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mercoledì 1 aprile 2015

Auguri di buona Pasqua ai lettori

Dolci di Pasqua
     In prossimità delle feste la cucina si fa estrema, ma i risultati sono spettacolari e i gusti impeccabili.
     Nativa della Puglia è la scarcella, un dolce pasquale cotto in forno e variamente decorato sul quale si adagia un uovo sodo oppure dei piccoli ovetti di cioccolata.
     Nel novero dei dolci pasquali tipicamente italiani si colloca la colomba, il cui impasto si adagia all’interno di uno stampo e si decora con mandorle e granella di zucchero.

Nella sezione "Pasqua" trovi anche:

sabato 21 marzo 2015

L’arte di insegnare, seconda solo al mestiere di vivere

     Non c’è mestiere più faticoso dell’insegnamento. Nemmeno la recitazione può reggere il confronto. L’attore, specie se balzato agli onori dei palchi con estrema rapidità, è un idolo ma in fondo rappresenta un’icona sterile e passeggera. Il professore invece è un idolo che racchiude un esempio da seguire. Quando cominci ad insegnare, ti trovi di fronte un gruppo di sconosciuti ai quali devi rendere familiare una disciplina, ma anche «la disciplina». Se per indole sei abituato a nuotare contro corrente, sperimenterai tacitamente un metodo di insegnamento che ti auguri funzioni perché è tutto quello in cui hai sempre creduto: far imparare divertendo. Perché se in classe l’atmosfera è colma dell’entusiasmo che ti ha accompagnato anche nei periodi duri della vita, allora gli alunni la percepiscono e ne restano stupefatti. È un metodo di cui non si può parlare in giro perché si rischia l’incomprensione, ma l’eloquenza è negli effetti che determina.
 Poiché troppo giovani per comprendere il senso della sobrietà e poiché figli di una società in cui il rispetto non è più prioritario, dovrai mostrare loro il caleidoscopio delle emozioni. Il tuo sguardo dovrà emanare delusione e penetrare i loro occhi. Le tue parole dovranno illustrare la vanificazione delle aspettative. E il tutto può avere in dotazione il colpo secco di un pugno sulla cattedra. Poi leggerai nei loro sguardi il rimorso per aver dato per scontato il prezioso metodo di insegnamento che li stava formando al meglio. L’ammissione di colpevolezza completerà il quadro con un barlume di quella maturità che si sta temprando pian piano. Chi insegna deve essere tenace e non mollare mai. La tua missione è quella di edificare l’avvenire dei tuoi alunni affinché sia migliore di quello che auspicavano per te. In loro si lascia un segno perenne che mai finirà nell’oblio. Non si può non insegnare con il cuore e con coscienza.
Poi si conclude il ciclo di lezioni e gli studenti varcano la soglia dell’aula con una bellissima orchidea bianca con sfumature fucsia. Ti hanno regalato il fiore che simboleggia raffinatezza, eleganza, armonia e passione. Ed hanno accompagnato il pregiatissimo dono alla gratitudine per la pazienza dimostrata e per aver concesso loro una magica avventura. Ti accingi a salutare quella generazione di allievi e presto ne conoscerai altri destinati a veder la propria vita cambiare perché saprai conservare la stessa dedizione nel tuo mestiere. Nemmeno mille decreti sull’istruzione saprebbero descrivere con la stessa profondità d’animo quella che potrei definire… l’arte di insegnare, seconda solo al mestiere di vivere.

sabato 14 marzo 2015

Smartphone e smart-use

Per un uso intelligente del cellulare “smart”
   Sociologi, psicologi, giornalisti, insegnanti e genitori discutono spesso sull’uso corretto dello smartphone. Ogni buona premessa è disattesa e questo gioiello della tecnologia finisce in mani anagraficamente sempre più piccole. Converrebbe ascoltare le opinioni delle giovani vittime del nuovo sistema sociale avvolto nel progresso tecnologico. Cediamo loro la parola. (Introduzione di S. Calabrese).
   Non credo di essere stata ancora “intossicata” dal mio cellulare perché riesco ad usarlo senza esagerare (A. Polimeno).
   Noi adolescenti desideriamo gli ultimi modelli di telefonini solo per seguire la moda. Poi arriva la dipendenza che ci porta ad avere gli occhi fissi sul display continuamente per futili attività. Tutti i ragazzi sono “drogati di tecnologia” (M. Paradiso).  
   Ho un buon rapporto col cellulare, a volte dimentico perfino di averlo, ma al suono delle notifiche su whatsapp non rinuncio (G. Bartoli).  
   Ammetto la mia dipendenza e l’uso scorretto che faccio del cellulare (A. Triggiani).  
   Ne faccio un uso controllato e credo che chiunque dovrebbe ridurne la durata di utilizzo (L. Guerra, M. Buonsante, E. Perrone).
   Cerco di averne cura, ma mi capitano incidenti maldestri ed i miei genitori mi donano sempre l’ennesima possibilità acquistandomi un nuovo telefono, ma questa volta è proprio l'ultima (G. Carenza).
   Credo di non sopportarlo. Lo uso per telefonate o messaggi, talvolta per ascoltare musica. Tuttavia le varie applicazioni sono un buon rimedio contro la noia (C. My).  
   Sono ossessivamente dipendente da quel malefico aggeggio e non riesco a stare senza, rischio una profonda crisi esistenziale. Buona parte della mia giornata si spreca a chattare, ma vorrei tanto riuscire a staccarmi dal cellulare. Sarebbe giusto usare questo apparecchio con moderazione e controllo. Tutto dipende da noi, non si può colpevolizzare la tecnologia (C. Cellamare).
   Trovo che sia insostituibile. È uno dei miei passatempi preferiti ed ha letteralmente spodestato libri e ricerche personali (M. De Santis).
   Lo considero un oggetto necessario ma non indispensabile, eppure appena posso mi ci lascio ipnotizzare. A chi lo definisce un “oggetto diabolico” rispondo che è uno strumento come tanti, dipende dall’uso che se ne fa (A. Petrarolo).
   È presente in ogni casa ed ha perso il suo scopo primario. Non è colpa del dispositivo, ma degli utilizzatori che passano più tempo online che nella vita vera. Se usato con responsabilità può rivelarsi utile in molte situazioni (A. Faraone).  
   Non passo troppo tempo con lo smartphone, ma ne apprezzo la veloce navigazione (M. Olivieri).
   La mia dipendenza va dall’alba al tramonto. Questi oggetti dovrebbero essere visti come strumenti di ricerca (M. Benvestito).  
   Preferisco negare di avere uno smartphone piuttosto che ammettere la mia dipendenza. La mia è un’ossessione che si estende ai telefoni delle mie amiche e spesso causo qualche guaio come è accaduto oggi (C. Nardelli). 
   Infatti Carola ha inserito compulsivamente codici errati sul mio cell. causandone il blocco. La mia reazione spiega il rapporto che ho con questo oggetto tecnologico: ho avuto un’inesauribile crisi di pianto. Non ero più in me (M. Laviosa).  
   Ammetto che dovrei usarlo di meno, ma mi attira il poter fare tante cose (A. Vlora).  
   Non mi separo mai dal telefono e troppo spesso mi estraneo completamente dalla realtà. Non lo uso come strumento di lavoro, bensì come interminabile gioco (M. Polignano).  
   Sarebbe meglio non usarli perché causano dipendenza. Sono grata ai miei genitori per avermi punita privandomi del cellulare per un mese intero perché ho cominciato a sentirmi meglio (D. Minunno).
   Lo smartphone ha preso possesso delle nostre menti. Ogni momento è orientato alla condivisione sui social. Si impiega sempre meno tempo sui libri e si trascura il fatto che potremmo usarli come strumento che ci agevoli nello studio (M. Micunco).
   Non metteremo mai fine alla dipendenza che avvertiamo. Non siamo così forti, siamo troppo giovani per avere questa determinazione. I nostri genitori sono in disaccordo sull’impiego ininterrotto dello smartphone, eppure sono stati loro a fornircelo e a munirsene loro stessi. Sono prede tanto quanto noi (Tutti).
Gli alunni della scuola media "Gaetano Santomauro" A.S. 2014/2015
Visita le sezioni "Gli alunni della Santomauro" e "Newspapergame".
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domenica 1 marzo 2015

Presine all’uncinetto

     Stanchi del made in china? Stufi dei prodotti in fibra sintetica? Riportate in vita una antica tradizione: l’uncinetto.
     Le nuove presine da cucina non solo prenderanno forma tra le vostre mani, ma le proteggeranno dalle scottature.
Della sezione "Uncinetto" fa parte anche:

mercoledì 18 febbraio 2015

Sbarco sulla Luna. Intervista ai nonni

La parola a coloro i quali hanno assistito all’evento

Con la partecipazione straordinaria di Raffaele Tridente.

     Un piccolo passo per l’uomo, ma un balzo da gigante per l’umanità. È la prima frase pronunciata dal primo uomo che mise piede sulla Luna. È stato molto emozionante assistere al cambiamento della storia umana (Massimiliano e Michele Micunco). C’è un’altra componente che caratterizza la missione spaziale ed è la forte tensione unita alla paura provata dagli astronauti in partenza verso l’ignoto senza la certezza di fare ritorno a casa. È come acquistare un biglietto di sola andata per lo spazio profondo e misterioso (Martina Polignano).
     In Italia era notte e l’avvenimento veniva raccontato e commentato dal giornalista Tito Stagno. L’aver issato la bandiera degli Stati Uniti d’America sul suolo dava l’impressione che il satellite naturale della Terra fosse diventato di proprietà americana. Da quel giorno non si faceva altro che parlare dell’evento come se fosse la cosa più importante mai accaduta. Grandi e piccini continuavano a narrare le vicende cui avevano assistito (nonno di Gaia).
     Di importanza scientifica fu la raccolta di frammenti della superficie lunare per condurre studi batteriologici alla scoperta di eventuali forme di vita (zio di Marialuisa).
     Come molte famiglie italiane, quella di mia madre si riunì davanti alla televisione che trasmetteva la diretta. Fu come se fosse nato un bambino: vi furono telefonate a catena per avvisare amici e conoscenti, mentre nel salotto tutti fiatavano estasiati. Un giorno prima la Luna era così lontana, ma in quel momento era più vicina che mai (parenti di Marco).
     Arrivati sul suolo lunare gli astronauti furono immediatamente occupati nel sistemare la strumentazione necessaria a condurre gli esperimenti. Aldrin, Collins ed Armstrong erano rappresentanti del genere umano e molto probabilmente in quel momento la loro emozione non aveva eguali ed era mista ad adrenalina pura (ricostruzione di Luna e Carola).
     Eravamo tutti a casa mia colmi di entusiasmo e curiosità di scoprire la meraviglia di una nuova conquista. Eravamo testimoni di una grande svolta della scienza rispetto ai periodi bui della prima e della seconda Guerra mondiale e ci sentivamo dei privilegiati (nonna di Daniela).
     Non solo in casa ci si radunava davanti allo schermo, ma anche chi svolgeva il servizio militare si riuniva con i commilitoni per assistere al grande evento (zio di Alessandra).
     Mio nonno ha avuto modo di viaggiare e recarsi in Florida a Cape Canaveral a visitare di persona la rampa di lancio da cui partì il Saturno V (nonno di Martina Paradiso).
     Anche la radio ha fatto la sua parte. Era domenica sera quando emise un suono sbalorditivo: l’uomo era sulla Luna. E tutti si precipitarono davanti allo schermo per convincere le proprie orecchie di ciò che avevano udito (nonno di Clara).
     È stata sveglia tutta la notte per seguire la diretta e l’annuncio tanto atteso la emozionò moltissimo. Era felice del progresso raggiunto (zia di Alessia Blanche).
     Ancor oggi sul satellite è rimasta traccia dell’arrivo degli astronauti in missione a nome di tutta l’umanità (Massimiliano).
     L’allunaggio non fu solo un insieme di emozioni, ma segnò l’inizio di nuove esplorazioni nel sistema solare ed avrebbe motivato ulteriori missioni (Alessia Polimeno).
     Tre uomini, un sogno e un’oscurità infinità esplorata solo in parte (Alessandro detto Dante). 
Foto di Raffaele Tridente, professore emerito.
     La redazione: Alessia Polimeno, Martina Paradiso, Alessandra Triggiani, Luna Guerra, Gaia Carenza, Clara My, Chiara Cellamare, Michele Davide Buonsante, Elisa Perrone, Marco De Santis, Alessandro Petrarolo, Andrea Faraone, Mattia Olivieri, Massimiliano Benvestito, Marialuisa Laviosa, Alessia Blanche Vlora, Martina Polignano, Carola Nardelli, Daniela Minunno, Michele Micunco.

sabato 14 febbraio 2015

Intagli di frutta e verdura

Decorazioni con i prodotti della natura
Riuscire a far mangiare frutta e verdura ai propri figli (o a se stessi) è un’annosa questione che sta per essere risolta.
Il segreto sta nel fascino dei colori dei prodotti della terra e nella seduzione degli intagli decorativi.
Dietro le quinte c’è la pazienza dell’intaglio con strumenti affilati e ingegno artistico.
Con gli intagli guarderete con occhi diversi frutta e verdura.
Ma credo che il problema resti: il risultato è troppo bello, quasi un peccato cibarsene!

Nell’immagine: calle con finocchi e carote, ravanello stellato, cigno con la mela e bocciolo con la zucchina, piccolo polpo con kumquat (mandarino cinese), funghetti con ravanelli e zucchine, farfalle con limoni e carote, foglie con le zucchine, scarabeo con il ravanello, bouquet con ciuffo di ananas e rose di bucce di agrumi e mela.

L'articolo fa parte della sezione "Intagli di frutta e verdura".
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- Gufo con la mela ; - Pinguini con melanzane ; - Gatto con arancia ; - Dinamite con asparagi ; 
- Rose rosse con pomodori. 

martedì 27 gennaio 2015

27 Gennaio. Giornata della Memoria

Il Sud, sempre così arretrato, primeggiò nell’orrore della Shoah
     Il nostro Sud, lo stesso che risulta arretrato rispetto al resto della nazione, durante la Seconda guerra mondiale primeggiò nell’orrore della Shoah ospitando un campo di concentramento. Nella Giornata della Memoria, ricordiamocene. Su ricostruzione del medico calabrese Spartaco Capogreco, nel giugno del ’40 per ordine del Ministero degli Interni fu costruito un campo di concentramento a Ferramento di Tarsi, Cosenza. Qui fino all’arrivo degli Alleati l’8-9-’43 erano state internate 2000 persone.
commemorazione vittime Olocausto
     Il 27-1-’45 il campo di Auschwitz fu liberato dalle truppe sovietiche. Nel Giorno della Memoria ricordiamo l’olocausto, la Shoah, la catastrofe, il genocidio di 6 milioni di ebrei, ma anche omosessuali, prostitute, zingari e ogni altro esponente della razza inferiore rispetto a quella ariana. L’orrore dei lager (campi di concentramento o di sterminio) fu noto solo alla fine della guerra. Ne abbiamo notizia de visu, mediante le testimonianze atroci dei pochi sopravvissuti, ma anche attraverso il «Processo di Norimberga che indica due gruppi di processi ai nazisti coinvolti nella II G.M. e nell’olocausto. Si tennero nella città tedesca dal 20-11-’45 al 1-10’46 nel Palazzo di Giustizia. Il primo fu il Processo dei principali criminali di guerra davanti al Tribunale Militare Internazionale. Il secondo fu per criminali di guerra inferiori e comprese il Processo ai Dottori» (cito il libro Theatrum mundi. Sbarco sulla Luna, p. 99 nota 6).
     Le vittime varcavano il cancello di Auschwitz sormontato dalla scritta «Arbeit macht frei», in tedesco «Il lavoro rende liberi», ma solo la morte li avrebbe resi liberi perché ad attenderli c’erano diverse nefandezze. I prigionieri dei lager venivano privati della loro identità, sostituita da un numero, e della loro dignità, un diritto inalienabile. Oltre ai lavori forzati, destino comune erano fucilazione e sterminio nelle camere a gas, camuffate da docce dalle quali fuoriusciva il gas Zyklon B o acido prussico o cianidrico, liquido fortemente tossico e volatile che si ottiene unendo cianuro e acido solforico, altamente corrosivo. I deportati venivano anche sottoposti ad esperimenti medici che prevedevano l’inoculazione di virus infettivi e letali al fine di sperimentare gli effetti di una guerra batteriologica. Per non parlare dei forni crematori utili a smaltire la mole di cadaveri ridotti ad un mucchio di ossa. Il 27 gennaio riflettiamo su queste vergognose pagine di storia.
     Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 27 gennaio 2013, pag. 16.

venerdì 16 gennaio 2015

La Nazionale specchio di una nazione viziata

Un brutto ricordo che appartiene al 2014
Ho giocato a calcio per anni, ma non ho mai scritto nulla su questo «nobile sport» forse perché si è dimostrato raro tale accostamento lessicale. Il gioco del calcio è metafora di vita: la vittoria rende tutto semplice, ma è la sconfitta che rivela chi siamo.
L’Italia dei mondiali 2014 ha palesato una certa arroganza fin dal ritiro: Prandelli sembrava artefice di una formula infallibile poiché aveva allenato gli azzurri abituandoli a condizioni climatiche affini a quelle brasiliane e affidato loro una dieta ricca di sali minerali per evitare crampi muscolari; Balotelli in conferenza stampa con falsa modestia dichiarava di non voler essere considerato una star anche se in qualità di punta è lui che decide le sorti del match. La prima vittoria non ha fatto che incrementare il livello di superbia schiacciando quell’umiltà che tanto si reclama e poco si mette in pratica. Sentivano di aver vinto ancor prima di entrare in campo contro il Costa Rica, squadra che asseriva di conoscere l’Italia come il palmo della mano avendone studiato ogni partita e che tuttavia si sentiva onorata di affrontare un match impegnativo e non vincente in partenza. La nazionale ha manifestato la sua vera indole: poco gioco di squadra e troppe verticalizzazioni ad un Balotelli sul filo del fuorigioco, pronto a calciare nello specchio piuttosto che a muoversi. Al termine dell’incontro il CT affermò che non ci si aspettava una squadra tanto aggressiva. Una dichiarazione che si commenta da sola! Ci siamo illusi di vedere un’Italia diversa con l’Uruguay. La precedente sconfitta nulla ha insegnato agli idoli d’Italia. Un gioco spesso sleale con ripetuti sgambetti sulla fascia laterale e profondi palpeggiamenti in fase di marcatura. Poi il morso di Suarez a Chiellini… preliminari!? Quel calcio che da sempre unisce ed infuoca i tifosi si è reso ridicolo e in un mare di delusione ciascuno spettatore dice quel che pensa. Per essere ben pagati hanno sempre musi lunghi; si gioca per divertirsi e il gioco non è un vero lavoro! I calciatori spendono troppo tempo a girare spot pubblicitari che ad allenarsi duramente. Poco coesi e sportivi hanno disonorato una professione straordinaria in un periodo di dilagante disoccupazione. Si passa ad accusare l’intero sistema calcistico che investe in stranieri e non in scuole calcio per allevare promesse nostrane. Si additano gli stadi privi di ammodernamenti: le famiglie dovrebbero poterci trascorrere intere giornate in relax ed armonia, ma mancano adeguate strutture presenti invece all’estero. Esecrabile è stata considerata la location dei mondiali in un Brasile denso di indigenza e sfarzo. Tutto il risentimento che gli italiani provavano per il calcio è emerso con la prorompenza di un’eruzione vulcanica. Pare che la nazionale abbia rispecchiato la situazione mentale e strutturale del paese che rappresenta. Ma anche la tifoseria fa parte di questo marchingegno: siamo pronti ad esternare un amore viscerale verso chi vince ed è popolare, ma basta una sconfitta per ignorare gli idoli di una vita. Il vero tifoso conforta la propria squadra soprattutto nei momenti critici. È semplice coerenza.
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 3 luglio 2014, p. 24.

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- Il calcio femminile non imiti il calcio maschile ;
- L'Inter, sofferenza continua per giungere alla vittoria;
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martedì 6 gennaio 2015

L’arte degli origami ovvero l’esercizio della manualità

     In un contesto sociale in cui l’infanzia è sempre più assorbita dagli elementi tecnologici, realizzare origami può essere un modo divertente per esercitare la manualità ed imparare a coordinare sempre meglio i movimenti delle mani. Lo si può definire gioco anche se per origami si intende l’arte e la tecnica di ottenere varie figure piegando dei fogli di carta secondo degli schemi geometrici e senza l’ausilio di forbici o colla.
     Alla base di questa arte di origine giapponese vi è la pazienza, l’impegno ed il desiderio di imparare.
     Non vi sono controindicazioni nello svolgimento di tale attività né limiti anagrafici.
     Siete pronti a diventare i re Mida della carta? 
     Nell’immagine: topolino, gru, pappagallo, farfalla, aquila, Befana, girandola, cubo gonfiabile (detto anche dado o panettone), cigno, drago, uccellino che sbatte le ali, pavone. 

Sfiziosi ed imperdibili...

L'uccellino che sbatte le ali
Uccellino che sbatte le ali Silvana Calabrese Blog

Il micro uccellino, dotato di mobilità  
Micro uccellino, dotato di mobilità Silvana Calabrese Blog












Lo scheletro di una mano
Scheletro di una mano Silvana Calabrese Blog









Le farfalle variopinte
Farfalle variopinte smussate Silvana Calabrese Blog

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