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venerdì 15 maggio 2015

Guanti a falangi libere… all’uncinetto

     Può trattarsi di un ritorno della moda dei guanti a falangi libere oppure un trionfo dell’handmade.
     Inforcando l’uncinetto potreste realizzare a mano dei guantini che vi riparino dal freddo lasciandovi liberi di svolgere attività domestiche o lavorative.
     I guanti a dita libere si adattano anche agli sportivi che vogliono evitare i calli alle mani quando svolgono esercizi in palestra o su bici e cyclette.
     Con i colori ci si può sbizzarrire. Ed il risultato è qualcosa di unico ed inimitabile. Viviamo in un mondo di assurde uniformità che rendono indispensabile la ricerca, o meglio, l’esplosione dell’unicità.
     Che aspettate, provate!

mercoledì 6 maggio 2015

Mostri marini e creature misteriose

    Recensione: Massimo Centini, Mostri marini. Creature misteriose tra mito, storia e scienza, Magenes Editoriale, Milano 2013, pp. 295, € 15,00. 
     Immaginate l’avventura di una gita in barca, al mare o su un lago. Con i remi fenderete le acque. Poi vi fermerete a riposare ed udirete il suono costante della risacca, talmente invariabile che eguaglierà il silenzio. Sarà in quel preciso momento che diverrete preda di quelle suggestioni legate alle acque ed alle creature misteriose che potrebbero abitarle.
     La storia umana è sempre stata alimentata dal fascino della conoscenza misto all’inquietudine di ciò che essa potrebbe celare. Quando ancora il mondo conosciuto era delimitato dalle Colonne d’Ercole, oltre le quali si estendeva un oceano che appariva infinito, la fantasia degli uomini riempì quelle profondità marine di creature di ogni genere. Eppure quel limite fu varcato con il coraggio che ha reso possibile il progresso. Eppure si corsero rischi impossibili da calcolare.
     A Massimo Centini si deve il pregio di aver raccolto, in un’esposizione particolareggiata, miti, leggende, documenti e testimonianze sulla vita nelle profondità abissali dalle origini fino agli odierni avvistamenti.
     L’itinerario proposto è avvincente, quasi un’esplorazione che permea la mente del lettore e lo trasporta nel corso delle epoche, ma anche attraverso le realtà geografiche del nostro pianeta alla scoperta di un mondo che non abbiamo mai potuto colonizzare, custode di segreti e così tanto autonomo da non accogliere intrusi, il mondo sottomarino. A volte è il mare stesso a restituirci i resti di qualche carcassa mostruosa da identificare. Ed ecco che ci ritroviamo a dover aggiungere paragrafi ai nostri manuali di zoologia marina o a coniare l’espressione “zoologia impossibile”.
     Leggere l’opera del Centini è come imbarcarsi su una nave che solca i mari delle diverse discipline che hanno un nesso con le creature marine: storia, scienze naturali, geografia, giornalismo, zoologia e criptozoologia. Quest’ultima si occupa di studiare la fauna che popola gli ambienti difficilmente accessibili all’uomo e proprio per questo pregni di mistero e di creature.
     Quando si scopre l’esistenza di un fossile vivente, di una creatura acquatica ritenuta estinta da milioni di anni, il clamore mediatico e scientifico lambisce nuove vette. Quando si sfogliano le pagine del testo, invece, l’esaltazione non accenna a placarsi.
     Ripensate ora a quella gita in barca e immaginate di aver portato con voi il libro della Magenes Editoriale. Vi catapulterete in un ambiente straordinario, ricco di suggestioni, e con un’intensità tale che il giro in barca diventerà la tradizionale avventura che ripeterete ogni anno, in famiglia o con gli amici. Se la location fosse un lago, potreste trascorrere una vacanza alloggiando in una baita e la sera il crepitio del fuoco sarà il sottofondo ideale per leggere qualche pagina di Mostri marini. Creature misteriose tra mito, storia e scienza.

In omaggio alla cultura, la sezione "Recensioni (libri)" è vasta. Tra le opere di Magenes Editoriale rientra anche:
 

venerdì 1 maggio 2015

I due volti del Primo Maggio nella storia d’Italia

Festa dei lavoratori – Strage di Portella della Ginestra
V’è una pagina della storia italiana dal duplice volto: uno apollineo, l’altro dionisiaco, aspetti opposti che convivono in una data: 1° Maggio. In Italia la Festa dei Lavoratori si colloca nel 1891 e rappresentò una conquista sindacale in un periodo in cui sorsero le Camere del Lavoro e successivamente la Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL). Gli obiettivi riguardavano: miglioramento delle condizioni di lavoro, aumenti salariali, riduzione della giornata lavorativa (allora di 12 ore), assistenza in caso di malattia, diritto di sciopero. Con il processo di “fascistizzazione” dello Stato e della società non rimase posto per i movimenti organizzati dei lavoratori, pertanto la festività fu soppressa nel 1925.
Il 1° maggio 1947 si tornava ad osservare la festa del lavoro, ma una località in provincia di Palermo, Portella della Ginestra, divenne teatro di una strage considerata l’antesignana delle stragi di stato italiane, derivanti da quella logica di contrapposizione volta a ostacolare l’ascesa delle forze di sinistra. Duemila contadini si riunirono per manifestare contro il latifondismo. [Erano favorevoli all’occupazione delle terre incolte. Ma c’era anche una motivazione politica: festeggiare la vittoria del Blocco del Popolo nelle elezioni per l’Assemblea Regionale Siciliana, svoltesi il precedente 20 aprile. Infatti la coalizione socialista-comunista era prevalsa rispetto alla DC]. Improvvisamente i contadini in festa furono stroncati da raffiche di mitra provenienti dalle colline circostanti. Qualche tempo dopo si diffuse la notizia che il mandante dell’eccidio fosse il bandito Salvatore Giuliano (membro dell’E.V.I.S., Esercito Volontario per l’Indipendenza Siciliana). A infittire la trama della vicenda è l’aggiunta di altri nomi, come quello di Gaspare Pisciotta, luogotenente di Giuliano e suo assassino, che sarebbe morto in carcere forse quando era sul punto di svelare i veri nomi dei mandanti. Compare anche il nome dell’allora ministro dell’Interno Mario Scelba, un convinto democristiano e anticomunista, il cui compito era affrontare il problema dell’ordine pubblico. Nel 2003 è stato realizzato un film di Paolo Benvenuti, «Segreti di stato», dedicato alla memoria di Danilo Dolci, colui che ha raccolto testimonianze utili alla ricostruzione dei fatti e che nel 1956 ha scritto «Inchiesta a Palermo». La ricostruzione dei fatti dimostra quanto torbido sia il tessuto sottostante agli eventi: la polizia avrebbe celato il reale calibro dei proiettili; le elezioni di aprile avevano il ruolo di pretesto per una strage la cui entità suggerisce tempi organizzativi più lunghi ed una regia ben più complessa. Si risale al presidente del Consiglio De Gasperi e al suo viaggio, nel ’47, dal presidente americano Truman che gli concesse un enorme prestito garantito dal piano Marshall a patto che si rompessero le alleanze con il comunismo.
Il prossimo 1° Maggio dovremmo ricordare, e i media dovrebbero aiutarci a farlo, anche questo aspetto storico e privo di gaudio.

martedì 14 aprile 2015

Sesso estremo, bondage, lo famo strano davvero!

     La cronaca scopre il velo delle pratiche private. Lo rivela la notizia del gioco erotico estremo finito male a Roma. In sintesi abbiamo: un decesso nel fiore degli anni, il coma farmacologico, i domiciliari e il ritrovamento di corde e oggetti erotici. L’obiettivo era di rispettare la procedura giapponese dello Shibari che consiste nel tenere sospeso un corpo per incrementare la libido. Ora però vorrei discostarmi dall’evento in segno di rispetto verso le persone coinvolte, ma intendo affrontare il tema della sperimentazione di giochi erotici estremi, generata dalla convinzione che il sesso tradizionale non susciti più emozioni forti.
     Ero rammaricata con me stessa per non aver ancora visto il film di Verdone del 1995 intitolato «Viaggi di nozze», ma di cui si rammenta una celebre frase, a mio parere adatta alle ormai diffuse abitudini sessuali, quella della coppia di novelli, nonché coatti sposi, Ivano e Jessica. Quest’ultima ha l’abitudine di provocare il marito dicendo «lo famo strano».
Niente inganni, niente imbrogli, sono le vere labbra di Silvana Calabrese
     Ai tempi dell’università in un libro che stavo consultando mi sono imbattuta in una metafora nella quale primeggiava il termine «bondage». Non ci si può ritenere degli studenti modello se ignari del gergo sessuale moderno. Posi rimedio alla mia lacuna: è inglese, quindi non pronunciatelo alla francese, e letteralmente significa schiavitù. Ne dedussi che vi fosse un’allusione al sadomasochismo. Poi mi sono accorta che anche la Bibbia cita l’erotismo: «Prendesti i tuoi splendidi ornamenti… e ne formasti delle immagini di uomini e fornicasti con essi» (Ezechiele 16, 17). Può trattarsi di oggetti erotici? Meno ambigua è la Genesi (19, 5) in cui si descrive la perversione dei Sodomiti e l’omosessualità che a partire da quell’episodio prende il nome di sodomia.
     Mi chiedo se il sesso tradizionale abbia perso quota perché veramente blando o forse perché dato per scontato. Oggi la promessa di congiungersi a nozze compiute è a dir poco ridicola. Il sesso prematrimoniale è talmente in voga da non considerarsi più una trasgressione. È per questo che ricerchiamo la violenza? Le donne sono divenute così facili da ricercarne altre di cui abusare? Ci serve la costrizione erotica? A quanto pare sì, dato che esistono dei centri in cui si insegnano giochi erotici e i frequentanti non sono coppie desiderose di ravvivare la fiammella della passione ormai preda di un’inflessione fisiologica dopo anni di matrimonio. L’ultima domanda è: che fine ha fatto la locuzione «fare l’amore?».

martedì 7 aprile 2015

Geografia dei rischi naturali

     Recensione: Sergio Pinna, Geografia dei rischi naturali, Aracne, Roma 2015, pp. 296.
     L’ambiente naturale è denso di fascino, ingegno, ordine, ma anche rischio poiché manifesta dei fenomeni che mettono a repentaglio l’uomo e le sue opere. Terremoti, maremoti, alluvioni, trombe d’aria, precipitazioni persistenti, frane, eruzioni vulcaniche e molto altro creano un contesto di allerta. I fenomeni naturali assumono connotati di enormi proporzioni cagionando inevitabili disagi e in breve spazzano via le abitazioni di chi aveva stabilito la propria dimora in un luogo reputato sicuro. Non dimentichiamo le catastrofi sismiche ed eruttive che hanno raso al suolo intere città e che presto potrebbero ripresentarsi con la medesima veemenza.
     L’umanità resta sbigottita di fronte alle dirompenti espressioni della natura come se non ne avesse mai immaginato l’esistenza. Pare si stia rendendo necessaria una mappatura delle aree soggette alla manifestazione dei fenomeni calamitosi. In risposta a tale necessità giunge il volume fresco di stampa “Geografia dei rischi naturali”, opera del prof. Sergio Pinna, ordinario di Geografia all’Università di Pisa che ha conservato la virtù della semplicità espositiva. Il testo di configura come un manuale, anzi come un piccolo universo del sapere geografico che travalica i confini delle aule universitarie per approdare alla mente del lettore generico. È un libro di ampia ed autonoma divulgazione, merito delle numerose immagini che corredano i concetti teorici esposti.
     Il lavoro di ricerca dell’autore è rivolto a sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo all’ambiente, ma soprattutto induce a non sottovalutare i danni che potrebbero derivare dalla violenza degli eventi naturali. Effettuando previsioni e stime delle più probabili conseguenze di una calamità naturale si potrebbero in futuro evitare spiacevoli ed irreversibili disastri naturali.
     Per nulla avulsi da questo contesto sono i cambiamenti climatici, il rapporto tra clima e uomo e le questioni ambientali, le stesse da cui dovremmo apprendere che esistono corsi d’acqua indispensabili al drenaggio delle acque ed alberi sui costoni dei monti, le cui radici mantengono saldo il terreno.
     Analizzando la distribuzione geografica globale di aree vulcaniche, sismicità, tsunami, frane, erosioni, colate detritiche, esondazioni fluviali e fenomeni meteorici, potremmo calcolare e schivare i diversi livelli di pericolosità nonché indirizzare le costruzioni di centri abitati, dighe o ferrovie in località più sicure. Non è giustificabile edificare dense aree urbanizzate alle pendici di un vulcano nemmeno a fronte di un’esplosione demografica.
     L’opera non si fa vettore unicamente di un monito verso il mancato rispetto dell’ambiente. “Geografia dei rischi naturali” ha il pregio di veicolare le meraviglie della natura conducendo i lettori verso la scoperta del pianeta Terra.

mercoledì 1 aprile 2015

Auguri di buona Pasqua ai lettori

Dolci di Pasqua
     In prossimità delle feste la cucina si fa estrema, ma i risultati sono spettacolari e i gusti impeccabili.
     Nativa della Puglia è la scarcella, un dolce pasquale cotto in forno e variamente decorato sul quale si adagia un uovo sodo oppure dei piccoli ovetti di cioccolata.
     Nel novero dei dolci pasquali tipicamente italiani si colloca la colomba, il cui impasto si adagia all’interno di uno stampo e si decora con mandorle e granella di zucchero.

Nella sezione "Pasqua" trovi anche:

sabato 21 marzo 2015

L’arte di insegnare, seconda solo al mestiere di vivere

     Non c’è mestiere più faticoso dell’insegnamento. Nemmeno la recitazione può reggere il confronto. L’attore, specie se balzato agli onori dei palchi con estrema rapidità, è un idolo ma in fondo rappresenta un’icona sterile e passeggera. Il professore invece è un idolo che racchiude un esempio da seguire. Quando cominci ad insegnare, ti trovi di fronte un gruppo di sconosciuti ai quali devi rendere familiare una disciplina, ma anche «la disciplina». Se per indole sei abituato a nuotare contro corrente, sperimenterai tacitamente un metodo di insegnamento che ti auguri funzioni perché è tutto quello in cui hai sempre creduto: far imparare divertendo. Perché se in classe l’atmosfera è colma dell’entusiasmo che ti ha accompagnato anche nei periodi duri della vita, allora gli alunni la percepiscono e ne restano stupefatti. È un metodo di cui non si può parlare in giro perché si rischia l’incomprensione, ma l’eloquenza è negli effetti che determina.
 Poiché troppo giovani per comprendere il senso della sobrietà e poiché figli di una società in cui il rispetto non è più prioritario, dovrai mostrare loro il caleidoscopio delle emozioni. Il tuo sguardo dovrà emanare delusione e penetrare i loro occhi. Le tue parole dovranno illustrare la vanificazione delle aspettative. E il tutto può avere in dotazione il colpo secco di un pugno sulla cattedra. Poi leggerai nei loro sguardi il rimorso per aver dato per scontato il prezioso metodo di insegnamento che li stava formando al meglio. L’ammissione di colpevolezza completerà il quadro con un barlume di quella maturità che si sta temprando pian piano. Chi insegna deve essere tenace e non mollare mai. La tua missione è quella di edificare l’avvenire dei tuoi alunni affinché sia migliore di quello che auspicavano per te. In loro si lascia un segno perenne che mai finirà nell’oblio. Non si può non insegnare con il cuore e con coscienza.
Poi si conclude il ciclo di lezioni e gli studenti varcano la soglia dell’aula con una bellissima orchidea bianca con sfumature fucsia. Ti hanno regalato il fiore che simboleggia raffinatezza, eleganza, armonia e passione. Ed hanno accompagnato il pregiatissimo dono alla gratitudine per la pazienza dimostrata e per aver concesso loro una magica avventura. Ti accingi a salutare quella generazione di allievi e presto ne conoscerai altri destinati a veder la propria vita cambiare perché saprai conservare la stessa dedizione nel tuo mestiere. Nemmeno mille decreti sull’istruzione saprebbero descrivere con la stessa profondità d’animo quella che potrei definire… l’arte di insegnare, seconda solo al mestiere di vivere.

sabato 14 marzo 2015

Smartphone e smart-use

Per un uso intelligente del cellulare “smart”
   Sociologi, psicologi, giornalisti, insegnanti e genitori discutono spesso sull’uso corretto dello smartphone. Ogni buona premessa è disattesa e questo gioiello della tecnologia finisce in mani anagraficamente sempre più piccole. Converrebbe ascoltare le opinioni delle giovani vittime del nuovo sistema sociale avvolto nel progresso tecnologico. Cediamo loro la parola. (Introduzione di S. Calabrese).
   Non credo di essere stata ancora “intossicata” dal mio cellulare perché riesco ad usarlo senza esagerare (A. Polimeno).
   Noi adolescenti desideriamo gli ultimi modelli di telefonini solo per seguire la moda. Poi arriva la dipendenza che ci porta ad avere gli occhi fissi sul display continuamente per futili attività. Tutti i ragazzi sono “drogati di tecnologia” (M. Paradiso).  
   Ho un buon rapporto col cellulare, a volte dimentico perfino di averlo, ma al suono delle notifiche su whatsapp non rinuncio (G. Bartoli).  
   Ammetto la mia dipendenza e l’uso scorretto che faccio del cellulare (A. Triggiani).  
   Ne faccio un uso controllato e credo che chiunque dovrebbe ridurne la durata di utilizzo (L. Guerra, M. Buonsante, E. Perrone).
   Cerco di averne cura, ma mi capitano incidenti maldestri ed i miei genitori mi donano sempre l’ennesima possibilità acquistandomi un nuovo telefono, ma questa volta è proprio l'ultima (G. Carenza).
   Credo di non sopportarlo. Lo uso per telefonate o messaggi, talvolta per ascoltare musica. Tuttavia le varie applicazioni sono un buon rimedio contro la noia (C. My).  
   Sono ossessivamente dipendente da quel malefico aggeggio e non riesco a stare senza, rischio una profonda crisi esistenziale. Buona parte della mia giornata si spreca a chattare, ma vorrei tanto riuscire a staccarmi dal cellulare. Sarebbe giusto usare questo apparecchio con moderazione e controllo. Tutto dipende da noi, non si può colpevolizzare la tecnologia (C. Cellamare).
   Trovo che sia insostituibile. È uno dei miei passatempi preferiti ed ha letteralmente spodestato libri e ricerche personali (M. De Santis).
   Lo considero un oggetto necessario ma non indispensabile, eppure appena posso mi ci lascio ipnotizzare. A chi lo definisce un “oggetto diabolico” rispondo che è uno strumento come tanti, dipende dall’uso che se ne fa (A. Petrarolo).
   È presente in ogni casa ed ha perso il suo scopo primario. Non è colpa del dispositivo, ma degli utilizzatori che passano più tempo online che nella vita vera. Se usato con responsabilità può rivelarsi utile in molte situazioni (A. Faraone).  
   Non passo troppo tempo con lo smartphone, ma ne apprezzo la veloce navigazione (M. Olivieri).
   La mia dipendenza va dall’alba al tramonto. Questi oggetti dovrebbero essere visti come strumenti di ricerca (M. Benvestito).  
   Preferisco negare di avere uno smartphone piuttosto che ammettere la mia dipendenza. La mia è un’ossessione che si estende ai telefoni delle mie amiche e spesso causo qualche guaio come è accaduto oggi (C. Nardelli). 
   Infatti Carola ha inserito compulsivamente codici errati sul mio cell. causandone il blocco. La mia reazione spiega il rapporto che ho con questo oggetto tecnologico: ho avuto un’inesauribile crisi di pianto. Non ero più in me (M. Laviosa).  
   Ammetto che dovrei usarlo di meno, ma mi attira il poter fare tante cose (A. Vlora).  
   Non mi separo mai dal telefono e troppo spesso mi estraneo completamente dalla realtà. Non lo uso come strumento di lavoro, bensì come interminabile gioco (M. Polignano).  
   Sarebbe meglio non usarli perché causano dipendenza. Sono grata ai miei genitori per avermi punita privandomi del cellulare per un mese intero perché ho cominciato a sentirmi meglio (D. Minunno).
   Lo smartphone ha preso possesso delle nostre menti. Ogni momento è orientato alla condivisione sui social. Si impiega sempre meno tempo sui libri e si trascura il fatto che potremmo usarli come strumento che ci agevoli nello studio (M. Micunco).
   Non metteremo mai fine alla dipendenza che avvertiamo. Non siamo così forti, siamo troppo giovani per avere questa determinazione. I nostri genitori sono in disaccordo sull’impiego ininterrotto dello smartphone, eppure sono stati loro a fornircelo e a munirsene loro stessi. Sono prede tanto quanto noi (Tutti).
Gli alunni della scuola media "Gaetano Santomauro" A.S. 2014/2015
Visita le sezioni "Gli alunni della Santomauro" e "Newspapergame".
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domenica 1 marzo 2015

Presine all’uncinetto

     Stanchi del made in china? Stufi dei prodotti in fibra sintetica? Riportate in vita una antica tradizione: l’uncinetto.
     Le nuove presine da cucina non solo prenderanno forma tra le vostre mani, ma le proteggeranno dalle scottature.
Della sezione "Uncinetto" fa parte anche: