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lunedì 4 dicembre 2017

Intagli di frutta e verdura. Il cactus del deserto con le zucchine

Decorazioni con i prodotti della natura: 
il cactus del deserto con le zucchine 
Se amate gli States o ne avete nostalgia e volete riprodurre un pezzo d’America a casa vostra potreste provare col cactus del deserto.
È un cactus di grandi dimensioni che cresce nel deserto dell’Arizona. Per la sua forma caratteristica viene denominato cactus a candelabro. È anche denominato Saguaro o scientificamente Carnegiea gigantea.
Ne ho realizzato un esemplare in scala ridotta con robuste braccia che ricordano un candelabro e delle infiorescenze. 
Ho utilizzato zucchine, carote e pomodorini. 
Cactus del deserto con le zucchine Silvana Calabrese - Blog
L'articolo fa parte della sezione "Intagli di frutta e verdura"
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venerdì 1 dicembre 2017

Il cane in casa ti cambia davvero la vita

Cane fedele amico uomo Silvana Calabrese
Chi non ha mai accolto un amico a quattro zampe tra le mura domestiche non ha la minima idea di quanto la propria vita potrebbe cambiare. Anzi, si tende ad allontanare dalla propria mente tale possibilità adducendo svariate ragioni quali la paura, l’igiene e il grande impegno che comporterebbe. È giusto ponderare a fondo questa decisione e ancor più corretto sarebbe trovare un equilibrio tra l’eccessiva cautela che impedisce di adottare un cane e la frenesia incontrollata ed irresponsabile che induce a procurarsene uno come fosse un giocattolo, oggetto di un repentino desiderio. Conferiamogli un’anima per meglio comprendere l’universo vitale che genera. Puoi esserne impressionato o impaurito, perché non abituato alla sua compagnia, ma un cane fin da cucciolo è un tenero essere che diventa presto inquilino del tuo cuore. Con ammirevole e bonaria prepotenza ti costringe a volergli bene, ad occuparti di lui che col tempo ti dimostrerà di essere il tuo più fedele amico. Il suo istinto gli suggerirà di proteggerti sempre. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 24 marzo 2015, p. 16.

domenica 26 novembre 2017

Famiglia e infanzia nella società del passato (secc. XVIII–XIX)

     Recensione: Giovanna Da Molin, Famiglia e infanzia nella società del passato (secc. XVIII–XIX), Cacucci Editore, Bari 2008, pp. 368. 
     Vi sono stati dei mutamenti nei processi di formazione della famiglia, che l’hanno resa oggetto di ricerche multidisciplinari. Al suo fianco, e di pari spessore scientifico, c’è l’infanzia. L’obiettivo che il presente volume si pone è di ricostruire e indagare gli aspetti della vita quotidiana delle popolazioni del passato. Per questo l’opera propone in apertura un viaggio nella storiografia della famiglia, campo privilegiato di ricerche di storia sociale. Si ripercorreranno le fasi che hanno determinato lo sviluppo delle ricerche sulla famiglia sottolineando l’importanza dei contributi portati in dote dal Cambridge Group e da Peter Laslett, al quale si deve lo schema classificatorio sulle tipologie familiari ancor oggi impiegato negli studi demografici. Lo studio delle strutture familiari deve molto a una fonte redatta dai parroci ai fini della somministrazione della comunione agli abitanti in prossimità del periodo pasquale, lo Stato delle Anime. Oltre ad un’accurata analisi delle strutture familiari in età moderna è possibile esaminare, pur considerando la difficoltà nel reperire le fonti, le relazioni familiari e i rapporti di parentela: sono gli atti notarili a svelare l’intricata trama dei sistemi di devoluzione del patrimonio e di formazione della dote. I rapporti di parentela presentano un ulteriore elemento rafforzativo e diverse sfumature. La parentela fittizia, in particolar modo il padrinaggio, assume forme e significati differenti a seconda dei gruppi sociali: rafforzamento, ascesa o l’instaurarsi di legami clientelari che consentissero l’ascesa sociale. Una ricca bibliografia permette inoltre di disegnare i quadri territoriali sulla famiglia italiana dell’Ottocento, enucleando i fattori responsabili della struttura e della dimensione degli aggregati domestici.
Famiglia e infanzia Cacucci
     Gli Stati delle Anime, redatti con regolarità a partire dal 1614, sono carenti di una preziosa informazione, il mestiere, contenuta invece in una fonte redatta una sola volta nel Settecento, il Catasto Onciario che ha permesso di descrivere le principali dinamiche demografiche e sociali sulla Terra di Bari al tempo dei nostri avi. Si ricalca lo schema tradizionale delle popolazioni di Ancien Régime: un regime demografico caratterizzato da un’elevata natalità e da un’alta mortalità. Mancanza di igiene, medicine e adeguate strutture sanitarie rendevano il parto un momento delicato sia per la vita dell’infante che per quella della madre. Se il bambino sopravviveva, iniziavano altre difficoltà: scarsa pulizia della casa materna, allattamento trascurato per la necessità della madre di lavorare, svezzamento precoce con alimenti inadatti, erano causa di carenze organiche e della morte di tanti bambini. Le donne si sposavano quasi tutte in giovane età e per la mancanza di metodi contraccettivi mettevano al mondo molti figli destinati in buona parte a morire nel corso dell’infanzia.
     L’opera ci restituisce una realtà nella quale il matrimonio non è un atto d’amore, bensì una negoziazione tra famiglie il cui fulcro era determinato dalla dote, parte del patrimonio familiare e parte del capitale d’onore della famiglia, da conservare e, se possibile, accrescere evitando di contrarre matrimoni con persone socialmente inferiori.
     Le descrizioni degli ambienti operate dall’autrice permettono al lettore di riuscire a guardarsi intorno immaginando con nitidezza gli scenari abilmente rievocati: condizioni di arretratezza e scarsa igiene che costituivano una grave minaccia per lo stato di salute.
     Ancora una volta è il Catasto Onciario a consentire lo studio di Famiglia, demografia e società a San Severo. Devastato da un terremoto nel Seicento, il centro dauno completò la sua ricostruzione nel Settecento. Grazie all’indicazione del mestiere nella fonte si può osservare l’indice di vecchiaia con il suo andamento differenziato per categoria socioprofessionale sullo sfondo di un contesto quotidiano caratterizzato da condizioni di vita precarie.
     L’elevata fecondità tipica del regime demografico naturale trova la sua spiegazione nella percentuale elevatissima di donne sposate, un fattore unito alla bassa età alle nozze.
     Gran parte della popolazione era costituita da braccianti poveri. Gli infanti che superavano il critico quinto anno di vita ne trascorrevano il resto in abitazioni, costituite da un’unica stanza, il cui arredamento era ridotto all’essenziale con feritoie al posto delle finestre, alta percentuale di umidità, scarsa ventilazione, assenza di pavimento e coabitazione con gli animali. Ma l’infanzia non è solo quella all’interno della famiglia: Per miseria o per vergogna vi è l’infanzia abbandonata in Italia nell’età moderna unita a L’infanzia orfana in Italia nell’Ottocento. Modelli assistenziali e aspetti demografici e sociali. A partire da Philippe Ariès si scandaglia uno strato storico per lungo tempo inesplorato, la storia dell’infanzia. Il bambino è spesso orfano o indesiderato, fa il suo ingresso in un istituto assistenziale e diviene figlio/a della Madonna per poi acquisire l’appellativo di figlio/a dello Stato con le innovazioni napoleoniche e l’impianto dello stato civile. Durante il governo francese emerse la premura di abolire l’usanza di dare il cognome Esposito ai trovatelli. Sarebbe stato un marchio di infamia che li avrebbe bollati a vita.
     Lo studio del fenomeno dell’abbandono delinea una distinzione di genere e apre uno spiraglio sul destino dei piccoli, la cui esile vita risente dei luoghi dell’abbandono, a volte tra i più sperduti, cosa che rende labile il confine tra abbandono e infanticidio. Tuttavia l’istituzione della ruota degli esposti si tradusse in una possibilità di sopravvivenza per i figli non voluti, nonché nella garanzia di tutela dell’integrità e della reputazione delle fanciulle attrici del gesto. L’autrice prende in esame i segni e i messaggi che vanno a incastonarsi nel ricco linguaggio dell’abbandono. Risultano scissi i paradigmi assistenziali in base al genere, ma avevano in comune l’apprendimento di un lavoro, la rigida disciplina e la salda scansione delle attività quotidiane per evitare disordini derivanti dall’inoperosità.
Chi si occupa dello studio del fenomeno dell’abbandono non può tralasciare La Santa Casa dell’Annunziata di Napoli, la più grande e importante istituzione per trovatelli del Mezzogiorno d’Italia.
     L’esame delle caratteristiche demografiche degli esposti mostra un abbandono prevalentemente femminile in quanto i maschi rappresentavano una potenziale forza lavoro. Il fenomeno registrava picchi maggiori in corrispondenza dei mesi invernali e primaverili, nei quali si verificava un incremento esponenziale delle difficoltà economiche, ed anche nei periodi di carestie ed epidemie.
     Troppo lungo è l’elenco delle malattie fatali per i bambini e ancora misconosciute per l’epoca. Questo aspetto rende interessante la lettura del capitolo Luigi Somma, un medico all’Annunziata di Napoli a fine Ottocento. Descrisse l’atmosfera dei brefotrofi come malsana e responsabile dell’insorgenza di molte malattie. L’aria pura avrebbe giovato ai piccoli più di ogni altra medicina. Gli sbalzi di temperatura erano causa di frequenti malanni. Lo svezzamento era precoce e avveniva con alimenti poco adatti ai neonati. Si riporta la descrizione di una zuppa, ideata da un medico, ottenuta stemperando in acqua e latte una miscela di farina di frumento, orzo e alcune gocce di acqua e bicarbonato di potassio. Ma l’assunzione della stessa generò nei bambini segni di deperimento organico e conseguente morte.
     Tutti i brefotrofi italiani lamentavano una penuria di buone e sane balie, le quali avrebbero dovuto curare la proprie dieta affinché non risultasse alterata la composizione del latte materno.
     Le note del dottor Somma rimandano all’idea dell’abbigliamento legato al grado di igiene del bambino, alla ginnastica con le sue doti preventive e curative di molte malattie. Le segnalazioni del dottore culminavano nell’auspicio che la realtà dei brefotrofi incoraggiasse il progresso della puericultura e della pediatria nel nostro paese.
     Al pari di un’arma carica e priva della sicura, il concetto di attentato all’onore femminile era un allarme sempre vivo. Nel primo trentennio dell’Ottocento per porre fine al disordine e alla licenziosità che regnavano nel conservatorio, si raggruppò un certo numero di fanciulle in un luogo detto alunnato. È così che si attua il passaggio Dal Conservatorio all’Alunnato. L’assistenza alle esposte dell’Annunziata di Napoli. Norme precise regolavano il funzionamento del conservatorio. Le ragazze vivevano in condizione di isolamento dal mondo esterno. Era vietato l’accesso in istituto a esponenti di sesso maschile, anche religiosi, che potevano “attentare all’onore” delle fanciulle. Le esposte che rientravano in conservatorio dopo aver trascorso del tempo al di fuori dell’istituto venivano confinate in alcuni locali, lontane dalle altre ragazze. 
     Venne attribuita enorme importanza al lavoro delle fanciulle dell’alunnato. L’Annunziata non ostacolava la richiesta dell’esposta di impiegarsi come serva, ma si impegnava a tutelarla nell’onore mediante la stipula di un contratto con la famiglia presso la quale la fanciulla andava a servizio. Tale contratto prevedeva la clausola dell’onore pericolante. Il pericolo di incorrere in abusi sessuali era una peculiarità nell’istituzione del servizio. Nel caso in cui l’onore femminile fosse stato compromesso, il padrone avrebbe subito una severissima ammenda che avrebbe costituito una dote per la fanciulla, consentendole un matrimonio di comodo con chi avesse considerato, e per l’epoca era cosa usuale, la disponibilità economica più importante dell’onore. L’atteggiamento protettivo dell’Annunziata usato nei confronti delle esposte che andavano a servizio era riservato anche alle esposte, ancora più giovani, affidate a balia.

venerdì 24 novembre 2017

Una recensione negativa per Schar – Pan Gratì

Pan Gratì Schar
     Mi sono resa conto che non sarò mai una vera recensitrice se scrivo unicamente recensioni positive. Dunque, largo alla verità.
     Purtroppo il prodotto incriminato è il Pan Gratì della nota azienda di cibi senza glutine, la Schar.
Da sempre azienda impeccabile e vicina alle necessità nutrizionali dei celiaci, sta ora commettendo delle imperdonabili pecche.
     Dal 2016 ad oggi il suo pan grattato presenta delle problematiche e a fronte delle ripetute segnalazioni dei consumatori, non soltanto la situazione resta immutata o peggiora, ma si finge che il problema non sussista e non persista. Il servizio consumatori e il reparto qualità negano l’esistenza di quanto denunciato dagli acquirenti. E puntualmente, come se non credessero alle parole riportate, chiedevano una fotografia a guisa di elemento probatorio.
     Passiamo dunque in rassegna alcune delle segnalazioni inoltrate agli uffici della Schar già dopo la negazione dell’evidenza. La ditta ha risposto una sola volta e con un’e-mail prestampata.
Pan Gratì Schar

SCHAR
Gentile Sig.ra,
grazie per la Sua segnalazione.
Ci dispiace per le esperienze negative che ha avuto con il nostro Pan Gratì e ci scusiamo per l’accaduto.
Per poter eseguire le verifiche necessarie sui campioni di prova in nostro possesso, abbiamo bisogno della data di scadenza e del numero di lotto (lettera accanto alla data di scadenza) delle confezioni in cui è stato riscontrato il problema. Ciò permetterà al nostro reparto Qualità di tracciare in modo corretto e trasparente i dati relativi alle fasi di lavorazione, al trasporto e allo stoccaggio del prodotto. Le saremmo grati se volesse comunicarci i dati richiesti per e-mail insieme alle foto del prodotto come da Lei descritto.
La Sua opinione di consumatrice attenta è molto importante per noi. Solo così potremo migliorare. È grazie alla collaborazione dei nostri affezionati clienti che possiamo venire a conoscenza di simili problemi e possiamo adottare tutte le misure necessarie per risolverli. Speriamo di averLa ancora tra i nostri clienti più fedeli.

Pan Gratì Schar
CONSUMATORI
Spett.le ditta, negli ultimi tempi all’interno delle confezioni di pan grattato (Pan Gratì) mi capita di trovare pezzi molto grandi e dalla consistenza dura. Vi prego di trovare una soluzione con sollecitudine e di non rispondere al mio reclamo con l’usuale evasività. Sono una vostra cliente fedele e ritengo di meritare rispetto.

La confezione di Pan Gratì (20.07.17 C) ha molti pezzi enormi al punto che devo utilizzare una schiumarola per filtrare il pan grattato. Perdo molto tempo in cucina.
Quando l’ho comunicato in farmacia, mi hanno risposto che Schar non bada molto né alla qualità né ai consumatori e mi hanno persuasa ad acquistare alimenti senza glutine di altre aziende.
Non potreste effettuare dei controlli? Anche una mia parente ha lo stesso problema e da tempo ormai!

Pan Gratì Schar Lotto 23.10.17F
Torno purtroppo a scrivervi in merito allo stesso problema riscontrato sullo stesso prodotto.
Cambia il lotto, ma il problema persiste. Pezzettoni di pan grattato non macinato adeguatamente continuano a trovarsi nelle confezioni di Pan Gratì. Lotto 23.10.17 F
Vi prego di controllare la vostra produzione e di riparare il macchinario. Un tempo il vostro prodotto era perfetto. La cosa ancor più riprovevole è che la mia precedente segnalazione è rimasta orfana di risposta.

Segnalo, per l’ennesima volta, un problema persistente. Le confezioni di Pan Gratì contengono pezzi di pan grattato non adeguatamente macinato. Lotto 23.10.17 F
Pan Gratì Schar
Allego, al presente reclamo, una fotografia che illustra la questione.
Ciò che più di ogni altra cosa ritengo vergognoso è il fatto che abbiate sempre negato l’esistenza del problema. Da cliente fedele, devo purtroppo dire che mi sento molto delusa dalla Schar.


     È un tale peccato che Schar trascuri proprio chi determina il suo fatturato!

mercoledì 22 novembre 2017

Intagli di frutta e verdura. Funghi con pere e mele

Decorazioni con i prodotti della natura: 
il boschetto di funghi con mele e pere
Intagli frutta verdura funghi mele pere Silvana Calabrese Blog
L'articolo fa parte della sezione "Intagli di frutta e verdura"
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domenica 19 novembre 2017

Cinquanta sfumature di abete

“La scorribanda legale” ha la sua Web Tv

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venerdì 17 novembre 2017

Aerosol a ultrasuoni Pic – recensione negativa

     Come si misura l’affidabilità e la serietà di un’azienda?
Aerosol a ultrasuoni Pic
Pollice verso Silvana Calabrese La scorribanda legale     Dal capitale sociale? Dalla fama accumulata entro e oltre le frontiere nazionali? Dalle innovazioni tecnologiche apportate alla propria gamma di prodotti? No, assolutamente no. 
     È il rapporto con il cliente che conta e l’attenzione che gli si dedica in quanto consumatore ed acquirente.
     Un tempo l’aerosol era considerato una gran noia. Gli apparecchi, gli unici in circolazione, erano della vecchia tecnologia a pistoni. Erano rumorosi e non molto veloci. Duravano in eterno, ma non rendevano piacevole la terapia locale delle vie respiratorie.
     Oggi si sono imposti sul mercato gli aerosol ad ultrasuoni e a caratterizzarli vi è la silenziosità unita alla velocità di nebulizzazione. La Pic è quasi leader sul mercato, ma si incorre sempre in una falla. Il reparto qualità dovrebbe iniziare a mettere in discussione se stesso se desidera raggiungere la perfezione.
     Esaminiamo una segnalazione.

Tubo di raccordo Pic
Consumatore
Salve, un mese fa ho acquistato un aerosol ad ultrasuoni Air Project.
Il tubo di raccordo, però, per la sua anatomia mal si presta ad essere adeguatamente pulito, ma soprattutto asciugato. Sarebbe possibile riceverne uno che non abbia insenature (rientranze ondulate) e che sia liscio?
Distinti saluti da un cliente poco soddisfatto del prodotto.

Pic
Buongiorno Signore,
in merito alla sua richiesta la informiamo che data la lunghezza del tubo, un ristagno d’acqua è possibile, la cosa non presenta alcun problema se si sta utilizzando il prodotto quotidianamente (magari durante una terapia, ma nel momento in cui si smette l’utilizzo prima di riporlo si consiglia un lavaggio con acqua, magari calda, di tendere il tubo nella sua lunghezza e di lasciarlo "steso" anche un’intera giornata per dar modo all’acqua di evaporare completamente ed evitare che si formino muffe.
Cordiali Saluti,
Servizio Clienti

Consumatore
Spett.le Servizio Clienti Pic,
Tubo di raccordo Pic con acqua stagnante
La ringrazio per la risposta, ma il procedimento da lei consigliato è ben lungi dal fornirmi una soluzione. L’acqua che ristagna nei meandri del tubo non evapora di certo in una giornata ma occorrono almeno sette giorni affinché ciò avvenga. Come anticipavo nel mio reclamo sarebbe più opportuno un tubo di raccordo liscio a garanzia di igiene e corretta asciugatura. In azienda avete mai fatto delle prove? Cordialmente

Pic
Buongiorno Signore,
In merito alla sua gentile richiesta la informiamo che tutti i tubi degli aerosol sono corrugati.
Accogliamo con grande piacere suggerimenti come quello che ci ha appena trasmesso. Artsana considera importantissima e insostituibile la voce dei Consumatori, dai quali trae ogni giorno idee, indicazioni e, a volte, anche critiche costruttive che diventano spunto di riflessione e stimolo a migliorarsi La sua osservazione è stata condivisa con l’Ufficio "Ricerca e Sviluppo".
Distinti Saluti Servizio Consumatori 

     The end. Sembra un modo diplomatico per mettere a tacere la segnalazione di un cliente che invece avrebbe dovuto essere accolta con grande vigore aziendale. 

giovedì 16 novembre 2017

Il nuovo governo si inaugura sotto i migliori auspici

Un nuovo governo finalmente, speriamo bene (così scrivevo) 
Governi italiani Italia crepata Silvana Calabrese Blog
Dopo le vicissitudini politiche che in breve tempo hanno condensato più storia che in un programma scolastico; dopo un governo caduto; elezioni anticipate; un governo che ha inasprito gli animi; un governo tecnico e l’ingovernabilità, Napolitano incarica Enrico Letta di formare un nuovo governo che si inaugura sotto i migliori auspici. L’elenco dei ministri scelti pare foriero di novità impensate per l’Italia. È scesa l’età media dei parlamentari, un traguardo non indifferente. È un governo misto che raccoglie esponenti del Partito Democratico e del Popolo della Libertà, una formazione operativa che osiamo pronosticare vincente, protesa al dialogo e avente come obiettivo la pronta guarigione del paese. [A due mesi dalle elezioni si schiera ora una squadra composta da 21 promettenti ministri. Per la prima volta fa la sua comparsa un ministro di colore, il medico congolese Cecile Kyenge. È ministro dell’Integrazione. La sua presenza porrà fine (si spera) ai residuali atteggiamenti di insofferenza razziale. Josefa Idem, canoista campionessa olimpica tedesca naturalizzata italiana, si occupa di ciò che le sta a cuore: lo sport e le politiche giovanili.  
A seguire: Alfano all’Interno e vicepremier; Bonino agli Esteri; Saccomanni (direttore della Banca d’Italia) all’Economia; Cancellieri alla Giustizia; Mauro alla Difesa; Giovannini (presidente dell’Istat) al Lavoro; il rettore Carrozza all’Istruzione; Zanonato (Pd) allo Sviluppo economico; Lupi (Pdl) alle Infrastrutture; Orlando (Pd) all’Ambiente; Bray (direttore della Treccani) a Cultura e Turismo, Lorenzin (Pdl) alla Salute; De Girolamo alle Politiche agricole e forestali; Trigilia (Pd) alla Coesione territoriale; Milanesi agli Affari Ue; Delrio agli Affari Regionali; D’Alia alla Pubblica Amministrazione; Franceschini ai Rapporti con il Parlamento; Quagliariello alle Riforme Costituzionali.
Il giuramento è avvenuto secondo una formula pronunciata da tutti i ministri «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione». Le difficoltà vissute fino ad oggi conferiscono un’aura di sacralità al giuramento. Questa volta andrà mantenuto parola per parola.] Si spera in un governo che dimostri maturità in modo che i cittadini ne divengano onesti emulatori. Ci si augura anche di non avvertire più la pressione di nuove tasse perché esse altro non sono che contributi non volontari. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 1 maggio 2013, p. 22.