiritelli, il brivido è di “casa”.
     Il sottotitolo sembra avere il tono di un invito oppure di una sfida, passereste la notte in una villa infestata o vi rinuncereste? È proprio di notte che gli esseri evanescenti si aggirano per la casa senza sosta. Chi ne capta la presenza vede la propria capacità investigativa messa alla prova: dovrà scoprire cosa impedisce al fantasma di proseguire, ovvero cosa lo lega ancora alla terra.
     Il testo offre l’opportunità di un duplice viaggio:
     - nelle diverse località del globo, anche nei dintorni della vostra residenza, dove sono ubicate le case da parzialmente infestate fino al più alto grado di “fantasmità”;
     - tra le pagine del libro che ha la capacità di trasportare la mente attraverso il tempo e lo spazio, i luoghi e le testimonianze.
     Un esaustivo glossario vi permetterà di diventare degli esperti in materia. Mentre la webgrafia è come un portale aperto su una dimensione da esplorare, quella dei siti internet completi sull’argomento fantasmi e case infestate. Cimiteri, case, ville e castelli infestati. I luoghi misteriosi d’Italia e del mondo non avranno segreti per voi. Sarete informati su progetti di ghost hunting, indirizzi di case stregate realmente raggiungibili, ma anche tour virtuali, vacanze stregate e negozi on line per non farsi mancare proprio nulla.
     Mistero, paranormale, apparizioni ed evidenze scientifiche si fondono nel manuale del Dimitri, un libro bramato anche dagli spiriti. Ora tocca a voi scoprire questo piccolo universo paranormale.

mercoledì 17 giugno 2015

Fantasmi. Storie vere

Recensione: Hereward Carrington, Fantasmi. Storie vere, Golem Libri, Roma 2013, pp. 171, € 15,00. 
     Quando non c’è più battito, per un momento esiste solo il silenzio e subito dopo inizia un nuovo ritmo, il ritmo dell’anima. È quell’attimo a segnare il confine profondo tra il regno dei vivi e il regno dei morti.
     Il trapasso porta con sé il dolore della perdita, l’incapacità di accettare che la morte è parte della vita, le incognite sulla vita ultraterrena. Ma il manifestarsi di apparizioni spettrali, la sensazione di avvertire una presenza dell’oltretomba ci inquieta e scatena interrogativi, curiosità, desiderio di comprendere l’opportunità di un ponte comunicativo con l’aldilà.
     Leggende popolari e opere della letteratura hanno tramandato l’idea che i defunti possano tornare a mostrarsi. Ma le storie di fantasmi giunte fino ai giorni nostri hanno per fondamento le testimonianze di persone che hanno assistito a fenomeni paranormali. Il testo propone alcune storie vere sui fantasmi ottenute da testimoni diretti. È un’opera “a prova di scettico” che ha il potere di farvi avvertire un gelido brivido lungo la schiena nella più torrida delle serate estive.
     Dimostra saggezza chi si sottrae ad una, sia pur ludica, seduta spiritica. Non si può mai conoscere l’esito di un’invocazione.
     Le apparizioni di entità spettrali trovano il loro ambiente ideale nel buio della notte, la stessa circostanza nella quale alcuni di noi amano raccontare storie sui non viventi. Forse è per questo che il buio genera tanta paura nei bambini e in qualche adulto. Per molti individui entrare in una casa buia comporta un’inevitabile suggestione. Basta udire un fruscio, intravedere un’ombra o scorgere la tenda fluttuare per effetto di una brezza e il sussulto è immediato.
     Esistono racconti di fantasmi pacati o demoniaci, di avvertimenti, di annunci di morte (coincidenze di morte), di spettri che compaiono nelle fotografie, di spiriti che interagiscono con gli oggetti. Al lungo elenco non possono sottrarsi le case infestate.
     I fantasmi si nutrirebbero dell’energia vitale delle persone al cui cospetto appaiono. Strani comportamenti assunti dai cani lascerebbero supporre la presenza di un essere invisibile. Re, imperatori e personaggi storici hanno riferito di eventi paranormali, di inquietanti manifestazioni simili ad avvertimenti o premonizioni. Si tratta di celebri casi storici.
     Hereward Carrington non dimentica di avvisare i lettori circa i falsi racconti messi in circolazione da medium e gente in cerca di notorietà. Mentre le storie riportate sono garanzia di verità poiché selezionate dall’autore, noto ricercatore e divulgatore nel campo della parapsicologia.
     Le anime definitivamente separate dal corpo continuerebbero a vagare sulla terra con o senza uno scopo o delle faccende in sospeso. Ma allora vedono la luce? Possono passare oltre? In cosa consiste la vita oltre la morte? Ancora una volta si sollevano crescenti quesiti che aleggiano su un’unica certezza: il palese o recondito desiderio di crederci. Vogliamo credere che i nostri cari estinti siano una presenza costante al nostro fianco, che siano intorno a noi anche se non li vediamo.