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sabato 10 marzo 2018

La Legge Bacchelli svela incauti stili di vita dei vip

Nel Bel Paese v’è una legge che più delle altre semina discordia tra i cittadini. È la legge Bacchelli. È simile a un virus, innocua se posta in quarantena, ma letale non appena la si invoca per ottenerne i benefici. Deve il nome allo scrittore Riccardo che venne a mancare prima di poterne usufruire. La legge n. 440, approvata l’8.8.1985, prevede l’istituzione di un fondo a favore di cittadini illustri in stato di necessità economica. È un vitalizio non modesto utile al sostentamento di gente un tempo assai famosa e danarosa. I requisiti per usufruire dell’assegno sono: cittadinanza italiana, fedina penale pulita e notorietà (in campo artistico, letterario, scientifico e sportivo). Ogni volta che un aspirante beneficiario ne fa richiesta, essa viene accolta tra le polemiche collettive. La certa concessione scopre il velo degli sperperi dei divi ed anche delle loro pensioni misere pari alle pensioni minime dei comuni mortali. Il testo della legge afferma l’«istituzione di un assegno vitalizio a favore di cittadini che abbiano illustrato la Patria e che versino in stato di particolare necessità» (Art. 1, comma 1). «L’importo è commisurato alle esigenze dell’interessato e  non  può,  in  ogni  caso,  essere superiore a lire 100 milioni annui» (Art. 1, comma 3). Oggi L’importo massimo annuo ammonta a 24.000 €.
Silvana Calabrese Blog La Scorribanda Legale
La normativa, insieme al lungo elenco di famosi beneficiari, ci rende moralisti. Nella vita vale il carpe diem tanto quanto l’impegno nell’accantonare denaro per la vecchiaia o per i periodi di carestia lavorativa. Se personaggi famosi sono ridotti alla pensione minima significa che i contributi non sono stati versati negli anni in cui gli ingaggi abbondavano e i compensi straripavano. Siamo stati spettatori delle loro performance artistiche e anche dei loro lussi. Case, ville, auto, vacanze, un folto entourage e… debiti. La strada del successo ha tanti sbocchi sul burrone della rovina. Hanno avuto il dono dell’avvenenza, particolari doti canore o nel campo della recitazione e la fortuna di ricoprire un ruolo di rilievo nella società italiana per molto tempo e fin dalla giovanissima età. La legge li dichiara cittadini che hanno illustrato la Patria, un’espressione cerimoniale! In realtà è stata promulgata una normativa che trascura un elemento fondamentale: chi si candida a divenire un esempio internazionale deve essere portatore di sobrietà e parsimonia. Ma soprattutto declinando essi stessi la legge Bacchelli dimostrerebbero rispetto verso quegli umili cittadini-spettatori-ammiratori che con le loro estenuanti tasse contribuiscono alla costituzione del fondo. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 1 luglio 2015, p. 16.

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